giovedì, dicembre 14, 2017

CIA NWO scie chimiche e incedio foreste

se non terminerà la congiura: CIA NWO scie chimiche e incedio foreste? 1miliardo di persone finiranno sott'acqua!
MOSCA, 14 DIC - L'Artide aiuterà a far crescere "la ricchezza della Russia" perché "è lì che si trovano le risorse": lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin durante la sua conferenza stampa annuale aggiungendo che bisogna però tenere conto della questione ambientale e anche di quella relativa alla sicurezza.
Human sacrifice 666 Cremation of Care

 in my name UNIUS REI, amen alleluia
 [ JHWH holy holy holy ] io sono Colui che sono e che sempre sarò ] [ JHWH holy holy holy ] I am who I am and I will always be [ JHWH holy holy holy ] i am [ JHWH holy holy holy ] oh my Israel

 in my name UNIUS REI, amen alleluia
 [ JHWH holy holy holy ] io sono Colui che sono e che sempre sarò ] [ JHWH holy holy holy ] I am who I am and I will always be [ JHWH holy holy holy ] i am [ JHWH holy holy holy ] oh my Israel

quello che hanno fatto alla minoranza dei Rohingya, e quella che gli islamici hanno fatto, e fanno tutt'ora (con diverse modalità shariah) alle loro miniranze ancora oggi! Msf, 6.700 Rohingya uccisi in un mese. Asia. In violenze agosto. Tra vittime anche 730 bimbi sotto i 5 anni.. stante la shariah avere pietà dei Rohingya, significa sputare sulla vita dei nostri figli!
Human sacrifice 666 Cremation of Care

 in my name UNIUS REI, amen alleluia
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Somalia:kamikaze contro polizia,10 morti. Africa. Attacco contro l'accademia a Mogadiscio durante l'addestramento
per tutti i popoli della LEGA ARABA gli jihadisti sono gli eroi martiri santi.. tutto il contrario il significato per i cristiani: i nostri santi e martiri non fanno del male a nessuno! come pensa l'occidente BUONISTA di potersi difendere dalla brutalità della shariah?
Human sacrifice 666 Cremation of Care

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per tutti i popoli della LEGA ARABA gli jihadisti sono gli eroi martiri santi.. tutto il contrario il significato per i cristiani: i nostri santi e martiri non fanno del male a nessuno!
come pensa l'occidente BUONISTA di potersi difendere dalla brutalità della shariah?
Disordini ieri a Tunisi. le bestie di Allah 666 Medio Oriente. Gas lacrimogeni contro dimostranti, manifestavano contro polizia
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Somalia:bilancio attentato sale 17 morti. Oltre 20 i feriti. Kamikaze contro accademia polizia.
come pensa l'occidente BUONISTA di potersi difendere dalla brutalità della shariah?
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 in my name UNIUS REI, amen alleluia
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come pensa l'occidente BUONISTA di potersi difendere dalla brutalità della shariah?
Iraq: 38 giustiziati per atti terrorismo. Dopo i 42 impiccati il 25 settembre
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Così si festeggia il Natale "islamico" [ non può nascere Gesù Bambino? adesso, Nascerà il diavolo! ] Ecco dove e come si festeggia il Natale nei Paesi di religione islamica. Divieto assoluto in Brunei e Somalia, festività solo commerciale in Arabia Saudita. Le celebrazioni principali sono Eid ul Fitri, la fine del Ramdan ed Eid ul Athra, al termine del mese del pellegrinaggio però non esiste nemmeno un esplicito divieto e Cristo viene considerato dai musulmani un importante profeta dell'Islam.
Nel Corano, alla sura 9, si racconta che Maria, dopo aver rivcevuto l'annuncio da parte di un angelo che avrà un bambino «puro» come "segno per gli uomini di misericordia", si ritira nel deserto ma al suo ritorno i compaesani la offendono pensando che abbia perso il suo onore. Poco dopo aver partorito, suo figlio, Gesù, inizia a parlare e così Maria può spiegare a tutti che suo figlio è un profeta. La sura si conclude negando il fatto che Gesù sia l’incarnazione di Dio: "Non si addice a Dio (sia Gloria a lui) avere figli. Quando decide una cosa, la determina dicendo “Così sia”, e questa avviene" e perciò non è necessario festeggiare la sua nascita.
Così in Turchia e in Marocco è una giornata come le altre ma i fedeli possono prendere ferie per l’occasione. In Arabia Saudita, invece, è vietato il culto di altre fedi in pubblico e perciò il milione e mezzo di cristiani presenti nel Paese possono celebrare il Natale solo negli edifici privati dato che non esistono Chiese. Per lo stesso motivo sono banditi alberi, presepi, barbe bianche e vestiti rossi negli spazi pubblici e anche nei negozi, onde evitare sanzioni da parte della Commissione per la Promozione della Virtù e per la Prevenzione del Vizio. Niente a Riad alla Mecca e alla Medina, mentre Jedda è un po' più liberale.
Hassanal Bolkiah, ricchissimo sultano del Brunei, isola del Borneo, ha invece previsto cinque anni di carcere per e festeggi una ricorrenza non islamica, incluso quindi il Natale. Con il termine "festeggiare", scrive il quotidiano britannico Daily Telegraph, si intende "ostentare" o "indossare simboli religiosi come croci, accendere candele, addobbare alberi di natale e cantare inni religiosi o mandare auguri, montare decorazioni". I non musulmani del Brunei possono "santificare il Natale, ma solo all’interno della loro comunità e dopo aver notificato alle autorità le loro intenzioni". La decisione arriva a un anno dall' introduzione della sharia nel Codice penale, applicata anche ai non cristiani e che prevede pene come la lapidazione, la flagellazione e l’amputazione di mani e piedi.

Anche la Somalia, dove la sharia è in vigore dal 2009, ha recentemente vietato i festeggiamenti del Natale. "Queste celebrazioni non sono in alcun modo legate all’Islam" ha ammonito Mohamed Kheyrow, un dirigente del ministero degli Affari religiosi. Il sindaco della capitale, Yusuf Hussein Jimale ha giustificato la decisione spiegando che i festeggiamenti potrebbero anche essere obbiettivi dei terroristi di al-Shabaab. Stando a quanto riportato dalla Bbc gli stranieri potranno festeggiare il Natale nelle loro case, festeggiamenti consentiti anche nei compound delle Nazioni Unite mentre c'è un divieto assoluto negli hotel e nelle piazze.

In Asia centrale proseguono le restrizioni ai danni delle minoranze cristiane come in Tagikistan dove sono stati banditi gli alberi di Natale e i biglietti di auguri dentro le scuole. Un divieto che ricorda quello dell’Uzbekistan del 2013, quando fu vietata in tivù la versione russa di Babbo Natale. Nello stato teocratico Iran, dove i cristiani sono numerosi, perlopiù ortodossi, è invece consentito celebrare il Natale anche se non è considerato un giorno di vacanza. Si può pregare nelle Chiese e si possono vedere gli addobbi natalizi per le strade. Anche in Irak, dove i cristiani curdi sono molto presenti, a Dubai e nei Paesi del Golfo non ci sono problemi a festeggiare pubblicamente il Natale che viene considerato una festività pagana e "commerciale".
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/cos-si-festeggia-natale-islamico-1206487.html

paolonardi
Sab, 26/12/2015 - 11:17
Noi invece dovremmo aver rispetto per le sensibilita' di questi cenciosi. Rendiamo pan per focaccia punendo chi rispetta il mese di digiuno, chi prega cinque volte al giorno, chi va in moschea e per togliere la tentazione abbattiamo quelle che ci sono come fanno i cari (al finto papa) "fratelli" islamici con i simboli di altre religioni.

Ritratto di abraxasso

abraxasso
Sab, 26/12/2015 L'otto dicembre scorso è iniziato il Giubileo della Misericordia. La Misericordia vede molto, ma molto più lontano dei nostri poveri egoismi.
ma, la misericordia a creato la LEGA ARABA del genocidio dei popoli precedenti.
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Nel piccolo stato asiatico, il sultano ha vietato ai propri cittadini di festeggiare il Natale, difendendo così le tradizioni e la fede musulmane del Paese. Chi comunque è intenzionato a celebrarlo nell'osservanza delle leggi, deve chiedere un permesso speciale alle autorità! [ non può nascere Gesù Bambino? adesso, Nascerà il diavolo! ]] 
Il sultano Bolkiah ha vietato di festeggiare il Natale nel suo stato!
il piccolo stato del Brunei, enclave all'interno del più grande vicino, la Malesia, ha la fortuna di galleggiare letteralmente su un mare di petrolio sull'isola del Borneo. Il piccolo petrostato è governato da un sultano, Hassanal Bolkian, che è considerato uno degli uomini più ricchi del nostro pianeta. Amante dei gadget ed optional occidentali (colleziona Ferrari!), all'interno del suo Paese, è, invece, molto severo ed intransigente riguardo la fede religiosa, tanto da aver introdotto nel 2014 la Sharia!

Il sultano di questo microscopico Paese, quest'anno ha deciso che chiunque festeggerà il Natale all'interno del suo piccolo stato sarà condannato a ben cinque anni di carcere. Stando a quanto disposto dal sultano, "festeggiare" significa ostentare pubblicamente il Natale: "indossare simboli religiosi come croci, accendere candele, addobbare gli alberi di Natale e cantare inni religiosi o mandare auguri, e montare decorazioni". A seguito di queste disposizioni, i cristiani che vogliono celebrare il Natale possono farlo solo all'interno della loro comunità e solo dopo aver richiesto uno speciale permesso alle autorità competenti.

Per la precisione si vuole ricordare che all'interno del Brunei il 65 per cento dei 420.000 abitanti sono musulmani ed il ministro degli Affari Religiosi ha spiegato che il divieto di celebrare pubblicamente il Natale serve a preservare "il credo (aqidah) della comunità musulmana". Meglio chiedere il permesso in tempo. Prevenire è meglio che curare!
https://www.easyviaggio.com/attualita/in-brunei-chi-festeggia-il-natale-rischia-cinque-anni-di-carcere-66173
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29/12/2008, [ dove non può nascere Gesù Bambino? adesso, Nascerà il diavolo! VIETNAM. A Son La, dove è vietato celebrare il Natale. Nella città le autorità vietano ogni manifestazione religiosa, perché “non ci sono fedeli”. Ma solo i cattolici sono almeno tremila. Nel 2004 un sacerdote che tentò di andare a dire messa fu subito arrestato, ma la gente si riunì davanti alla prigione.
Hanoi (AsiaNews) – A Son La, 300 chilometri a nordest di Hanoi, nella regione degli altipiani vietnamiti, anche quest’anno non si è potuta celebrare la messa di Natale. Per impedire ai cattolici di riunirsi, in segreto, in abitazioni private, la notte di Natale è anche stato imposto il coprifuoco.
 La situazione va avanti, più o meno allo stesso modo, da anni, da quando, nel 2004, il vescovo Anthony Vu Huy Chuong, della diocesi di Hung Hoa inviò una petizione allle sutorità locali, chiedendo il permesso per i sacerdoti cattolici di celebrare messa almeno due volte l’anno, per Natale e Pasqua. L’allora capo del Fronte patriottico, Nguyen The Thao, respinse la petizione, con l’affermazione che “non essendoci attualmente fedeli a Son La, non c’è bisogno di tali servizi”. La dichiarazione di Thao era non solo una evidente violazione della libertà religiosa in Vietnam ed una evidenza dello sforzo delle autorità di ostacolare l’impegno missionario della Chiesa, ma anche una manifesta bugia, visto che in quel periodo a Son La c’erano almeno tremila cattolici di 40 diverse etnie e la Chiesa ha documenti dell’esistenza, già nel 1985, di 700 famiglie cattoliche.
 Da allora, malgrado gli sforzi della Chiesa, per partecipare alla messa i cattolici sono costretti a recarsi, con grandi difficoltà, nelle province vicine. Il no alle attività religiose è stato ufficialmente comunicato nel maggio 2006, con la comunicazione CV 1336/CV-UBND.
 In alternativa, le riunioni di preghiera si svolgono in luoghi nascosti, negli scantinati (nella foto) delle abitazioni private o di negozi e la notizia delle vietate riunioni vengono passate di bocca in bocca, per evitare rappresaglie.
 Né vengono trattati meglio i sacerdoti che si recano nella zona per svolgere la loro attività pastorale: mettono sempre a rischio la loro sicurezza e la loro dignità, a causa delle vessazioni che le autorità mettono in atto contro di loro. La gente del posto ricorda bene ciò che è successo a Natale dell’anno scorso, quando padre Joseph Nguyen Trung Thoai tentò di celebrare la messa. La polizia venne a sapere, in anticipo, del suo arrivo, e lo prese subito in custodia, mentre tentava in ogni modo di scoraggiare i fedeli dal celebrare in modo formale e significativo la nascita di Gesù.
 Padre Joseph fu imprigionato, ma non venne lasciato solo. I suoi fedeli si riunirono fuori dal centro di detenzione per chiederne il rilascio. La celebrazione fu rovinata, ma lo spirito natalizio era fra loro e vissero insieme l’amore di Gesù.
 Da quando Thao Xuan Sung è divenuto il capo del Partito comunista della provincia, insieme con il suo vice, Hoang Chi Thuc, hanno trasformato Son La in una provincia autonoma di modello cinese, strettamente aderente all’ideologia stalinista-maoista e ciò l’ha resa la peggiore del Vietnam per la libertà di religione. La sorveglianza più stretta è applicata alle attività religiose dei cattolici, mentre si mettono in atto pesanti pressioni per spingere i fedeli ad abbandonare la religione, per continuare ad avere sostegno finanziario dagli aiuti esteri o i servizi necessari per vivere, come acqua potabile o elettricità. Ai cattolici viene anche chiesto un impegno a non riunirsi nella loro casa per attività religiose.
L’anno scorso sembrò che le cose potessero migliorare. Ci fu l’inattesa visita di un rappresentante dell’Unione Europea ed anche del presidente vietnamita al vescovo Anthony Vu Huy Chuong, durante la quale egli disse al responsabile del Comitato centrale per la religione, Thi, di “risolvere rapidamente la questione”. All’inizio del 2007, un alto finzionario dell’Agenzia centrale per la sicurezza disse a padre Thoai “certamente potrette svolgere i vostri compiti come vedrete, a differenza di quanto accaduto nel 2005 e nel 2006”.
Ma non c’è segno che le parole del governo siano state seguite dai fatti. Alcuni fedeli hanno raccontato a VietCatholic News che per la prima volta i cattolici sono riuciti a riunire quasi 500 fedeli nello scantinato di un’autofficina, in anticipo sulle celebrazioni natalizie. Agenti in borghese sono comparsi come al solito, ma quest’anno i loro abusi verbali sono sembrati più sottili e meno brutali del passato. In tutti i modi erano determinati a prevenire riunioni di massa e hanno rafforzato i controlli su qualsiasi persona di altre zone che volesse unirsi alle celebrazioni a Son La. E’ una politica che viene portata avanti da metà novembre. E le petizioni dei fedeli continuano ad essere respinte con l’affermazine che “non c’è necessità di servizi religiosi a Son La”.
 Celebrare il Natale sembra destinato a restare un sogno lontano per i tutti i cristiani di Son La.
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[ dove non può nascere Gesù Bambino? adesso, Nascerà il diavolo! ]
28/12/2015 VIETNAM
Vietnam, le autorità vietano il Natale a migliaia di fedeli di Kontum
Almeno 5mila fedeli della parrocchia di Đăk Lâk e altri 3mila nella parrocchia di Xê- Đăng non hanno potuto assistere alle funzioni del 25 mattina. I fedeli accusano: “gravi violazioni” ai diritti umani e alla libertà religiosa. Nel mirino sacerdoti “sgraditi” ai vertici comunisti della zona. L’area è abitata in prevalenza da tribali e montagnard.

