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sabato, novembre 11, 2017

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    10/16/17--06:22: George Soros e la democrazia a tutti i costi: cosa si nasconde dietro alla facciata buonista

    George Soros e la democrazia a tutti i costi: cosa si nasconde dietro alla facciata buonista

    È considerato uno delle icone della filantropia, tuttavia dietro questa “maschera” eroica si nasconde una figura che, neanche tanto velatamente, manovra opinione pubblica e governi.
    Da molti anni ormai, un’eminenza grigia controlla la scacchiera europea e non solo: parliamo di George Soros, miliardario ormai ottuagenario che manovra la maggior parte dei movimenti rivoluzionari del pianeta e molto umanitarismo di facciata dietro al quale si nascondono spesso inconfessabili interessi economici. Acclamato dalle Ong e dai partiti progressisti d’Europa, questa figura di “adorabile nonnino” è diventata ormai uno dei simboli della filantropia, il difensore integerrimo delle minoranze e dei diritti umani.
    Sotto questo substrato di “santità”, però, questo personaggio è in realtà il principale finanziatore mondiale di una sovversione contro-iniziatica che sta portando il Mondo allo sfascio. Per saperne di più occorre capire il profondo legame fra Soros ed il mondo della cooperazione. Il miliardario avrebbe recentemente investito sui titoli di alcune cooperative del Nord Italia divenendo il terzo azionista col 5% del capitale sociale di alcuni colossi che dirigono le redini della Lega delle Cooperative, presieduta da Giuliano Poletti, ministro del lavoro italiano.
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    L’ingresso di Soros ha reso chiara la trasformazione del mondo della cooperazione italiana da semplice modello economico solidale a modello capitalistico a tutti gli effetti. In altre parole è emerso alla luce del sole ciò che già da molto tempo era sottaciuto: il mondo della cooperazione è divenuto un potere forte capace di esercitare delle pressioni lobbistiche sui governi, come dimostra ad esempio la nomina di Poletti come ministro.
    George Soros finanzia anche la cooperazione di matrice cattolica, quali la nota Compagnia delle Opere, a capo di Comunione e Liberazione. Numerose cooperative, sia rosse che bianche, con l’aumento dei flussi migratori verso l’Italia, precedentemente impegnate in settori come quelli sanitari ed educativi, hanno riconvertito le proprie attività nel sociale, in particolare nell’accoglienza e la gestione dei profughi. In questi ultimi anni sono sorti quindi dei complessi di strutture residenziali e comunità atte ad accogliere e far integrare i clandestini condotti in Italia dalle Ong che operano nell’area del Mediterraneo traendoli in salvo.
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    E chi c’è dietro queste ultime? Sempre il magnate ungherese, che finanzia le navi che vanno in soccorso dei barconi carichi di migranti clandestini. Secondo delle recenti indagini portate avanti dalla magistratura italiana vi sarebbe persino un tacito accordo fra scafisti ed operatori Ong. Il legame fra Soros e queste organizzazioni sarebbe così stretto che quando il governo della Libia ha fatto divieto alle navi Ong di avvicinarsi alle sue coste per venire in aiuto dei clandestini, l’imprenditore, al colmo dell’indignazione, avrebbe contattato tutte le figure più importanti della politica internazionale, Onu inclusa, per sbloccare la situazione e mitigare la decisione della Libia.
    Soros è inoltre legato a doppio filo con le Ong impegnate a promuovere la difesa dei diritti umani nei Paesi in cui questi vengono negati. Tramite la Open Society Foundation, Soros è riuscito ad inglobare migliaia di organizzazioni non governative per lo più politicizzate e di ideologia radical progressista che si battono in genere contro dei governi legittimamente eletti in Paesi “non allineati”. È il caso della Siria: attraverso una subdola propaganda mediatica le Ong hanno diffuso un’immagine negativa di Bashar Hafiz al Assad, descritto come dittatore sanguinario. L’ultima creatura di Soros, atta a sensibilizzare l’opinione pubblica, è un movimento di protesta a favore dei migranti, i No Borders, pronto a manifestare in tutti i Paesi europei. La strategia adottata è sempre la stessa: manipolazione dell’opinione pubblica tramite slogan e attivismo a pagamento.
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    Soros, all’apparenza, si direbbe un magnate col chiodo fisso della democrazia ad ogni costo. C’è da chiedersi però cosa sia per il filantropo la vera democrazia. Il reale “potere al popolo”, come etimologia vuole, o piuttosto il potere alle élite che decidono al posto del popolo curando i propri interessi? Democrazia intesa come sostegno e difesa dei più deboli o piuttosto oligarchia del denaro? Ed ancora: rispetto dell’autodeterminazione dei popoli o imposizione di questa “democrazia” tramite campagne militari e propaganda negativa?
    fonte  BreakNotizie
    www.stopeuro.news


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    10/17/17--22:36: ROBERTO BURIONI, IL MAGO DEI VACCINI / ECCO TUTTI I BUSINESS A BASE DI BREVETTI & BIG PHARMA, DA BRACCO A POMONA

    mont Burioni

    Nella foto il Prof. Roberto Burioni.



