regime Bilderberg i massoni pedofili & bestialismo

tra quello che può sapere un sacerdote di satana (amministratore NWO SPA FED ) e quello che può dire di sapere un sacerdote di satana (regime Bilderberg i massoni tutti )? l'oceano di fuoco dell'inferno lo conosce tutto!
WASHINGTON - L'allora direttore dell'Fbi James Comey sapeva che alcune informazioni relative all'inchiesta sulle email di Hillary Clinton erano false,

my ISRAEL ] i sacerdoti Farisei satanisti cannibali: della CIA 666 UK: non hanno osato farlo, perché sapevano che sarebbero morti! MA i loro SCIMMIE DARWIN a Sodoma: Dittatura GENDER LGBT: sono atei, e non sanno che ora devono tutti morire drammaticamente! ecco perché mi hanno chiuso 60 canali youtube! [ Questo account è stato chiuso a causa di ripetute o gravi violazioni delle norme di YouTube in materia di spam, pratiche ingannevoli e contenuti fuorvianti o di altre violazioni dei Termini di servizio. ] ADESSO FARò PER 60 VOLTE DI PIù, tutti i CADAVERI CHE IO HO FATTO IN QUESTO 8 ANNI!
sessualità è fecondità generazionale.. non essere sterile, e non ti arrendere alle diffiltà, IO SO CHE: il SpA FED FMI FARISEO satanisti massoni usurai, TI hanno RUBATO IL SIGNORAGGIO BANCARIO, e che lo ISLAMICO shariah HA PROGETTATO DI UCCIDERTI! ma, non temere Dio combatterà per te, tu non sei solo: ma tu sei una ENTITà: un corpo collettivo gigantesco e vincente nel Regno di Dio! TU NON SARAI ABBANDONATO! TU HAI RICEVUTO IL DONO DELLA VITA, E LA DEVI TRASMETTERE QUESTA VITA AD UNA NUOVA GENERAZIONE! Anche l’ombelico è legato alla sessualità, Fabrice Hadjadj/Centro Culturale "Gli Scritti" | Apr 24, 2017, Il membro della famiglia
Non c’è solo il sesso, dunque, anche l’ombelico è legato alla sessualità. Il primo segna la differenza sessuale; il secondo la differenza generazionale. Il primo mi rivela come maschio; il secondo come figlio. Ma figlio e figlia ci sono soltanto perché ci sono stati un uomo e una donna. La differenza sessuale genera la differenza generazionale.
La differenza dei genitori e dei figli nasce dalla differenza del maschio e della femmina e dalla loro unione. È su questa differenza dei sessi che vorrei soffermarmi. Tale differenza costituisce una relazione assolutamente originale e fondatrice. Originale perché originaria (ne deriviamo tutti, come abbiamo appena detto), fondatrice perché fonda l’accoglienza a tutte le altre differenze. https://it.aleteia.org/2017/04/24/ombelico-generazioni-sessualita/
LA LEGA ARABA ha il dovere di fare qualcosa: contro il NAZISMO della Shariah, non può essere così cinica da sfidare a genocidio tutto il genere umano!  IL CAIRO - "Sull'autobus c'erano anche tanti bambini. Hanno rubato loro soldi e oro. Hanno anche chiesto loro di rinunciare a Cristo e di diventare musulmani. Se avessero accettato li avrebbero salvati ma i pellegrini hanno rifiutato e così sono stati uccisi. Gli hanno messo la pistola sulla testa e sul collo per ucciderli in modo diretto". Lo ha detto il parroco della chiesa copta San Mina a Roma, Padre Antonio Gabriel, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando l'attacco armato nel Sud dell'Egitto, il cui bilancio ufficiale si è fermato a 28 morti mentre la comunità copta parla di 35.
    "Abbiamo saputo della notizia - ha aggiunto il parroco copto - solo un'ora dopo perché quella zona non è ben coperta dal segnale telefonico. Solo all'arrivo di un altro pullman hanno scoperto il disastro. Non ci sono spiegazioni, nessuno ha diritto di togliere la vita ad altri. Hanno scelto una giornata molto particolare per i musulmani perché domani comincia il Ramadan". "Sono ancora tante - ha concluso Padre Gabriel - le persone in pericolo di vita che si trovano in ospedale. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/05/26/copti-uccisi-perche-rifiutarono-islam_981e745d-f724-4556-a42c-e4c17ff8ab18.html
allora dovrebbe iniziare a punire se stesso, perché lui è shariah! [ Sisi ha poi ripetuto il suo appello a punire i Paesi che finanziano, armano o addestrano i terroristi ] cristiani in tutta la LEGA ARABA? non sono veri cittadini, e vivono come gli schiavi
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2017/05/26/egitto-raid-su-basi-miliziani-in-libia_a47d3f72-2514-49c2-b9cb-ee56cf289e40.html
sessualità è fecondità generazionale.. non essere sterile, e non ti arrendere alle diffiltà, IO SO CHE: il SpA FED FMI FARISEO satanisti massoni usurai, TI hanno RUBATO IL SIGNORAGGIO BANCARIO, e che lo ISLAMICO shariah HA PROGETTATO DI UCCIDERTI! ma, non temere Dio combatterà per te, tu non sei solo: ma tu sei una ENTITà: un corpo collettivo gigantesco e vincente nel Regno di Dio! TU NON SARAI ABBANDONATO! TU HAI RICEVUTO IL DONO DELLA VITA, E LA DEVI TRASMETTERE QUESTA VITA AD UNA NUOVA GENERAZIONE!
Guardando il mio sesso, mi accorgo che sono un uomo, e tuttavia non rappresento tutta l’umanità, perché l’umanità è composta da uomini e da donne. Mi accorgo anche che questo membro, che è al centro di me, sfugge al mio possesso: non solo non lo controllo interamente – non obbedisce alla mia volontà come il mio braccio, per esempio – ma mostra anche che la realizzazione di me stesso non può avvenire se non attraverso e grazie a un altro, l’altro sesso, poi l’altro figlio, il che spezza l’idolo di una concezione egocentrica dell’esistenza.
Questa è l’originalità della relazione dei sessi: una relazione in cui l’unione non abolisce la differenza, ma la compie (i muscoli palestrati non bastano: l’uomo non è mai così virile come quando è sposo e padre; e la civetteria nemmeno: la donna non è mai così femminile come quando è madre… e donna). In questa relazione, è attraverso la differenza irriducibile che si diventa se stessi.
Questa originalità è spesso velata sia dal fantasma della potenza fallica, sia dal mito della fusione romantica, sia dalla morale della complementarità. Nel primo caso, il rapporto dei sessi viene affermato in termini di dominio e dunque di contraddizione: l’uno arriva a schiacciare l’altro. Nel secondo caso, viene esaltato in termini di dissoluzione e dunque di confusione: l’uno e l’altro si fondono in un brodo sentimentale. Nel terzo caso, viene rappresentato in termini di complementarità e quindi di totalizzazione: l’uno e l’altro si incastrano senza lasciar più spazio ad alcuna distanza né breccia, e formano un insieme beato e autosufficiente.
Tali sono le tre coppie che appaiono proprio quando si riduce la relazione sessuale alla coppia (mentre si presume che il terzo ne scaturisca): macho e casalinga (o Crudelia e Masoch), Tristano e Isotta, incastro tra zipolo e alloggio… O ancora: duello spietato, duo perfetto, affare ben fatto.
Ma, come ha ben mostrato Emmanuel Lévinas, la dualità dei sessi non è né contraddizione né fusione né complementarità, è apertura all’altro in quanto altro, in modo tale che la faglia resti aperta, che l’altro non vi sia mai dominato, né assorbito né adattato: “Il carattere patetico dell’amore consiste nella dualità insuperabile degli esseri. È una relazione con ciò che si sottrae per sempre. La relazione non neutralizza ipso facto l’alterità, ma la conserva. L’altro in quanto altro non è qui un oggetto che diventa nostro o che finisce per identificarsi con noi; esso, al contrario si ritrae nel suo “mistero”.
L’abbraccio ci espone all’incomprensibile. Più io abbraccio l’altro più altro, vale a dire l’altro dell’altro sesso, più viene sottratto – nella sua stessa offerta – alla mia comprensione. Posso penetrare fisicamente una donna, ma la donna nella sua femminilità resta impenetrabile: si ritira in una sorta di “verginità eternamente inviolata”.
E si arriva ancora più lontano: l’alterità dell’altro non solo è conservata, magnificata nell’unione sessuale, è anche moltiplicata. Per la sua fecondità naturale, questa unione ne genera un’altra. La differenza sessuale non viene mai superata, se non duplicandosi in qualche modo, compiendosi nell’avvenimento di una seconda differenza abissale: la differenza generazionale. Quella che dà nascita a un figlio.
Al fondamento del mistico
Ecco la conclusione che posso trarre da una semplice meditazione sul mio basso ventre. Per quanto mi guardi l’ombelico o le parti intime, esse, se vi faccio attenzione, mi rimanderanno sempre al di là di me stesso, a prima della mia nascita (perché l’ombelico è la traccia della mia vita intrauterina) e dopo la mia morte (perché queste parti sono genitali e naturalmente volte alla posterità). Il mio ombelico come cicatrice e il mio pene come indice mi manifestano che sono grazie a un altro e per un altro, che posso compiermi solo con l’altro e anche nell’altro – non sviluppandomi ma fruttificando, cioè dando nascita a un altro (figlio) con un’altra (donna).
È per questo che finché c’è un uomo solo, non c’è ancora l’uomo. Nel secondo racconto della Creazione, il racconto dell’Eden, Dio dichiara: Non è bene che l’uomo sia solo (Gn 2, 18). Mentre il primo racconto della creazione in sette giorni è scandito da un Dio vide che era cosa buona, qui, Dio dice che non è bene. Adamo sperimenta la sua solitudine, una solitudine, una tristezza che, nel paradiso dell’individuo isolato, è il segno che il paradiso non è nel benessere individuale ma nella comunione con l’altro; una comunione che non è dominio, né fusione, né complementarietà, ma relazione con colui o meglio con colei che resta differente e che moltiplica inesorabilmente la differenza.
Curiosamente, se si passa dall’origine della saggezza biblica all’origine del sapere filosofico, si fa una scoperta analoga. Essa si incontra sia in Platone sia in Aristotele, benché in modi differenti; forse proprio perché Aristotele è fisico e sposato, mentre Platone è dialettico e celibe. D’altronde, si potrebbe rimanere stupiti nel veder citare quest’ultimo, che sembra prendere come punto di partenza amori pederastici, per esempio quello di Socrate e Alcibiade.
Se lo si guarda più da vicino, si scopre però che Platone sublima il fondamento sessuale, ma non lo ignora come tale. Il Simposio ne offre la dimostrazione eclatante. Si tratta di una riunione di uomini in cui ciascuno deve fare l’elogio dell’amore, in forma di monologo. Ed ecco che quando viene il turno di Socrate, egli non solo passa al dialogo, ma addirittura al dialogo sessuato, perché riferisce il colloquio che ebbe nella sua giovinezza con Diotima, sacerdotessa di Mantinea.
Come se l’accesso alla verità dell’amore e al suo autentico elogio non potesse che ritornare alla differenza sessuale come suo fondamento (questo non vuol dire che esiste solo l’amore tra l’uomo e la donna, esclusivamente – cosa assurda del resto, poiché questa esclusività è in sé stessa naturalmente inclusiva per il figlio che arriva, e – non dimentichiamo l’ombelico! – per i parenti; questo vuol dire soprattutto che quest’amore è il paradigma fisico di ogni amore, anche il più spirituale).
Che cosa insegna Diotima a Socrate? Che l’amore non consiste semplicemente nell’unirsi al bello (come suggerirebbe il pensiero della fusione o della complementarietà), ma nel “partorire nella bellezza”. E, secondo Diotima, dove si trova il modello di quest’amore che si gioca nelle altezze sopracelesti? Nelle nostre mutande. Nella nostra animalità sessuale. “Coloro che sono fecondi nell’anima” hanno  come  modello “coloro  che  sono  fecondi  nel corpo”: “L’unione dell’uomo e della donna è procreazione; questo è il fatto divino”. Come in Genesi 1, 27 non si tratta solo dell’uomo e della donna, ma del maschio e della femmina.
Seguendo l’altezza del Parmenide, Diotima non esita a discendere e a vedere nel grido del cervo in calore, o nel collo gonfio o che tuba del piccione in calore, l’immagine stessa del fervore filosofico o religioso: “Non ti accorgi del tremendo stato di tutti gli animali, terrestri e volatili, quando sentono il desiderio di generare, e come tutti siano presi dal male d’amore, e passionatamente disposti anzitutto a unirsi subito tra loro, e poi a nutrire le loro creature?”. Siamo ben lontani dall’idealismo e dal dualismo attribuiti a Platone nella caverna delle scuole e delle università (troppe cattedre e poca carne, indubbiamente).
Giudaismo e cristianesimo attestano in maniera analoga il fondamento carnale della spiritualità umana e riconoscono nella sessualità, e in ciò che da essa ne consegue, l’immagine di ogni unione mistica: Il mio diletto ha introdotto la mano nella fessura e le mie viscere fremettero per lui. Così canta il Cantico dei Cantici; e quelli che esitano a sapere se si tratti di un poema erotico o di un inno religioso suppongono – con pensiero debole – che le due interpretazioni siano in contrasto.
I mistici non possono parlare dell’unione con Dio, o della carità teologale, se non a partire da tre differenze legate alla sessualità: quella dei sessi (uomo / donna), quella delle generazioni (genitori / figli), quella dei fratelli (primogenito / cadetto). Il rapporto con Dio è pertanto nuziale (Esce come uno sposo dalla stanza nuziale – Sal 19, 6), filiale (Padre nostro che sei nei cieli – Mt 6, 9), fraterno (Gesù è primogenito tra molti fratelli – Rm 8, 29).
È anche i tre insieme: quel che è al di là della creatura, infatti, non può essere accostato da una sola modalità creata, ma da diverse modalità non compossibili quaggiù (l’amore dell’uomo e della donna evidentemente non è l’amore dei genitori e dei figli, che, a sua volta, non è l’amore dei fratelli tra loro). Queste modalità sono contrastanti in natura, ma presentandosi in maniera successiva, manifestano proprio che c’è di mezzo una modalità soprannaturale.
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“Il pelo nell’uovo” è il titolo dell’undicesima edizione del Gender Bender, festival gay-lesbico che si svolgerà dal 23 ottobre all’8 novembre a Bologna. Sul sito della manifestazione si spiega il significato del titolo: “Con buona pace dei pignoli (è nato prima l'uovo o la gallina? uomini, donne, transessuali, etero, gay, lesbiche si nasce o si diventa?), il festival saluta con vigore l'inaspettata scoperta e attende con curiosità quell'attimo in cui, dalla forma chiusa, erompe finalmente la preziosa varietà di ogni singola storia”. Daniele Del Pozzo, direttore del festival, poi aggiunge: “L’identità di genere può diventare un tema fastidioso, come un pelo nell’uovo ma noi, come sempre, l’abbiamo inteso come un’immagine di bellezza. Inoltre, l’uovo rappresenta un momento di cambiamento”.
Il festival si snoda attraverso un intenso programma composto da 25 prime teatrali, 23 film e documentari, 22 repliche di spettacoli, tre mostre, cinque party, 19 incontri, sei concerti. La manifestazione, che coinvolge 102 ospiti e 30 volontari, si avvale della collaborazione di 50 enti, sia pubblici e privati ed è finanziata dall’Unione europea.
Nel pentolone arcobaleno che gli organizzatori hanno messo sul fuoco si trovano alcuni ingredienti davvero sgraditi e non solo per palati da educande. Tralasciamo le “infinite vite di Bambi, splendida anziana transessuale” alla quale o al quale va l’augurio che la senescenza porti consiglio e fermiamoci su "La bella Rosaspina addormentata", spettacolo teatrale per i ragazzi dagli otto anni in su. Con buona pace dei fratelli Grimm autori di questa fiaba, Rosaspina svegliatasi dal lungo sonno si innamorerà di un’azzurrissima principessa. E’ una favola "dedicata alla crescita e alla scoperta di sé - si legge sul sito del teatro Testoni - al momento critico che segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta", insomma al momento in cui, pare che ci suggeriscano gli autori, devi decidere se vuoi essere etero o omosessuale. Lei sceglie un’altra lei perché i tempi sono cambiati. Infatti mentre dormiva 100 anni il mondo ha vissuto la "Prima e seconda Guerra mondiale, gli anni '70, i Beatles, la televisione, i matrimoni gay, Facebook". Vien da dire che sarebbe stato meglio per la povera bella addormentata non svegliarsi più. “Rosaspina” si inserisce nel progetto Teatro Arcobaleno, “dedicato all'infanzia per promuovere attraverso il teatro il rispetto delle differenze”, progetto che durerà un anno intero.
Due note di commento a questo progetto “pedagogico” omosessualista in cui si carpisce la fiducia dei più piccoli per poi sedurli – non sessualmente – ma ideologicamente. Simili operazioni di rivisitazione in chiave gay dei classici per bambini lasciano la sgradevole impressione che la purezza di queste fiabe sia come stata stuprata, violata nell’intimo. La fiaba ha una sua importanza per la sua capacità di ridurre la complessità del reale a categorie morali semplici: da una parte il bene e dall’altra il male. L’efficacia di tale strumento narrativo è stato qui (ab)usato per inserire nella casellina “bene” i rapporti omosessuali, forti del fatto che i piccoli spettatori non hanno sufficienti filtri critici per giudicare da se stessi ciò che vedono e che se “un grande” gli dice che questo è buono c’è da credergli ad occhi chiusi. L’innocenza è stata violata.
Gli organizzatori del festival Gender Bender però non perseguono solo l’intento di indottrinare i bambini al credo gay, ma – se non andiamo errando - si spingono ben più in là e pare che strizzino l’occhio alla pedofilia. In cartellone infatti c’è anche lo spettacolo di danza “Lolita” tratto dal famigerato romanzo di Vladimir Nabokov, la cui interprete è una bambina di soli 11 anni. Lo spettacolo forse non andrà in scena perché la Direzione Territoriale del lavoro ha sentito puzza di pedofilia. Un comunicato della compagnia di danza infatti spiega che “la Direzione Territoriale del lavoro di Bologna, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a cui abbiamo regolarmente depositato la richiesta di autorizzazione al lavoro minorile per Olga Bercini, l’interprete di 11 anni dello spettacolo ci ha chiesto una variazione del copione per garantire la salute fisica e salvaguardare la moralità della minore nella parte di protagonista” (variazione ritenuta inaccettabile per la compagnia che al momento ha preferito far saltare lo spettacolo). Insomma una mossa politicamente corretta per evitare lo scandalo. La compagnia però obietta che non si deve leggere nel loro spettacolo nessun accento morboso perché si tratta semplicemente di “un lavoro che riflette sull’immagine di bambini-adulti, bambini-sexy e bambini di successo che tutti i giorni i media ci propongono. Un lavoro che si interroga su cosa significhi essere bambino oggi, che modello venga loro proposto e cosa loro introiettino”. E perché allora proporlo all’interno di un festival omosessuale? E perché usare proprio la vicenda di Lolita, bambina vittima di un rapporto pedofilo e incestuoso, per parlare d’altro come la reificazione, la banalizzazione e lo sfruttamento dell’immagine dei più piccoli? Ma forse, come ammoniscono gli organizzatori della manifestazione, queste sono solo domande da pignoli moralisti.
A conferma che il tema della pedofilia è un’ombra minacciosa che grava su questo gaio festival c’è anche “Victor”, coreografia del ballerino Jan Martens dove danzano un adulto e un bambino. Così il commento sul sito del festival: “Un uomo e un bambino danno vita a un duetto di corpi. Il primo ha già percorso un lungo cammino; il secondo vuole crescere il più in fretta possibile. Il risultato è una prova di potere giocata con armi impari. A fronteggiarsi sono la grandezza e l'onestà, la forza e l'innocenza, che in fondo non desiderano altro che incontrarsi a metà strada”. Speriamo solo che il punto mediano di incontro non sia il letto dell’adulto. Qui ci pare che siamo ben oltre all' "educazione" del rispetto delle differenze e non ci sembra che così dicendo siamo andati alla ricerca del “pelo nell’uovo”.
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-pelo-nelluovo-ombre-pedofile-sul-festival-gay-7597.htmhttp://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-pelo-nelluovo-ombre-pedofile-sul-festival-gay-7597.htm
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dal bestialismo alla pedofilia, che quel pedofilo di Maometto è il santone all'inferno! ] Per dare un’idea di quanto il processo di convincimento inconscio o se volete inconsapevole (subliminale) delle masse sia avanzato, secondo lo schema di Overton, si pensi solo al fatto che due anni fa, nel 2014 – come ci ricorda Antonio Brandi – “Illustri professori, sociologi e psichiatri, educatori, assistenti sociali, intellettuali e politici, pubblicamente e apertamente, in consessi di prestigio internazionale (da ultimo una conferenza a Cambridge), sostengono apertamente che la pedofilia è normale, per uomini normali. Se non c’è violenza, e con la dovuta “educazione”, per i bambini è piacevole e naturale intrattenere rapporti sessuali, anche con gli adulti. I pedofili sono una categoria ingiustamente demonizzata…”. (Leggi qui l’articolo integrale).
“Se lo dicono in un congresso scientifico sarà pur vero, no?”
E’ così che ragiona il ritardato etico di turno. http://silvanademaricommunity.it/sui-legami-tra-omosessualismo-e-pedofilismo/