15/12/2011 VIETNAM
Natale a Bắc Ninh: musica e solidarietà, per testimoniare la nascita di Gesù
La diocesi ha promosso corsi di musica, per animare le messe delle festività. In tutte le parrocchie danze, canti sacri e rappresentazioni racconteranno il Salvatore “nato in una grotta a Betlemme”. Alle celebrazioni anche atei e fedeli di altre religioni. Raccolti 15mila dollari da donare a poveri e bisognosi, anche non cristiani.

21/12/2012 VIETNAM
Cattolici di Saigon; Assistenza ai bimbi poveri per un Avvento di solidarietà
L’iniziativa ha unito diverse associazioni dell’arcidiocesi, fra cui la Caritas locale. L’attenzione concentrata nei distretti più disagiati. Fra questi Can Gio, dove negli ultimi anni si è registrata una crescita dei fedeli con centinaia di battesimi. Sacerdote vietnamita: il Natale occasione di “grande gioia” per i più piccoli.

28/12/2010 VIETNAM
Hanoi festeggia il Natale con una serie di attacchi contro i cristiani
Fedeli bastonati e arrestati, suore minacciate. Sono i più recenti episodi di una campagna che ha visto un vescovo impedito a celebrare la messa natalizia, incursioni contro una chiesa e una ripresa di attività dei cattolici “patriottici”.

23/12/2008 VIETNAM
Canti natalizi e preghiere per la giustizia e la pace dei bambini di Ho Chi Minh City
Ogni sera i piccoli di una parrocchie percorrono le vie, circondati dalla folla. Uno studio sul peso che famiglia e ambiente hanno nella formazione dei giovani. L’influenza negativa di una società ove “la voce del potere sembra prevalere su quella della giustizia e della coscienza”, come ha scritto il vescovo di Vinh Long.
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Natale perseguitato: 6 Paesi in cui per il Bambino Gesù è “proibito nascere” [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ] Due le principali cause di ostilità: l'ideologia comunista e il fondamentalismo islamico. Se il Bambino Gesù, la Madonna e San Giuseppe si sono visti chiudere varie porte fino ad arrivare alla sanguinosa persecuzione perpetrata da Erode, anche la situazione attuale dei cristiani in varie parti del mondo non è molto favorevole neanche nel periodo natalizio.
Oltre all’oppressiva commercializzazione e alla laicizzazione forzata del Natale in un mondo chiamato “libero” e “ricco”, ci sono Paesi in cui celebrare la nascita di Gesù è ufficialmente proibito, e può portare a pene che includono quella capitale.
In questi Paesi le cause dell’ostilità sono principalmente due: l’ideologia comunista in alcuni e il fondamentalismo islamico nella maggior parte degli altri.
Tra i casi che richiamano maggiormente l’attenzione ci sono quelli di sei Paesi.
1 – Brunei [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Cinque anni di prigione: questa la pane che questo piccolo Paese musulmano orientale può applicare a chi commette il “crimine” di… celebrare il Natale.
Il sultano della monarchia assolutista del Brunei, Hassanal Bolkiah (nella foto), ha stabilito questa pena per chi viene scoperto ad aderire in qualche modo alle festività natalizie, anche solo mediante l’invio degli auguri di Natale a parenti e amici. I non musulmani possono celebrare il Natale nel Paese, a patto che sia all’interno delle proprie comunità e con il permesso delle autorità.
Il Ministro per le Questioni Religiose ha dichiarato che la misura “antinatalizia” vuole evitare “celebrazioni eccessive e aperte, che potrebbero pregiudicare l’aqidah (fede) della comunità musulmana”. Dei 420.000 abitanti del Paese, ricco di petrolio, il 65% è costituito da musulmani.
Nel dicembre 2015, un gruppo di imam (chierici dell’islam) ha diffuso un messaggio ai fedeli islamici del Brunei mettendo in guardia contro le celebrazioni “non legate all’isola”. Per loro, “i musulmani che seguono gli atti di quella religione (il cristianesimo) o usano i suoi simboli religiosi, come la croce, candele accese, albero di Natale, canti religiosi, auguri natalizi, decorazioni e suoni che equivalgano a rispettare quella religione vanno contro la fede islamica (…). Alcuni possono pensare che la questione sia frivola, ma come musulmani dobbiamo evitare le celebrazioni di altre religioni per non influenzare la nostra fede islamica”.
Malgrado le misure intolleranti, non sono mancati residenti del Brunei che hanno respinto il divieto non appena è stato imposto, divulgando foto natalizie sui social network usando l’hashtag #MyTreedom (un gioco di parole con “tree”, albero, e “freedom”, libertà, in inglese).
Due le principali cause di ostilità: l'ideologia comunista e il fondamentalismo islamico
2 – Somalia [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Poco dopo il divieto del Natale annunciato dal sultano del Brunei, la Somalia ha deciso di seguire l’“esempio” e ha decretato che sia il Natale che i festeggiamenti per l’anno nuovo “minacciano la fede musulmana”. In entrambe le date, quindi, sono proibite le celebrazioni nel Paese, uno dei più devastati del pianeta per decenni di caos istituzionale, guerra civile, terrorismo e fame a livelli che superano l’immaginazione.
Lo sceicco Mohamed Khayrow, del Ministero per le Questioni Religiose, ha dichiarato nel dicembre 2015 che “tutti gli eventi collegati [a queste celebrazioni] sono contrari alla cultura islamica”. Lo sceicco Nur Barud Gurhan, del Consiglio Religioso Supremo della Somalia, ha messo in guardia contro il rischio di attentati terroristici da parte del gruppo fanatico Al-Shabab contro chi celebra il Natale nel Paese. Nel 2014, questa organizzazione terroristica che occupa gran parte del territorio della Somalia ha attaccato la sede dell’Unione Africana a Mogadiscio, capitale del Paese, proprio il giorno di Natale.
La Somalia segue il calendario islamico, a base lunare, in cui l’anno non inizia il 1° gennaio. Per via della persecuzione, praticamente non ci sono più cristiani nel Paese.
3 – Tagikistan [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Nel 2013, questo Paese dell’Asia Centrale ha proibito che i canali televisivi trasmettessero un film natalizio russo. Nel 2015 sono stati proibiti gli alberi di Natale e le consegne di regali nelle scuole.
Il Ministero dell’Educazione, che adotta come direttrici i principi islamici, ha decretato il divieto di fuochi artificiali, pranzi di festa, scambi di regali e raccolta di denaro per la celebrazione dell’anno nuovo.
4 – Arabia Saudita [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Il Paese è retto da una delle interpretazioni più ristrette e severe della dottrina islamica, la corrente wahhabita. Non sorprende, quindi, che il Natale sia vietato nel Paese, storicamente chiuso ai non musulmani.
È vero che gli ultimi anni hanno portato segnali di apertura da parte di alcuni esponenti della monarchia saudita, ma questo stesso processo si scontra con ampie e radicate resistenze da parte dei settori fondamentalisti.
Rispetto al Natale, un esempio di questo conflitto interno tra tentativi di apertura e reazioni intolleranti si è avuto nel 2015, quando gli ospedali del Governo hanno autorizzato i loro impiegati non islamici a celebrare il Natale in gruppo, ma i chierici sauditi hanno affermato enfaticamente che nessun musulmano poteva salutare i non musulmani nelle occasioni religiose. Lo sceicco Mohammed Al-Oraifi ha dichiarato: “Se loro celebrano la nascita del figlio di Dio e voi fate loro gli auguri, allora state sostenendo la loro fede”, che nell’interpretazione degli wahhabiti è eretico perché il concetto di Trinità (Dio Padre, Figlio e Spirito Santo) equivarrebbe a loro avviso a una sorta di “politeismo”, rifiutato con veemenza dal monoteismo islamico.
Visto che l’influenza del fondamentalismo islamico è molto forte nella vita quotidiana dei sauditi, questo tipo di pressione esercitata dagli esponenti religiosi peggiora la situazione già precaria dei pochi cristiani, quasi tutti stranieri, che vivono nel Paese.
5 – Corea del Nord [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Dall’instaurazione forzata del comunismo nel Paese negli anni Cinquanta del Novecento, ogni tipo di attività cristiana di culto è stata implacabilmente proibita. Gruppi di difesa dei diritti umani calcolano tra i 50.000 e i 70.000 i cristiani in prigione o nei campi di concentramento in Corea del Nord semplicemente per il fatto di praticare la propria fede.
Nel 2016, il dittatore Kim Jong-Un (nella foto) ha compiuto un altro passo nella persecuzione religiosa: non solo ha ribadito il divieto di celebrare il Natale, ma ha anche ordinato che la notte del 24 dicembre il popolo commemori la nascita di sua nonna, Kim Jong-Suk, una guerrigliera comunista che ha combattuto i giapponesi ed è diventata la moglie del primo dittatore del Paese, Kim Il Sung. È nata la vigilia di Natale del 1919 ed è morta nel 1949, venendo considerata (e venerata, un po’ forzatamente) la “Sacra Madre della Rivoluzione”.
6 – Cina [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ] Nelle grandi città cinesi, molti negozi e varie vie commerciali si vestono dei colori natalizi a dicembre. Proliferano le immagini di Babbo Natale, gli alberi di Natale e le canzoni tipiche. Molti cinesi, non cristiani, considerano queste celebrazioni solo un “periodo tematico” a livello commerciale, mentre altri vi vedono il “reclamo culturale della modernità”, associata all’Occidente e quindi “nemica dei valori patriottici” imposti alla Cina dalla brutale rivoluzione comunista del XX secolo.
Stringer – Imaginechina – Shanghai, Cina, 2016
Le entità intellettuali più vicine al potere centrale cinese osservano il fascino di gran parte della popolazione per il Natale con cautela, quando non con ostilità. Nel 2014, l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali è arrivata a pubblicare un libro per delineare in modo dettagliato le “sfide più serie” che stanno sorgendo nel Paese, citandone esplicitamente quattro:
    gli ideali democratici esportati dalle Nazioni occidentali
    l’egemonia culturale occidentale
    la diffusione delle informazioni attraverso Internet
    le infiltrazioni religiose
Poco dopo, un gruppo di dieci dottorandi cinesi ha pubblicato un articolo in cui analizza il fenomeno denunciato come “frenesia del Natale”, chiedendo al popolo cinese di rifiutarlo.
A loro avviso, la “febbre del Natale” in Cina dimostra la “perdita del primato dell’anima culturale cinese” e il collasso della “soggettività culturale cinese”. Per questo, hanno invitato i loro compatrioti a fare attenzione a quello che considerano “un nuovo progresso della cristianizzazione” nel loro Paese.
https://it.aleteia.org/2017/12/12/6-paesi-natale-vietato/3/
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ISLAM: Come si passa il Natale in Arabia Saudita.  [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]  In un suo resoconto giornalistico, il quotidiano “Avvenire” (27 dicembre 2005) ha descritto come i cristiani passano il Natale nel Paese islamico dell’Arabia Saudita.
Mentre da noi cattolici compiacenti si preoccupano di abolire canti natalizi o presepi nelle scuole e nei luoghi di lavoro per non urtare la sensibilità musulmana, nella “terra del profeta” ogni manifestazione di festa cristiana è rigorosamente vietata, anche in privato. Vietato celebrare funzioni natalizie; vietati la produzione, il commercio e la consegna di pacchi che contengano segni cristiani o anche solo la scritta di “Buon Natale”; vietato esporre o anche solo tenere alberi, candele e altri addobbi natalizi; vietato lo scambiarsi auguri, anche per telefono.
A mantenere questi divieti e a punire i trasgressori ci pensano, a livello ufficiale, la polizia statale, ma anche e soprattutto, a livello ufficioso, la polizia religiosa, ossia i temibili mutawa’in, che hanno cura di segnalare, sul loro sito internet, un lungo elenco degli oggetti cristiani vietati.
Nel dicembre di ogni anno, il ministero degli Interni saudita ammonisce i cristiani a non festeggiare il Natale, e invita i fedeli di Allah a denunciare i temerari che disobbediscono al divieto. Due anni fa, la polizia religiosa ha fatto irruzione a Yambu, in una scuola privata per bambini occidentali di lingua inglese, per impedire una festa natalizia. Per i musulmani, il “profeta Gesù” ha valore solo in quanto viene citato nel Corano, ma non ha nulla a che fare col Cristianesimo; i Vangeli non hanno alcun valore religioso, anzi sono una falsificazione operata dai cristiani per giustificare le loro Chiese; perché mai quindi celebrare una falsa natività?
Del resto, in Arabia Saudita è vietato perfino celebrare la nascita di Maometto, in quanto ciò è ritenuto un abuso ingiustamente tollerato in altri Paesi islamici.
E così, i 600.000 cristiani del Paese sono costretti a commemorare il Natale nel segreto delle loro case, dopo aver chiuso le finestre e aver creato un’atmosfera da coprifuoco, stando ben attenti alle spie e rischiando la prigione. La Santa Messa può essere celebrata solo a Riad, nelle sedi di alcune Ambasciate di Paesi occidentali, da sacerdoti che vengono fatti passare per funzionari diplomatici.
https://www.radicicristiane.it/2006/02/dossier/islam-come-si-passa-il-natale-in-arabia-saudita/
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12/29/2008, #VIETNAM. Son La, where celebrating Christmas is forbidden. [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ] The authorities have banned all religious events in the city because “there are no religious followers” in town. In reality Catholics are around three thousands. A priest who tried to say Mass in 2004 was arrested on the spot but people stood their ground in front of the prison where he was jailed.
Hanoi (AsiaNews) – Son La lies some 300 kilometres north-east of Hanoi in the country’s northern highlands. This year it was again impossible to celebrate Christmas Mass. A curfew was even imposed on Christmas night to prevent Catholics from meeting in private homes.