    La guerra dei vaccini continua. I Soloni della Medicina uniti e compatti contro l’ultima puntata di Report, solito condottiero Roberto Burioni, che si autogiudica l’unico super esperto di vaccini mentre il popolo bue non ha diritto di parola né di minima contestazione e per i medici che osano osservare qualcosa c’è pericolo radiazione, come sta già succedendo in alcune regioni. La grancassa dei media è al servizio di Big Pharma, pseudo verità scientifiche spacciate per Vangelo tanto i cretini sono lì pronti a berle d’un fiato.


    Sigfrido Ranucci. In apertura Roberto <b>Burioni<b>

    Sigfrido Ranucci. In apertura Roberto <b>Burioni<b>

    Sigfrido Ranucci. In apertura Roberto Burioni

    Intanto, cominciano a spuntare alcuni precisi interessi non solo scientifici ma anche economici del Vate Burioni. Tanto perchè si cominci a intendere che, al solito, lorsignori non se ne fregano della salute di bimbi e scolaresche, ma dei danari che riempiono le loro tasche, a bordo di brevetti, la catena delle sperimentazioni, poi il battesimo e finalmente le lucrose commercializzazioni. Ma procediamo per gradi e partiamo dalle news.

    Zeppo di critiche contro la trasmissione di Sigfrido Ranucci – che sta riacquistando smalto e grinta dopo le ultime annate a base di pizza & babà – dedicata al vaccino contro il Papilloma virus in cui si parlava degli effetti avversi a questo tipo di vaccinazione contro il tumore al collo dell’utero, il pezzo di Repubblica on line firmato da Valeria Pini. Che così esordisce: “Il primo a scendere in campo, dopo la messa in onda, è il virologo Roberto Burioni. ‘Diffondere la paura raccontando bugie è un atto grave e intollerabile. E’ abusare in maniera perversa della libertà di opinione. E’ come gridare ‘c’è una bomba’ in uno stadio affollato per vedere la gente che fuggendo calpesta i bambini. Report ha dato spazio a teorie prive di base scientifica, a individui senza alcuna autorevolezza e ha mescolato sapientemente possibili tangenti e ipotesi non confermate per ottenere un effetto abominevole: instillare timore nei confronti di una pratica medica sicura, efficace e in grado di salvare migliaia di donne da una morte atroce’”.


    LE GAFFE DEL SENATORE

    ANDREA MARCUCCI

    L’elenco dei lanciatori di strali è affollato: dal presidente della Società italiana di virologia, Giorgio Palù, al presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi.

    Sul fonte politico su tutte le furie i Pd, con un presidente – ahinoi – Matteo Orfini che si balocca a ri-postare e far girare sui social le frasi di Burioni e un presidente della Conferenza delle Regioni (e lui stesso al vertice emiliano-romagnolo), Stefano Bonaccini che sconfortato nota: “mentre tornano a far paura malattie debellate da decenni a causa di stregoni da web e disinformazione sui vaccini, ci mancava solo report”.

    Poteva, almeno una volta, profittare per tacere l’antenna di Renzi al Senato, Andrea Marcucci, presidente (ri-ahinoi) della commissione Istruzione e beni culturali: “intollerabile – insorge – che dal servizio pubblico vengano diffuse falsità contro i vaccini”. Ed è intollerabile che il servizio pubbico di casa nostra non realizzi un docufilm – come ad esempio hanno fatto negli Usa e in Inghilterra – sulla strage del sangue infetto, che ha, fra gli altri, nomi, un cognomi e indirizzi ben precisi: le aziende del gruppo Marcucci, un tempo di babbo Guelfo e ora nelle mani dei rampolli Paolo (al timone della corazzata Kedrion), Marialina (una passione per le antenne e i festival, un tempo coeditore dell’Unità – tri ahinoi) e, appunto, il senatore Andrea.

    Ma in questi mesi il diluvio di carta (straccia) per diffondere il Verbo di Burioni & C. è stato incontenibile. Un vero alluvione, stavolta sì, in perfetto stile Minculpop (per la serie mi inculo il popolo, sempre bue).

    Adriano Zaccagnini
    Adriano Zaccagnini


    Ecco tre chicche in rapida carrellata, che hanno avuto il degno coronamento con la comparsata del premier Matteo Renzidavanti ai microfoni di Lilli Gruber per inneggiare ai vaccini e bacchettare quel mascalzone d’un Adriano Zaccagnini ex 5 Stelle che ha osato parlare di un uso consapevole e controllato dei vaccini; Renzi, of course, ha citato il nome del profeta Burioni come simbolo della Alta Scienza imbufalita.

    Apriamo con la parola ad una giornalista-scienziata, o meglio appassionata di scienza, “organizzo e risolvo”, come si autodefinisce in sella al suo Galileoeditgalileonet.it. Ebbene, la signora o signorina, anzi la prof. Letizia Gabaglio – mandate a memoria questo nome, perchè lo risentirete presto da Stoccolma, caso mai in compagnia di Vate Burioni – ha ricevuto in appalto una colonnina dell’Espresso, e così si esprime nel numero del 12 febbraio sotto il titolo: “Salute – La verità, vi prego, sui vaccini”. Esordisce la columnist: “quando si parla di vaccini le parole sono importanti. E’ sul passaparola che si fonda l’idea che siano pericolosi, che causino danni neurologici, che facciano arricchire le case farmaceutiche. E’ purtroppo sulle parole di alcuni medici – ora per fortuna pubblicamente sanzionati dagli Ordini regionali – che si basa la sicurezza degli antivax”. Poi: “non ci sono vaccini indispensabili e altri accessori. Al contrario, gli esperti dicono che è importante farli tutti”. Ottimo e abbondante.