dal bestialismo alla pedofilia, che quel pedofilo di Maometto è il santone all'inferno! ] Prima di tutto, la cultura “scientifica”. Eh sì, perché oggi, basta buttare in mezzo a qualsiasi frase il termine “scienza” per ottenere un immediato, incondizionato, stereotipato consenso. Qualsiasi idiozia si voglia sostenere.
E’ così che ci stiamo silenziosamente e supinamente avvicinando alla legalizzazione di tutto: dalla mercificazione della vita umana alla pedofilia.
C’è da giurarci. E le due cose sono naturalmente in stretta, strettissima correlazione. E’ dal momento in cui io considero una persona umana come un qualcosa che posso ordinare su misura, per i miei scopi, privandola del padre o della madre e della sua dignità naturale, che implicitamente compio un atto che appartiene alla forma generale di ciò che chiamiamo abuso sui bambini. “Il pelo nell’uovo” – undicesima edizione del Gender Bender: ombre di pedofilia? http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-pelo-nelluovo-ombre-pedofile-sul-festival-gay-7597.htm

Omosessualismo e “fatto naturale”, Alessandro Benigni 03/02/2017
Nella sequela di frasi fatte di cui si nutre l’ omosessualismo e la propaganda Lgbt spicca lo pseudo-argomento del “fatto naturale“.
Chi non l’ha mai sentito? Suona più o meno così: “L’omosessualità è un fatto naturale in molte specie animali, quindi non si vede perché debba essere fonte di discriminazione nel mondo umano”.
In precedenti articoli abbiamo  analizzato le contraddizioni razionali e l’incongruenza logica dell’ideologia del gender, che è strettamente contigua a quella omosessualista.
Come i teorici del gender, così gli omosessualisti (attenzione non gli “omosessuali”, gli “omosessualisti”, che non è detto siano omosessuali) devono necessariamente fare appello agli slogan di questo tipo. Per forza: il gender e l’omosessualismo non hanno una base logico-scientifica convincente e la loro diffusione è possibile solo facendo leva sull’emotività, provocando reazioni non ragionate, da cui procedono giudizi non meditati.
Nel nostro caso, per esempio, il termine “natura” è utilizzato in modo ambiguo e porta a conseguenze logiche contraddittorie.
Prima di tutto “in natura” nessuna specie si riproduce tramite relazioni omosessuali, e non occorre essere dei teorici del darwinismo sociale per trarre le logiche conseguenze di questo primo dato.
Inoltre “in natura” si riscontrano forme di violenza che vanno dal maltrattamento infantile all’infanticidio, all’uccisione dei rivali o semplicemente delle prede, e quant’altro: si pensi per esempio a quanto avviene nel mondo dei primati non-umani.
Detto questo, occorre svelare la solita piroetta antropologica: come si fa a dare per scontato che l’uomo sia assimilabile in tutto e per tutto alla natura degli animali?
L’essere umano è sintesi di “natura” e “cultura” e quest’ultima è un prodotto della differenza ontologica (sessuale e identitaria) tra uomini e donne, non il contrario.
Pretendere di utilizzare il termine “natura” e “naturale” per giustificare delle pretese antropologiche fuorvianti è insensato prima di tutto da punto di vista di ciò che l’umanità evidentemente “è”: differenziata in uomini e donne, maschi e femmine, che sono a loro volta complementari e portatori per l’appunto di umanità, non di mera istintualità animale.
Inoltre a chi pretende di affermare che “in natura ci sono i comportamenti omosessuali degli animali, dunque l’omosessualità è normale”, si deve ricordare che l’omosessualità non ha nemmeno tra gli animali scopo riproduttivo, ma casomai (quando raramente si presenta) di rinsaldamento di legami sociali o di scala gerarchica (nei gruppi organizzati). Ciò significa che la “natura” (intendendo con questo termine vago ciò che avviene nel mondo animale) non può essere acriticamente presa a norma morale del comportamento umano.
Natura, per parafrasare Aristotele, è un pollachòs legòmenon: ha diversi significati. Affermando che gli atti omosessuali non sono affatto naturali, il termine “natura” viene invece impiegato col significato di «ciò verso cui una cosa è finalizzata» (Aristotele: «la natura è il fine: […] ciò che ogni cosa è quando ha compiuto il suo sviluppo noi lo chiamiamo la sua natura», Politica, 1252 b 32).
Parlando dell’uomo, meglio insomma non impiegare il termine «natura» come sinonimo di «mondo animale»: l’uomo è qualitativamente diverso dagli animali e non deve ispirarsi alla natura degli animali per giustificare un suo comportamento, altrimenti, poiché gli animali si uccidono, dovremmo logicamente giustificare l’omicidio. Il fatto che nel mondo animale ci siano comportamenti omosessuali non è un buon motivo per imitarli, così come appare più che discutibile la pretesa di standardizzare qualsiasi deviazione rispetto alla normalità.
Al contrario, se è vero che un disturbo, per definizione, è una patologia che contrasta con le naturali finalità del nostro organismo, ci sarebbe piuttosto da discutere su quanto l’omosessualità sia coerente con queste finalità o su quanto possa essere davvero considerata un comportamento specie-specifico dell’essere umano. E su quanto, infine, abbia inciso la discussa derubricazone dell’omosessualità dall’ICD (cfr. manuale diagnostico dell’OMS, International Classification of Disease, 1991) sulla percezione sociale di questo problema e su tutta la discussione che ne è scaturita, fino alle contemporanee leggi-bavaglio.
Uno degli argomenti del movimento lgbt per affermare che l’omosessualità sarebbe “normale” è infatti l’affermazione secondo la quale l’APA, nel 1973, ha cancellato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (Diagnostic and Statistic Manual). Pochi però ammettono che questa decisione non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica: l’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici grazie a una votazione (5.816 voti a favore e 3.817 contro). Non senza ironia il noto psichiatra Irving Bieber, commentò così la votazione del 1973: “Non si può davvero sostenere che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scientifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra sia piatta o rotonda“.
Proseguire sulla strada dell’emotività e del finto moralismo, dove tutto è lecito, porta a sequele fallaci come questa:
1) si lamenta che considerare persone “non normali” in base ai gusti sessuali è ingiusta discriminazione.
2) si passa a vietare il termine “non-normale” per gli omosessuali.
3) da qui il salto logico: l’omosessualità diventa “normale”.
4) di conseguenza non si vede più perché una coppia omosessuale, in quanto “normale” non possa adottare bambini oppure ottenerli in altro modo (utero in affitto, etc.)
Come sempre, il richiamo all’evidenza è il migliore antidoto contro ogni teoria che più o meno subdolamente miri a falsificare la realtà:
se la relazione omosessuale è normale per l’essere umano, come mai la coppia omosessuale non è strutturalmente in grado di generare?
Ovvero: se “essere omosessuali” è “naturale” e “normale”, come mai dalle coppie omosessuali perfettamente sane – naturalmente e normalmente – non nascono figli?
Alessandro Benigni
http://silvanademaricommunity.it/7-omosessualismo-e-fatto-naturale/

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Omosessualismo, pedofilismo e abusi sui minori. Parte seconda: dove porta la “stepchild-adoption”?
Alessandro Benigni05/02/2017Community, Generale
Omosessualismo, ideologia gender e pedofilismo, come abbiamo visto nella precedente riflessione, sono storicamente legati.
Ora vorrei fare un passo ulteriore: omosessualismo, ideologia gender e pedofilismo sono anche concettualmente legati.
Al fondo, anzi in fondo, siamo di fronte all’ennesima manifestazione del nichilismo e del relativismo individualista che spingono oggi verso un salto antropologico – al ribasso – quale ma si era visto prima.
Con grande astuzia comunicativa e capacità persuasiva questa forma di violenza radicale, di annichilimento antropologico, viene fatta passare sotto la maschera della difesa dei diritti, della lotta contro le discriminazioni, della conquista sociale.
Del “progresso”.
Ma che progresso mai può esserci in una visione del mondo, dell’uomo e della vita sostanzialmente fondata sull’emozione e sulla pretesa di soddisfare i propri pruriti?
Quale conquista in una distorsione sociale che riduce i più piccoli ad “oggetti di diritto” dei più grandi?
Quale giustizia, quale lotta per i diritti, in una ventata di indifferentismo radicale il cui frutto è la negazione (peraltro sempre più socialmente condivisa) della dignità della persona umana?
Quale fondamento in una serie di posizioni tra loro interrelate ma portatrici di una catena di autofagie che superano il tragicomico?
Sotto questa cronica mancanza di logica, di senso etico ed in fine di buongusto, si nasconde una dose di violenza davvero impressionante, così subdola e ben orchestrata da passare molto spesso per il suo contrario, rendendosi in questo modo invisibile. Perché il male, alla fine, per quanto seducente sia e per quanto a lungo riesca a camuffarsi da bene, non può tradire la sua vera natura: è stupido.
Come nel caso della “stepchild adoption”, presentata come un provvedimento urgente, a tutela del bambino, quando invece non si tratta d’altro se non del colpo di grazia che viene inflitto a chi è stato messo al mondo dopo un contratto di compravendita, reso volontariamente orfano, deprivato di una delle due figure genitoriali ed infine costretto a vedersi recisa per sempre la catena normale e naturale della filiazione.
Che cos’è questo se non l’ultimo atto di un delirio di volontà di potenza che espande le pretese degli egoismi malati fino ad annichilire il diritto ed il bene di un bambino? Quale bambino, se potesse, sceglierebbe di essere privato della mamma o del papà, per essere invece discriminato tutta la vita in una situazione oggettivamente innaturale?
Non ce la fanno vedere, la tengono ben nascosta, eppure questa orribile violenza c’è, eccome se c’è, e conduce a drammi che cominciano ad essere raccontati dai diretti protagonisti: gli adulti cresciuti in coppie dello stesso sesso. Trapiantati lì da piccoli, una volta acquistata la piena coscienza della loro identità, hanno saputo dare un nome e un cognome alla causa dei loro malesseri e delle loro sofferenze: quegli adulti che pur di mostrare a sé stessi e alla comunità una normalità fittizia non hanno esitato ai trucchi della tecnica per farsi fare un bambino, su ordinazione, da catalogo come nel caso di Ricky Martin, o da rispedire indietro se non conforme all’ordine, e se ne sono altamente fregati del torto più grave (cosa c’è di peggio che togliere mamma o papà ad un bambino?) pur di realizzare i propri desideri.
Sempre, rigorosamente a spese altrui. Logico. Nella società “del progresso” devono essere i più deboli a pagare per quegli adulti invidiosi di una normalità che non riescono a conseguire se non con i trucchi e le astuzie più disparate, tenendo ben fermo che qualasiasi cosa dev’essere lecita, se serve a “non discriminare”. Ma non discriminare chi? È questo il punto.
Quello che vorrei arrivare a mostrare, ora, è che la stepchild adoption – che è poi il cuore distruttivo dell’ideologia omosessualista, oggigiorno quasi completamente sdoganata anche da noi – è a ben vedere un forma di abuso minorile che si fonda su presupposti analoghi di quelli del pedofilismo.
Che cos’è, infatti, la “stepchild adoption”?
Questa abominevole forma di deprivazione minorile, sostenuta dagli omosessualisti, indica la possibilità di adottare il figlio biologico del partner dello stesso sesso. In sostanza ciò si traduce nella mercificazione della vita umana e nella negazione dei diritti del bambino, primo dei quali è avere una madre e un padre ed essere da loro cresciuto (art. 7 della Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo). Un omosessuale va all’estero (come ha fatto un senatore della nostra Repubblica), in un laboratorio col suo seme si feconda un ovulo di una donatrice, che viene poi impiantato nell’utero di una donna, cioè – in sostanza – un “utero‬ in‬ affitto‬”: nasce così il suo “figlio biologico”, che poi – secondo la “stepchild adoption” – in Italia potrà essere adottato per legge dal partner e si costituirà in questo modo una “famiglia”‬ con “due papà”.‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬‬
E nessuna madre, ovviamente.
Oppure viceversa: “due madri” e nessun padre.
Oggi si reclama “il bene del bambino”: “poveretto, è senza diritti. Gli manca un genitore, se muore quello biologico, che facciamo?” Eh già. Pensarci prima, no, vero? Questo è il trucco sofistico. Che dimentica però di dire che quel bambino è orfano non per disgrazia ma perché così è stato progettato “a tavolino”, venduto e quindi acquistato da chi adesso ne reclama i diritti.
In sostanza, un miserabile trucco, sulla pelle dei bambini, che serve a sdoganare la compravendita di minori al solo scopo di dare una parvenza di normalità alle coppie same-sex. Che cosa non fa, l’invidia.