The situation has been ongoing since 2004 when Mgr Anthony Vu Huy Chuong, bishop of Hung Hoa diocese, petitioned local authorities for the right to celebrate Mass twice a year, at Easter and Christmas.

The then chairman of the Vietnamese Fatherland Front, Nguyen The Thao, rejected the request arguing that “since there are no religious followers in Son La, there is no need for [religious] services.”

No only was Thao’s statement a violation of religious freedom in Vietnam and an attempt to hinder the Church’s missionary efforts, but it was also a brazen lie since the town is home to at least 3,000 Catholics from 40 different ethnic groups. The Church in fact has records of at least 700 Catholic families as far back as 1985. Since then and despite the Church’s efforts Catholics who want to attend Mass must travel amid great difficulties to neighbouring provinces. In the end the request was officially turned down in May 2006 as per district order CV 1336/CV-UBND.

In the absence of official recognition the faithful do meet for prayer meetings in underground locations, like the basements (pictured) of private homes or in stores, spreading the information by word of mouth to avoid retaliations.

Priests involved in local pastoral work are not treated any better. They put their own safety and dignity at risk and are subject to harassment by the authorities.

Many locals remember in fact what happened last year to Fr Joseph Nguyen Trung Thoai when he tried to celebrate Mass. When the police found out they took him into custody and tried their best to discourage the faithful from celebrating the birth of Jesus in any formal or meaningful way.

Although Father Joseph was in prison, he was not forgotten. In fact his parishioners did not abandon him, standing in front of the detention centre where he was being held they demanded his release. Although Christmas celebrations were wrecked, the Christmas spirit was alive and well among believers, experiencing together Jesus’ love.

Since he became Communist Party chief in the province, Thao Xuan Sung and his deputy, Hoang Chi Thuc, have turned Son La into a Chinese-styled province ruled in accordance with Stalinist-Maoist principles, the worst province in Vietnam in terms of religious freedom.

Under their reign religious activities by Catholics have been more closely monitored. The faithful have been subjected to heavy-handed tactics like subordinating foreign aid for clean water and electricity to abandoning their religion. Catholics have even been asked not to meet at home for religious activities.

Last year it seemed that things might change for the better. Bishop Anthony Vu Huy Chuong was unexpectedly visited by a representative of the European Union. He also met Vietnam’s president who told the chairman of the Central Committee on Religion, Mr Thi, to “get the issue resolved quickly.”
Similarly, early last year a high ranking officer from the Central Security Agency told Father Thoai to “rest assured;” saying: “You can perform your duties as you wish, this year is different from 2005, even from 2006"

But there is no sign the government followed up its statements with action.
Some faithful told VietCatholic News that this year almost 500 faithful were able to meet in the basement of garage in the days leading up to Christmas. As usual plainclothes policemen showed up but their abuse seemed more subtle and less brutal than in the past. Still they were bent on preventing large scale meetings and beefed controls to prevent people from other areas from joining celebrations in Son La. And this has been going on since mid-November.
In the meantime petitions by Catholics continue to be rejected on the grounds that there “is no need for religious services in Son La.”
Thus celebrating Christmas in Son La appears condemned to be a pipe dream for local Christians.
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20/11/2017, INDIA dove i demoni dell'inferno sono adorati! Sajan K George: cristiani arrestati, i vulnerabili dell'India. Il 19 novembre alcuni pentecostali arrestati in Madhya Pradesh; il 15 novembre un evangelico in Chhattisgarh. Il leader del Global Council of Indian Christians chiede protezione per i festeggiamenti del 26 novembre, Solennità di Cristo Re.

Mumbai (AsiaNews) – Alcuni cristiani pentecostali sono stati arrestati il 19 novembre nel distretto di Damoh in Madhya Pradesh; in precedenza, il 15 novembre, un cristiano evangelico è stato fermato nel distretto di Balod in Chhattisgarh. È quanto denuncia ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcci). Questi episodi, afferma, “riflettono la paura e la vulnerabilità della popolazione cristiana in India”.

Riguardo l’arresto dei pentecostali in Madhya Pradesh, il leader cristiano parla di “crescente intimidazione da parte di gruppi estremisti locali [attivi] nello Stato”. Poi aggiunge: “È davvero incoraggiante che l’Alta corte del Madhya Pradesh abbia rimproverato gli agenti della polizia ferroviaria e ordinato l’apertura di un’indagine sul caso dei bambini aggrediti”.

Egli si riferisce ad un altro episodio di intolleranza avvenuto nello Stato indiano. Il 23 ottobre la polizia ha arrestato due cristiani e li ha incriminati per rapimento e conversione forzata di minori. Anita Joseph, 50 anni, e Amrit Kumar, 51 anni, sono stati fermati dagli agenti nella stazione ferroviaria di Indore e accusati dagli attivisti dell’Hindu Jagran Manch [organizzazione della destra indù affiliata al Vishva Hindu Parishad, Vhp – ndr] di aver rapito sette bambini per portarli a Mumbai e convertirli. I due accompagnatori hanno respinto le accuse e riferito che l’unico scopo del viaggio era la partecipazione ad un corso di religione cristiana. Le indagini effettuate dagli stessi agenti hanno confermato che i genitori dei minori erano a conoscenza delle motivazioni del viaggio e ne avevano dato il consenso.

Dopo l’arresto, i minori sono stati accompagnati presso Childline [Ong che si occupa della protezione di bambini e del recupero di minori raccolti dalle strade, ndr]. Qui sono rimasti per una settimana, senza la possibilità di vedere i parenti. La situazione si è sbloccata solo grazie all’intervento dell’Alta corte, che ne ha ordinato il rilascio e la consegna alle famiglie.

Sajan K George ricorda che “domenica prossima [26 novembre] la Chiesa festeggia la Solennità di Cristo Re. Essa sarà celebrata con grandi fasti dai piccoli gruppi pentecostali, pur in un clima di intimidazione e paura creato dagli estremisti locali”. “Facciamo appello – aggiunge – alle autorità, affinchè esse garantiscano la sicurezza dei servizi di preghiera e dei nostri riti religiosi. Le festività religiose sono sempre state rispettate da persone di tutte le fedi e condotte in modo tranquillo e armonioso. Purtroppo l’intolleranza religiosa sta deteriorando l’ordine pubblico e mettendo a repentaglio la vita e le proprietà dei cristiani pentecostali”.
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INDIA e le sue bestie di Satana degli schiavi Dalit! Sajan K George: cristianos arrestados, los vulnerables de la India.
El 19 de noviembre arrestaron a algunos pentecostales en Madhya Pradesh; el 15 de noviembre, a un evangélico, en Chhattisgarh. El líder del Global Council of Indian Christians pide protección para los festejos del 26 de noviembre, Solemnidad de Cristo Rey.

Bombay (AsiaNews) – Algunos cristianos pentecostales fueron arrestados el 19 de noviembre pasado en el distrito de Damoh, en Madhya Pradesh; con anterioridad a ello, el 15 de noviembre, un cristiano evangélico fue detenido en el distrito de Balod, en Chattisgarh. Es lo que anuncia a AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (GCIC). Estos episodios, afirma, “reflejan el miedo y la vulnerabilidad de la población cristiana en la India”.

En cuanto al arresto de los pentecostales en Madhya Pradesh, el líder cristiano se refiere a la “creciente intimidación que ejercen ciertos grupos extremistas locales [activos] en el Estado”. Luego, agrega: “Es realmente alentador que la Alta Corte de Madhya Pradesh haya sancionado a los agentes de la policía ferroviaria, y que haya ordenado la apertura de una investigación sobre el caso de los niños agredidos”.

Él hace referencia a otro episodio de intolerancia sucedido en el Estado indio. El 23 de octubre, la policía arrestó a dos cristianos, y los incriminó por rapto y conversión forzada de menores. Anita Joseph, de 50 años, y Amrit Kumar, de 51 años, fueron detenidos por agentes en la estación de ferrocarril de Indore, tras ser acusados por los activistas del Hindu Jagran Manch [organización de derecha hindú afiliada al Vishva Hindu Parishad, VHP – ndr] de raptar a siete niños para llevarlos a Bombay y convertirlos. Los dos acompañantes han rechazado las acusaciones y han informado que el único objetivo del viaje era participar en un curso de religión cristiana. Las indagatorias efectuadas por los mismos agentes confirmaron que los padres de los menores estaban al tanto de los motivos del viaje y que habían dado su consentimiento.

Después del arresto, los menores fueron acompañados hasta la sede de Childline [una ONG que se ocupa de la protección de niños, y de recuperar a los menores que rescatan de las calle, ndr]. Permanecieron allí durante una semana, sin la posibilidad de ver a sus familiares. La situación sólo se desbloqueó una vez que intervino la Alta Corte, que dio la orden de liberar a los niños y entregarlos a las familias. 