    18 marzo, un’intera paginata – la numero 21 – del Corsera, firmata da Simona Ravizza, un cognome che profuma tanto di farmaci. Un sorta di vademecum dei vaccini, “nella testa di chi dice no”, e tanto per spiegarsi meglio “dall’autismo come effetto collaterale ai complotti delle aziende del farmaco, ecco le tesi false e come smentirle”. Pensate che ci sia un qualche contraddittorio? Che venga chiesto il parere di uno scienziato che non la pensa così? Macchè. Il nostro Cicerone è sempre, immancabilmente Burioni che, punto per punto “spiega”, “scandisce”, “rimarca”, “ricorda” “osserva categorico”. Un piccolo sommario spiega la ratio dell’articolo: “Nella testa di chi dice no alle vaccinazioni – ammonisce la fida Ravizza – si rincorrono luoghi comuni e timori infondati. Un conto sono però le proprie paure, un altro le verità scientifiche incontrovertibili. Da conoscere e ricordare. Per fare la cosa giusta. Roberto Burioni, virologo dell’ospedale San Raffaele e autore del libro ‘Il vaccino non è un’opinione‘, smonta le convinzioni che spingono sempre più genitori a non proteggere i propri bimbi”. Capito, genitori ignoranti e incoscienti?

    Letizia Gabaglio
    Letizia Gabaglio

    E la primavera non può inaugurarsi meglio che con le parole di un altro piccolo profeta, mollemente disteso sulla sua Amaca di Repubblica per ammaestrare quel popolo sempre bue e somministrargli pillole di saggezza. Si tratta di Michele Serra, che un tempo faceva ridere, oggi fa solo piangere. Ecco il suo Pensierino del 21 marzo: “La fronda antivaccini, nonostante ogni controdeduzione scientifica e statistica, tiene il punto, con solidi addentellati nel primo o secondo dei partiti italiani, il Movimento Cinque Stelle. Ben al di là della questione in sé (comunque grave per le ripercussioni che le scelte di pochi infliggono a molti), quello che sconforta è l’umore di fondo al quale attecchiscono queste mattane: una diffidenza irriducibile a qualunque ‘verità ufficiale’, scientifica o politica o culturale o altro, nel nome di una specie di insorgenza controculturale molto selfie, autoprodotta e autocondotta. Il mondo visto come una losca trama di caste e consorterie, come una incrostazione di inganni, una frode ininterrotta, alla quale il solo rimedio da opporre è un rifiuto irriducibile, un rancore incolmabile”. Boh. Passiamo a robe più serie, come le sigle & le invenzioni del Mago dei Maghi, Roberto Burioni.


    TUTTI GLI ANGELI BENEFICI AL SERVIZIO DELLA SCIENZA

    La nostra indagine è partita grazie ad un lettore che ci ha inviato una mail. Eccone il succo: “Roberto Burioni, noto virologo pro vaccini, da mesi presenzia in tv e sui giornali con interviste. Ricordo tra le altre la sua sparata riguardo al ‘ban’ facile nella sua pagina verso chi – secondo lui – non ne capisce di vaccini, poi rivelatasi pura censura. Come accade quando nutro dell’interesse verso un personaggio faccio una ricerca per capire chi sia, se sia in buona fede o meno, se abbia interessi economici o altro. Non si chiede all’oste se il vino è buono. Giusto? Bene, tornando a Burioni si scopre che è proprietario di parecchi anticorpi anche per uso vaccinale, cioè i suoi anticorpi possono essere inseriti nei vaccini e aiutano i nostri anticorpi a reagire alla malattia. Vi posto il link del centro brevetti con tutta la lista di Burioni: http://patents.justia.com/inventor/roberto-burioni

    Cerco di non pensar male e continuo la ricerca. Burioni è uno degli scienziati di punta della Pomona Ricerca srl, quindi vado a vedere di cosa si occupa la Pomona sul sito dell’azienda e sulla descrizione si legge: “il loro lavoro (di Burioni e di un altro scienziato, Massimo Clementi) mette Pomona in una posizione leader per la progettazione e lo sviluppo di vaccini innovativi”, sempre nell’ambito degli anticorpi. Qui il link: http://www.pomonaricerca.com

    Continua il report del nostro lettore: “Arrivato a questo punto sono rimasto alquanto sorpreso, sono andato sulla sua pagina a chiedere informazioni su questi tre punti: i suoi brevetti; la Pomona; il vaccino obbligatorio per l’Epatite del ’98 grazie ad una tangente. Chiedo, con cortesia, di togliere ogni dubbio riguardo un suo possibile conflitto di interessi. Bene, bloccato seduta stante. Il motto di Burioni è: ‘Il vaccino non è un’opinione’. Già, è una fonte di guadagno?”.

    Cerchiamo di vederci più chiaro. Cominciamo dal partner scientifico, Clementi. Il quale affida ad internet un pedigree chilometrico che vanta le docenze come assistente, poi aiuto, quindi associato indi ordinario in virologia e microbiologia da Ancona a Trieste fino all’approdo nell’isola felice del San Raffaele – la creatura di don Luigi Verzè, il grande amico di Silvio Berlusconi – dove trova il collega Burioni.