La “stepchild adoption”, vediamola un po’ più da vicino, si fonda su alcuni principi basilari:
1) il primo principio stabilisce la precedenza, la priorità assoluta ai desideri degli adulti, anche a costo di calpestare e negare dignità, diritti ed interesse (quindi il bene) dei minori.
2) il secondo principio è quello dell’indifferentismo sessuale, correlato a quello dell’ininfluenza: uomini e donne sono uguali, eventuali differenze sarebbero mere costruzioni culturali, “maschile” e “femminile” sarebbero solamente stereotipi, per cui è indifferente per un bambino avere padre e madre ed ininfluente esserne privato (tra l’altro si dimentica di dire che in base a questa tesi nessun genitore è più indispensabile al bambino e che quindi i genitori – tutti – sono perfettamente inutili (per cui l’istituto stesso dell’adozione andrebbe logicamente abolito, per tutti): in una coppia di omosessuali è inutile la madre mentre contemporaneamente in una coppia di lesbiche è inutile il padre: basta “l’amore”, e via).
3) il terzo invece ha a che fare con la deriva etica caratteristica dei nostri tempi, coadiuvata da una diffusa incoscienza scientifica ed analfabetismo epistemologico, per cui sembra moralmente giusto accettare pacificamente ciò che è tecnicamente possibile e – in base alle nostre odierne conoscenze scientifiche – non provoca danni misurabili.
“La scienza dimostra che non ci sono danni per i bambini trapiantati in coppie dello stesso sesso” (quindi chissenefrega, avanti tutta col rendere orfani degli innocenti): è questo lo pseudo-argomento in base al quale qualcuno sostiene la deprivazione – abuso minorile che chiamiamo “stepchild adoption”. La cui forma logica è: se non ci sono danni che la scienza è in grado di misurare, allora va bene. Si può fare.
Ma anche se fosse vero che “la scienza dimostra che..” – ed abbiamo ampiamente mostrato nei precedenti dossier che ciò non è affatto vero – questo non sarebbe comunque un argomento valido per fare un salto sul piano etico ed affermare che “quindi” è lecito deprivare un bambino di padre o madre per compiacere due adulti e renderlo così volontariamente orfano per sempre.
Devo ricordarlo, che la scienza non ci dice mai nulla sul piano etico? E che la coscienza non si misura con l’abbecedario?
In sintesi, le ragioni che impediscono questo salto logico tra il piano scientifico e quello etico:
1) La scienza psicologica non dimostra nulla: non è matematica, al massimo argomenta più o meno correttamente in base ai criteri, ai presupposti, alle metodologie e agli interessi che oggi, quella particolare scuola psicologica accetta. Ne abbiamo già discusso qui. Faccio presente, per dare un’idea, che in Psicologia esistono al momento oltre un centinaio di approcci terapeutici diversi. Quale sarà il più affidabile?
2) Le misurazioni condotte nei vari studi dipendono poi da metodologie, presupposti, criteri, etc. che oggi sono ritenuti validi, ma domani potrebbero essere corretti, anche radicalmente, oppure, come spesso avviene, anche del tutto negati da più aggiornate o diverse prospettive, scuole, etc. I risultati delle indagini e delle statistiche sono sempre, per definizione, incerti. Insomma: nessuna verità incontrovertibile può venire da studi di questo tipo.
3) Non è affatto vero che il consenso del mondo scientifico in tema di adozioni sia unanime e men che meno indiscutibilmente “pro adozioni gay”. Vedi qui.
Per quanto i media e la vulgata comune del pubblico semi-colto insista ad affermare pseudo argomenti e falsità, la “stepchild adoption” resta una forma di violenza sui minori. Per quanto strumentale e finalizzata sia la denominazione inglese e si faccia di tutto per portare in primo piano il termine “adoption”, adozione, resta comunque una pratica disumana, contraria agli interessi e al bene del bambino. Per quanto si continui a sostenere che si tratta di un provvedimento teso a dare dei diritti a chi non ne ha, l’adozione del bambino da parte di una persona dello stesso sesso del genitore biologico è – e resta – un atto crudele, che spezza per sempre la catena della filiazione del piccolo, impedendogli di ritrovare una sua storia, un’origine credibile, collocata in una discendenza normale.
Studi importanti mostrano che i bambini in coppie omosex sposate stanno peggio, hanno molti più problemi di quelli impiantati in coppie omosessuali non sposate. I secondi, evidentemente, hanno ancora una speranza.
Devo aggiungere altro?
Lo ripeto. La stepchild è una forma di violenza, che fissa ed ingessa il bambino una situazione innaturale, lesiva dei diritti e dei bisogni della persona, al solo scopo di soddisfare pretese di adulti.
E’ una forma di violenza: e delle più gravi.
Altro che “diritti dei bambini”: è un volgare trucco per ottenere ciò che si vuole.
Inoltre, come se non bastasse, in base all’assunto (inaccettabile) su cui si fonda, dovremmo giustificare tutto ciò che in un dato periodo non comporta danni misurabili – in base alle conoscenze scientifiche del momento. Pedofilia compresa, come fin dall’inizio avevamo sospettato. Pensateci bene: perché no?
Infatti non si vede perché mai dovremmo accettare la deprivazione volontaria di un bambino in base all’assunto secondo il quale un piccolo deprivato di madre e padre non subirebbe alcun danno e non accettare, allo stesso modo, un rapporto di tipo sessuale tra un adulto ed un minore nel momento in cui la scienza ci dicesse che non ci sono nemmeno qui danni rilevabili.
O che ritenessimo da bravi progressisti che fa bene ad entrambi.
Se l’unico metro di stabilire ciò che si può fare e ciò che non si può fare è la “misurazione scientifica” allora se ne deduce che potremmo anzi dovremmo accettare anche la pedofilia, qualora si arrivasse a stabilire che non ci sono poi danni psicologici rilevanti nel caso di rapporti tra adulti e minori. Giusto?
Perché no?
Nel precedente studio abbiamo ricordato che c’è già qualche criptopedofilo che sostiene proprio questa tesi: “non sempre la pedofilia è da condannare”. E parliamo di professoroni universitari, quelli che fanno conferenze.
Confortante, vero?
Il fatto è che la “stepchild adoption”, mostrandosi come un provvedimento a tutela del minore – ma negando nei fatti il diritto del bambino ad avere padre e madre, quindi la sua dignità umana – si concretizza in una specifica e ben riconoscibile forma di violenza che andrebbe iscritta nella forma più generale dell’abuso sui bambini, alla quale appartengono anche la pedofilia e molte altre forme di maltrattamento e di violenza, dirette o indirette che siano, palesi o mascherate, non importa: si tratta sempre di forme di violenza su minori.
Si tratta sempre di prendere da un bambino ciò che l’adulto desidera e non invece di dare al minore ciò di cui ha bisogno per crescere.
In questo senso, a me sembra che ideologia omosessualista e pedofilismo abbiano almeno una radice comune: la reificazione, la perdita del senso e del valore della dignità umana, l’annullamento  del rispetto dell’altro e della sua sacralità, la prevaricazione dei diritti dei bambini, la loro riduzione ad oggetti per soddisfare i bisogni degli adulti.
L’ignoranza del Dono.
Se un bambino, come sostengono, può stare benissimo senza la mamma non sarebbe più logico tener presente che a maggior ragione due omosessuali adulti potranno stare senza un bambino?
E invece no. Prima gli istinti, i desideri, i pruriti, le voglie (non da ultima la voglia di rivalsa) degli adulti. Queste dobbiamo ascoltare, da bravi, rigidamente ingessati nella prospettiva adultocentrica che caratterizza queste ed altre discussioni (pseudo) etiche.
Ancora più in generale, non sembra chiaro a questo punto che che la radice ideologica è la stessa  che alimenta  tutte le forme di nichilismo possibili? Dall’aborto all’eutanasia, etc.: la vita umana è un nihil, un nulla, può essere progettata, fabbricata in laboratorio, manipolata come si vuole, negata nella sua dignità, privata dei suoi diritti e di ciò che le serve per crescere, costretta a sopravvivere in una condizione di mercificazione che mai si era vista prima.
L’importante è soddisfare gli adulti. Stessa logica di chi pensa al sesso come soddisfazione dei propri impulsi.
Mi chiedo: la “stepchild adoption” (ripetiamolo che non fa male: la progettazione e fabbricazione in laboratorio di bambini e la loro conseguente mercificazione) è nell’interesse supremo del bambino? O non è piuttosto il bambino ad essere concepito come oggetto per soddisfare i desideri degli adulti? Che siano sessuali o meno, a questo punto poco importa: si negano diritti e dignità ad un bambino per realizzare un desiderio di adulti. Non nel suo ma nel loro interesse. Per il loro piacere, per la loro voglia, per il loro desiderio. Per gli adulti, insomma, non certamente per il bambino.
Questo, a casa mia, si chiama fare i propri comodi, sulla pelle dei più indifesi.
Che cosa vi ricorda?
Che cos’è dunque la “stepchild adoption” se non una forma di abuso?
Per quali motivi dovremmo considerarla una forma di progresso e di civiltà? Forse che il progresso si identifica con la indiscriminata soddisfazione dei desideri degli adulti?
Ma quando un bambino esce ferito, deprivato, umiliato, offeso da un rapporto con un adulto, non dovremmo vietare questa forma di relazione e proteggere i minori da qualsiasi forma di abuso – che non si riduce, ricordiamolo, alla sola violenza manifesta?
L’abuso su un bambino, com’è noto, si concretizza nella sua forma generale come un comportamento che consiste nel provocare un danno biologico, morale o giuridico.
Già il danno giuridico è del tutto evidente nel momento in cui il bambino viene considerato oggetto di diritto degli adulti  e  non egli stesso, invece, sacro ed intangibile soggetto di diritto.
Occorre ribadire che non esiste, per nessuno, il diritto al figlio?
E dal punto di vista morale, che cosa risponderemo al bambino quando una volta cresciuto ci chiederà conto di quanto gli è stato fatto? Con quale diritto è stato privato del papà o della mamma e prodotto in laboratorio come una cosa qualsiasi?
È anche noto che in generale, gli abusi, oltre che violare la dignità ed i diritti dei bambini, ne compromettono lo sviluppo psicofisico e/o psicosessuale, anche se non è sempre né facile né evidente misurare i danni di questo tipo, soprattutto a lungo termine. In modo tale che difficilmente una valutazione psicometrica potrà metterne a fuoco tutti gli aspetti negativi: sia nell’immediato che nel breve e soprattutto nel lungo periodo. Peraltro, le testimonianze di adulti che sono cresciuti in coppie dello stesso sesso, con due uomini o due donne (mi rifiuto di scrivere “due mamme” o “due papà”, in quanto è concettualmente ed ontologicamente inaccettabile), sono allarmanti e a senso unico: si tratta di storie in cui le sofferenze dei soggetti cresciuti in questo stato sono drammatiche. Abbiamo raccolto nei mesi un’ampia documentazione in merito.
Provare a leggere per credere.
La Psicologia dell’età evolutiva, al netto delle differenze e delle sfumature delle varie scuole e dei diversi indirizzi, studia l’importanza della madre e del padre (prima della madre, poi del padre) nel processo di identificazione del bambino.
Anche a prescindere (ed è chiaro che è impossibile farlo) dall’importanza dell’attaccamento intrauterino, per cui fin dall’inizio si stabilisce una relazione strutturante con la madre, risulta incredibile che si possa anche per scherzo prendere in considerazione l’idea che il processo di identificazione primaria possa andare naturalmente a buon fine, senza difficoltà ulteriori da parte del bambino, una volta che la madre sia del tutto assente, così come analogamente il processo di identificazione secondaria non può che essere ostacolato o bloccato dall’assenza del padre.
Non a caso da sempre essere orfano di uno dei due genitori è stato considerato un handicap, uno svantaggio, e l’umanità ha previsto forme di adozione per il bambino che disgraziatamente li avesse perduti entrambi.
Ed è chiaro che se è vero che i bambini sopravvivono senza mamma o papà o altrimenti deprivati, è altrettanto chiaro che non è lecito a nessuno mettere un minore in crisi evolutiva al solo scopo di realizzare un suo desiderio. Perché da ostacoli di questo tipo solo qualcuno sopravvive (cfr. il concetto di “resilienza”).
In ogni caso – ed entriamo così nel cuore dell’argomento – se per “abuso” si deve ritenere “tutto ciò che ostacola o impedisce la crescita armonica del bambino”, mi chiedo per quale ragione non si debba considerare tale l’inserimento forzoso di un bambino in una coppia di adulti dello stesso sesso. Perché privare un bambino di uno dei genitori? I “genitori” – è bene ricordarlo – sono “coloro che generano”, non dimentichiamolo: il padre e la madre. Se questi vengono a mancare abbiamo i “genitori adottivi”: un padre e una madre sostitutivi, che ripristinano la catena della filiazione spezzata, nell’interesse supremo del bambino. Il senso e lo scopo dell’adozione è quello di dare un padre e una madre sostitutivi al bambino che disgraziatamente li ha perduti. Nient’affatto quello di dare bambini ad adulti che li pretendono. Nessuno è figlio di due padri o di due madri.
Nella “stepchild adoption” – che il Cirinnà implicitamente riconosce – padre e madre vengono di fatto negati, sia quelli biologici sia quelli sostitutivi. Daccapo: nel supremo interesse del bambino?
Da quando i bambini crescono meglio se vengono deprivati del padre o della madre?
Con quale diritto si pretende di fare tutto ciò al bambino?
Tra l’altro, come abbiamo accennato, è nella stessa logica distorta degli omosessualisti che si dovrebbe dedurre che se un bambino può stare tranquillamente senza madre, o senza padre, allora se ne dovrebbe logicamente dedurre che non servono entrambi – e a maggior ragione due adulti possono stare senza un bambino. Non è incredibile che questa schizofrenia collettiva porti a negare il diritto esistente del più piccolo per affermarne uno (inesistente) dei più grandi, al solo scopo di compiacerli? Per non discriminare, dicono. Ma qui l’unico ad essere veramente discriminato non è forse il bambino?
Perché bisogna soddisfare a tutti i costi il desiderio degli adulti, cancellando il diritto-bisogno dei minori?
A me sembra chiaro che  un bambino inserito in una coppia omosessuale e quindi privato di padre e di madre non solo non sia rispettato nel suo bisogno-diritto di avere entrambi i genitori, ma esposto crudelmente ad una serie di difficoltà ulteriori, rispetto a quelle dei suoi coetanei nati in famiglie naturali.
Mi chiedo: nell’interesse di chi?
Se nella forma generale dell’abuso rientrano non soltanto comportamenti di tipo commissivo, entro i quali vanno annoverati maltrattamenti di ordine fisico, sessuale o psicologico, ma anche di tipo omissivo, legati cioè all’incapacità più o meno accentuata, da parte dei genitori, di fornire cure adeguate a livello materiale ed emotivo al proprio figlio, a me sembra logico dedurre che l’inserimento forzato ed innaturale di un bambino in un contesto omosessuale costituisca  una forma di violenza minorile bella e buona, nemmeno tanto velata, in quanto viene volontariamente privato in radice e per sempre del rapporto con uno dei due genitori. Per il suo bene?
Se la “stepchild” verrà considerata una forma di abuso, risulterà ancora più chiara l’analogia con altre forme di maltrattamento che compromettono la dignità e lo sviluppo della personalità del bambino.
Cambiamo per un attimo prospettiva.
Leggiamo una definizione dell’Enciclopedia Treccani (fino in fondo, è importante):
“La pedofilia è una devianza sessuale che si manifesta con azioni, ricorrenti impulsi e fantasie erotiche che implicano attività sessuali con bambini prepuberi. I soggetti che ne sono affetti, quasi sempre maschi, spesso usano la violenza e la coercizione per mettere in atto i loro impulsi, giustificando o razionalizzando i loro comportamenti in vario modo. In un elevato numero di casi, il pedofilo è stato, a sua volta, oggetto di una o più aggressioni sessuali nell’infanzia o nell’adolescenza. La valutazione del significato di questo dato anamnestico è diversamente apprezzata: l’età dell’evento traumatico gioca un ruolo importante, al pari della possibilità o meno di parlarne, delle modalità dell’aggressione, del fatto che il violentatore fosse una persona che apparteneva alla famiglia (il più delle volte) o a essa estranea, della reazione che ha accompagnato e seguito gli episodi di violenza, e di altro. La violenza subita nell’infanzia impedisce alla vittima l’accesso alla sua sessualità infantile, che appare svuotata di contenuti affettivi. L’effetto traumatico deriva dalla partecipazione diretta del bambino alla sessualità dei genitori (o degli adulti); in particolare, il bambino violentato dal padre non può identificarsi con lui, interiorizzarlo e costruire quell’oggetto interno che gli permette di sentirsi a sua volta maschio, uomo e padre (la fissazione omosessuale o pedofilica). La situazione è aggravata da comportamenti passivi della madre, la cui assenza viene dal bambino-vittima identificata con la fonte della distruttività”. Fonte.
Da questa definizione ricaviamo alcuni elementi
1) la pedofilia è una particolare forma di devianza sessuale che si manifesta in varie modalità, tutte riconducibili alla forma generale di “violenza esercitata da un adulto su un bambino”.
2) il soggetto adulto è spesso stato a sua volta oggetto di violenza, quando era bambino.
3) per il bambino è indispensabile avviare un normale processo di identificazione con il padre, al fine di diventare a sua volta un maschio adulto normale. Il rapporto violento subito dal padre compromette questo sviluppo e non consente al bambino di completare quei processi psicologici che gli consentono di strutturarsi adeguatamente.