Sajan K George recuerda que “el próximo domingo [26 de noviembre] la Iglesia festeja la Solemnidad de Cristo Rey. Será celebrada con gran fasto por pequeños grupos pentecostales, aunque en un clima de intimidación y miedo creado por los extremistas locales”. “Hagamos un llamado a las autoridades, a fin de que éstas garanticen la seguridad de los servicios de oración y de nuestros ritos religiosos. Las festividades religiosas siempre han sido respetadas por personas de todos los credos, y se han realizado de manera tranquila y armoniosa. Lamentablemente, la intolerancia religiosa está deteriorando el orden público y está poniendo en peligro la vida y las propiedades de los cristianos pentecostales”.
http://www.asianews.it/notizie-it/Sajan-K-George:-cristiani-arrestati,-i-vulnerabili-dellIndia-42367.html
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Scuola Cattolica – Quando anche i Vescovi dimenticano. Noi siamo per il pluralismo e per valorizzare ogni iniziativa privata!
Era il 30 ottobre 1999. In piazza San Pietro, a Roma, erano convenuti docenti, famiglie e alunni della Scuola cattolica italiana, al termine della loro Assemblea nazionale. Ad accoglierli, c’era Giovanni Paolo II, che spiegava la «fioritura delle scuole cattoliche» con la «passione educativa, che ha accompagnato la Chiesa attraverso i secoli» ed esprimeva ai tanti presenti il suo «affetto, stima e la più viva solidarietà per l’opera alla quale vi dedicate».
Ancor più nell’Europa unita, osservò Giovanni Paolo II, «è più ampio lo spazio per la scuola cattolica», fondata «su un progetto educativo, che evidenzia le radici comuni della civiltà europea. Anche per questa ragione è importante che in Italia la scuola cattolica non si indebolisca, ma trovi piuttosto nuovo vigore ed energie».
Alla Chiesa papa Wojtyla chiese «ogni opportuno sforzo e collaborazione» tesi a migliorarne «la qualità ed evitare di restringere ulteriormente i suoi spazi di presenza nel Paese». Una promozione con lode, insomma, è il caso di dirlo, ma anche un impegno ad orientare il sostegno, «la solidarietà e la simpatia di tutta la comunità ecclesiale, dalle Diocesi alle parrocchie, dagli istituti religiosi alle associazioni ed ai movimenti laicali» verso la scuola cattolica, che «rientra a pieno titolo nella missione della Chiesa».
Ancor più per questo amareggia constatare come oggi proprio in alcuni settori della Chiesa il clima sia cambiato. Così ecco il Vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, dichiarare in occasione dell’Assemblea delle scuole cattoliche svoltasi lo scorso 6 ottobre, dinanzi ad oltre 4.800 studenti: «Dovete convertirmi alle scuole cattoliche. Dovete dimostrarmi il vantaggio, il guadagno formativo, spirituale, ecclesiale e quindi anche umano, che viene rispetto ad un impegno dei credenti nella scuola di tutti», vale a dire quella pubblica (indirettamente bollando la paritaria come “élitaria”…). Affermazioni sconcertanti e scoraggianti, non c’è che dire, benché non siano trascorsi anni luce da quel discorso, più che mai esaustivo, fatto da Giovanni Paolo II…
https://www.radicicristiane.it/2017/12/notizie/scuola-cattolica-anche-vescovi-dimenticano/
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Natale dove non esiste il Natale dicembre 25, 2015. dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! In Corea del Nord, dove non c’è altro dio che «l’eterno presidente», dove andare a Messa è proibito, qui, una storia iniziata duemila anni fa si tramanda, c’è, è vita. Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – In tutto il mondo il 24 dicembre è la vigilia di Natale. Tranne in Corea del Nord. Per nascondere l’evento della nascita di Gesù Cristo il regime comunista ha riempito di ricorrenze, tutte a sfondo nazionalistico, le date che precedono e seguono il fatidico 25 dicembre. Il 24, dunque, è festa ma si celebra la nascita di Kim Jong-suk, nonna dell’attuale dittatore Kim Jong-un, il “Grande successore”, e madre del “Caro leader” Kim Jong-il. Per l’occasione, a tutti è richiesto di recarsi in pellegrinaggio nella città di Hoeryong, dove la donna è nata, nel nord-est del paese. E come quattro giorni prima, il 20 dicembre, si tiene un giorno di festeggiamenti per il solstizio d’inverno, in base al calendario coreano, così tre giorni dopo, il 27, ci si rallegra ancora per l’entrata in vigore della Costituzione del 1998. L’1 gennaio, invece, è tradizione andare in processione al Palazzo del sole di Kumsusan, situato nella capitale Pyongyang, all’interno del quale si trova il mausoleo di Kim Il-sung, padre della patria ed “Eterno presidente”, dove dal 2011 è deposta anche la salma del figlio Kim Jong-il. La glorificazione in ogni sua forma della famiglia Kim non è un caso, perché nonostante la Costituzione garantisca a tutti i cittadini il rispetto della libertà religiosa, di fatto l’unica religione ammessa è il culto di Kim Il-sung. Come scriveva nei suoi libri il giornalista Ryszard Kapuscinski, grande conoscitore dell’Unione Sovietica, «il comunismo non vuole eliminare la religione ma sostituirsi ad essa». La Corea del Nord offre la più potente conferma di questa teoria, dal momento che nella dittatura i calendari non segnano l’anno 2015 ma il Juche 104: tanti sono gli anni passati dalla nascita di Kim Il-sung, mentre Juche (letteralmente “contare su se stessi”) è l’ideologia inventata dall’Eterno presidente per il paese.
Gesù, e con lui il Natale, non è soppiantato solo teoricamente, ma anche praticamente. Celebrare la nascita di Gesù è vietato e se si viene scoperti a pregare o a possedere una Bibbia si viene fucilati senza processo o inviati in un gulag. Si pensa che nei terribili campi di sterminio ci siano attualmente fino a seimila cristiani su 200 mila persone. Come l’inchiesta dell’Onu sulle violazioni dei diritti umani nel paese ha confermato, «chi pratica la religione viene perseguito come un criminale». Il cristianesimo in particolare è paragonato «alla droga, ai narcotici, al peccato e all’invasione capitalista». I missionari sono paragonati in pubblico a «vampiri che succhiano il sangue».
Di tre cose vengono accusati i cristiani una volta arrestati: non adorare il leader ma un’altra ideologia; essere spie di Stati cristiani come Usa e Corea del Sud; essere responsabili del crollo del comunismo nell’Europa dell’Est e in Unione Sovietica. Le testimonianze non mancano: B., scappata in Cina e rimpatriata, è stata interrogata sulla sua partecipazione a riti cristiani, torturata e imprigionata per un anno. Dopo aver confessato di essere cristiana è stata inviata nel gulag numero 11. La madre di K. è stata condannata a tre anni di campo di lavoro perché cristiana nel 2006. Era troppo debole per finire nel gulag e quindi l’hanno portata in ospedale e legata al letto con delle corde. È morta di fame legata al letto. Una donna della provincia di Ryanggang è stata arrestata perché cristiana dopo che un suo amico, sotto tortura, l’ha denunciata rivelando che era credente. Lei e altri compagni di cella sono stati torturati e giustiziati.

L’unica “strana” Messa
Nonostante la persecuzione violenta del regime, l’assenza di Messe, presepi, decorazioni o alberi addobbati, in Corea del Nord c’è ancora qualcuno che ricorda di nascosto la nascita di Gesù Cristo. «Non conosco il numero esatto di cattolici nel paese, anche se alcuni dicono che ce ne siano almeno 800», dichiara a Tempi padre Agostino Lee, direttore del Dipartimento per le comunicazioni della Conferenza episcopale coreana. Insieme a cinque vescovi e numerosi sacerdoti, si è recato a Pyongyang dall’1 al 4 dicembre per parlare con le autorità della Corea del Nord. «Alcuni cattolici sono stati battezzati prima della guerra e sono molto anziani, mentre la maggior parte è stata battezzata dai laici, come prevedono i canoni 861 e 862 del Diritto canonico. Infatti, non ci sono più sacerdoti nel paese».
Uno dei motivi della visita della delegazione sudcoreana riguardava il restauro dell’unica chiesa cattolica rimasta nel paese: quella di Jangchung, costruita nel 1988 e ora «danneggiata per il cedimento del terreno». Molti la considerano una finta chiesa per illudere i turisti che la libertà religiosa esista. In effetti, dal momento che non esistono preti, nessuno vi dice la Messa, anche se un laico guida la Liturgia della Parola. L’anno scorso, un cronista del Frankfurter Allgemeine Zeitung ha partecipato a una funzione, dove un tal “padre Francesco” aveva spiegato che con l’aiuto di Dio la Corea del Nord avrebbe condotto una guerra santa contro il Sud, colonia dell’imperialismo americano, e riunificato la penisola. Una predica non proprio evangelica. Nonostante questo, padre Lee afferma che «la chiesa è consacrata e non può pertanto essere considerata “finta”. Durante la visita, abbiamo celebrato la Messa in chiesa e c’erano 70 fedeli. Dall’anno prossimo, abbiamo ottenuto il permesso di inviare un sacerdote per la Messa di Natale e Pasqua».
Sicuramente, «c’è qualcuno che ricorda e celebra le feste importanti secondo il calendario romano, come il Natale. Di più non posso dire». Sono tanti i racconti di rifugiati nordcoreani che parlano di donne anziane sedute in cerchio intente a contare i fagioli mormorando come se stessero recitando il rosario. Secondo il governo, i cristiani nel paese sono tremila ma la cifra è irrealistica. Open Doors sostiene che siano almeno 400 mila e in aumento, e per Aiuto alla Chiesa che soffre ci sarebbero 10 mila cattolici su 24 milioni di abitanti. Forse anche per questo il regime ha inasprito ancora di più il suo atteggiamento. Chi ha il permesso per ragioni commerciali di recarsi in Cina, al suo rientro è interrogato a lungo per verificare che non abbia incontrato comunità cristiane. Le autorità hanno aggiornato le liste di sospettati, mettendo le loro fotografie a disposizione dei funzionari incaricati di verificare contatti illeciti. Solo l’anno scorso 130 persone sono state arrestate: alcune si erano recate in Cina fino a cinque anni prima, molte non si sa che fine abbiano fatto. Secondo il sito Daily Nk, «il regime teme che la diffusione del cristianesimo possa portare a diserzioni di massa e porre le basi per una potenziale sommossa ideologica».

«Ho visto un crocifisso»
Gli sforzi repressivi però non bastano e la venuta di Gesù si comunica lo stesso, come testimonia Hea Woo, nata nel 1950 nella provincia di Kangwon, detenuta in un gulag perché cristiana e scappata definitivamente nel 2010: «Mia mamma era cristiana, anche se io l’ho scoperto solo quando avevo più di 40 anni. Un giorno, da piccola, ho trovato sul tavolo la collana di mia mamma con appeso un crocifisso. Quell’uomo mi ha fatto impressione: non l’avevo mai visto e le ho chiesto chi fosse e cosa avesse fatto per essere trattato così. Mia mamma non mi ha risposto, si è spaventata moltissimo e ho dovuto prometterle che mai avrei parlato di quella cosa. Io non capivo, allora non sapevo neanche che esistesse Gesù. Ricordo che da bambina a volte mi svegliavo e sentivo che in cucina mia mamma mormorava. Appena mi vedeva arrivare, taceva di colpo. Pensavo fosse un po’ matta, solo dopo ho capito che pregava di nascosto. Ora che sono uscita dalla Corea del Nord e vedo i bambini che vanno in chiesa penso sempre a quanto sono fortunati: io non potevo neanche immaginarmi che esistesse un Dio. Quando eravamo in difficoltà, mia madre mi diceva di essere paziente perché il cielo ci guardava. Non capivo cosa volesse dire ma lei ripeteva che il cielo ci proteggeva. La vedevo dividere sempre con gli altri il poco che avevamo e pensavo che lo facesse perché era buona, invece lo faceva per Gesù. Solo quando sono scappata in Cina e ho visto un crocifisso, mi hanno spiegato per la prima volta chi era quell’uomo. Allora ho capito tutto di mia mamma e mi sono convertita».
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indù & Satanismo ] dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! [ «Stanno cercando di eliminare i cristiani» novembre 24, 2017 La denuncia del vescovo di Sagar (India) dove gli indù perseguitano la comunità cattolica, accusandola ingiustamente di fare atti di proselitismo
Articolo tratto dall’Osservatore romano – Tutto è cominciato con la chiusura del collegio cattolico a Mohanpur, poi i radicali indù hanno dato vita a una minacciosa protesta nel capoluogo, infine il susseguirsi di dichiarazioni e atti di ostilità nei confronti dell’intera comunità cristiana. L’accusa, sempre la stessa, quella di convertire forzatamente al cattolicesimo. Ma per il vescovo di Sagar dei siro-malabaresi, Anthony Chirayath, ciò che sta accadendo nella sua diocesi, nello stato indiano del Madhya Pradesh, è l’ennesima storia di intolleranza religiosa. I fanatici indù «stanno cercando di eliminare i cristiani», denuncia ad AsiaNews, spiegando che l’accusa di conversioni forzate è totalmente falsa: «I nazionalisti stanno creando un clima di ostilità contro di noi, diffondono false notizie attraverso i giornali, i canali televisivi, facendo il lavaggio del cervello. Il loro obiettivo è creare paura tra i cristiani e soprattutto tra la gente che ci sta attorno, che frequenta le chiese e ha rapporti con i sacerdoti, in modo da impedire in ogni modo la nostra evangelizzazione. Abbiamo paura, possiamo essere attaccati in qualsiasi momento. Le nostre scuole, le istituzioni, gli orfanotrofi possono essere danneggiati. È una tattica, chissà ora quale altra missione attaccheranno». E ricorda di aver «chiesto aiuto alle autorità civili, protezione e sicurezza per i religiosi, i fedeli, le nostre istituzioni».

Di proprietà della Chiesa cattolica, il collegio di Mohanpur, inaugurato nel 1997, dava vitto e alloggio gratuiti ai bambini tribali. La chiusura è stata disposta a fine settembre dalle autorità di Guna, «fomentate — è sempre monsignor Chirayath a parlare — da radicali locali che lamentavano attività di conversione forzata nei confronti dei minori». Gli indù sono arrivati nel cuore della notte con quattro camionette, minacciando i bambini e il sacerdote e sgomberando l’area. «Non c’è stata alcuna provocazione da parte nostra», aggiunge. Nel villaggio vivono in tutto 225 famiglie tribali, di cui solo cinque cattoliche: «Il collegio ha lavorato per anni al servizio dei poveri ed è ancora chiuso. L’accusa che i radicali ci rivolgono è di aver convertito duecento persone in quel villaggio, ma la polizia ha fatto le indagini e confermato che non c’è stata alcuna conversione. Siamo in attesa della sentenza della magistratura. Abbiamo chiesto protezione per le famiglie cristiane, che ricevono minacce e intimidazioni».

Come detto, dopo l’episodio dell’ostello, un altro avvenimento ha gettato nello sconforto i cristiani locali: una manifestazione con torce infuocate organizzata a Sagar il 10 novembre da un migliaio di radicali indù. Il vescovo riferisce che nella cittadina vivono meno di mille cattolici su un totale di 300.000 abitanti e che nella zona in cui si è snodato il corteo non abita alcun cattolico. «Di fronte a questi piccoli numeri, tutto quello che è accaduto è assurdo. Ora siamo impauriti. Abbiamo timore di essere attaccati la sera, quando andiamo a recitare il rosario nelle case dei cattolici», conclude con amarezza.

Secondo la diocesi siro-malabarese, l’obiettivo è politico, non religioso: «Identificare nei cristiani un nemico comune e unificare tutta la popolazione sotto la bandiera indù». E il Global Council of Indian Christians segnala sempre più spesso arresti di fedeli con la falsa accusa di conversioni forzate.

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SHARIAH cannibals SYRIA Allah Mecca 666 Kaaba
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4 giorni fa
Hospital: Stabbing victim’s injuries ‘very serious’

The Shaare Zedek Medical Center admits the injured security guard for treatment.

The hospital describes his condition as “very serious.”

The guard is “sedated and on a respirator,” the hospital says in a statement.
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CIA 666 UK ] mi ha bloccato l'accesso Captcha al ripristino passwor di sputniknews
la reincarnazione è una credenza demonica!
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ISTANBUL, 8 DIC  Erdogan ha affrontato polemicamente la questione della minoranza musulmana, sostenendo la necessità di un "aggiornamento" del trattato di Losanna del 1923, che ne definisce lo status in Grecia, perché attualmente verrebbe "discriminata".
 tutti i cristiani sono dhimmi nella LEGA ARABA, oppure sono sondannati a morte Murtids nella shariah sotto egida ONU OCI Bilderberg... meglio importare giovani africani che permettere politiche demografiche fasciste ha detto Dalema!