    Insieme, il tandem delle meraviglie, nell’arco d’un decennio, dal 2006 al 2016, ha deposito una sfilza di brevetti. Di eccellenza i committenti, una serie di aziende: la già citata Pomona Ricerca srl, Bracco Imaging spa, Ribovax Biotecnologie SA, Generale Anticorpi e Biotecnologie srl.

    In un sito americano, ecco un breve profilo di Pomona: “E’ una compagnia privata che opera nel settore delle biotecnologie e impegnata nello studio, sviluppo e produzione di anticorpi umani monoclonali in grado di combattere varie patologie virali come l’epatite C, i virus influenzali, l’JC virus. Fondata nel 2010, la società ha nel corso degli anni acquisito gli asset e la proprietà intellettuale di diverse piccole compagnie che si occupano di biotecnologie, il tutto basato sulle ricerche di due professori dell’Università San Raffaele. I professori Clementi e Burioni sono considerati tra i ‘key opinion leaders’ (gli esperti ‘chiave’) e gli esperti di maggior livello internazionale. La loro consolidata esperienza consente a Pomona di occupare una posizione leader nel settore. Pomona Ricerca è finanziata da angel investors”, ossia da finanziatori con le ali, come appunto gli angeli.

    Diana Bracco
    Diana Bracco

    Più concreti alla Bracco, la cui lady di ferro, Diana, la star dell’Expo di Milano, ha le sue gatte da pelare alla procura di Milano, che ha chiesto 1 anno e tre mesi per la disinvolta gestione dei bilanci societari, con una serie di milioncini che servivano per mantenere le ville a Capri o in Costa Azzurra, bazzecole per una Paperona come lei, piccole sviste amministrative… . Bracco Imaging spa ha il suo quartier generale a Trieste e – come viene descritto nel sito – “è un’azienda leader globale nella diagnostica per immagini, presente in oltre 90 paesi di tutto il mondo, direttamente o indirettamente attraverso società controllate o joint ventures, con una forte leadership nelle aree geografiche più significative. Le nostre attività di ricerca sono situate in Italia, Stati Uniti e Svizzera”.

    E proprio a Ginevra, in Svizzera, si trova la sede principale di Ribovax Biotecnologies Sa, una società anonima localizzata in Avenue des Morgines, all’interno del mega Business Center della incantevole città elvetica.


    FRA ALAMBICCHI, PROVETTE & VACCINI DI MAGO BURIONI

    Ma passiamo in rapida carrellata, ora, alcune tra le invenzioni più gettonate. Questa la breve introduzione al capitolo “I brevetti dell’inventore Roberto Burioni”. “Roberto Burioni ha depositato brevetti per proteggere le seguenti invenzioni. Questo elenco include domande di brevetto in sospeso, così come i brevetti già concessi dagli Stati Uniti Patent and Trademark Office (USPTO)”.

    Partiamo dall’invenzione che porta, come numero progressivo, il 20160200801, “data di archiviazione 29 marzo 2016, data di pubblicazione 14 luglio 2016, richiedente Pomona Ricerca srl”. Ecco il cosiddetto abstract: “Anticorpi monoclonali diretti contro il virus influenzale A” e alla fine dopo un’articolata descrizione: “Gli anticorpi monoclonali possono essere utilizzati anche per testare preparazioni di anticorpi da utilizzare come vaccini”.

    Passiamo al numero 20160060325, archiviato l’11 novembre 2015 e pubblicato il 3 marzo 2016. A richiederlo la solita Pomona. Si tratta di una variazione della precedente ricerca, e perciò riguarda sempre il virus influenzale A.

    vaccinoEccoci al numero di brevetto 9200054, sempre Pomona come assegnatario ma stavolta un forte sfalso nelle date: archiviato il 27 maggio 2009, la data finale è quella del 26 gennaio 2016. Sorge spontanea una domanda: come fa ad averlo richiesto, Pomona, se all’epoca ancora non esisteva, visto che è nata nel 2010? Misteri delle bioscienze. Il tema, però, è sempre lo stesso, anche se con qualche piccola variazione: vaccini per il virus influenzale A, un vero pozzo di San Patrizio.

    Segue a ruota il numero 9200063, ancora Pomona, date molto lontane, ossia archiviazione a marzo 2009 e brevetto rilasciato il 1 dicembre 2015. Resta quell’interrogativo.

    Per non farla lunga, i due scienziati lavorano per Pomona anche con il brevetto 8486406 archiviato il 1 giugno 2010 (e qui con le date ci possiamo stare) e varato a luglio 2013, stavolta riguardante un altro tema: “l’uso di anticorpi monoclonali FAB28 e FAB49 per il trattamento profilattico e terapeutico di influenza A di origine suina”
    .

    vaccino
    Poi con il brevetto 8623363, e ci risiamo con lo sfalso di date, dall’archiviazione del 21 dicembre 2009 (le date non si trovano) e la ratifica del brevetto del 7 gennaio 2014. Ricambia il tema: “La presente invenzione riguarda l’anticorpo monoclonale E20 o un frammento funzionale di esso come un medicamento per il trattamento terapeutico e prevenzione delle infezioni da HCV”.