Complessivamente, la violenza subita dal bambino si pone come una ferita che impedisce la crescita o la devia verso soluzioni non-normali, come per esempio l’omosessualità o altri disordini o addirittura vere e proprie patologie mentali.
Sulla nozione di “normale” dobbiamo fermarci un attimo, perché nella contemporanea furia normalizzatrice tesa a piallare ogni differenza ed ogni realtà strutturante ed individuante, si rischia di perdere di vista la realtà.
Non credo che occorra una curva di Gauss per stabilire che normalmente i soggetti che nascono e crescono in contesti normali portano a termine il loro processo di identificazione e bene o male sono poi in grado di riconoscersi per quello che sono (compreso i correlati ruoli sociali): maschi i bambini, femmine le bambine. Quando ciò non avviene abbiamo diversi gradi ed ordini di problemi e forme di patologia mentale, come per esempio “disforia di genere”, tutt’ora presente nel DSM (il  “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”), che impedisce al soggetto di riconoscersi per quello che è ed anzi lo porta ad identificarsi nel genere opposto (per cui ci sono uomini che si percepiscono come donne e viceversa).
A proposito del termine “normale”, a scanso di equivoci, è bene ricordare che in Psicologia si utilizzano tre criteri per definire la normalità:
a) il primo criterio, anche nel campo delle scienze umane (in primis nella Psicologia), è quello statistico. Secondo tale criterio, la normalità deriva dalla frequenza media di certe caratteristiche e di certi comportamenti. In base a tale criterio sono normali quelle caratteristiche e quei comportamenti che sono presenti nella maggioranza della popolazione.
b) secondo il criterio assiologico, invece, dovrebbero essere ritenuti normali quei comportamenti che seguono determinati valori socialmente condivisi. Da tali valori derivano poi delle norme e dei divieti che indicano i comportamenti da seguire e quelli da evitare per il bene della società intera.
c) strettamente collegato al criterio assiologico è infine quello funzionale, che consente di ritenere normali quei comportamenti che risultano vantaggiosi per la società.
Quali di questi tre criteri la stepchild riesce a soddisfare? Nel momento in cui un bambino viene privato del genitore del proprio o dell’altro sesso, come si potrà dare per scontato che il processo di individualizzazione venga portato a termine senza traumi?
A chi pretende di negare il diritto del bambino ad avere il proprio padre e la propria madre e di cavarsela con un generico “i bambini hanno diritto ad avere qualcuno che li ami“, dovremo far notare che non c’è alcuna sequenza logica tra l’affermazione 1) i bambini hanno diritto ad avere qualcuno che li ami e 2) quindi questo qualcuno può essere anche una coppia di omosessuali che arbitrariamente prendono il posto della padre o della madre, ovvero dei genitori naturali del minore.
Il bambino ha certamente diritto ad essere amato, ma in primis dai suoi genitori.
E’ ovvio che ogni bambino ha diritto di essere amato, ma questo non giustifica per quale ragione debbano essere proprio due (o tre, perché no?) omosessuali e non invece i suoi genitori naturali, a sua famiglia, come la natura ha stabilito. Ancora: chi pretende di mettere una coppia omosessuale al posto dei genitori naturali rispetta per caso il diritto del bambino di essere amato? E in che modo?
Sempre a questo proposito, non di rado arriva dagli omosessualisti criptopedofili un’altra delle obiezioni più insensate che si possano sentire: “Non esiste alcun diritto ad avere i genitori”. Infatti, sostengono questi maestri della logica, se tale diritto esistesse dovremmo per forza dare un padre a tutti i bambini orfani di padre, e così via. Strabiliante. Nessun diritto ai bambini. Solo agli adulti. Come dire: “Non esiste alcun diritto alla vista poiché ci sono bambini ciechi ai quali la vista non può essere ridata“, oppure: “Non esiste il diritto a correre in quanto ci son bambini che son costretti su una sedia a rotelle“. Se tanto mi dà tanto.
Per la strada della negazione dei diritti naturali si arriva presto o tardi alla negazione del diritto alla propria incolumità. Anche sessuale. Chi vi ricorda questa deriva?
Ancora una volta, si confonde ciò che è morale con ciò che è stabilito per legge.
Si passa da uno stato di fatto a una pretesa di diritto, così, con un doppio carpiato, come se nulla fosse.
Si dà per scontato che padre e madre siano ininfluenti, poi però si pretende l’assunzione del ruolo genitoriale. Ma com’è possibile che se padre e madre sono “ininfluenti”, “inutili nell’allevare un bambino”, e “i bambini hanno solo bisogno d’affetto”, allo stesso tempo le coppie omosessuali rivendicano le stesse facoltà genitoriali delle famiglie naturali? Come abbiamo visto, infatti, per questa via si conclude che entrambi i genitori non servono affatto e che quindi i bambini possono farne tranquillamente a meno.
Una contraddizione logica dietro l’altra. Ma tant’è: nell’epoca del “love is love” anche fare due più due sembra un’impresa.
Ma perché gli omosessualisti insistono ad auto-proclamarsi buoni genitori, se poi sostengono che i genitori non servono?
Occorre ribadire che il ruolo genitoriale non si risolve nel solo e generico “rapporto affettivo”. Il problema è  relazionale, e riguarda fin dal principio la fondamentale figura psichica dell’origine. Anche una baby sitter può provare affetto per i bambini che accudisce, ed essere amorevole finché si vuole, ma questo non fa di una tata un genitore. I bambini possono essere amati, educati, protetti, da diverse figure parentali o sociali (per esempio i fratelli maggiori, nonni, gli zii, i cugini, gli amici di famiglia, ma anche insegnanti, pediatri, allenatori, etc.), ma non basta provare affetto, amare o insegnare qualcosa ad un bambino per svolgere il ruolo di genitore.
Quello che fa di un padre e di una madre due genitori è il loro statuto ontologico, non la somma delle loro prestazioni parentali che sono in grado di erogare. Una madre resta tale anche se dal punto di vista delle funzioni pratiche è una scadente baby sitter, e non viceversa.
La vita umana è inscritta in due ordini: il dato naturale, biologico, e quello relazionale, che attinge fin dall’inizio al piano simbolico e che il bambino ha iscritto nella propria psiche, conscia e inconscia, fin dalla nascita: questi ordini in equilibrio tra loro governano lo sviluppo del bambino e portano alla manifestazione di una capacità progettuale, alla crescita di un’affettività equilibrata, costituiscono la linfa vitale del principio di individuazione.
La psicologia e l’osservazione diretta della realtà più evidente hanno da sempre sottolineato il ruolo unico e complementare delle due figure genitoriali. Per crescere, un bambino ha bisogno sperimentare la differenza-che-genera che è all’origine della sua stessa storia: alla base della relazione con l’altro c’è l’apertura alla differenza ontologica, prima di tutto tra maschile e femminile, la conoscenza della propria identità, delle proprie origini naturali, la consapevolezza di essere persona, individuo unico ed irripetibile.
Il bambino ha necessità di sperimentare la compresenza del codice affettivo materno, improntato alla cura, alla protezione e all’accoglienza incondizionata fin dell’attaccamento intrauterino e del codice etico paterno, espresso dalla responsabilità, dalla norma, dalla spinta emancipativa.
Il bambino ha bisogno (e ha diritto) di poter conoscere la sua origine, di potersi collocare all’interno di una parentela, di riconoscere le differenze di sesso che sono all’inizio della propria storia, fonte della sua origine come individuo e nello stesso tempo dell’origine di tutti gli altri. I processi generativi che ricongiungono l’individuo all’umanità (e consentono di sentirsi inseriti pienamente nella vita sociale) sono una metafora fondamentale della vita psichica. La castrazione di quest’immagine porta il bambino – fin dall’inizio – in un terreno accidentato, in cui il riconoscimento del sé e l’accettazione della sua condizione di deprivazione sarà via via sempre più contorta.
Il piano biologico e quello simbolico-sociale sono profondamente interconnessi, come l’evidenza insegna: la madre non genera da sola, il padre nemmeno.
Nessuno è figlio di due padri o di due madri.
In assenza del genitore del proprio sesso, sarà molto difficile per quel bambino sviluppare la propria identità psicologica corrispondente. La psiche maschile e quella femminile sono molto diverse e l’identità complessiva si forma anche a partire dalla propria identità sessuale. Senza un’origine non c’è identità. La falsificazione surreale delle origini non può essere considerato un atto d’amore, messo in atto nell’interesse del minore. Il bambino ha bisogno di relazionarsi con chi l’ha generato.
Il fatto è che siamo di fronte ad un tentativo di stravolgimento antropologico di gravità incalcolabile, che finisce col mettere in discussione un diritto naturale di ognuno di noi, ovvero di un diritto oggettivo, inscindibile dalla persona umana, valido per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo, e attingibile o attraverso l’osservazione della realtà e l’uso corretto della ragione. Non solo è il terreno comune su cui germogliano le teorie criptopedofile, ma diventerà presto o tardi un problema di ben più ampia portata, che riguarda la salute mentale e perfino l’incolumità di tutti.
Procedendo secondo questa linea (secondo la quale i bambini non avrebbero alcun diritto ad avere un padre e una madre ma al massimo ad amorevoli figure adulte che si prendano cura di loro) si pretende di abolire un diritto naturale del bambino: ma così facendo, si cancella di fatto un diritto naturale di tutti. Adulti compresi. Perché no?
Il paradosso e l’autofagia di questo modo di ragionare sono evidenti: se nessuno ha diritti, nemmeno gli omosessualisti dovrebbero pretenderne.
Chi dà infatti all’adulto il diritto di abolire il diritto naturale di un suo simile? – peggio in quanto indifeso, più piccolo? Non si capisce infatti per quali ragioni i presunti diritti di qualcuno dovrebbero annientare i diritti oggettivi di altri esseri umani.
Una volta abolito il diritto naturale, inoltre, non resta che quello positivo, stabilito dalle leggi e quindi attribuito in base alle convinzioni della maggioranza o dei gruppi di potere dominanti (che potrebbero anche non coincidere): per questa strada – peraltro già percorsa in passato – si scivola immediatamente nello “Stato etico” che è totalitario e nel relativismo etico più devastante. Per cui non esiste un diritto certo, di nessun tipo, per nessuno, ma si può rideterminare la sfera della libertà e dei diritti a seconda di ciò che di volta in volta stabiliscono le leggi.
Per questi motivi la “soluzione” della “stepchild adoption”, lungi dall’essere effettivamente una misura a tutela del minore, appare in realtà come la giustificazione a posteriori di un fatto gravissimo, di un abuso commesso dagli adulti ai danni del bambino. Lo abbiamo già visto qui: è una soluzione fondamentalmente relativista, la logica conseguenza della fecondazione eterologa, il cui principale corollario è l’ammissibilità del matrimonio tra omosessuali. Se la principale obiezione razionale e giuridica a quest’ultimo riguardava l’impossibilità di procreare, ora con la fecondazione eterologa e l’utero in affitto, l’ostacolo posto dalla legge naturale è tecnicamente aggirato e l’egoismo degli adulti è pienamente soddisfatto. Infatti, se ammettiamo la liceità del concepimento avvenuto con gameti estranei alla coppia, come possiamo negare al partner estraneo al concepimento di diventare padre o madre legale del “prodotto” del concepimento stesso?
In conclusione lo pseudo argomento a sostegno della stepchild adoption sembra filar bene fino a quando non cominciamo a chiederci – come giustamente ci ricorda Francesco D’Agostino – se davvero  la quantificazione degli interessi possa essere portata avanti all’infinito (qual è infatti il limite? chi lo stabilisce? in base a quali criteri?): “le madri potrebbero essere tre, anziché due (ad esempio se facessimo entrare in gioco un’ipotetica, ma non infrequente, madre “sociale”, la cui maternità non consegue all’offerta né di un ovocita né dell’utero, ma nell’attivare l’intera procedura supportandone le spese). E perché non ipotizzare che le madri possano essere ben quattro, nel caso in cui per puntellare un ovocita patologico si inserisse in esso un’opportuna quantità di Dna estratto dall’ovocita di un’altra donna ben disposta a fare tale dono, in modo da aggiungere alla madre sociale e alla madre uterina ben due madri genetiche?”.
In conclusione: sarà mai sensato creare volutamente degli orfani per poi pretendere di adottarli?
Molti studi, già a partire dagli anni ’90, evidenziano sia le differenze psicologiche tra l’uomo e la donna, sia la loro ricchezza specifica come necessarie allo sviluppo psicologico, affettivo e caratteriale del figlio. Tali specificità evidentemente si perdono nella “famiglia omogenitoriale”.
Tutte le indagini più credibili effettuate sul campo convergono poi sul fatto che la stabilità della relazione della coppia sia uno dei pilastri fondamentali del benessere psico-fisico dei bambini: le coppie same sex, come ammettomo anche studi provenienti dallo stesso mondo gay (a partire di quella di Bell e Weinberg) convergono nell’evidenziare una forte instabilità delle coppie omosessuali (con o senza bambini a carico).
Inoltre ricerche basate su dati statistici nazionali, provenienti da enti ufficiali, governativi e non certo ostili agli LGBT (come il recente National Health Survey USA del 2013) mostrano come rispetto alla popolazione generale, il livello di salute psico-fisica della popolazione omosessuale o bisessuale sia significativamente peggiore degli eterosessuali (es. depressioni e altri problemi psicologici, tossicodipendenza, alcolismo, certi tipi di tumori, HIV, aspettativa di vita, ecc). Ed è chiaro a tutti che un livello più basso di salute psico-fisica di eventuali genitori non può non influire negativamente sui bambini.
Scrivendo sul British Journal of Education, Society & Behavioural Science, una nota e prestigiosa rivista peer-reviewed, il sociologo americano Paul Sullins afferma che i “problemi emotivi [sono] maggiori per i bambini con genitori dello stesso sesso rispetto a quelli con genitori di sesso opposto addirittura con una incidenza più che doppia”.
Il dottor Sullins afferma inoltre che “non è più lecito affermare che nessuno studio ha trovato i bambini che vivono in famiglie omogenitoriali svantaggiati rispetto a quelli in famiglie eterosessuali.”
Si deve notare che lo studio Sullins si basa un campione più ampio rispetto a quelli di qualsiasi altro precedente – 512 bambini con “genitori” dello stesso sesso; dati tratti dal Interview Survey National Health. I problemi emotivi rilevati sono molteplici, compresi comportamenti scorretti, preoccupazioni, depressione, rapporti difficili con i coetanei e incapacità di concentrarsi.
Un altro nuovo studio recentissimo (del 2015, The Unexpected Harm of Same-Sex Marriage: A Critical Appraisal, Replication and Re-Analysis of Wainright and Patterson’s Studies of Adolescents with Same-Sex Parents) smonta in modo definitivo il mito che il sesso dei genitori non influisca sull’equilibrio psico-fisico dei bambini. La ricerca, pubblicata sul British Journal of Education, Society & Behavioural Science riesamina 3 precedenti studi basati su un campione rappresentativo della popolazione che avevano concluso che i bambini che crescono con genitori dello stesso sesso non hanno svantaggi rispetto a quelli che crescono con genitori di sesso opposto. La revisione dei dati ha fatto emergere che dei 44 casi di coppie lesbiche che costituivano il campione, ben 27 erano in realtà costituiti da casi mal identificati di genitori eterosessuali. L’analisi dei dati “purgata” di questo errore ha rivelato che gli adolescenti cresciuti con genitori dello stesso sesso sperimentano maggiore ansia e minore autonomia rispetto a quelli cresciuti con genitori di sesso opposto anche se risultano raggiungere migliori risultati scolastici.
Ma la cosa più sorprendente è scaturita dalla comparazione effettuata all’interno del gruppo dei ragazzi cresciuti in famiglie omosessuali. Quelli con genitori “sposati” mostrano sintomi depressivi, crisi di panico e pianto in misura ben maggiore di quelli semplicemente conviventi.
Le ragioni di questa disparità non sono chiare, ma è più che sensato supporre che il matrimonio dei partner dello stesso sesso leva ogni speranza ai bambini di trovare o ritrovare il genitore mancante.
Spero di aver mostrato come la deriva dei diritti e del rispetto della dignità umana che porta alla “stepchild adoption” sia la stessa che porta ad altre gravissime forme di abuso, giustamente – finora – condannate in tutte le società civili. Se continueremo a scambiare un male per un bene e a far passare come progresso e lotta alla discriminazione una forma di mercificazione e violenza radicale come questa, nulla sarà più garantito. E non si vedono ragioni coerenti per cui non si debba, in un futuro prossimo – per le medesime ragioni – legalizzare anche la pedofilia ed altre forme di abuso sui minori.
Mi piace concludere con un’idea, credo sia del Manzoni:
“Con una specie di coraggio disperato 
la ragione sfida alle volte la forza, 
come per farle sentire che, 
a qualunque segno arrivi, 
non arriverà mai a diventare ragione“.
Alessandro Benigni
http://silvanademaricommunity.it/omosessualismo-pedofilismo-e-abusi-sui-minori-parte-seconda-dove-porta-la-stepchild-adoption/