- Seconda giornata della storica visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan in Grecia. Dopo gli incontri di ieri ad Atene con il suo omologo Prokopis Pavlopoulos e il premier Alexis Tsipras, il leader di Ankara si reca stamani nel nord-est del Paese, dove vive la minoranza musulmana di origine turca. Secondo il programma, Erdogan incontrerà la comunità locale ed effettuerà la preghiera islamica del venerdì in moschea a Komotini. Ieri, nei suoi interventi ad Atene, http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/12/08/erdogan-in-grecia-incontra-musulmani_970a69e8-0b16-4427-82da-e508c201c984.html
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anche se questa notizia fosse falsa? sarebbe sempre emblematica di come gli shariah ONU OCI Regime Bilderberg e la loro LEGA ARABA stanno minacciando di genocidio tutto il genere umano!
BEIRUT, 8 DIC - Sanguinosi scontri tra qaidisti siriani e loro rivali jihadisti dell'Isis si sono verificati nelle ultime ore nella Siria nord-occidentale, tra Hama e Idlib, secondo quanto riferiscono fonti locali rilanciate da media vicini all'Iran. La tv al Mayadin, che trasmette in arabo da Beirut e che è vicina agli Hezbollah e alla Repubblica islamica, riferisce di "40 miliziani" dell'ala siriana di al Qaida uccisi nelle ultime ore da combattenti dell'Isis. L'emittente cita fonti locali, secondo cui l'Isis è riuscito a tendere un agguato a un raggruppamento di decine di miliziani qaidisti nei pressi di Hawis, al confine tra la regione centrale di Hama e quella nord-occidentale di Idlib. Le informazioni non possono essere verificate in maniera indipendente sul terreno.
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PandoraTV
Pubblicato il 2 nov 2017 https://youtu.be/IbzWIFXMwfQ
Paolo De Santis, uno dei fondatori di Pandora tv e tra i suoi più attivi collaboratori, ci ha lasciato ieri, all'improvviso. Il saluto di Giulietto Chiesa a nome di tutta Pandora. Condoglianze alla famiglia e allo staff di Pandora. Giulietto forza, Pandora dovrà andare avanti più forte di prima anche per Paolo!
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PandoraTV https://youtu.be/DY5z2QMnCqk
Pubblicato il 2 nov 2017
L'intervento di Paolo De Santis durante il convegno ""Geoingegneria e disinformazione," svoltosi lo scorso 3 marzo presso l'Istituto di Santa Maria in Aquiro
Human sacrifice 666 Cremation of Care

 in my name UNIUS REI, amen alleluia
 [ JHWH holy holy holy ] io sono Colui che sono e che sempre sarò ] [ JHWH holy holy holy ] I am who I am and I will always be [ JHWH holy holy holy ] i am [ JHWH holy holy holy ] oh my Israel

Melina Faccio · Liceo Scientifico A. Einstein
Lorenzojhwh HumanumGenus - Sei un povero Genus, non sarai mai GENIUS. SAPPILO!
ANSWER
Melina Faccio tu ti sei ribellata al tuo Creatore, insieme ai più nel genere umano e ti sei corrotta, e tu non puoi neanche immaginare come potrà essere infinita e devastante la disperazione che ti attende, che è speculare all'omore infinito del tuo Creatore JHWH sul cui amore infinito per te, tu tu hai sputato!

Così si festeggia il Natale "islamico" [ non può nascere Gesù Bambino? adesso, Nascerà il diavolo! ] Ecco dove e come si festeggia il Natale nei Paesi di religione islamica. Divieto assoluto in Brunei e Somalia, festività solo commerciale in Arabia Saudita. Le celebrazioni principali sono Eid ul Fitri, la fine del Ramdan ed Eid ul Athra, al termine del mese del pellegrinaggio però non esiste nemmeno un esplicito divieto e Cristo viene considerato dai musulmani un importante profeta dell'Islam.
Nel Corano, alla sura 9, si racconta che Maria, dopo aver rivcevuto l'annuncio da parte di un angelo che avrà un bambino «puro» come "segno per gli uomini di misericordia", si ritira nel deserto ma al suo ritorno i compaesani la offendono pensando che abbia perso il suo onore. Poco dopo aver partorito, suo figlio, Gesù, inizia a parlare e così Maria può spiegare a tutti che suo figlio è un profeta. La sura si conclude negando il fatto che Gesù sia l’incarnazione di Dio: "Non si addice a Dio (sia Gloria a lui) avere figli. Quando decide una cosa, la determina dicendo “Così sia”, e questa avviene" e perciò non è necessario festeggiare la sua nascita.
Così in Turchia e in Marocco è una giornata come le altre ma i fedeli possono prendere ferie per l’occasione. In Arabia Saudita, invece, è vietato il culto di altre fedi in pubblico e perciò il milione e mezzo di cristiani presenti nel Paese possono celebrare il Natale solo negli edifici privati dato che non esistono Chiese. Per lo stesso motivo sono banditi alberi, presepi, barbe bianche e vestiti rossi negli spazi pubblici e anche nei negozi, onde evitare sanzioni da parte della Commissione per la Promozione della Virtù e per la Prevenzione del Vizio. Niente a Riad alla Mecca e alla Medina, mentre Jedda è un po' più liberale.
Hassanal Bolkiah, ricchissimo sultano del Brunei, isola del Borneo, ha invece previsto cinque anni di carcere per e festeggi una ricorrenza non islamica, incluso quindi il Natale. Con il termine "festeggiare", scrive il quotidiano britannico Daily Telegraph, si intende "ostentare" o "indossare simboli religiosi come croci, accendere candele, addobbare alberi di natale e cantare inni religiosi o mandare auguri, montare decorazioni". I non musulmani del Brunei possono "santificare il Natale, ma solo all’interno della loro comunità e dopo aver notificato alle autorità le loro intenzioni". La decisione arriva a un anno dall' introduzione della sharia nel Codice penale, applicata anche ai non cristiani e che prevede pene come la lapidazione, la flagellazione e l’amputazione di mani e piedi.

Anche la Somalia, dove la sharia è in vigore dal 2009, ha recentemente vietato i festeggiamenti del Natale. "Queste celebrazioni non sono in alcun modo legate all’Islam" ha ammonito Mohamed Kheyrow, un dirigente del ministero degli Affari religiosi. Il sindaco della capitale, Yusuf Hussein Jimale ha giustificato la decisione spiegando che i festeggiamenti potrebbero anche essere obbiettivi dei terroristi di al-Shabaab. Stando a quanto riportato dalla Bbc gli stranieri potranno festeggiare il Natale nelle loro case, festeggiamenti consentiti anche nei compound delle Nazioni Unite mentre c'è un divieto assoluto negli hotel e nelle piazze.

In Asia centrale proseguono le restrizioni ai danni delle minoranze cristiane come in Tagikistan dove sono stati banditi gli alberi di Natale e i biglietti di auguri dentro le scuole. Un divieto che ricorda quello dell’Uzbekistan del 2013, quando fu vietata in tivù la versione russa di Babbo Natale. Nello stato teocratico Iran, dove i cristiani sono numerosi, perlopiù ortodossi, è invece consentito celebrare il Natale anche se non è considerato un giorno di vacanza. Si può pregare nelle Chiese e si possono vedere gli addobbi natalizi per le strade. Anche in Irak, dove i cristiani curdi sono molto presenti, a Dubai e nei Paesi del Golfo non ci sono problemi a festeggiare pubblicamente il Natale che viene considerato una festività pagana e "commerciale".
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/cos-si-festeggia-natale-islamico-1206487.html

paolonardi
Sab, 26/12/2015 - 11:17
Noi invece dovremmo aver rispetto per le sensibilita' di questi cenciosi. Rendiamo pan per focaccia punendo chi rispetta il mese di digiuno, chi prega cinque volte al giorno, chi va in moschea e per togliere la tentazione abbattiamo quelle che ci sono come fanno i cari (al finto papa) "fratelli" islamici con i simboli di altre religioni.

Ritratto di abraxasso

abraxasso
Sab, 26/12/2015 L'otto dicembre scorso è iniziato il Giubileo della Misericordia. La Misericordia vede molto, ma molto più lontano dei nostri poveri egoismi.
ma, la misericordia a creato la LEGA ARABA del genocidio dei popoli precedenti.
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Nel piccolo stato asiatico, il sultano ha vietato ai propri cittadini di festeggiare il Natale, difendendo così le tradizioni e la fede musulmane del Paese. Chi comunque è intenzionato a celebrarlo nell'osservanza delle leggi, deve chiedere un permesso speciale alle autorità! [ non può nascere Gesù Bambino? adesso, Nascerà il diavolo! ]] 
Il sultano Bolkiah ha vietato di festeggiare il Natale nel suo stato!
il piccolo stato del Brunei, enclave all'interno del più grande vicino, la Malesia, ha la fortuna di galleggiare letteralmente su un mare di petrolio sull'isola del Borneo. Il piccolo petrostato è governato da un sultano, Hassanal Bolkian, che è considerato uno degli uomini più ricchi del nostro pianeta. Amante dei gadget ed optional occidentali (colleziona Ferrari!), all'interno del suo Paese, è, invece, molto severo ed intransigente riguardo la fede religiosa, tanto da aver introdotto nel 2014 la Sharia!

Il sultano di questo microscopico Paese, quest'anno ha deciso che chiunque festeggerà il Natale all'interno del suo piccolo stato sarà condannato a ben cinque anni di carcere. Stando a quanto disposto dal sultano, "festeggiare" significa ostentare pubblicamente il Natale: "indossare simboli religiosi come croci, accendere candele, addobbare gli alberi di Natale e cantare inni religiosi o mandare auguri, e montare decorazioni". A seguito di queste disposizioni, i cristiani che vogliono celebrare il Natale possono farlo solo all'interno della loro comunità e solo dopo aver richiesto uno speciale permesso alle autorità competenti.

Per la precisione si vuole ricordare che all'interno del Brunei il 65 per cento dei 420.000 abitanti sono musulmani ed il ministro degli Affari Religiosi ha spiegato che il divieto di celebrare pubblicamente il Natale serve a preservare "il credo (aqidah) della comunità musulmana". Meglio chiedere il permesso in tempo. Prevenire è meglio che curare!
https://www.easyviaggio.com/attualita/in-brunei-chi-festeggia-il-natale-rischia-cinque-anni-di-carcere-66173

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29/12/2008, [ dove non può nascere Gesù Bambino? adesso, Nascerà il diavolo! VIETNAM. A Son La, dove è vietato celebrare il Natale. Nella città le autorità vietano ogni manifestazione religiosa, perché “non ci sono fedeli”. Ma solo i cattolici sono almeno tremila. Nel 2004 un sacerdote che tentò di andare a dire messa fu subito arrestato, ma la gente si riunì davanti alla prigione.
Hanoi (AsiaNews) – A Son La, 300 chilometri a nordest di Hanoi, nella regione degli altipiani vietnamiti, anche quest’anno non si è potuta celebrare la messa di Natale. Per impedire ai cattolici di riunirsi, in segreto, in abitazioni private, la notte di Natale è anche stato imposto il coprifuoco.
 La situazione va avanti, più o meno allo stesso modo, da anni, da quando, nel 2004, il vescovo Anthony Vu Huy Chuong, della diocesi di Hung Hoa inviò una petizione allle sutorità locali, chiedendo il permesso per i sacerdoti cattolici di celebrare messa almeno due volte l’anno, per Natale e Pasqua. L’allora capo del Fronte patriottico, Nguyen The Thao, respinse la petizione, con l’affermazione che “non essendoci attualmente fedeli a Son La, non c’è bisogno di tali servizi”. La dichiarazione di Thao era non solo una evidente violazione della libertà religiosa in Vietnam ed una evidenza dello sforzo delle autorità di ostacolare l’impegno missionario della Chiesa, ma anche una manifesta bugia, visto che in quel periodo a Son La c’erano almeno tremila cattolici di 40 diverse etnie e la Chiesa ha documenti dell’esistenza, già nel 1985, di 700 famiglie cattoliche.
 Da allora, malgrado gli sforzi della Chiesa, per partecipare alla messa i cattolici sono costretti a recarsi, con grandi difficoltà, nelle province vicine. Il no alle attività religiose è stato ufficialmente comunicato nel maggio 2006, con la comunicazione CV 1336/CV-UBND.
 In alternativa, le riunioni di preghiera si svolgono in luoghi nascosti, negli scantinati (nella foto) delle abitazioni private o di negozi e la notizia delle vietate riunioni vengono passate di bocca in bocca, per evitare rappresaglie.
 Né vengono trattati meglio i sacerdoti che si recano nella zona per svolgere la loro attività pastorale: mettono sempre a rischio la loro sicurezza e la loro dignità, a causa delle vessazioni che le autorità mettono in atto contro di loro. La gente del posto ricorda bene ciò che è successo a Natale dell’anno scorso, quando padre Joseph Nguyen Trung Thoai tentò di celebrare la messa. La polizia venne a sapere, in anticipo, del suo arrivo, e lo prese subito in custodia, mentre tentava in ogni modo di scoraggiare i fedeli dal celebrare in modo formale e significativo la nascita di Gesù.
 Padre Joseph fu imprigionato, ma non venne lasciato solo. I suoi fedeli si riunirono fuori dal centro di detenzione per chiederne il rilascio. La celebrazione fu rovinata, ma lo spirito natalizio era fra loro e vissero insieme l’amore di Gesù.
 Da quando Thao Xuan Sung è divenuto il capo del Partito comunista della provincia, insieme con il suo vice, Hoang Chi Thuc, hanno trasformato Son La in una provincia autonoma di modello cinese, strettamente aderente all’ideologia stalinista-maoista e ciò l’ha resa la peggiore del Vietnam per la libertà di religione. La sorveglianza più stretta è applicata alle attività religiose dei cattolici, mentre si mettono in atto pesanti pressioni per spingere i fedeli ad abbandonare la religione, per continuare ad avere sostegno finanziario dagli aiuti esteri o i servizi necessari per vivere, come acqua potabile o elettricità. Ai cattolici viene anche chiesto un impegno a non riunirsi nella loro casa per attività religiose.
L’anno scorso sembrò che le cose potessero migliorare. Ci fu l’inattesa visita di un rappresentante dell’Unione Europea ed anche del presidente vietnamita al vescovo Anthony Vu Huy Chuong, durante la quale egli disse al responsabile del Comitato centrale per la religione, Thi, di “risolvere rapidamente la questione”. All’inizio del 2007, un alto finzionario dell’Agenzia centrale per la sicurezza disse a padre Thoai “certamente potrette svolgere i vostri compiti come vedrete, a differenza di quanto accaduto nel 2005 e nel 2006”.
Ma non c’è segno che le parole del governo siano state seguite dai fatti. Alcuni fedeli hanno raccontato a VietCatholic News che per la prima volta i cattolici sono riuciti a riunire quasi 500 fedeli nello scantinato di un’autofficina, in anticipo sulle celebrazioni natalizie. Agenti in borghese sono comparsi come al solito, ma quest’anno i loro abusi verbali sono sembrati più sottili e meno brutali del passato. In tutti i modi erano determinati a prevenire riunioni di massa e hanno rafforzato i controlli su qualsiasi persona di altre zone che volesse unirsi alle celebrazioni a Son La. E’ una politica che viene portata avanti da metà novembre. E le petizioni dei fedeli continuano ad essere respinte con l’affermazine che “non c’è necessità di servizi religiosi a Son La”.
 Celebrare il Natale sembra destinato a restare un sogno lontano per i tutti i cristiani di Son La.