    Ancor più strane le date in occasione del brevetto 8367061. Pomona, of course, non manca mai all’appello, ma l’archiviazione è nientemeno che di inizio 2008 (per la precisione del 29 gennaio 2008) quando Pomona era ancora ben lontana dall’essere concepita, e il brevetto reca la data di febbraio 2013. Poco chiaro l’abstract: “Novel anti-idiotipo sono descritti anticorpi monoclonali che sono in grado di specificamente reagire con l’idiotipo di anticorpi anti-gp120 umani, di inibire il legame tra antigene gp120 e anticorpi anti-gp120 umani” e via farneticando. Boh.

    Rientriamo fra i ranghi con il brevetto 20130022608, archiviato a marzo 2011 e pubblicato meno di due anni dopo, gennaio 2013. Tema di nuovo a base di virus influenzale A e in particolare “gli anticorpi monoclonali che sono immunoglobuline lg-G isotopo full-lenght e che sono caratterizzati da una elevata attività neutralizzante ad ampio raggio contro il virus influenzale A”.

    Passiamo ai brevetti richiesti a Burioni e Clementi dalla Bracco Imaging spa. Eccoci al numero 20120165211: stavolta non passano anni, anche molti, dall’archiviazione alla pubblicazione, ma solo pochi mesi: 13 gennaio 2012 l’archiviazione e 28 giugno 2012 la pubblicazione. Rapidi come saette. Stavolta, però gli inventori sono 4: accanto ai due, infatti, ritroviamo anche Filippo Canducci e Federico Maisano. Denso l’abstract: “La presente invenzione si riferisce ad anticorpi umane derivate da librerie anticorpali umani preparati dalle placche aterosclerotiche”. Segue una arci arzigogolata descrizione scientifica.

    Due anni passano per un altro brevetto, il 20120115741, per la precisione dal 17 marzo 2010 al 10 maggio 2012: “la presente invenzione descrive anticorpi o frammenti di esso in grado di legarsi isolate campioni di placca coronarica e dei processi per la loro produzione utilizzando le cellule ospiti contenenti sequenze di DNA che codificano per gli anticorpi detto di frammenti della stessa”. Poco chiaro a mortali e non, ma andiamo avanti.

    Sempre poco più di due anni (settembre 2008-dicembre 2010) per il brevetto 20100316563: “un processo è previsto per la preparazione di anticorpi o loro frammenti utilizzando una cellula ospite procariota contenente sequenze di DNA che codificano per detti anticorpi di loro frammenti, in cui detta sequenza di DNA è derivata da un campione di placca coronarica”.


    Un virus
    Un virus

    Eccoci alla ginevrina Ribovax Biotecnologie Sa. Si tratta delle invenzioni più antiche, praticamente anche oltre una decina d’anni fa. Partiamo dal brevetto 7811973, archiviazione a luglio 2006, pubblicazione quattro anni più tardi, ottobre 2010: “La presente invenzione fornisce nuove tecnologie per la produzione e screening proteine di fusione sulla superficie del fago filamentoso”.

    Marzo 2008, giugno 2010 per il brevetto 20100143376: “la presente invenzione fornisce sequenze di anticorpi romanzo che si legano e neutralizzano Rosolia Virus (RUV)”.

    Pressochè identico arco temporale (febbraio 2008-marzo 2010) per il numero 20100074906, “la presente invenzione fornisce sequenze di anticorpi che si legano nuovi Varicella Zoster (VZV) e neutralizzare l’infezione VZV”…

    Per finire con la Generale Anticorpi e Biotecnologie srl, alla quale il magico tandem d’attacco (ai vaccini) recapita un solo brevetto, il numero 7727529, archiviato a maggio 2008 e ratificato due anni dopo, giugno 2010. “L’invenzione si riferisce ad un anticorpo umano o ai suoi frammenti funzionali, diretto contro la glicopropteina E2 di HCV, in grado di avere una attività neutralizzante in vivo; una composizione per la terapia anti-HCV comprendente una quantità terapeuticamente efficace dell’anticorpo; una composizione per uso topico in gel, creme, pomate e formulazione ovuli; l’uso di anticorpi per la convalida vaccini anti HCV”.

    Il vaccino, già, non è un’opinione. Sarà mai – come si chiede il nostro lettore – una fonte di guadagno?


    Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/2017/04/18/roberto-burioni-il-mago-dei-vaccini-ecco-tutti-i-business-a-base-di-brevetti-big-pharma-da-bracco-a-pomona/
    https://sciechimicheinformazionecorretta.blogspot.it/2017/10/roberto-burioni-il-mago-dei-vaccini.html


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    10/17/17--22:42: La guerra occulta del 2017



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    10/17/17--22:46: In principio era l’uranio impoverito….