Lo strano caso dell’ideologia Gender che “non esiste”, però si trova dappertutto. Documenti.


Parte prima

Chiarimento preliminare:

sulla differenza tra gender studies e ideologia gender

Speravamo tutti fossimo finalmente agli sgoccioli della discussione gender esiste / gender non esiste, e altre banalità simili. Speravamo di aver chiarito qual è la differenza tra ideologia gender e studi di genere. E invece no. Siamo ancora punto e a capo.
Questa volta è il turno degli Psicologi del Lazio: se la prendono con il messaggio / volantino che gira (e meno male che gira) tra i genitori, e che mette (giustamente) in guardia dalle linee guida dell’OMS sull’educazione sessuale dei bambini:
foto-articolo-2Si lamentano, gli Psicologi. Le frasi “sono messe lì, senza altre spiegazioni“.
Ebbene, diamole le spiegazioni: ecco qui in brevissimo ed illuminante video:

E aggiungiamo che qualora non bastasse, e *senza entrare nella letteratura scientifica in merito*, che qualsiasi lettore può immediatamente documentarsi sull’esistenza dell’ideologia gender, direttamente derivata dai gender studies (studi di genere: livello base per chi non ne avesse mai sentito parlare, wikipedia) che sta subdolamente entrando nella mentalità comune, nelle scuole, negli ambienti formativi, nelle famiglie, a partire da alcune evidenti e forse addirittura banali osservazioni (a proposito: volete fare due risate? allora date un’occhiata agli asterischi * di questa “prestigiosa” rivista…), oppure, nel caso ci sia un po’ più di tempo a disposizione, dando un’occhiata qui:
1) Teoria gender, scienza o ideologia?
2) Gender: una teoria scientificamente infondata
3) Gli ideologi del gender confondono le idee, ma hanno idee molto confuse
4) Gender- Oltre l’uomo e la donna
5) Gender, omosessuali, omosessualismo: chiariamoci le idee
6) L’ideologia gender non esiste?
7) Imporre l’ideologia gender è un crimine contro l’umanità
8) La teoria del gender è oggettivamente priva di basi scientifiche
9) “Nel nome dell’Infanzia” – Ideologia gender tra Alfred Kinsey e John Money
10) Cambio sesso: puoi modificare tutto, ma non il cervello
11) Donne si nasce, non si diventa
12) Genere o gender? La voce della scienza
13) Differenze comportamentali naturali tra maschi e femmine
14) L’inconsistenza scientifica della teoria del gender
15) Chi sostiene il gender ha paura della diversità
16) Perché il mondo Lgbt ha bisogno di negare l’esistenza della teoria del gender?
17) La femminista Naomi Wolf smentisce la teoria del gender
18) La menzogna della “teoria del gender” e l’incapacità ad educare
19) Il genere ha un ruolo determinante nel caratterizzare gli aspetti fisici del corpo, la struttura del cervello, le tendenze comportamentali, nonché la sensibilità e la reazione agli stati di malattia.
20) L’ideologia del “gender”: se la conosci la eviti
21) Materiali: Genere o Gender? Una lettura scientifica, di Chiara Atzori [Pdf da scaricare]
22) Gender theory? NO, grazie: donne & uomini, teste diverse (lo dicono pure le neuroscienze)
E da ultimo un articolo (da notare che sarebbe il 23° di quest’elenco, tutt’altro che completo) uscito da poco su questo stesso sito: “Siamo alle solite, il gender non esiste“.
Per coloro che affermano che l’ideologia gender non esiste, e per coloro che non sanno cosa sia, indichiamo anche un testo agile, chiaro, documentato, grazie alla penna di Giorgio Carbone. Ne proponiamo, grazie a Pro Vita, alcuni passi:
[Fonte: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/06/lideologia-gender/ ]
Detto questo, il fantasioso psicologo, autore dell’articolo (ma è il portavoce dell’associazione? Dove possiamo trovare le sue pubblicazioni accademiche sul tema?) prosegue affermando: “Il volantino prosegue, mischiando fede e scienza, con frasi del tipo: nell’ideologia “GENDER” si nega la frase “Dio creò l’essere umano a sua immagine e somiglianza; a immagine di Dio li creò. Maschio e Femmina li creò. E poi frasi di papa Francesco (che tra l’altro mi piace moltissimo) e papa Benedetto XVI (che mi piace un po’ di meno, ma va bene lo stesso)”.
Ora, a parte il tono dilettantesco, degno di uno studente di terza liceo, c’è da dire che si parte subito col piede sbagliato.
La contrapposizione implicitamente denunciata,  infatti, non sta in piedi: non si tratta di fede mescolata a scienza (che sia “sola fide” è infatti da dimostrare, in quanto gli argomenti – come abbiamo visto e come avremo modo di ripetere nel dettaglio – sono del tutto razionali e per nulla derivati i dipendenti da una fede, quale che sia) ma di una visione antropologica che si contrappone ad un’altra.
Diciamolo chiaro e tondo: quelle dell’OMS NON SONO DIRETTIVE “SCIENTIFICHE” LA CUI VALIDITÀ È INDISCUTIBILE e men che meno INCONTROVERTIBILI.
La “scienza” (la vulgata mediatica) oggi dominante è quella che propone una certa visione dell’uomo e questa visione è dettata da un certo tipo di approccio e di convinzioni di fondo che non hanno (né potrebbero avere, trattandosi di scienze umane) il carattere della necessità: vanno bene per alcuni, per altri no. Non erano di moda ieri, lo sono oggi, domani potrebbero non esserlo più.
A questo proposito rimando qui ad un articolo scritto tempo fa che tratta – sia pure in parallelo – la questione della “scientificità” del gender e dell’ideologia che deriva dai gender studies (in base alla quale uomini e donne sono solo prodotti culturali, i bambini non hanno diritto a padre e madre perché crescono benissimo anche in coppie o terne di omosessuali, o in gruppi di fantomatici “diciotto genitori” come suggeriva la non sempre lucidissima Giuseppina La Delfa, etc. etc: Pillole di Epistemologia per contrastare l’ideologia gender

Parte seconda

L’analisi del documento OMS Standards per l’educazione sessuale in Europa

Standard-per-leducazione-sessuale-in-Europa-OMS-1024x1024Detto questo, con l’aiuto di Raffaele Marmo torniamo al documento ufficiale dell’OMS  Standards per l’educazione sessuale in Europa, per una sintetica ma puntuale analisi di alcune evidenze.
Già a pag. 38 si parla esplicitamente di “accettare i diversi modi di diventare figlio all’interno di una famiglia“. E quali sarebbero questi diversi modi? Noi ne conosciamo solo due, tra quelli non lesivi della dignità e dei diritti del bambino ad avere padre e madre: la generazione o l’adozione in una famiglia dove vi siano entrambe le figure genitoriali che il bambino ha perduto (è questo lo scopo dell’adozione: dare un padre e una madre al bambino che non li ha più, non dare bambini ad adulti che li richiedono, per il solo fatto che li richiedono). Come si può supporre che sia educativo insegnare ad un bambino (da 0 a 4 anni) che è lecito produrre bambini con uteri in affitto e fecondazioni artificiali con conseguente dispendio di embrioni (ovvero, per qualcuno: omicidi)?
Segue poi la questione della masturbazione, che viene sia pure certamente promossa anche nella fascia 0-4 anni:
Cattura 01
Se io genitore non sono d’accordo ad insegnare che non c’è nulla di male nella masturbazione come si fa?
A pagina 39 viene poi promosso lo sviluppo di “un atteggiamento positivo verso i diversi stili di vita”. Ovvero viene insegnato a non essere consapevoli e – quando è il caso – critici della realtà che ci circonda. Che cosa si intende esattamente per “stile di vita“? E fin troppo chiaro che siamo immersi (già a partire dalla soglia 0-4 anni) nel relativismo etico più manifesto: va tutto bene, bisogna accettare tutto, è tutto lecito, tutto normale.
Ma le ambiguità non finiscono qui. Sempre a pag. 39 c’è un preoccupante riferimento al “rifiuto” (ricordo che stiamo parlando di bambini da 0 ai 4 anni): “se l’esperienza/la sensazione non è bella, non si deve sempre accondiscendere“: accondiscendere significa logicamente che ci riferiamo, da 0-4 anni, al contatto ricevuto da un’altra persona. Quindi si educa al fatto che toccarsi, sia da soli che a vicenda è possibile e può piacere, ma non sempre si deve accondiscendere: il che implica che alle volte si possa accondiscendere. Perché insegnare questo già da 0 a 4 anni?
Proseguiamo con la distinzione “tra segreti “buoni” e segreti “cattivi”: che s’intende dire? Quali sarebbero, esattamente, i segreti buoni? E quelli cattivi?
Ritorna poi il concetto di masturbazione per i bambini da 4 a 6 anni (siamo a pag. 40):
Cattura 01
E di seguito “aiutare i bambini a sviluppare un’identità di genere positiva”: che significa? E appena dopo (pag. 40) insegnare a sviluppare “amicizia e amore verso persone dello stesso sesso“. E in che termini si insegnano dei sentimenti?
Per non parlare di ciò che viene indicato a pagina 41: “trasmettere informazioni su tipi diversi di relazioni (familiari) e diverse concezioni di famiglia” e “rispetto dei diversi stili di vita“.
Cattura 01
Si parla poi di insegnare ai ragazzi l’ “accettazione dell’uguaglianza dei diritti” – senza specificare però di quali diritti si intende promuovere l’uguaglianza (dando acriticamente per scontato che sia da estendere a tutti per esempio il diritto al matrimonio?
Per chi fosse interessato a qualche approfondimento, ne abbiamo già discusso qui:
  1. Matrimonio di persone dello stesso sesso: perché no, senza discriminare
  2. “Diritti” LGBT, diritti dei bambini e diritti umani
  3. I bambini hanno diritto a un padre e una madre, a una famiglia vera
  4. Il matrimonio non è per tutti
  5. Famiglia “omogenitoriale” (o “omoparentale”) da tutelare?
  6. La stepchild adoption è a maggior tutela del minore? Perchè le giustificazioni alla stepchild adoption non reggono
  7. Il gioco delle tre carte: come i grandi pensatori abbagliano i lettori
Siamo così a pag. 42, fascia 6-9, e ancora si parla “sviluppare identità di genere positiva“: che significa? S’intende forse insegnare che se un maschio si percepisce femmina e viceversa va tutto bene?
Per non parlare poi del seguito, dove si reclamizza la contraccezione e si arriva a suggerire che vada insegnato “il concetto che si può influire sulla propria fertilità“, lasciando intendere che si può stravolgere il ciclo naturale della fertilità con qualsiasi tecnica, in qualsiasi modo, senza porsi il minimo quesito in merito.
Andiamo a pag. 44, fascia 9-12 anni. In questa fascia ecco i in primo piano metodi contraccettivi: “diversi tipi di contraccettivi e loro utilizzo; miti sulla contraccezione”. Quindi si insegna ai ragazzi qualcosa che non necessariamente si deve insegnare ad usare. Cosa sono i miti sulla contraccezione? Forse che alcuni sono abortivi? Si spiega poi come “utilizzare preservativi e contraccettivi correttamente in futuro”, dando per scontato che sia pratica accettata / accettabile da tutti, per poi passare al pieno dell’ideologia gender circa le “differenze fra identità di genere e sesso biologico“. Non è il caso di sottolineare che per le persone n o r m a l i non esiste differenza alcuna tra sesso e genere percepito. Si tratta, come avevamo già cercato di spiegare, di normalizzare la patologia e d’altra parte (non qui, ma altrove certamente) patologizzare la normalità (ne avevo già discusso qui:  Normalizzare la devianza e patologizzare la normalità).
Detto questo, la chicca finale. Ma chi sono gli “esperti” che hanno redatto gli Standard per l’educazione sessuale in Europa?
Chi ha avuto modo di leggere gli Standars per l’Educazione Sessuale in Europa può essere rimasto sconcertato di fronte al fatto che a bambini di 0-4 anni vengano proposti argomenti come gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce, esprimere i propri bisogni, desideri e limiti ad esempio nel “gioco del dottore”, il diritto di esplorare le identità di genere; che a quelli nella fascia d’ età 4-6 si parli di basi della riproduzione umana, scoperta del proprio corpo e dei propri genitali, argomenti inerenti la sessualità, amicizia e amore verso persone dello stesso sesso, relazioni con persone dello stesso sesso; che dai 6 ai 9 si affrontino le basi della contraccezione, i diversi metodi contraccettivi, gioia e piacere nel toccare il proprio corpo (masturbazione/auto-stimolazione), la prima esperienza sessuale. “Non meno sconcertante il fatto che i genitori – per quanto informati e addirittura competenti, possano di fatto essere – vengano definiti come fonte informale di educazione sessuale, vale a dire inappellabilmente esautorati di fronte all’autorevolezza di altre fonti definite “formali”, tra le quali la scuola, contravvenendo, tra l’altro alla dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo all’art. 26, terzo punto (http://www.un.org/en/documents/udhr/index.shtml#a26).
Non è senza pregio, quindi, cercare di capire quale autorevolezza realmente abbiano gli esperti che hanno redatto tali Standard per l’educazione sessuale.
Se lo è chiesto Il Sussidiario in un articolo apparso il 30 dicembre 2013 (http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/12/30/SCUOLA-L-educazione-dei-nostri-figli-Ci-pensa-un-consultorio-abortista-finlandese/455450/) e del quale proponiamo qui un riassunto.
Si tratta di 19 persone di 11 dei 53 Paesi che compongono il bacino di riferimento (l’Eurasia) con a capo Dan Apter, un finlandese che risulta capo-medico di un consultorio abortista finlandese presso il quale lavorano tre medici, dei quali Apter è, appunto, il capo. 17 degli altri 18 sono “personaggi del tutto analoghi per passato, convinzioni e spessore”. L’autorevolezza di un esperto normalmente si giudica sul ruolo che riveste e sulle pubblicazioni scientifiche che portano la sua firma ma, da quanto è dato capire, sembra che nessuno del team che ha redatto gli Standards, possa vantare un curriculum di prestigio. Delle due inglesi, ad esempio, una appartiene all’ufficio contraccettivi dell’equivalente di una USL italiana e l’altra ad un forum di educazione sessuale.
Ciò che lega queste persone è l’Ippf-En, ossia l’International Planned Parenthood Foundation-European Network, le cui attività specifiche sono la pianificazione familiare, l’aborto e la contraccezione, come si può rilevare dal sito www.ippf.org. Questa organizzazione, che viene citata molte volte a piè di pagina tra le fonti degli Standard, “è il trait d’union che, in modo palese o occulto, lega tutti, ma proprio tutti, i 19 predetti «esperti»”.
Ma veniamo agli enti che hanno patrocinato il documento.
Esso è stato redatto a cura del BzgA, ossia il Centro Federale per l’Educazione alla Salute, un organo del ministero della salute tedesco, che diffonde cultura sanitaria ma in sostanza non è un ente medico.
Quanto all’OMS, lascia attoniti apprendere che il documento “non figura – sottolinea l’articolo – tra le pubblicazioni ufficiali dell’Oms-Europa né dell’Oms come ente Onu centrale” e il logo dell’OMS è stato ottenuto “solo grazie all’attività di una singola persona, tale Gunta Lazdane, Regional Advider Sexual and Reproductive Health Noncommunicable diseases and life-course presso l’Ufficio europeo dell’Oms”. Va peraltro detto che nemmeno l’OMS è un ente medico ma si compone, “in sede deliberante, di un rappresentante politico per ogni stato membro: esso, dunque, vota a maggioranza e non secondo scienza”.
Che considerazioni si possono formulare a questo punto?
– L’appartenenza dei collaboratori di questo progetto in massima parte al nord dell’Europa rende lo staff poco rappresentativo dell’intera area Eurasiatica, nella quale gli stili di vita e i valori di riferimento variano sensibilmente da nord a sud, così come da est a ovest.
– Il fatto che tutti i membri dello staff siano legati in qualche modo a una stessa organizzazione (l’ippf), che si occupa fondamentalmente della cosiddetta salute riproduttiva, lascia spazio a un sospetto di mancato contraddittorio con realtà diverse.
– La scarsa autorevolezza scientifica dei membri di questo staff si commenta da sola. Lasciare l’educazione di un intero continente in mano a degli sconosciuti è di per sé una cosa preoccupante, dimenticare che in Europa esistono qualificati esperti dell’età evolutiva è inquietante.
(Fonte: https://nellenote.wordpress.com/2015/07/17/standards-oms-per-leducazione-sessuale-in-europa-chi-li-ha-redatti/?preview=true)

Parte terza

Aggiornamenti, testimonianze e documentazione.