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[ dove non può nascere Gesù Bambino? adesso, Nascerà il diavolo! ]
28/12/2015 VIETNAM
Vietnam, le autorità vietano il Natale a migliaia di fedeli di Kontum
Almeno 5mila fedeli della parrocchia di Đăk Lâk e altri 3mila nella parrocchia di Xê- Đăng non hanno potuto assistere alle funzioni del 25 mattina. I fedeli accusano: “gravi violazioni” ai diritti umani e alla libertà religiosa. Nel mirino sacerdoti “sgraditi” ai vertici comunisti della zona. L’area è abitata in prevalenza da tribali e montagnard.

15/12/2011 VIETNAM
Natale a Bắc Ninh: musica e solidarietà, per testimoniare la nascita di Gesù
La diocesi ha promosso corsi di musica, per animare le messe delle festività. In tutte le parrocchie danze, canti sacri e rappresentazioni racconteranno il Salvatore “nato in una grotta a Betlemme”. Alle celebrazioni anche atei e fedeli di altre religioni. Raccolti 15mila dollari da donare a poveri e bisognosi, anche non cristiani.

21/12/2012 VIETNAM
Cattolici di Saigon; Assistenza ai bimbi poveri per un Avvento di solidarietà
L’iniziativa ha unito diverse associazioni dell’arcidiocesi, fra cui la Caritas locale. L’attenzione concentrata nei distretti più disagiati. Fra questi Can Gio, dove negli ultimi anni si è registrata una crescita dei fedeli con centinaia di battesimi. Sacerdote vietnamita: il Natale occasione di “grande gioia” per i più piccoli.

28/12/2010 VIETNAM
Hanoi festeggia il Natale con una serie di attacchi contro i cristiani
Fedeli bastonati e arrestati, suore minacciate. Sono i più recenti episodi di una campagna che ha visto un vescovo impedito a celebrare la messa natalizia, incursioni contro una chiesa e una ripresa di attività dei cattolici “patriottici”.

23/12/2008 VIETNAM
Canti natalizi e preghiere per la giustizia e la pace dei bambini di Ho Chi Minh City
Ogni sera i piccoli di una parrocchie percorrono le vie, circondati dalla folla. Uno studio sul peso che famiglia e ambiente hanno nella formazione dei giovani. L’influenza negativa di una società ove “la voce del potere sembra prevalere su quella della giustizia e della coscienza”, come ha scritto il vescovo di Vinh Long.


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Natale perseguitato: 6 Paesi in cui per il Bambino Gesù è “proibito nascere” [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ] Due le principali cause di ostilità: l'ideologia comunista e il fondamentalismo islamico. Se il Bambino Gesù, la Madonna e San Giuseppe si sono visti chiudere varie porte fino ad arrivare alla sanguinosa persecuzione perpetrata da Erode, anche la situazione attuale dei cristiani in varie parti del mondo non è molto favorevole neanche nel periodo natalizio.
Oltre all’oppressiva commercializzazione e alla laicizzazione forzata del Natale in un mondo chiamato “libero” e “ricco”, ci sono Paesi in cui celebrare la nascita di Gesù è ufficialmente proibito, e può portare a pene che includono quella capitale.
In questi Paesi le cause dell’ostilità sono principalmente due: l’ideologia comunista in alcuni e il fondamentalismo islamico nella maggior parte degli altri.
Tra i casi che richiamano maggiormente l’attenzione ci sono quelli di sei Paesi.
1 – Brunei [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Cinque anni di prigione: questa la pane che questo piccolo Paese musulmano orientale può applicare a chi commette il “crimine” di… celebrare il Natale.
Il sultano della monarchia assolutista del Brunei, Hassanal Bolkiah (nella foto), ha stabilito questa pena per chi viene scoperto ad aderire in qualche modo alle festività natalizie, anche solo mediante l’invio degli auguri di Natale a parenti e amici. I non musulmani possono celebrare il Natale nel Paese, a patto che sia all’interno delle proprie comunità e con il permesso delle autorità.
Il Ministro per le Questioni Religiose ha dichiarato che la misura “antinatalizia” vuole evitare “celebrazioni eccessive e aperte, che potrebbero pregiudicare l’aqidah (fede) della comunità musulmana”. Dei 420.000 abitanti del Paese, ricco di petrolio, il 65% è costituito da musulmani.
Nel dicembre 2015, un gruppo di imam (chierici dell’islam) ha diffuso un messaggio ai fedeli islamici del Brunei mettendo in guardia contro le celebrazioni “non legate all’isola”. Per loro, “i musulmani che seguono gli atti di quella religione (il cristianesimo) o usano i suoi simboli religiosi, come la croce, candele accese, albero di Natale, canti religiosi, auguri natalizi, decorazioni e suoni che equivalgano a rispettare quella religione vanno contro la fede islamica (…). Alcuni possono pensare che la questione sia frivola, ma come musulmani dobbiamo evitare le celebrazioni di altre religioni per non influenzare la nostra fede islamica”.
Malgrado le misure intolleranti, non sono mancati residenti del Brunei che hanno respinto il divieto non appena è stato imposto, divulgando foto natalizie sui social network usando l’hashtag #MyTreedom (un gioco di parole con “tree”, albero, e “freedom”, libertà, in inglese).
Due le principali cause di ostilità: l'ideologia comunista e il fondamentalismo islamico
2 – Somalia [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Poco dopo il divieto del Natale annunciato dal sultano del Brunei, la Somalia ha deciso di seguire l’“esempio” e ha decretato che sia il Natale che i festeggiamenti per l’anno nuovo “minacciano la fede musulmana”. In entrambe le date, quindi, sono proibite le celebrazioni nel Paese, uno dei più devastati del pianeta per decenni di caos istituzionale, guerra civile, terrorismo e fame a livelli che superano l’immaginazione.
Lo sceicco Mohamed Khayrow, del Ministero per le Questioni Religiose, ha dichiarato nel dicembre 2015 che “tutti gli eventi collegati [a queste celebrazioni] sono contrari alla cultura islamica”. Lo sceicco Nur Barud Gurhan, del Consiglio Religioso Supremo della Somalia, ha messo in guardia contro il rischio di attentati terroristici da parte del gruppo fanatico Al-Shabab contro chi celebra il Natale nel Paese. Nel 2014, questa organizzazione terroristica che occupa gran parte del territorio della Somalia ha attaccato la sede dell’Unione Africana a Mogadiscio, capitale del Paese, proprio il giorno di Natale.
La Somalia segue il calendario islamico, a base lunare, in cui l’anno non inizia il 1° gennaio. Per via della persecuzione, praticamente non ci sono più cristiani nel Paese.
3 – Tagikistan [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Nel 2013, questo Paese dell’Asia Centrale ha proibito che i canali televisivi trasmettessero un film natalizio russo. Nel 2015 sono stati proibiti gli alberi di Natale e le consegne di regali nelle scuole.
Il Ministero dell’Educazione, che adotta come direttrici i principi islamici, ha decretato il divieto di fuochi artificiali, pranzi di festa, scambi di regali e raccolta di denaro per la celebrazione dell’anno nuovo.
4 – Arabia Saudita [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Il Paese è retto da una delle interpretazioni più ristrette e severe della dottrina islamica, la corrente wahhabita. Non sorprende, quindi, che il Natale sia vietato nel Paese, storicamente chiuso ai non musulmani.
È vero che gli ultimi anni hanno portato segnali di apertura da parte di alcuni esponenti della monarchia saudita, ma questo stesso processo si scontra con ampie e radicate resistenze da parte dei settori fondamentalisti.
Rispetto al Natale, un esempio di questo conflitto interno tra tentativi di apertura e reazioni intolleranti si è avuto nel 2015, quando gli ospedali del Governo hanno autorizzato i loro impiegati non islamici a celebrare il Natale in gruppo, ma i chierici sauditi hanno affermato enfaticamente che nessun musulmano poteva salutare i non musulmani nelle occasioni religiose. Lo sceicco Mohammed Al-Oraifi ha dichiarato: “Se loro celebrano la nascita del figlio di Dio e voi fate loro gli auguri, allora state sostenendo la loro fede”, che nell’interpretazione degli wahhabiti è eretico perché il concetto di Trinità (Dio Padre, Figlio e Spirito Santo) equivarrebbe a loro avviso a una sorta di “politeismo”, rifiutato con veemenza dal monoteismo islamico.
Visto che l’influenza del fondamentalismo islamico è molto forte nella vita quotidiana dei sauditi, questo tipo di pressione esercitata dagli esponenti religiosi peggiora la situazione già precaria dei pochi cristiani, quasi tutti stranieri, che vivono nel Paese.
5 – Corea del Nord [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]
Dall’instaurazione forzata del comunismo nel Paese negli anni Cinquanta del Novecento, ogni tipo di attività cristiana di culto è stata implacabilmente proibita. Gruppi di difesa dei diritti umani calcolano tra i 50.000 e i 70.000 i cristiani in prigione o nei campi di concentramento in Corea del Nord semplicemente per il fatto di praticare la propria fede.
Nel 2016, il dittatore Kim Jong-Un (nella foto) ha compiuto un altro passo nella persecuzione religiosa: non solo ha ribadito il divieto di celebrare il Natale, ma ha anche ordinato che la notte del 24 dicembre il popolo commemori la nascita di sua nonna, Kim Jong-Suk, una guerrigliera comunista che ha combattuto i giapponesi ed è diventata la moglie del primo dittatore del Paese, Kim Il Sung. È nata la vigilia di Natale del 1919 ed è morta nel 1949, venendo considerata (e venerata, un po’ forzatamente) la “Sacra Madre della Rivoluzione”.
6 – Cina [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ] Nelle grandi città cinesi, molti negozi e varie vie commerciali si vestono dei colori natalizi a dicembre. Proliferano le immagini di Babbo Natale, gli alberi di Natale e le canzoni tipiche. Molti cinesi, non cristiani, considerano queste celebrazioni solo un “periodo tematico” a livello commerciale, mentre altri vi vedono il “reclamo culturale della modernità”, associata all’Occidente e quindi “nemica dei valori patriottici” imposti alla Cina dalla brutale rivoluzione comunista del XX secolo.
Stringer – Imaginechina – Shanghai, Cina, 2016
Le entità intellettuali più vicine al potere centrale cinese osservano il fascino di gran parte della popolazione per il Natale con cautela, quando non con ostilità. Nel 2014, l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali è arrivata a pubblicare un libro per delineare in modo dettagliato le “sfide più serie” che stanno sorgendo nel Paese, citandone esplicitamente quattro:
    gli ideali democratici esportati dalle Nazioni occidentali
    l’egemonia culturale occidentale
    la diffusione delle informazioni attraverso Internet
    le infiltrazioni religiose
Poco dopo, un gruppo di dieci dottorandi cinesi ha pubblicato un articolo in cui analizza il fenomeno denunciato come “frenesia del Natale”, chiedendo al popolo cinese di rifiutarlo.
A loro avviso, la “febbre del Natale” in Cina dimostra la “perdita del primato dell’anima culturale cinese” e il collasso della “soggettività culturale cinese”. Per questo, hanno invitato i loro compatrioti a fare attenzione a quello che considerano “un nuovo progresso della cristianizzazione” nel loro Paese.
https://it.aleteia.org/2017/12/12/6-paesi-natale-vietato/3/