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    Nello scorso mese di luglio è stata resa pubblica la relazione finale della IV Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito, uno studio autorevole che ha fatto ulteriormente chiarezza sulle cause di un fenomeno che ha colpito migliaia di soldati italiani negli ultimi vent’anni.
    All’inizio del nuovo millennio, infatti, tra i nostri militari che avevano prestato servizio nelle missioni balcaniche, in Bosnia e nel Kosovo, si era verificato un improvviso aumento di casi di linfoma di Hodgkin, tale da far prevedere un collegamento tra l’insorgere della malattia e l’attività prestata in teatro.
    Gravemente sospetta era apparsa la presenta in quei territori di residui di uranio impoverito che, sotto forma di aerosol con particelle micro polverizzare trasportabili dal vento anche a grande distanza, erano suscettibili di entrare nell’organismo per inalazione o ingestione attraverso alimenti contaminati.
    Dopo non poche polemiche, non sempre prettamente scientifiche, venne varata la Commissione Mandelli, incaricata dal Ministero della Difesa di far luce sul fenomeno ed individuarne le cause scatenanti.
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    La commissione terminò i propri lavori nel 2004 senza accertare un nesso diretto ed incontrovertibile tra l’esposizione potenziale all’uranio impoverito e l’insorgenza dei linfomi, ma raccomandando un’ulteriore fase di studio che monitorasse l’evoluzione del fenomeno.
    Ne nacque, su indicazioni della Difesa, il Progetto SIGNUM, acronimo per Studio di Impatto Genotossico Nelle Unità Militari, destinato a coinvolgere su base volontaria 982 militari impiegati nella missione “Antica Babilonia” in Iraq, dove le forze statunitensi avevano fatto largo uso di munizionamento contenente uranio impoverito.
    Lo studio prevedeva la raccolta di informazioni dettagliate sulla possibile esposizione dei militari oggetto dell’indagine all’uranio impoverito e ad altri metalli pesanti mediante l’esame di campioni biologici (urine, sangue e capelli) effettuato prima e dopo la missione, per un periodo significativamente lungo (quasi otto anni).
    Lo scopo era chiaramente quello di porre in essere una sorveglianza clinica ed epidemiologica protratta nel tempo, per accertare l’insorgenza di fenomeni a lungo termine.
    Lo studio prendeva inoltre in considerazione altri fattori potenziali di rischio quali le condizioni ambientali e climatiche presenti nelle basi italiane di “White Horse” e “Camp Mittica”, gli stili di vita, la dieta, il fumo ed altre condizioni tendenzialmente pericolose, inclusa, per la prima volta, la somministrazione dei vaccini.
    Il rapporto finale del progetto, redatto dal Comitato Scientifico costituito da 14 esperti di fama provenienti dagli staff medici delle università di Pisa, Genova e Roma, giunge già nel 2010 a conclusioni sorprendenti.
    Nei soldati monitorati la quantità di uranio impoverito presente nel sangue e nelle urine non risultava aumentata al termine della missione, ma diminuita.
    Erano invece aumentati i livelli di cadmio e nichel, notoriamente cancerogeni, ed ara cresciuto il danno ossidativo sul dna dei linfociti, cioè delle cellule del sistema immunitario, in particolare tra i soggetti che svolgevano intesa attività all’esterno ed avevano subito 5 o più vaccinazioni. I monitoraggi ambientali escludevano invece contaminazioni significative dovute ad uranio e l’esposizione ad altri specifici inquinanti genotossici.

    L’attenzione sui vaccini
    L’uranio impoverito, il grande accusato dei Balcani, cessava di essere il principale responsabile delle malattie sviluppate tra tanti soldati italiani e di un numero tristemente crescente di decessi.
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    Il Comitato Scientifico di Signum si concentrava invece sui vaccini, osservando una chiara correlazione tra le alterazioni ossidative del DNA ed il numero di vaccinazioni effettuate a partire dal 2003.
    La differenza più eclatante si registrava infatti tra i 742 soggetti che avevano ricevuto un massimo di quattro vaccinazioni e quanti, un centinaio, ne avevano praticato un numero superiore, fino ad otto e somministrate talvolta anche in rapida successione. Per questi ultimi il differenziale di alterazioni ossidative era significativamente più elevato.
    In particolare risultava sotto accusa il vaccino trivalente vivo attenuato Mrp (morbillo parotite rosolia) suscettibile di compromettere le cellule del nostro sistema immunitario incaricate di aggredire ed eliminare gli agenti patogeni esterni.
    Profilassi massicce, stress psico-fisico e forte irraggiamento solare venivano pertanto individuati quali probabili concause di linfomi e neoplasie.
    Sulla base di queste conclusioni, per certi versi inaspettate e spiazzanti, si costituì con delibera del Senato del 16 marzo 2010 una nuova Commissione Parlamentare di Inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che avevano colpito il personale italiano impiegato all’estero. Di fronte a questa il professor Franco Nobile, oncologo direttore del Centro prevenzione della lega contro i tumori di Siena, rese noti gli esiti di uno studio condotto su 600 militari del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore” reduci da missioni internazionali.
    Le risultante confermavano quanto emerso dal Progetto Signum, evidenziando la possibilità che pratiche vaccinali particolari, massicce e ravvicinate potessero comportare una “disorganizzazione del sistema immunitario”, suscettibile a sua volta di concorrere alla manifestazione di gravi patologie autoimmuni, quali tiroidite, sclerosi multipla, eritema nodoso, lupus, artrite reumatoide, diabete e, secondo taluni studi, leucemie e linfomi.
    Sotto accusa erano soprattutto le modalità di somministrazione vaccinale, con un nesso sempre più evidente tra vaccinazioni ravvicinate e abbassamento delle difese immunitarie, ed il loro stesso contenuto, che evidenziava la presenza di metalli pesanti quali alluminio e mercurio, senz’altro cancerogeni, utilizzati in alcuni tipi di vaccini come eccipienti e conservanti per migliorarne l’effetto.
    Il ruolo dei vaccini risulterebbe suffragato soprattutto dall’insorgenza di numerosi casi di malattie in situazioni che escluderebbero altri fattori, primo fra tutti l’uranio impoverito.
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    Secondo dati di fonte ufficiale, infatti, l’85% dei militari che hanno contratto patologie gravemente invalidanti o sono addirittura deceduti per cause tumorali non hanno preso parte a missioni militari all’estero.
    Si giunge così ai giorni nostri, con la pubblicazione, nel mese di luglio, della Relazione della IV Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito che, nonostante il nome, si è occupata di tutti gli aspetti relativi alla tutela della salute del personale militare.
    Sono state esaminate anche tematiche particolari, relative a determinati siti utilizzati dalle forze armate e potenzialmente contaminati dalla presenza di amianto, gas radom o elementi radioattivi specifici utilizzati nel sistema di tracciamento IR del missile Milan.
    Oltre a questo la Relazione si è soffermata ampiamente di nuovo sulla somministrazione dei vaccini.
    Ricordando gli esiti del progetto Signum e gli studi del Prof. Nobile sui militari della Folgore che collegavano in maniera molto netta il significativo incremento della frequenza di alterazioni ossidative del DNA dei linfociti con un numero di vaccinazioni superiore a cinque, il documento raccomanda che tale numero divenga limite prescrittivo nella somministrazione di vaccini ed adottato come specifica prescrizione.