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Home page del Corriere, 1 settembre 2015, ore 10.28. E ricordate: il gender non esiste.
Libricini
Libricini “educativi” per bambini: ilo padre non serve, per concepire un bambino basta andare all’ospedale e farsi dare un sacchetto di “semini”.
Mentre in città è vivo il dibattito sul gender e i suoi teorici si ostinano a negarlo, la prima pagina del magazine di Repubblica, Donna, spiattella l'interrogativo che qualcuno, nelle scuole italiane, vorrebbe tanto che bambini e ragazzi cominciassero a farsi:
Mentre in città è vivo il dibattito sul gender e i suoi teorici si ostinano a negarlo, la prima pagina del magazine di Repubblica, Donna, spiattella l’interrogativo che qualcuno, nelle scuole italiane, vorrebbe tanto che bambini e ragazzi cominciassero a farsi: “Nuove identità: tu di che sesso sei?”. Ma tranquilli: nulla di ciò che state vedendo esiste. Dicono.
Un caso tipico di perdita di contatto con la realtà:
11889462_10207468148610239_1478441246793441070_nTeoria gender in azione: l’indifferentismo sessuale (maschi e femmine, mascolinità e femminilità, non esistono in concreto ma solo per influenza culturale) porta a credere che per un bambino avere due donne sia come avere due madri e che avere due, tre, quattro madri sia come avere madre e padre. Per supportare questa follia, si deve però negare l’evidenza. Esempio? Come si concepiscono i bambini? Con la testa. Logico.
Un altro esempio di negazione dell’evidenza (un distillato di ideologia gender in azione)? Eccolo qui. “Scoop del Tg1! La giornalista Carmela Giglio rivela che le malignità di Mario Adinolfi sulla nascita dei figli di Elton John erano false: il cantante ha avuto i figli dal marito David Furnish!” Il video del servizio (la rivelazione al 20”):
Il servizio dal sito della RAI:
Link: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3991501e-f715-428b-b50b-347be2c11029-tg1.html – se non ci fosse da piangere, ci sarebbe solo da ridere a crepapelle. Purtroppo la psicosi sociale – frutto della negazione dell’evidenza – è fin troppo diffusa e c’è poco da stare allegri…

Ulteriori aggiornamenti:

Qui di seguito un ricco ed esaustivo video in cui si spiega che cos’è la “Teoria” o “Ideologia Gender” e – dal minuto 4 e 30 secondi – presentata documentazione oggettiva di come la “Teoria” o “Ideologia Gender” stia entrando nelle scuole.

Si veda il documento “Scuola e Genere: percorsi di crescita“, patrocinato da Comune di Siena
Link per scaricare il pdf:
http://www.provincia.siena.it/var/prov/storage/original/application/7d1e5db19a7f93411164d86b5dc383a4.pdf
Da Sentinelle in Piedi, sezione di Arezzo:
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Commento:
La fluidità di genere è la capacità di assumere in modo consapevole e libero uno o più degli infiniti numeri di genere, per il tempo che vogliamo e con qualsiasi ritmo di cambiamento. La fluidità di genere non conosce limiti o regole di genere“. Questo si legge, come vedete nella foto, a pagina 52 di “Gender Outlaw: On Men, Women, and the Rest of Us”, celebre libro del 1994 di Kate Bornstein. La tipa su Wikipedia è descritta come “gender theorist”: a noi vien da credere che una “gender theorist” produca “teoria gender” (per altro è essa stessa che definisce la sua una “theory of gender”, a pag. 58 dello stesso libro) e che pertanto questa stessa “teoria gender” esista. Ma conveniamo con chi ci ritiene visionari: la teoria gender prodotta dalla gender theorist che la chiama teoria gender non esiste. Ma come possiamo fare a contestare le deliranti affermazioni della Bornstein? Quale termine dobbiamo usare per chiamarle, se quello che lei stessa impiega non esiste? E come possiamo fare a non parlare di un punto di vista largamente discusso e condiviso, se è vero che questo volume, pubblicato da Routledge, su Google Scholar risulta citato in ben 1.113 contributi scientifici successivi (chi sa cosa significa sa che si tratta di un ranking accademico semplicemente straordinario)? Attendiamo risposte e, nel frattempo, lasciateci continuare – anche per banali esigenze di sintesi – a ripetere che la teoria gender, o almeno *questa* teoria gender, quella che vedete variamente riespressa ovunque, esiste.
Da un altro manuale per le Scuole Superiori:
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“ancora oggi non esiste una spiegazione scientifica che giustifichi l’attrazione tra sessi opposti”
Commento di Valerio Corazza: “Adesso è la natura a necessitare di spiegazione scientifica per essere giustificata”.
Non credo servano ulteriori commenti.
Aggiornamento dal mondo politico (10.09.2015): (Eugenia Roccella scrive questo post sul suo profilo Facebook): “La Commissione Giustizia del Senato ha appena smentito quelli che continuano a sostenere che l’ideologia gender non esiste. E’ stato bocciato infatti l’emendamento Ncd proposto da Sacconi, Albertini e Giovanardi in cui si riaffermava, sul cambiamento di sesso, la legislazione vigente, rifiutando in modo esplicito il criterio dell’autopercezione introdotto da una recente sentenza della Cassazione. Secondo la Cassazione, infatti, si è autorizzati a iscriversi all’anagrafe come donna anche mantenendo gli organi sessuali maschili e quindi la possibilità di essere padre, e naturalmente si può essere ufficialmente uomo e mantenere la possibilità di essere madre.
Per i senatori Pd e M5S, quindi, si è maschio o femmina se ci si sente tali, al di là dei dati biologici e della realtà del corpo”.

Da un altro manuale, questa volta di Biologia:
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Oltre che ideologica, è pure una pretesa che si fonda su fallacia evidente (variazione dell’argomento fantoccio: il caso limite), che consiste in una generalizzazione indebita e conseguente pretesa di elevazione a legge universale di ciò che è invece eccezione (o vera e propria malattia psichica). Basta guardarsi intorno e contare quanti sono gli individui in cui sesso e genere interiorizzato non coincidono.
È forse normale per un uomo sentirsi donna e viceversa?

Ulteriori aggiornamenti

Mentre il Ministro Giannini minaccia denunce e gli LGBT dicono che il Gender non esiste, noi abbiamo trovato un video caricato su Youtube il 23 settembre 2014 dal titolo: “A che GENERE giochiamo?“.
Si tratta di un “Laboratorio di educazione socio-affettiva” svolto presso la Scuola Primaria Statale CARLO PISACANE di Roma in collaborazione con il Centro Donne D.A.L.I.A. nell’anno scolastico 2013/2014.
Al minuto 2:17 del video (che ha un sottofondo musicale disturbante) si vedono due operatrici che leggono ai bambini di prima elementare il libro “Nei panni di Zaff“. Che libro è?
Racconta la storia di un bambino, potremmo dire, transgender, che vuole essere una “principessa” e che realizza felicemente il suo desiderio. Leggiamo: “Tutti gli dicevano: Ma Zaff! Tu 6 maschio. Puoi fare il re … ma la principessa proprio no. Le principesse il pisello non ce l’hanno!!”; Zaff: “E va bene, ho il pisello ma che fastidio vi dà? Lo nasconderò ben bene sotto la gonna …”. A un certo punto arriva la principessa “sul pisello”, che consegna il suo vestito a Zaff, dicendogli che potrà essere “la principessa col pisello”. “Il segreto per vivere per sempre felici e contenti: Essere ciò che sentiamo di essere senza vergognarsi mai”.
Al minuto 3:09 è il momento di “Piccolo uovo“, altro libro di propaganda gender.
Poi tocca a Rosaconfetto, che parla di elefanti rosa femmine e elefanti grigi maschi. Ma alla fine il “bene” trionfa, i colori vengono mescolati e “riesce difficile, a chi guardi giocare i piccoli di quella tribù, decidere quali sono le elefantine e quali gli elefantini”.
Non finisce qui: c’è Salverò la principessa:  un giovane e coraggioso cavaliere deve salvare una bellissima principessa imprigionata nella torre. Invece niente è come sembra. Il cavaliere è una bambina e la principessa la sua amichetta. Una favola moderna sull’amicizia e il gioco, un coloratissimo e originale albo illustrato che rovescia ogni regola e capovolge tutte le tradizioni.
Che bello insegnare ai bambini a rovesciare ogni regola, eh? Siete felici genitori che i vostri figli imparino a scuola a rovesciare le regole? Da notare al minuto 3:50 il momento in cui viene svelato ai bambini che il cavaliere è una travestita. Che sorpresa!
Subito dopo una bambina parla di una fiaba e dice che le è piaciuto il “carattere dolce” di papà elefante che dice alla figlia: “lasciamola in pace, può fare quello che le pare
Ma il “bello” deve ancora venire. Al minuto 6:24 l’operatrice dice ai bambini: “Adesso una mossa da principessa” e tutti, maschietti e femminucce, eseguono…
Dopo ci sono due bambine che si scambiano un frontino da femmina e un cappellino da maschio; invece al minuto 7:43 sono due bambini che si scambiano il frontino e il cappello.
Al minuto 9:45 le operatrici fanno interpretare ai bambini le fiabe che hanno letto in precedenza.
Il filmato si conclude con una “festa” in cui si vedono i bambini mascherati (e si nota un maschietto con una lunga gonna gialla).
Eccoci con la proposta del transgender per i bambini:
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Ecco il commento di Tommaso Scandroglio (17-09-2015)
Se ti azzardi a dire che nella “Buona scuola” (la legge 107/2015) c’è la teoria di genere passerai guai legali. Lo promette il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Ieri a Radio 24 lo ha detto chiaro e tondo: c’è «una responsabilità irrinunciabile a passare a strumenti legali» contro questa «truffa culturale. Chi ha parlato e continua a parlare di teoria “gender” in relazione al progetto educativo del governo di Renzi sulla scuola compie una truffa culturale. Ci tuteleremo con gli strumenti a nostra disposizione, anche per vie legali. Ove si continuasse ad incriminare la legge studieremo quali strumenti adottare».
E buona notte alla libertà di espressione. Tra i giuristi ci si interroga poi sul reato che si andrebbe a compiere: non calunnia, né diffamazione, forse procurato allarme, come chi telefona ad una scuola e dice che ha messo una bomba ma poi si scopre che era tutto uno scherzo. Insomma la Giannini vuole dietro le sbarre chi osa “incriminare” – questo il verbo da lei usato – questa legge. Chiamasi pensiero unico.
La Giannini è così stanca di vedere attaccata la sua legge su questo punto che ieri ha emanato una circolare che è arrivata a tutti i dirigenti scolastici in cui «si ribadisce che […] tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ‘ideologie gender’ né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo». Il ministro è stato costretto ad emanare questa circolare perché – si legge nella stessa – «pervengono al MIUR numerose richieste di chiarimenti, sia da parte di dirigenti scolastici e docenti che di genitori, riguardo una presunta possibilità di inserimento all’interno dei Piani dell’Offerta Formativa delle scuole della cosiddetta ‘Teoria del Gender’».
Ma nella Buona scuola si prevede l’insegnamento della teoria di gender sì o no? Prima di tutto chiariamo cosa è questa teoria. La gender theory non solo predica che l’omosessualità è cosa buona e santa, ma che un maschio si può percepire appartenente al mondo femminile e viceversa. Non solo. Ma asserisce che il dato genetico sessuale – essere maschi o femmine – è ininfluente per le scelte morali della persona. E dunque il sesso (quello biologico) non conta, conta invece il genere, cioè la percezione di sé come maschio, femmina, o come essere umano un po’ maschio e un po’ femmina, o neutro sessualmente.
In buona sostanza la teoria di genere esige che si superi la dicotomia maschio/femmina, perché concetti stereotipati, non dati naturali, bensì costrutti umani e sociali da retrogradi, gabbie che imprigionano la persona in ruoli precostituiti. Ecco perché – e il punto è decisivo – si sceglie di parlare non di sesso ma di genere: non più discriminazione sessuale, ma discriminazione di genere; non più identità sessuale, ma identità di genere; non più ruoli sessuali ma ruoli di genere e via dicendo. Ergo, ogni volta che in un documento del governo compare la parola “genere” questa non è usata come sinonimo di “sesso”, bensì si contrappone ad essa proprio perché rimanda a tutto quel complesso di tesi appena sintetizzate che ricadono appunto sotto l’espressione “teoria di genere”.
Ora nel comma 16 dell’art. 1 della legge sulla Buona scuola si legge che «nelle scuole di ogni ordine e grado» occorre promuovere l’«educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni». Perché usare due termini differenti – “sesso” e “genere” – se significano la stessa cosa? In realtà si usano due termini differenti proprio perché il termine “genere” rimanda alla teoria di genere.
Ma vi sono altre prove per sostenere che nella Buona scuola è previsto l’insegnamento di questa teoria. La neo-legge della Giannini rimanda al comma 2 dell’art. 5 della legge 119/2013. In questo comma alla lettera b) si legge che occorre «promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza  e la discriminazione di genere  nell’ambito  dei  programmi  scolastici […]  al  fine  di  sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle  donne  e  la  discriminazione  di  genere,  anche   attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo».
Questo comma recepisce un documento dal titolo: “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” che è stato redatto dal Dipartimento Pari Opportunità. Andiamo a leggere questo piano stilato il 7 maggio scorso: «Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere […] mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica» (5.2). Traduciamo dal politichese: stereotipo di genere è dire ai bambini ad esempio che esistono solo due sessi e che l’omosessualità è contro natura. L’identità di genere, citata nel passaggio, è invece l’immagine di sé come appartenente al mondo maschile o femminile, o la scelta di appartenere ad uno di questi due mondi al di là del sesso biologico. In poche parole, la teoria di genere.
Il documento così prosegue: “il Governo provvederà dunque ad elaborare un documento di indirizzo che solleciti tutte le istituzioni scolastiche autonome ad una riflessione ed ad un approfondimento dei temi legati all’identità di genere” (5.2)
Poi, sempre in questo piano straordinario, vi sono le “Linee di indirizzo sull’Educazione”. Qui si richiama l’art. 14 della Convenzione di Istanbul dove si sottolinea la necessità di «includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado materiali didattici su temi quali la parità dei sessi, i ruoli di genere non stereotipati». Si richiama anche l’art. 16, comma 1 lettera d) del decreto legge n. 104/2013 in cui si «sottolinea l’importanza ‘dell’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettvità, al rispetto delle diversità, delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere».
Inoltre nel documento si rinvia al progetto Polite (Pari Opportunità nei Libri di Testo). Trattasi di un codice di autoregolamentazione, siglato tra gli altri anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Pari opportunità e dall’Associazione italiana editori, per la promozione e adozione tra gli editori di libri di testo per l’educazione alle pari opportunità. Grazie a questo progetto abbiamo già sui banchi di scuola testi come il famigerato “Piccolo Uovo”: fiaba per bambini in cui si spiega che esiste anche la famiglia omosessuale. Poi vi sono racconti per l’infanzia dove la bella addormentata è svegliata da una principessa. Oppure il libro per la seconda elementare “L’acero rosso” dove – come riportato in foto – c’è un brano di lettura (“In famiglia” di Sandro Natalini) in cui si può leggere: «In famiglia […] si può essere adottati o avere due mamme e due papà. […] Il legame che unisce la famiglia non è il sangue: è il cuore che ci rende genitori e figli». Sdoganate così le coppie omosessuali e l’omogenitorialità (cliccando qui potrete trovare altri titoli). Questi testi, che da tempo circolano nelle scuole, ci fa dire con la Giannini che è proprio vero che la Buona scuola non mira ad introdurre la teoria di genere nelle scuole, perché c’è già.
Il piano straordinario infine fa riferimento anche alle “Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo”. In queste linee si spiega che gli atti di bullismo prendono di mira anche chi è differente per «genere, identità di genere, per orientamento sessuale. […] Il considerare, per esempio, ‘diverso’ un compagno di classe perché ha un orientamento sessuale o un’identità di genere reale o percepita differente dalla propria poggia le sue basi sulla disinformazione e su pregiudizi molto diffusi». Ancora una volta a chiare lettere si rimanda alla teoria di genere quando si parla di orientamento sessuale e identità di genere.
Dato che è facile perdersi in questo gioco di scatole cinesi – gioco volutamente creato ad arte per non venirne più a capo – chiariamo un aspetto importante: questo documento con tutto quello che c’è dentro ha valore di atto amministrativo generale perché riceve validità dalla legge del 2013, quindi direttamente applicabile in tutte le scuole italiane senza passare dal Parlamento, dato che questo si è già espresso chiaramente sul tema. Inoltre questo piano, infarcito di ideologia gender, confluisce nella Buona scuola a motivo del duplice rimando a cui abbiamo fatto cenno.
Torniamo alla circolare di ieri. In essa si fa riferimento anche alla disciplina europea in tema di educazione alla non discriminazione di genere. Qui gli atti normativi si sprecano. Ricordiamo solo la Relazione Rodrigues (vedi qui sotto) approvata a larga maggioranza martedì scorso in cui ai nn. 40 e 48 si prevede l’insegnamento della teoria di genere in tutte le scuole dell’Unione Europea (clicca qui).
La circolare emanata dalla Giannini ha cura poi di tranquillizzare i genitori dichiarando che spetta a loro scegliere in quale scuola mandare i figli dopo attenta scelta dei programmi ed attività didattiche ivi offerta. Ma – e qui sta l’inciampo – la circolare si affretta subito a precisare che tali programmi ed attività «in ogni caso dovranno risultare coerenti con i programmi previsti dall’attuale ordinamento scolastico e con le linee di indirizzo emanate dal Miur». Come dire: liberi voi genitori di scegliere dove mandarli i vostri bambini, ma state pur sicuri che in qualsiasi scuola dove li manderete si insegnerà la teoria del gender.
Detto tutto ciò, ci prepariamo ad affrontare le ire legali del ministro perché abbiamo asserito, avvalendoci della libertà di espressione, che la teoria del gender è presente nella riforma Buona scuola.