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ISLAM: Come si passa il Natale in Arabia Saudita.  [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ]  In un suo resoconto giornalistico, il quotidiano “Avvenire” (27 dicembre 2005) ha descritto come i cristiani passano il Natale nel Paese islamico dell’Arabia Saudita.
Mentre da noi cattolici compiacenti si preoccupano di abolire canti natalizi o presepi nelle scuole e nei luoghi di lavoro per non urtare la sensibilità musulmana, nella “terra del profeta” ogni manifestazione di festa cristiana è rigorosamente vietata, anche in privato. Vietato celebrare funzioni natalizie; vietati la produzione, il commercio e la consegna di pacchi che contengano segni cristiani o anche solo la scritta di “Buon Natale”; vietato esporre o anche solo tenere alberi, candele e altri addobbi natalizi; vietato lo scambiarsi auguri, anche per telefono.
A mantenere questi divieti e a punire i trasgressori ci pensano, a livello ufficiale, la polizia statale, ma anche e soprattutto, a livello ufficioso, la polizia religiosa, ossia i temibili mutawa’in, che hanno cura di segnalare, sul loro sito internet, un lungo elenco degli oggetti cristiani vietati.
Nel dicembre di ogni anno, il ministero degli Interni saudita ammonisce i cristiani a non festeggiare il Natale, e invita i fedeli di Allah a denunciare i temerari che disobbediscono al divieto. Due anni fa, la polizia religiosa ha fatto irruzione a Yambu, in una scuola privata per bambini occidentali di lingua inglese, per impedire una festa natalizia. Per i musulmani, il “profeta Gesù” ha valore solo in quanto viene citato nel Corano, ma non ha nulla a che fare col Cristianesimo; i Vangeli non hanno alcun valore religioso, anzi sono una falsificazione operata dai cristiani per giustificare le loro Chiese; perché mai quindi celebrare una falsa natività?
Del resto, in Arabia Saudita è vietato perfino celebrare la nascita di Maometto, in quanto ciò è ritenuto un abuso ingiustamente tollerato in altri Paesi islamici.
E così, i 600.000 cristiani del Paese sono costretti a commemorare il Natale nel segreto delle loro case, dopo aver chiuso le finestre e aver creato un’atmosfera da coprifuoco, stando ben attenti alle spie e rischiando la prigione. La Santa Messa può essere celebrata solo a Riad, nelle sedi di alcune Ambasciate di Paesi occidentali, da sacerdoti che vengono fatti passare per funzionari diplomatici.
https://www.radicicristiane.it/2006/02/dossier/islam-come-si-passa-il-natale-in-arabia-saudita/
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12/29/2008, #VIETNAM. Son La, where celebrating Christmas is forbidden. [ dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! ] The authorities have banned all religious events in the city because “there are no religious followers” in town. In reality Catholics are around three thousands. A priest who tried to say Mass in 2004 was arrested on the spot but people stood their ground in front of the prison where he was jailed.
Hanoi (AsiaNews) – Son La lies some 300 kilometres north-east of Hanoi in the country’s northern highlands. This year it was again impossible to celebrate Christmas Mass. A curfew was even imposed on Christmas night to prevent Catholics from meeting in private homes.

The situation has been ongoing since 2004 when Mgr Anthony Vu Huy Chuong, bishop of Hung Hoa diocese, petitioned local authorities for the right to celebrate Mass twice a year, at Easter and Christmas.

The then chairman of the Vietnamese Fatherland Front, Nguyen The Thao, rejected the request arguing that “since there are no religious followers in Son La, there is no need for [religious] services.”

No only was Thao’s statement a violation of religious freedom in Vietnam and an attempt to hinder the Church’s missionary efforts, but it was also a brazen lie since the town is home to at least 3,000 Catholics from 40 different ethnic groups. The Church in fact has records of at least 700 Catholic families as far back as 1985. Since then and despite the Church’s efforts Catholics who want to attend Mass must travel amid great difficulties to neighbouring provinces. In the end the request was officially turned down in May 2006 as per district order CV 1336/CV-UBND.

In the absence of official recognition the faithful do meet for prayer meetings in underground locations, like the basements (pictured) of private homes or in stores, spreading the information by word of mouth to avoid retaliations.

Priests involved in local pastoral work are not treated any better. They put their own safety and dignity at risk and are subject to harassment by the authorities.

Many locals remember in fact what happened last year to Fr Joseph Nguyen Trung Thoai when he tried to celebrate Mass. When the police found out they took him into custody and tried their best to discourage the faithful from celebrating the birth of Jesus in any formal or meaningful way.

Although Father Joseph was in prison, he was not forgotten. In fact his parishioners did not abandon him, standing in front of the detention centre where he was being held they demanded his release. Although Christmas celebrations were wrecked, the Christmas spirit was alive and well among believers, experiencing together Jesus’ love.

Since he became Communist Party chief in the province, Thao Xuan Sung and his deputy, Hoang Chi Thuc, have turned Son La into a Chinese-styled province ruled in accordance with Stalinist-Maoist principles, the worst province in Vietnam in terms of religious freedom.

Under their reign religious activities by Catholics have been more closely monitored. The faithful have been subjected to heavy-handed tactics like subordinating foreign aid for clean water and electricity to abandoning their religion. Catholics have even been asked not to meet at home for religious activities.

Last year it seemed that things might change for the better. Bishop Anthony Vu Huy Chuong was unexpectedly visited by a representative of the European Union. He also met Vietnam’s president who told the chairman of the Central Committee on Religion, Mr Thi, to “get the issue resolved quickly.”
Similarly, early last year a high ranking officer from the Central Security Agency told Father Thoai to “rest assured;” saying: “You can perform your duties as you wish, this year is different from 2005, even from 2006"

But there is no sign the government followed up its statements with action.
Some faithful told VietCatholic News that this year almost 500 faithful were able to meet in the basement of garage in the days leading up to Christmas. As usual plainclothes policemen showed up but their abuse seemed more subtle and less brutal than in the past. Still they were bent on preventing large scale meetings and beefed controls to prevent people from other areas from joining celebrations in Son La. And this has been going on since mid-November.
In the meantime petitions by Catholics continue to be rejected on the grounds that there “is no need for religious services in Son La.”
Thus celebrating Christmas in Son La appears condemned to be a pipe dream for local Christians.


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20/11/2017, INDIA dove i demoni dell'inferno sono adorati! Sajan K George: cristiani arrestati, i vulnerabili dell'India. Il 19 novembre alcuni pentecostali arrestati in Madhya Pradesh; il 15 novembre un evangelico in Chhattisgarh. Il leader del Global Council of Indian Christians chiede protezione per i festeggiamenti del 26 novembre, Solennità di Cristo Re.

Mumbai (AsiaNews) – Alcuni cristiani pentecostali sono stati arrestati il 19 novembre nel distretto di Damoh in Madhya Pradesh; in precedenza, il 15 novembre, un cristiano evangelico è stato fermato nel distretto di Balod in Chhattisgarh. È quanto denuncia ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcci). Questi episodi, afferma, “riflettono la paura e la vulnerabilità della popolazione cristiana in India”.

Riguardo l’arresto dei pentecostali in Madhya Pradesh, il leader cristiano parla di “crescente intimidazione da parte di gruppi estremisti locali [attivi] nello Stato”. Poi aggiunge: “È davvero incoraggiante che l’Alta corte del Madhya Pradesh abbia rimproverato gli agenti della polizia ferroviaria e ordinato l’apertura di un’indagine sul caso dei bambini aggrediti”.

Egli si riferisce ad un altro episodio di intolleranza avvenuto nello Stato indiano. Il 23 ottobre la polizia ha arrestato due cristiani e li ha incriminati per rapimento e conversione forzata di minori. Anita Joseph, 50 anni, e Amrit Kumar, 51 anni, sono stati fermati dagli agenti nella stazione ferroviaria di Indore e accusati dagli attivisti dell’Hindu Jagran Manch [organizzazione della destra indù affiliata al Vishva Hindu Parishad, Vhp – ndr] di aver rapito sette bambini per portarli a Mumbai e convertirli. I due accompagnatori hanno respinto le accuse e riferito che l’unico scopo del viaggio era la partecipazione ad un corso di religione cristiana. Le indagini effettuate dagli stessi agenti hanno confermato che i genitori dei minori erano a conoscenza delle motivazioni del viaggio e ne avevano dato il consenso.

Dopo l’arresto, i minori sono stati accompagnati presso Childline [Ong che si occupa della protezione di bambini e del recupero di minori raccolti dalle strade, ndr]. Qui sono rimasti per una settimana, senza la possibilità di vedere i parenti. La situazione si è sbloccata solo grazie all’intervento dell’Alta corte, che ne ha ordinato il rilascio e la consegna alle famiglie.

Sajan K George ricorda che “domenica prossima [26 novembre] la Chiesa festeggia la Solennità di Cristo Re. Essa sarà celebrata con grandi fasti dai piccoli gruppi pentecostali, pur in un clima di intimidazione e paura creato dagli estremisti locali”. “Facciamo appello – aggiunge – alle autorità, affinchè esse garantiscano la sicurezza dei servizi di preghiera e dei nostri riti religiosi. Le festività religiose sono sempre state rispettate da persone di tutte le fedi e condotte in modo tranquillo e armonioso. Purtroppo l’intolleranza religiosa sta deteriorando l’ordine pubblico e mettendo a repentaglio la vita e le proprietà dei cristiani pentecostali”.

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INDIA e le sue bestie di Satana degli schiavi Dalit! Sajan K George: cristianos arrestados, los vulnerables de la India.
El 19 de noviembre arrestaron a algunos pentecostales en Madhya Pradesh; el 15 de noviembre, a un evangélico, en Chhattisgarh. El líder del Global Council of Indian Christians pide protección para los festejos del 26 de noviembre, Solemnidad de Cristo Rey.

Bombay (AsiaNews) – Algunos cristianos pentecostales fueron arrestados el 19 de noviembre pasado en el distrito de Damoh, en Madhya Pradesh; con anterioridad a ello, el 15 de noviembre, un cristiano evangélico fue detenido en el distrito de Balod, en Chattisgarh. Es lo que anuncia a AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (GCIC). Estos episodios, afirma, “reflejan el miedo y la vulnerabilidad de la población cristiana en la India”.

En cuanto al arresto de los pentecostales en Madhya Pradesh, el líder cristiano se refiere a la “creciente intimidación que ejercen ciertos grupos extremistas locales [activos] en el Estado”. Luego, agrega: “Es realmente alentador que la Alta Corte de Madhya Pradesh haya sancionado a los agentes de la policía ferroviaria, y que haya ordenado la apertura de una investigación sobre el caso de los niños agredidos”.

Él hace referencia a otro episodio de intolerancia sucedido en el Estado indio. El 23 de octubre, la policía arrestó a dos cristianos, y los incriminó por rapto y conversión forzada de menores. Anita Joseph, de 50 años, y Amrit Kumar, de 51 años, fueron detenidos por agentes en la estación de ferrocarril de Indore, tras ser acusados por los activistas del Hindu Jagran Manch [organización de derecha hindú afiliada al Vishva Hindu Parishad, VHP – ndr] de raptar a siete niños para llevarlos a Bombay y convertirlos. Los dos acompañantes han rechazado las acusaciones y han informado que el único objetivo del viaje era participar en un curso de religión cristiana. Las indagatorias efectuadas por los mismos agentes confirmaron que los padres de los menores estaban al tanto de los motivos del viaje y que habían dado su consentimiento.

Después del arresto, los menores fueron acompañados hasta la sede de Childline [una ONG que se ocupa de la protección de niños, y de recuperar a los menores que rescatan de las calle, ndr]. Permanecieron allí durante una semana, sin la posibilidad de ver a sus familiares. La situación sólo se desbloqueó una vez que intervino la Alta Corte, que dio la orden de liberar a los niños y entregarlos a las familias. 

Sajan K George recuerda que “el próximo domingo [26 de noviembre] la Iglesia festeja la Solemnidad de Cristo Rey. Será celebrada con gran fasto por pequeños grupos pentecostales, aunque en un clima de intimidación y miedo creado por los extremistas locales”. “Hagamos un llamado a las autoridades, a fin de que éstas garanticen la seguridad de los servicios de oración y de nuestros ritos religiosos. Las festividades religiosas siempre han sido respetadas por personas de todos los credos, y se han realizado de manera tranquila y armoniosa. Lamentablemente, la intolerancia religiosa está deteriorando el orden público y está poniendo en peligro la vida y las propiedades de los cristianos pentecostales”.
http://www.asianews.it/notizie-it/Sajan-K-George:-cristiani-arrestati,-i-vulnerabili-dellIndia-42367.html

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Scuola Cattolica – Quando anche i Vescovi dimenticano. Noi siamo per il pluralismo e per valorizzare ogni iniziativa privata!
Era il 30 ottobre 1999. In piazza San Pietro, a Roma, erano convenuti docenti, famiglie e alunni della Scuola cattolica italiana, al termine della loro Assemblea nazionale. Ad accoglierli, c’era Giovanni Paolo II, che spiegava la «fioritura delle scuole cattoliche» con la «passione educativa, che ha accompagnato la Chiesa attraverso i secoli» ed esprimeva ai tanti presenti il suo «affetto, stima e la più viva solidarietà per l’opera alla quale vi dedicate».
Ancor più nell’Europa unita, osservò Giovanni Paolo II, «è più ampio lo spazio per la scuola cattolica», fondata «su un progetto educativo, che evidenzia le radici comuni della civiltà europea. Anche per questa ragione è importante che in Italia la scuola cattolica non si indebolisca, ma trovi piuttosto nuovo vigore ed energie».
Alla Chiesa papa Wojtyla chiese «ogni opportuno sforzo e collaborazione» tesi a migliorarne «la qualità ed evitare di restringere ulteriormente i suoi spazi di presenza nel Paese». Una promozione con lode, insomma, è il caso di dirlo, ma anche un impegno ad orientare il sostegno, «la solidarietà e la simpatia di tutta la comunità ecclesiale, dalle Diocesi alle parrocchie, dagli istituti religiosi alle associazioni ed ai movimenti laicali» verso la scuola cattolica, che «rientra a pieno titolo nella missione della Chiesa».
Ancor più per questo amareggia constatare come oggi proprio in alcuni settori della Chiesa il clima sia cambiato. Così ecco il Vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, dichiarare in occasione dell’Assemblea delle scuole cattoliche svoltasi lo scorso 6 ottobre, dinanzi ad oltre 4.800 studenti: «Dovete convertirmi alle scuole cattoliche. Dovete dimostrarmi il vantaggio, il guadagno formativo, spirituale, ecclesiale e quindi anche umano, che viene rispetto ad un impegno dei credenti nella scuola di tutti», vale a dire quella pubblica (indirettamente bollando la paritaria come “élitaria”…). Affermazioni sconcertanti e scoraggianti, non c’è che dire, benché non siano trascorsi anni luce da quel discorso, più che mai esaustivo, fatto da Giovanni Paolo II…
https://www.radicicristiane.it/2017/12/notizie/scuola-cattolica-anche-vescovi-dimenticano/