    Indicazioni utili anche per civili e bambini?
     A tale proposito la Commissione suggerisce di predisporre una serie di esami pre-vaccinali specifici per individuare i soggetti particolarmente esposti a patologie gravi e per i quali è assolutamente sconsigliabile la vaccinazione, estendendo tali test in futuro anche alle reclute in fase di valutazione di idoneità all’arruolamento. In ogni caso per tutto il personale in servizio si raccomandano esami prima della somministrazione, per valutare immunità già acquisite e si sottolinea l’opportunità di non effettuare vaccinazioni in prossimità della partenza per le missioni, perché indurrebbero uno stato di immunodepressione che aumenterebbe paradossalmente il rischi di contrarre quella stessa malattia o altra patologia.
    Infine la Commissione esprime il convincimento che farmaci vaccinali forniti in soluzione monovalente e monodose ridurrebbero significativamente i rischi della profilassi vaccinale, in particolare in presenza di soggetti già immunizzati nell’infanzia, con profilassi specifica o per aver contratto la malattia.
    Dopo quasi vent’anni di polemiche spesso ideologiche e ben poco scientifiche, accese campagne di stampa talvolta fuorvianti, circa 4000 soggetti ammalati ed alcune centinaia di decessi, sembrano finalmente identificate con sufficiente chiarezza le cause principali di un fenomeno così grave e devastante.
    Nell’auspicare che il Ministero della Difesa e la Sanità Militare diano attuazione con la massima sollecitudine e solerzia alle direttive espresse dalla Commissione, non possiamo ignorare che l’apparizione di questo autorevole documento sia coinciso con le forti polemiche registrate in tema di vaccinazione dei bambini in età scolare, vaccinazioni numerose (10 obbligatorie e 4 facoltative) ed effettuate anche con farmaci polivalenti.
    A dispetto delle granitiche certezze manifestate più volte dal ministro della salute ci domandiamo se non sia opportuno suggerire anche per i bambini maggiori cautele e specifici accorgimenti pre-vaccinali per escludere rischi legati all’iperimmunizzazione, valutando caso per caso i possibili effetti delle somministrazioni sull’equilibrio immunitario.

    Foto NATO, Croce Rossa Italiana, US DoD e Darren Abate / For The San Antonio Express-News
    fonte http://www.analisidifesa.it/2017/09/in-principio-era-luranio-impoveritopoi-i-vaccini/

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    10/18/17--06:29: VISCO RENZI MOODY’S ITALIA: FUOCO DI SBARRAMENTO!

    Dopo la re­cen­te no­ti­zia che un un mi­liar­da­rio an­no­ia­to ha de­ci­so di scom­met­te­re con­tro il no­stro Paese…
    BRID­GEWA­TER: AT­TAC­CO AL­L’I­TA­LIA!
    … ar­ri­va pun­tua­le anche la no­ti­zia che se­con­do i fuo­ri­clas­se del senno di poi, quel­li che ar­ri­va­no sem­pre sulla scena del de­lit­to quan­do ormai hanno por­ta­to via il ca­da­ve­re, sug­ge­ri­sco­no che…
    Da Moo­dy’s una doc­cia fred­da sulle ban­che ita­lia­ne, pe­sa­no Npl e cre­sci­ta mo­de­sta…

        E’ pro­prio una doc­cia fred­da quel­la di Moo­dy’s sulle ban­che ita­lia­ne: l’ou­tlook, che è la pro­spet­ti­va su un arco tem­po­ra­le di 12-18 mesi, resta ne­ga­ti­vo no­no­stan­te lo stock delle sof­fe­ren­ze abbia av­via­to un trend po­si­ti­vo di ri­du­zio­ne, come ri­cor­da il mi­ni­stro Pa­doan ci­tan­do un -25% da ini­zio anno, e in un con­te­sto di cre­sci­ta su­pe­rio­re alle pre­vi­sio­ni. Per Moo­dy’s, l’u­ni­ca delle gran­di agen­zie di ra­ting che man­tie­ne un ou­tlook ne­ga­ti­vo sul­l’I­ta­lia e dun­que non solo sulle ban­che, i nu­me­ri dei cre­di­ti de­te­rio­ra­ti del si­ste­ma ban­ca­rio ita­lia­no re­sta­no co­mun­que tra i peg­gio­ri in Eu­ro­pa e il pro­ble­ma dovrà es­se­re ri­sol­to con mag­gio­ri sfor­zi, in quan­to va in­qua­dra­to in un qua­dro più ampio che per Moo­dy’s non è tutto po­si­ti­vo.