La “Relazione Rodrigues”

“Ieri il Parlamento europeo ha approvato la Relazione Rodrigues. Tale relazione mira a diffondere l’educazione sessuale sin dalle elementari. “L’educazione sessuale – si legge sulla Nuova Bussola Quotidiana – si riduce ad un corso di formazione per abortire e sull’uso dei contraccettivi. Al n. 31 troviamo poi la esplicita richiesta che in tutte le scuole del continente si insegni la teoria del gender e che si prevedano anche corsi di specializzazione su questo tema (40, 48)”. La relazione è stata approvata con 408 voti a favore, 236 contrari e 40 astensioni. Tra gli europarlamentari italiani 48 hanno votato a favore, 19 contro, 5 non hanno votato e c’è stato un astenuto. I contrari sono stati i membri del Partito Popolare europeo e i leghisti. Tutto questo nonostante gli Stati membri siano sovrani nel disciplinare queste materie”.
http://www.agoravox.it/Parlamento-europeo-approva.html
http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-aborto-eutanasia-contraccezione-e-nozze-gaystrasburgo-ripropone-i-diritti-fondamentali-13751.htm#.VfkXCtLtmko
Ed ecco un progetto per le scuole: La scuola fa differenza
Diamo un’occhiata agli

“Obiettivi delLa-scuola-fa-la-differenza progetto”

  1. Supplire a carenze formative strutturali del sistema scolastico italiano e delle scuole di Roma Capitale in merito alla costruzione delle identità di genere, all’uso di un linguaggio non sessista e al contrasto alle discriminazioni, in particolare per nidi e scuole dell’infanzia;
  2. realizzare attività formative specifiche che sostengano la parità donna/uomo, la pluralità dei modelli familiari e dei ruoli sessuali, il contrasto al sessismo nella lingua e nella cultura italiana; la lotta all’omofobia, al bullismo e alla violenza sulle donne;
  3. decodificare comportamenti, segnali, prassi, abitudini e modi di dire che veicolano o possono veicolare modelli identitari e di relazione stereotipati e stereotipanti, al fine di decostruirli e fornire a bambine e bambini un orizzonte il più libero e sereno possibile, attraverso cui costruire la propria identità ed il rapporto con l’altro sesso ed evitare la formazione di logiche discriminanti;
  4. supportare insegnanti, educatrici ed educatori nella messa a punto e la condivisione di pratiche educative che contrastino l’interiorizzazione della disuguaglianza come “fatto naturale”;
  5. sviluppare delle modalità di approccio che favoriscano la libera espressione della personalità e che, attraverso il gioco, stimolino curiosità verso le differenze, nel segno del rispetto per gli altri e delle differenze individuali.

Decostruire, decostruire. L’importante è decostruire.

Ma ogni decostruzione è distruzione: non lo sapevate?

Cominciamo con un video illuminante.
Quando la decostruzione è radicale: “Arriva in Italia il trattamento ormonale per cambiare sesso ai bambini. «Delirio di onnipotenza»” (Tempi.it)
L’ospedale Careggi di Firenze chiede il via libera dei farmaci che bloccano la pubertà. Il medico Atzori: “Chi appoggia una terapia simile non fa scienza, ma afferma un’ideologia
Arriva anche in Italia la prima richiesta di utilizzo dei trattamenti ormonali sui bambini affetti dal Gender identity disorder (Gid), conosciuto anche con il nome di “disforia di genere”. A chiedere il via libera alla Regione Toscana è l’ospedale Careggi di Firenze. Il primario del reparto di Medicina della sessualità, Mario Maggio, ha dichiarato al Corriere Fiorentino: «Ci sono farmaci che bloccano la pubertà precoce e abbiamo chiesto di estenderli anche sulla pubertà inadeguata». Per Maggio bisogna «indirizzare la pubertà verso il sesso che veramente sente il paziente».
GIRARE IL COLTELLO NELLA PIAGA. La Tavistock, la clinica inglese che fa scuola bloccando lo sviluppo dei bambini “confusi”, sostiene che in questo modo si dà tempo ai pazienti per “pensare” cosa vogliano essere. «Invece non si fa che inchiodarli alla loro problematica anziché aiutarli a uscirne. È il contrario di quello che dovrebbe fare un dottore», dichiara a tempi.it il medico Chiara Atzori, autrice di Il binario indifferente; uomo e donna o Glbtq.
Secondo Maggio, frenando lo sviluppo prima della pubertà, si eviterà l’operazione da adulti. «Non è così – risponde Atzori -, purtroppo molti si sono operati. E poi mi domando: “E nel frattempo che faranno con questi bambini?”. Lo stop della crescita non è privo di conseguenze: è noto che lo sviluppo biologico va di pari passo con quello psicologico, fermarlo causa diversi problemi». Sarebbe come lasciare che una ferita si apra sempre di più invece che cercare di curarne le cause. «Lo dice la letteratura, il 95 per cento dei bambini affetti da Gid provengono da situazioni di disagio ambientale. Cosa si pensa di risolvere con un trattamento ormonale quando il problema è psichico? Qui non stiamo parlando di bambini con disturbi dello sviluppo biologico, genetico, cromosomico o anche ormonale. Si capisce che chi appoggia una terapia simile non fa scienza, ma afferma l’ideologia dell’autodeterminazione e il delirio di onnipotenza per cui l’uomo vuole scavalcare i limiti naturali». La scienza parla delle conseguenze? «Uno studio appena pubblicato dalla rivista Pediadrics dice che “è necessaria una maggiore consapevolezza dei benefici di un intervento medico precoce. Effetti psicologici e fisici della soppressione puberale e/o ormonale nei pazienti studiati necessita di ulteriori indagini».
PAZIENTI COME CAVIE. «Il problema di tanta confusione – continua Atzori – è dell’Apa (American psichiatryc association). Ormai si sostiene che è normale scegliere un sesso diverso da quello biologico, così la maggioranza degli psicoterapeuti non aiuta più i pazienti in un processo di cura che coinvolga lui e l’ambiente che lo circonda. Anziché sostenerli nella scoperta e fioritura di sé e della propria natura come data, in un processo in questi casi più faticoso, li si asseconda nella loro confusione. È come mettere la coda a una persona che crede di essere un gatto, non si risolve proprio nulla. Anzi, si peggiorano le cose».
Atzori fa l’esempio di un bambino che, per varie problematiche infantili, si finge una bambina: «Viene assecondato, poi magari si opera per essere una femmina. Da grande si innamora di un uomo, presto si troverà di fronte alla dura realtà di essere sterile. Sto citando casi reali. Queste persone vanno incontro a una disillusione disperante. Eppure chi vuole aiutarli affinché la loro mente si riconnetta con ciò che sono può essere accusato di violenza». È tutto girato al rovescio: «Io lo chiamo delirio collettivo. In cui chi è in difficoltà anziché essere aiutato è lasciato nel suo disagio. Tutto in nome della libertà e del quieto vivere di medici e adulti che non vogliono mettersi in discussione». (Benedetta Frigerio)
Anche la Disney si adegua?
disney-genders-1024Sembrerebbe di sì. Leggi l’articolo: “According to The Mary Sue, in 2013 the site separated costumes by gender, with the titles of the costumes reflecting the gender they are supposedly intended for, such as “Buzz Lightyear Costume Collection for Boys.”
Now, even clicking on “Halloween Costumes” under the “Girls” and “Boys” headers on the main page takes you to a general “Costumes for Kids” page, where Cinderella costumes can be found on the same page as Thor costumes”.

Educazione sessuale con coppia di gay: i genitori si ribellano

Film con un padre che lascia moglie e figli e va con un uomo proiettato durante una lezione di educazione sessuale alle medie di Treviso. Scoppia il caso: 120 famiglie scrivono a Manildo.
Fonte: http://m.tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2014/05/15/news/educazione-sessuale-con-coppia-di-gay-i-genitori-si-ribellano-1.9231504

E ancora:

Il progetto “Liber* Tutt*”: è già entrato nelle scuole, tramite un’esperta – o sedicente tale – incaricata di raccontare delle favole ai bambini. Ovviamente non si tratta di favole tradizionali, evidentemente piene di stereotipi e pregiudizi sessisti, ma di storielle più in linea con il gender stile in gran voga in questo momento. Leggi la testimonianza su Notizie Pro Vita: http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/gender-a-scuola-genitori-soli-contro-lignoranza-e-il-relativismo/

Il gender nelle scuole viene insegnato. Ecco le prove…

ge211Fonte: http://www.allaquerciadimamre.it/osservatorio-gender/539-il-gender-nelle-scuole-viene-insegnato-ecco-le-proveù.
Sotto la parvenza della La Legge sul Femminicidio, cosa c’è?
Leggi questo intervento di Gianfranco Amato: 

La teoria gender si trova nella “buona scuola”?




Dal Milan all’Inter(specismo)

Siamo ad un passo. Anzi, come vedremo più avanti, qualche passo ben oltre il limite è già stato compiuto. Ha perfettamente ragione Francesca Romana Poleggi, quindi, quando afferma: “Non c’è da stupirsi. E’ il logico risultato della cultura omosessualista e del gender. E’ una necessaria conseguenza del libertarismo radicale sfrenato e dell’egualitarismo scervellato e scellerato che si sono andati diffondendo negli ultimi decenni.
Sintomaticamente, un articolo di  Jack Minor, dal Northern Colorado Gazette, si intitola: “I pedofili vogliono gli stessi diritti degli omosessuali“. L’attrazione per i bambini è un orientamento sessuale come tanti, è un altro dei “generi” in voga. E’ un’altra delle pulsioni che ormai abbiamo imparato ad elevare al rango di “diritto”.
Del resto dal canto loro – prosegue Francesca Romana Poleggi – “gli psichiatri stanno facendo in modo di derubricare anche la pedofilia dalle malattie mentali, così come avevano fatto per l’omosessualità negli anni ’70.  Un gruppo di professionisti ha proposto di modificare la definizione di pedofilia contenuta nel Manuale di diagnostica e statistica dei disordini mentalinon più “pedofili”, ma “persone attratte dai minori”, perché bisogna aiutare i professionisti della mente umana a comprendere detti soggetti, aldilà degli “stereotipi” e dei pregiudizi costruiti dalla società. Infatti, secondo loro, gli effetti negativi del sesso tra adulti e bambini sono stati eccessivamente sovrastimati: la grande maggioranza delle persone che ha avuto rapporti con adulti durante l’infanzia  non ha riportato conseguenze sessuali negative una volta raggiunta la maturità”. (Leggi qui l’articolo integrale)
Non deve quindi stupire che perfino un pugile, non certo un professore di Psicologia, abbia tratto le logiche, debite conclusioni, rispetto a quanto sta accadendo in questi mesi (incorrendo, come da manuale, nell’immediato attacco della gaystapo): I tre fattori che potrebbero determinare la fine del mondo? Legalizzare l’omosessualità, l’aborto e la pedofilia. Chi avrebbe mai detto negli anni Cinquanta o Sessanta che le prime due sarebbero diventate legali in molti paesi?”.
Anche il pugile sul ring sa quindi che cosa significa “assuefazione e quali sono i meccanismi che regolano la discesa nel piano inclinato: un passo alla volta, si arriva ad accettare tutto.
Overton docet, ancora una volta.
D’altra parte anche in politica non si scherza. Da anni il lavoro del partito dei pedofili è monitorato con attenzione, preoccupazione ed ultimamente con allarme dagli osservatori più attenti. Tra gli intellettuali e cattedratici che hanno sposato la mala causa, Tommaso Scandroglio sulla Nuova Bussola Quotidiana ha recentemente segnalato Margo Kaplan, docente alla Rutgers School of Law di Camden: “La professoressa ha scritto un articolo sul New York Times intitolato “Pedofilia: un disturbo e non un crimine” (Pedophilia: A Disorder, Not a Crime). E’ interessante notare, con Scandroglio, come la tecnica usata per legittimare i pedofili sia la stessa che è stata messa in pratica per la legittimazione dell’omosessualità: un passo alla volta, come Overton insegna.
“Un primo passo per rendere accettabile una condotta o una condizione è affermare che non è poi così rara. Scrive la Kaplan: «Secondo alcune stime, l’1 per cento della popolazione maschile continua, molto tempo dopo la pubertà, a sentirsi attratto da bambini in età prepuberale». La pedofilia è quindi una realtà sociale, un fenomeno che esiste ed esiste accanto a noi”. Intanto già da tempo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dice che la pedofilia è un disturbo se «provoca un disagio o difficoltà interpersonali». Quindi un pedofilo sereno non soffre di alcun disturbo; se il bambino è “consenziente”, il “disturbo” magicamente scompare.
Secondo passo: «la pedofilia è uno stato e non un atto. […] Circa la metà di tutti i pedofili non sono sessualmente attratti da loro vittime» dice la professoressa. Quindi la metà dei pedofili sono persone per bene, che i bambini neanche li toccano (ma se non ne sono attratti sessualmente che pedofili sono? Ci vuole far credere che tutti coloro che amano i bambini – educatori, intrattenitori, baby sitter – sono pedofili?). (Leggi tutto l’articolo qui)
E il “mondo scientifico”? Non si sottrae alla regola. Logico. In Inghilterra sono i docenti accademici a stabilire che «è normale voler fare sesso con i bambini» (Leggi tutto l’articolo qui)
Basterà dare un’occhiata al testo originale per restare a bocca aperta: “Paedophilia is natural and normal for males”. Niente male, come salto in avanti verso il progresso. Tanto, “lo dicono gli scienziati“. Giusto? Quindi, che c’è di male?
Nel 2000 – sedici anni fa – don Ferdinando Di Noto, presidente del “Telefono Arcobaleno”, affermava che su Internet bazzicano più di cinquanta organizzazioni mondiali pedofile. Al sacerdote non era sfuggito il tam-tam in rete in preparazione di un “Boy love day” internazionale sul modello del tanto strombazzato “Gay Pride International” romano. Il giorno prescelto per la manifestazione dell’orgoglio pedofilo sarebbe il 24 giugno di ogni anno (quando, a furia di “dibattere”, il tema non susciterà più repulsione ma, pur con le dovute riserve, sarà ammesso nell’arengo mediatico: anche in questo caso, come non pensare a Overton?
Lo scopo dichiarato di queste associazioni pedofile è quello di fare accettare all’opinione pubblica anche questo “diritto civile“, basta che il partner sia consenziente. Si tratta evidentemente della trappola sofistica dell’estensione dei diritti. Si tratta di acquisire una maggiore libertà, per tutti, che male ci potrà mai essere? E’ con questo escamotage che si fa largo – soprattutto tra i giovani – l’idea che chi vuole vietare – per proteggere – sia in torto: la parte odiosa la fa chi vuol vietare qualcosa a qualcun altro, com’è logico. Con il risultato che stiamo tutti, inesorabilmente, precipitando verso una regressione barbarica da cui non si potrà più uscire (Cfr. “Come si potrà tornare indietro?” leggi tutto l’articolo qui).
Secondo il meccanismo individuato da Overton  e per altro verso da Chomsky – la scala dei valori si sta spostando molto velocemente. Anche se non ce ne accorgiamo. Anzi, soprattutto in quanto non ce ne accorgiamo. Il tutto avviene tramite un mascheramento cognitivo che a suon di posizioni pseudo-scientifiche e radicalmente a-morali, fanno pian piano passare nell’opinione pubblica l’idea che sia in fondo tutto normale. Tutto e il contrario di tutto, s’intende.
E’ l’effetto incorniciamento, sul quale torneremo senz’altro in seguito: viva i diritti per tutti (però si dimentica di dire che questo comporta la cancellazione di quelli dei bambini). Normale e naturale vengono astrattamente fatti coincidere e con un salto pazzesco sul piano morale (la cosiddetta fallacia naturalistica) si passa alla giustificazione di qualsiasi perversione. Uso questo termine in accezione freudiana, sia chiaro, aggiungendo che l’esaltazione ipertrofica del principio di piacere – a danno di quello di realtà – non può che portare danni molto seri, e non solo a livello individuale, ma bensì sul piano sociale. Stanno attentando alla psiche di tutti. Come aveva capito perfettamente Italo Carta.
Il processo in atto è altamente distruttivo: prima ci faranno credere che l’omosessualità è “naturale”, quindi che è “normale” e poi sarà il turno della pedofilia, già immessa sullo stesso binario.