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Natale dove non esiste il Natale dicembre 25, 2015. dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! In Corea del Nord, dove non c’è altro dio che «l’eterno presidente», dove andare a Messa è proibito, qui, una storia iniziata duemila anni fa si tramanda, c’è, è vita. Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – In tutto il mondo il 24 dicembre è la vigilia di Natale. Tranne in Corea del Nord. Per nascondere l’evento della nascita di Gesù Cristo il regime comunista ha riempito di ricorrenze, tutte a sfondo nazionalistico, le date che precedono e seguono il fatidico 25 dicembre. Il 24, dunque, è festa ma si celebra la nascita di Kim Jong-suk, nonna dell’attuale dittatore Kim Jong-un, il “Grande successore”, e madre del “Caro leader” Kim Jong-il. Per l’occasione, a tutti è richiesto di recarsi in pellegrinaggio nella città di Hoeryong, dove la donna è nata, nel nord-est del paese. E come quattro giorni prima, il 20 dicembre, si tiene un giorno di festeggiamenti per il solstizio d’inverno, in base al calendario coreano, così tre giorni dopo, il 27, ci si rallegra ancora per l’entrata in vigore della Costituzione del 1998. L’1 gennaio, invece, è tradizione andare in processione al Palazzo del sole di Kumsusan, situato nella capitale Pyongyang, all’interno del quale si trova il mausoleo di Kim Il-sung, padre della patria ed “Eterno presidente”, dove dal 2011 è deposta anche la salma del figlio Kim Jong-il. La glorificazione in ogni sua forma della famiglia Kim non è un caso, perché nonostante la Costituzione garantisca a tutti i cittadini il rispetto della libertà religiosa, di fatto l’unica religione ammessa è il culto di Kim Il-sung. Come scriveva nei suoi libri il giornalista Ryszard Kapuscinski, grande conoscitore dell’Unione Sovietica, «il comunismo non vuole eliminare la religione ma sostituirsi ad essa». La Corea del Nord offre la più potente conferma di questa teoria, dal momento che nella dittatura i calendari non segnano l’anno 2015 ma il Juche 104: tanti sono gli anni passati dalla nascita di Kim Il-sung, mentre Juche (letteralmente “contare su se stessi”) è l’ideologia inventata dall’Eterno presidente per il paese.
Gesù, e con lui il Natale, non è soppiantato solo teoricamente, ma anche praticamente. Celebrare la nascita di Gesù è vietato e se si viene scoperti a pregare o a possedere una Bibbia si viene fucilati senza processo o inviati in un gulag. Si pensa che nei terribili campi di sterminio ci siano attualmente fino a seimila cristiani su 200 mila persone. Come l’inchiesta dell’Onu sulle violazioni dei diritti umani nel paese ha confermato, «chi pratica la religione viene perseguito come un criminale». Il cristianesimo in particolare è paragonato «alla droga, ai narcotici, al peccato e all’invasione capitalista». I missionari sono paragonati in pubblico a «vampiri che succhiano il sangue».
Di tre cose vengono accusati i cristiani una volta arrestati: non adorare il leader ma un’altra ideologia; essere spie di Stati cristiani come Usa e Corea del Sud; essere responsabili del crollo del comunismo nell’Europa dell’Est e in Unione Sovietica. Le testimonianze non mancano: B., scappata in Cina e rimpatriata, è stata interrogata sulla sua partecipazione a riti cristiani, torturata e imprigionata per un anno. Dopo aver confessato di essere cristiana è stata inviata nel gulag numero 11. La madre di K. è stata condannata a tre anni di campo di lavoro perché cristiana nel 2006. Era troppo debole per finire nel gulag e quindi l’hanno portata in ospedale e legata al letto con delle corde. È morta di fame legata al letto. Una donna della provincia di Ryanggang è stata arrestata perché cristiana dopo che un suo amico, sotto tortura, l’ha denunciata rivelando che era credente. Lei e altri compagni di cella sono stati torturati e giustiziati.

L’unica “strana” Messa
Nonostante la persecuzione violenta del regime, l’assenza di Messe, presepi, decorazioni o alberi addobbati, in Corea del Nord c’è ancora qualcuno che ricorda di nascosto la nascita di Gesù Cristo. «Non conosco il numero esatto di cattolici nel paese, anche se alcuni dicono che ce ne siano almeno 800», dichiara a Tempi padre Agostino Lee, direttore del Dipartimento per le comunicazioni della Conferenza episcopale coreana. Insieme a cinque vescovi e numerosi sacerdoti, si è recato a Pyongyang dall’1 al 4 dicembre per parlare con le autorità della Corea del Nord. «Alcuni cattolici sono stati battezzati prima della guerra e sono molto anziani, mentre la maggior parte è stata battezzata dai laici, come prevedono i canoni 861 e 862 del Diritto canonico. Infatti, non ci sono più sacerdoti nel paese».
Uno dei motivi della visita della delegazione sudcoreana riguardava il restauro dell’unica chiesa cattolica rimasta nel paese: quella di Jangchung, costruita nel 1988 e ora «danneggiata per il cedimento del terreno». Molti la considerano una finta chiesa per illudere i turisti che la libertà religiosa esista. In effetti, dal momento che non esistono preti, nessuno vi dice la Messa, anche se un laico guida la Liturgia della Parola. L’anno scorso, un cronista del Frankfurter Allgemeine Zeitung ha partecipato a una funzione, dove un tal “padre Francesco” aveva spiegato che con l’aiuto di Dio la Corea del Nord avrebbe condotto una guerra santa contro il Sud, colonia dell’imperialismo americano, e riunificato la penisola. Una predica non proprio evangelica. Nonostante questo, padre Lee afferma che «la chiesa è consacrata e non può pertanto essere considerata “finta”. Durante la visita, abbiamo celebrato la Messa in chiesa e c’erano 70 fedeli. Dall’anno prossimo, abbiamo ottenuto il permesso di inviare un sacerdote per la Messa di Natale e Pasqua».
Sicuramente, «c’è qualcuno che ricorda e celebra le feste importanti secondo il calendario romano, come il Natale. Di più non posso dire». Sono tanti i racconti di rifugiati nordcoreani che parlano di donne anziane sedute in cerchio intente a contare i fagioli mormorando come se stessero recitando il rosario. Secondo il governo, i cristiani nel paese sono tremila ma la cifra è irrealistica. Open Doors sostiene che siano almeno 400 mila e in aumento, e per Aiuto alla Chiesa che soffre ci sarebbero 10 mila cattolici su 24 milioni di abitanti. Forse anche per questo il regime ha inasprito ancora di più il suo atteggiamento. Chi ha il permesso per ragioni commerciali di recarsi in Cina, al suo rientro è interrogato a lungo per verificare che non abbia incontrato comunità cristiane. Le autorità hanno aggiornato le liste di sospettati, mettendo le loro fotografie a disposizione dei funzionari incaricati di verificare contatti illeciti. Solo l’anno scorso 130 persone sono state arrestate: alcune si erano recate in Cina fino a cinque anni prima, molte non si sa che fine abbiano fatto. Secondo il sito Daily Nk, «il regime teme che la diffusione del cristianesimo possa portare a diserzioni di massa e porre le basi per una potenziale sommossa ideologica».

«Ho visto un crocifisso»
Gli sforzi repressivi però non bastano e la venuta di Gesù si comunica lo stesso, come testimonia Hea Woo, nata nel 1950 nella provincia di Kangwon, detenuta in un gulag perché cristiana e scappata definitivamente nel 2010: «Mia mamma era cristiana, anche se io l’ho scoperto solo quando avevo più di 40 anni. Un giorno, da piccola, ho trovato sul tavolo la collana di mia mamma con appeso un crocifisso. Quell’uomo mi ha fatto impressione: non l’avevo mai visto e le ho chiesto chi fosse e cosa avesse fatto per essere trattato così. Mia mamma non mi ha risposto, si è spaventata moltissimo e ho dovuto prometterle che mai avrei parlato di quella cosa. Io non capivo, allora non sapevo neanche che esistesse Gesù. Ricordo che da bambina a volte mi svegliavo e sentivo che in cucina mia mamma mormorava. Appena mi vedeva arrivare, taceva di colpo. Pensavo fosse un po’ matta, solo dopo ho capito che pregava di nascosto. Ora che sono uscita dalla Corea del Nord e vedo i bambini che vanno in chiesa penso sempre a quanto sono fortunati: io non potevo neanche immaginarmi che esistesse un Dio. Quando eravamo in difficoltà, mia madre mi diceva di essere paziente perché il cielo ci guardava. Non capivo cosa volesse dire ma lei ripeteva che il cielo ci proteggeva. La vedevo dividere sempre con gli altri il poco che avevamo e pensavo che lo facesse perché era buona, invece lo faceva per Gesù. Solo quando sono scappata in Cina e ho visto un crocifisso, mi hanno spiegato per la prima volta chi era quell’uomo. Allora ho capito tutto di mia mamma e mi sono convertita».
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indù & Satanismo ] dove non può nascere Gesù Bambino? Nascerà il diavolo! «Stanno cercando di eliminare i cristiani» novembre 24, 2017 La denuncia del vescovo di Sagar (India) dove gli indù perseguitano la comunità cattolica, accusandola ingiustamente di fare atti di proselitismo
Articolo tratto dall’Osservatore romano – Tutto è cominciato con la chiusura del collegio cattolico a Mohanpur, poi i radicali indù hanno dato vita a una minacciosa protesta nel capoluogo, infine il susseguirsi di dichiarazioni e atti di ostilità nei confronti dell’intera comunità cristiana. L’accusa, sempre la stessa, quella di convertire forzatamente al cattolicesimo. Ma per il vescovo di Sagar dei siro-malabaresi, Anthony Chirayath, ciò che sta accadendo nella sua diocesi, nello stato indiano del Madhya Pradesh, è l’ennesima storia di intolleranza religiosa. I fanatici indù «stanno cercando di eliminare i cristiani», denuncia ad AsiaNews, spiegando che l’accusa di conversioni forzate è totalmente falsa: «I nazionalisti stanno creando un clima di ostilità contro di noi, diffondono false notizie attraverso i giornali, i canali televisivi, facendo il lavaggio del cervello. Il loro obiettivo è creare paura tra i cristiani e soprattutto tra la gente che ci sta attorno, che frequenta le chiese e ha rapporti con i sacerdoti, in modo da impedire in ogni modo la nostra evangelizzazione. Abbiamo paura, possiamo essere attaccati in qualsiasi momento. Le nostre scuole, le istituzioni, gli orfanotrofi possono essere danneggiati. È una tattica, chissà ora quale altra missione attaccheranno». E ricorda di aver «chiesto aiuto alle autorità civili, protezione e sicurezza per i religiosi, i fedeli, le nostre istituzioni».

Di proprietà della Chiesa cattolica, il collegio di Mohanpur, inaugurato nel 1997, dava vitto e alloggio gratuiti ai bambini tribali. La chiusura è stata disposta a fine settembre dalle autorità di Guna, «fomentate — è sempre monsignor Chirayath a parlare — da radicali locali che lamentavano attività di conversione forzata nei confronti dei minori». Gli indù sono arrivati nel cuore della notte con quattro camionette, minacciando i bambini e il sacerdote e sgomberando l’area. «Non c’è stata alcuna provocazione da parte nostra», aggiunge. Nel villaggio vivono in tutto 225 famiglie tribali, di cui solo cinque cattoliche: «Il collegio ha lavorato per anni al servizio dei poveri ed è ancora chiuso. L’accusa che i radicali ci rivolgono è di aver convertito duecento persone in quel villaggio, ma la polizia ha fatto le indagini e confermato che non c’è stata alcuna conversione. Siamo in attesa della sentenza della magistratura. Abbiamo chiesto protezione per le famiglie cristiane, che ricevono minacce e intimidazioni».

Come detto, dopo l’episodio dell’ostello, un altro avvenimento ha gettato nello sconforto i cristiani locali: una manifestazione con torce infuocate organizzata a Sagar il 10 novembre da un migliaio di radicali indù. Il vescovo riferisce che nella cittadina vivono meno di mille cattolici su un totale di 300.000 abitanti e che nella zona in cui si è snodato il corteo non abita alcun cattolico. «Di fronte a questi piccoli numeri, tutto quello che è accaduto è assurdo. Ora siamo impauriti. Abbiamo timore di essere attaccati la sera, quando andiamo a recitare il rosario nelle case dei cattolici», conclude con amarezza.

Secondo la diocesi siro-malabarese, l’obiettivo è politico, non religioso: «Identificare nei cristiani un nemico comune e unificare tutta la popolazione sotto la bandiera indù». E il Global Council of Indian Christians segnala sempre più spesso arresti di fedeli con la falsa accusa di conversioni forzate.

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