Non ci credete? Fateci caso.
Pensate ad alcune contemporanee “rappresentazioni artistiche“:

Oppure alla pressione dei media che ovunque muovono verso l’iper-sessualizzazione dei bambini: nuove finestre di Overton si aprono.
Anche i “grandi” filosofi contemporanei si stanno muovendo in questo senso. Qualcuno ha già lasciato intendere che i pedofili sono una categoria ingiustamente demonizzata, come un tempo era quella degli omosessuali. Scrive Antonio Brandi: “Se Richard Dawkins sostiene che una “moderata pedofilia” non dovrebbe essere giudicata severamente, l’American Psychiatric Association l’ha derubricata da malattia, a disturbo, e da disturbo a preferenza sessuale. Anzi, al termine “pedofilo” va sostituita l’espressione “adulto attratto da minore”: bisogna evitare gli stereotipi e le stigmatizzazioni sociali (!). Associazioni apertamente pedofile come NAMBLA e B4U-ACT o il partito pedofilo olandese Stitching Martijn, hanno mano libera: invano, Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’ OSMOCOP (Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia e la pedopornografia) e dell’associazione Meter, da più di 20 anni denuncia che “migliaia di bambini, anche neonati, subiscono cose indescrivibili, e le loro immagini vengono pubblicate su internet per soddisfare l’eccitazione malata di orchi e affini”. (Leggi qui l’articolo intero)
Da qualche parte ho letto che tale dottor Van Gijseghem, ex professore di psicologia presso l’Università di Montreal – avrebbe avuto il coraggio di affermare: “L’omosessualità è un orientamento sessuale come tanti altri: c’è chi è gay, poi c’è chi è etero, e poi c’è chi è pedofilo”. Devo ammettere che non fa poi impressione più di tanto. Non dopo aver letto quanto sopra citato. Confortante, vero? Direi: sintomatico.
Non notate niente? Lo stesso processo di derubricazione ha riguardato l’omosessualità, negli anni del ’68.  Per la precisione, nel caso della legalizzazione dei “matrimoni” per coppie dello stesso sesso, restando sul binario tracciato, l’inizio del movimento che porta ai risultati odierni è di difficile individuazione, ma un passaggio epocale è stato senz’altro il 1973, anno in cui l’APA (l’Associazione degli Psicologi Americani), ha derubricato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD (International Classification of Disease), nel 1991. Alla fine di questo percorso, ai giorni nostri, quasi tutti sono d’accordo nel ritenere l’omosessalità sia “normale” e perfettamente naturale, con tutte le conseguenze che ne derivano. Lasciamo perdere – per ora – quanto sia affidabile la metodologia con cui i vari DSM sono stati redatti e dove stiano portando l’abolizione e l’invenzione di nuove malattie dal nulla.
E’ chiaramente la scala di Overton, ancora una volta, in azione. Tanto che anche l’arte viene utilizzata come alibi per sdoganare la pedofilia: le sculture pedopornografiche dei fratelli Chapman sono esposte nei musei e spettacoli con scene erotiche tra adulti e bambini sono applauditi dagli intellettuali di grido che frequentano i festival Gender Bender. L’ILGA e l’Istituto Kinsey, ricevono regolarmente finanziamenti anche con denari pubblici dell’UE (quindi soldi miei e vostri), e sono accreditati tra i consulenti dell’ONU. La loro opera è stata utile a stilare i famosi “Standard per l’educazione sessuale in Europa” dell’OMS, diretti a insegnare ai bambini da 4 anni in su a masturbarsi, a toccarsi, a cambiare sesso. Tutto quadra, i conti tornano.
E’ sempre la lucida analisi di Antonio Brandi a ricordarci l’aspetto teleologico di questo movimento: “Aborto, destrutturazione della famiglia, ideologia gender, omosessualismo, incesto e pedofilia, sono tra loro collegati. Occorre quindi agire in maniera organica con una battaglia a tutto campo, su tutti i fronti. Il sesso da o con i bambini è solo un altro confine repressivo da spazzare via, in nome della rivoluzione sessuale e libertaria che, contro ogni buon senso, contro la ragione e la legge naturale, si presenta con lo slogan obamiano “love is love”: basta che ci sia “l’amore”.
Love is love“, appunto. Lo slogan sulla bocca di tutti. Eppure in pochi ricordano che l’amore non è affatto sempre Amore.
Dietro le quinte, come sempre, una montagna di soldi.  E’ sempre Provita a fare il punto preciso della situazione: il manager, grande esperto di marketing, prof. Paul E. Rondeau, della Regents University, nel 2002 ha dettato le linee guida per “Vendere l’omosessualità all’America ”. Una vera e propria azione strategica che si articola nei passaggi qui riassunti.
Step 1: “desensibilizzare”.  I media devono diffondere fino alla nausea messaggi, modelli e situazioni che rendano all’opinione pubblica la percezione che l’omosessualità sia estremamente diffusa, le coppie omosessuali più o meno famose devono essere comuni, normali, scontate. E come, tutti noi possiamo constatare, questo è fatto. Gli studi statistici dimostrano che – per esempio – negli Stati Uniti i gay sono meno del 3% della popolazione. Ma ciascuno di noi stenta a crederlo, non è vero?
Step 2: “bloccare”. Censurare in ogni modo le posizioni di chi ritiene che l’omosessualità non sia “normale”: insomma il “dalli all’omofobo” che stiamo subendo in ogni contesto, da un po’ di tempo a questa parte.
Step 3: “convertire”. Agire sulle masse, su coloro che non hanno una formazione culturale solida sull’argomento, affinché accettino la normalizzazione della cosa proposta: anche su questo la strategia messa in atto è a buon punto. Voi, però, se state leggendo questo post e se siete abbonati alla nostra rivista, siete fra quelli con la formazione culturale solida, di cui sopra: sta a voi diffondere le idee sane e “irrobustire” la cultura di coloro che vi sono prossimi.
Un’ultima considerazione, non ultima per importanza:
La stessa strategia è stata messa in atto per “vendere” la pedofilia.
Ancora una volta: cosa ci ricordano questi passaggi ben definiti e razionalmente calcolati?
Tutto ciò è – ancora una volta  – perfettamente in linea con il pensiero di Mario Mieli, come è stato ricordato sul quotidiano Liberazione già nel 2008:
Altra grande rottura di senso è il riconoscimento della sessualità indistinta, gioiosa e vitale del bambino. Il bambino è, secondo Mieli, l’espressione più pura della transessualità profonda cui ciascun individuo è votato. È l’essere sessuale più libero, fino a quando il suo desiderio non viene irregimentato dalla Norma eterosessuale, che inibisce le potenzialità infinite dell’Eros. Discorso eversivo e scomodo oggi più che mai, in una società attanagliata dal tabù che investe senza appello il binomio sessualità-infanzia, ossessione quasi patologica che trasforma il timore della pedofilia in una vera e propria caccia alle streghe.
Quello di Mieli è un monito a tenere bene a mente la vitale, originaria e prorompente sessualità infantile, in modo da non imbrigliarla nelle coercizioni della Norma, che genera inevitabilmente repressione, omofobia, violenza, discriminazione. Mieli non dà risposte, ma lascia aperti interrogativi di ordine etico sul ruolo castrante del sistema educativo (rappresentato dalla famiglia in primis) e sulle potenzialità ancora ignote di un Eros che, se lasciato libero di esprimersi, può fondare una società diversa da quella in cui viviamo. Sicuramente più libera. (…) Una famiglia non eterosessuale, ancorché monosessuale, potrebbe educare un figlio senza castrarlo, ci chiediamo, inculcando in lui i valori di una sessualità più vicina al potenziale transessuale originario?
Possono le nuove famiglie contribuire a rompere il circolo vizioso della normatività normalizzante e della normalità normativa? Alla Norma Mieli contrappone l’assunzione e la pratica di tutte le perversioni, che restituiscono agli individui la condizione originaria di transessualità”.

Applaudite (!) sculture pedopornografiche dei fratelli Chapman:

Detto questo, tentiamo ora una breve sintesi, per lo più riferita al caso italiano (ma non solo):

1977. L’iniziatore del movimento omosessuale in Italia, Mario Mieli, che considerava «opera redentiva», per entrambi,il sesso tra un adulto e un giovanissimo(e anche la necrofilia, la coprofagia e la pedofilia in senso stretto) ha pubblicato il suo libro Elementi di critica omosessuale, nel quale ha scritto: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino l’essere umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica” (Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Milano, Einaudi, 1977). E ancora: “la corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple con tutti gli esseri della terra, inclusi i bambini e i nuovi arrivati di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose, annullando “democraticamente” ogni differenza non solo tra gli esseri umani ma anche tra le specie. A questa rivoluzione sociale sono di ostacolo i valori famigliari naturali e cristiani”. Morì suicida nel 1983. Col sostegno dei Radicali è nato il u.o.r.i. di Mario Mieli, centro culturale omosessuale che si ispira ai valori del suo beniamino.
1983. Nasce il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, associazione dedita alla difesa dei diritti civili delle persone LGBT. E’ una delle principali organizzatrici del Gay Pride di Roma e vede il transessuale Vladimir Luxuriatra i suoi esponenti ed è dedicata allo scrittore ateo e iniziatore del movimento omosessuale in Italia Mario Mieli, promotore della pedofilia e della liberalizzazione sessuale del fanciullo (vedi anche Contro la Leggenda nera). L’intellettuale riteneva anche che omosessualità e pedofilia fossero correlate (da Gris.Imola.it).
1990. Le associazioni omosessuali (COC) fondate da Jef Last (pedofilo omosessuale e amico di André Gide) nei Paesi Bassi hanno voluto e ottenuto la depenalizzazione dei contatti sessuali con giovanetti al di sopra dei 12 anni, avvenuta nel 1990. Le condizioni poste furono il consenso del giovane e il nulla osta dei genitori (da G.J.M. van den Aardweg, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, 1998, p. 507 e da Pedofilia in Italia e cultura pedofila).
1996. Aldo Busi, noto ateo, anticlericale, radicale e omosessuale si è mostrato aperto alla pedofilia. Al Maurizio Costanzo Show ha dichiarato: “ma da quando la pedofilia è un crimine? Io ho fatto di tutto! Se anche un adulto masturbasse un ragazzino, che male ci sarebbe?”. Busi ha anche incolpato addirittura i minori di essere provocatori verso gli adulti. Ha affermato: “non c’è nulla di scandaloso se un ragazzo compie atti sessuali con un adulto e semmai sono i bambini a corrompere gli adulti e non viceversa”. Intervistato da Repubblica ha detto: “Può esistere una pedofilia blanda, quella praticata dai bambini sugli adulti. I bambini sono in certi casi corruttori degli adulti. Oggi cercano il capro espiatorio nel cosiddetto pedofilo, come ieri negli zingari, negli omosessuali, negli ebrei, nei palestinesi, nelle donne, ma anche i bambini hanno la loro brava sessualità e che gli adulti non devono più reprimerla” (da Repubblica 12/12/1996).
2001. L’avanzata di Overton: esiste una “pedofilia buona” e una “cattiva”. Giuseppe Anzani su “Avvenire” (22 maggio 2001), condanna i “distinguo” tra una pedofilia “buona” e una cattiva: “Già in passato i fabbricanti di opinione hanno posto i loro ’distinguo’, ad esempio per il sesso adulto che occhieggia i bambini “sofficemente” senza violenza fisica, con una sorta di complice intesa. Folli. Questi veleni vanno stroncati sul nascere, perché il bambino è violato in modo ancora più subdolo e micidiale (…) C’è qualcosa che uccide nell’anima, prima di profanare o straziare il corpo. Le cose mostruose che seguono, e che oggi ci strappano indignazione sgomento, sono conseguenze”. Su questa medesima linea si muove lo scrittore Claudio Camarca, autore del recente libro “SOS pedofilia”, che condanna i cosiddetti “Intellettuali” italiani che, conniventi oggettivi, si rifiutano di esaminare e denunciare le mire ideologiche e politiche della lobby pedofila, quando addirittura non le giustificano: “Si, molti sedicenti intellettuali sono i mandanti della pedofilia in Italia. Magari vanno in televisione a sostenere che la pedofilia è un fatto naturale, che la pedofilia ’dolce’ non è un male. Storie, menzogne. La cosiddetta pedofilia ’dolce’ è la peggiore, le lusinghe creano nel bambino un contesto di ambiguità terribile. La violenza può anche essere spiegata, e allora il mostro lo identifichi, ma chi ti lusinga ti fa credere invece di essere tu, il bimbo, la parte attiva.” (“Avvenire”, 24 maggio 2001). [Fonte: “Contro la leggenda nera”].
2006«Via libera al partito pedofilo». Sentenza choc in Olanda. Un tribunale ha respinto l’istanza di un’associazione che aveva chiesto di proibire al partito la partecipazione alle elezioni. La decisione dei giudici motivata con il rispetto della «libertà d’espressione». Articolo: “La rabbia è esplosa sul web pochi minuti dopo la lettura dell’ordinanza. «È una vergogna», «Stanno attentando ai valori della nostra società», «Non voglio più vivere in questo Paese». Siti Internet e blog sono assurti ieri ad incubatore delle proteste. La decisione di una Corte dell’Aja di non bandire dalle prossime elezioni politiche olandesi il partito pedofilo Amore del prossimo, libertà e diversità (Nvd) ha scatenato la rabbia di quanti speravano in un intervento dei giudici per frenare sul nascere l’ennesima svolta-choc nei Paesi Bassi. Il tribunale – chiamato ad esprimersi su un esposto presentato dall’associazione Soelaas e dagli attivisti del gruppo Diritto fondamentale alla sicurezza nell’educazione – ha invece dato ragione al movimento pedofilo, in nome della «libertà d’espressione». Una «interpretazione troppo estensiva della tradizionale tolleranza olandese», secondo la definizione di un’associazione dei Paesi Bassi che si batte per i diritti dei bambini. «Dopo aver già liberalizzato l’eutanasia infantile le nostre autorità hanno fallito di nuovo», scrive Jaap, 46enne di Utrecht, su un forum on-line. «Saranno gli elettori a giudicare le ragioni di questo come degli altri partiti», ha dichiarato il giudice H. Hofhuis argomentando la decisione della Corte. A giudicare dai sondaggi, comunque, la sicumera mostrata ieri dal fondatore dell’Nvd, il 62enne Ad van der Berg, dettosi certo di un successo elettorale, sembra eccessiva. Circa 85 olandesi su 100 si sono infatti detti «assolutamente contrari» al nuovo partito, e ribadito la necessità di rendere illegale la promozione della pedofilia. «Gli olandesi devono far sentire vigorosamente la loro voce, se vogliamo evitare di sacrificare l’innocenza dei nostri bambini agli interessi pedofili», ha sottolineato l’associazione No Kidding. «La pedofilia e la pornografia infantile dovrebbero essere un tabù», è la posizione del partito calvinista Sgp sul gruppo di van der Berg, un gruppo «dagli ideali perversi», secondo la definizione del parlamentare olandese Geert Wilders. Il Telegraaf, il quotidiano più venduto dei Paesi Bassi, ha definito più volte «insensata» la creazione del nuovo soggetto politico, e anche gli altri media del Paese hanno criticato con forza il «manifesto» del gruppo. Il programma dell’Nvd è ritenuto dagli analisti «inquietante». Il movimento pedofilo punta innanzitutto all’abbassamento della soglia dell’«età del consenso»: il limite per la liceità dei rapporti sessuali tra adulti e adolescenti dovrebbe essere abbassato dai 16 ai 12 anni, e poi gradualmente abolito. Anche la diffusione e il possesso di materiale pedo-pornografico dovrebbe essere depenalizzato, e dovrebbe essere consentita la partecipazione dei giovanissimi a film ad alto contenuto erotico. Il tutto in nome di un presunto «scopo educativo». Il codice civile olandese vieta espressamente soltanto quei movimenti che si rifanno a «odio, discriminazione razziale e xenofobia». Seguendo questa norma, il tribunale dell’Aja ha rigettato l’imposizione del bando. Ma viste le immediate reazioni dell’opinione pubblica a tale decisione, il partito pedofilo non sembra destinato ad ottenere vasti consensi nei Paesi Bassi”. (Fonte: Paolo M. Alfieri, AVVENIRE Martedì 18 luglio 2006).
2006. Denuncia di un europarlamentare: pedofilia dialaga nell’Ue. L’Ue latita sulla pedofilia, di Luca Volontè (Capogruppo Udc alla Camera dei deputati): “In una recente intervista a un noto settimanale femminile, l’europarlamentare di An Cristiana Muscardini tuona contro l’ascesa del partito dei pedofili in Europa. Con una coraggiosa presa di posizione, la deputata Ue spiega che la realtà è inquietante non solo per il fatto in sé, ma perché si tratta di una pratica in uso anche da alcuni colleghi a Bruxelles… (leggi qui)
Il caso Aldo Busi. L’Associazione Nazionale Sociologie l’Osservatorio sui Diritti dei Minori ha preso posizione contro l’ateo anticlericale e omosessuale Aldo Busi, ritenuto “pro-pedofilo” (da ASCA.it e OneTv.it). Nel suo libro “Manuale per il perfetto papà”, ha infatti spiegato che l’età per rapporti omosessuali ritenuta da lui lecita è a partire dai tredici anni, in quanto a questa età un ragazzo, sarebbe adulto e libero di decidere di avere rapporti con un altro uomo. Nel 1996 ha dichiarato al Maurizio Costanzo Show: “ma da quando la pedofilia è un crimine? Io ho fatto di tutto! Se anche un adulto masturbasse un ragazzino, che male ci sarebbe?
(Sul “caso Busi” si trovano in rete un interessante video ed una memoria precisa):
Per chi fosse interessato ad una disamina più articolata sui rapporti generali tra laicismo e pedofilia, segnalo l’ottimo reportage di UCCR, da leggere qui.
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