    Se il no­stro Paese aves­se dav­ve­ro una clas­se po­li­ti­ca in­tel­li­gen­te, si li­mi­te­reb­be ad igno­ra­re si­mi­li di­chia­ra­zio­ni, o al mas­si­mo a com­men­ta­re con iro­nia, le os­ser­va­zio­ni di que­sta banda di igno­ran­ti che ser­vo­no solo i pro­pri azio­ni­sti, con­fe­zio­nan­do giu­di­zi ad arte.
    In­ve­ce …
    Pa­doan con­tro il giu­di­zio di Moo­dy’s sugli Npl: “Non rap­pre­sen­ta la real­tà .

         “Ri­co­no­scia­mo che c’è stata una ri­du­zio­ne dei cre­di­ti de­te­rio­ra­ti e dei flus­si, ma c’è sem­pre una fra­gi­li­tà dei bi­lan­ci. È una si­tua­zio­ne che è più de­bo­le ri­spet­to a quel­la di molti altri Paesi eu­ro­pei e si­cu­ra­men­te più de­bo­le ri­spet­to a prima della crisi”. (…)
        “Quel­lo che la Bce ha an­nun­cia­to è la prima parte di una sto­ria più gran­de – ha detto Hill. “L’an­no pros­si­mo ci sarà un altro passo. Ci sem­bra che non si potrà avere due si­ste­mi pa­ral­le­li nel lungo pe­rio­do con due li­vel­li di ac­can­to­na­men­ti di­ver­si per Npl che in fondo sono la stes­sa cosa. L’a­zio­ne della Bce se­gna­la qual­co­sa di più gran­de e po­ten­zial­men­te più pro­ble­ma­ti­co per le ban­che con alti li­vel­li di Npl e bassi li­vel­li di co­per­tu­ra”, come quel­le ita­lia­ne. “Sem­bra lo­gi­co – ha anche ag­giun­to l’a­na­li­sta Moo­dy’s – che se le re­go­le della Bce sa­ran­no este­se allo stock, que­sto sarà più pro­ble­ma­ti­co per al­cu­ne ban­che che per altre”.

    Avete mai letto qual­che re­port di que­sti inu­ti­li so­lo­ni, sui de­ri­va­ti e ti­to­li strut­tu­ra­ti spaz­za­tu­ra pre­sen­ti nelle mag­gio­ri ban­che del core Eu­ro­pa, dei prin­ci­pa­li paesi come Ger­ma­nia e Fran­cia? Que­sto do­ve­va dire Pa­doan, ma non ci ar­ri­va e non è colpa sua, di stra­te­gia co­no­sce poco o nulla.
    E’ tutto lo­gi­co quel­lo che scri­ve Moo­dy’s, pec­ca­to che lo era anche nel 2012, quan­do Moo­dy’s mise in piedi una vera e pro­pria truf­fa per get­ta­re ben­zi­na sul fuoco, già esi­sten­te.
    Men­tre noi ve lo rac­con­ta­va­mo, po­li­ti­ci e ban­chie­ri dor­mi­va­no in Ita­lia…
    ITA­LIA … MOO­DY’S: LA FRODE DEL RA­TING!
    “Or­di­ni su­pe­rio­ri, non po­te­vo esi­mer­mi da non dare se­gui­to agli or­di­ni!”

        “Forse gli in­ve­sti­to­ri non hanno ca­pi­to più nulla. Sui mer­ca­ti si è crea­ta una gran con­fu­sio­ne. In quel pre­ci­so mo­men­to ho avuto la netta sen­sa­zio­ne che il ri­schio più gran­de per un Paese po­tes­se di­ven­ta­re il suo ra­ting”. A par­la­re è Ale­xan­der Koc­ker­beck, capo ana­li­sta per l’I­ta­lia di Moo­dy’s fino a metà lu­glio del 2012. Com­men­ta con ama­rez­za quan­to ac­ca­du­to il 13 lu­glio del 2012, gior­no in cui l’I­ta­lia viene de­clas­sa­ta da Moo­dy’s di due gra­di­ni, dalla A3 alla Baa2, ca­lan­do al ra­ting più basso mai avuto nella sto­ria del ri­schio so­vra­no ita­lia­no.

    Dav­ve­ro uno spet­ta­co­la­re l’i­gno­ran­za che cir­co­la nella fi­nan­za ita­lia­na, loro stan­no solo pre­pa­ran­do il ter­re­no per una nuova raz­zia, in­tan­to in Ita­lia si porta le pe­co­re al pa­sco­lo, ma­ga­ri tutte den­tro in un bel re­cin­to esen­tas­se, poi al mo­men­to op­por­tu­no, lupo mio li­be­ra tutti.
    Giu­sto per non farsi man­ca­re nulla, Brid­wa­ter ag­giun­ge anche ENI alla lista delle prede ita­lia­ne…
    Da­lio’s Fund Opens $300 Mil­lion Bet Again­st Ita­lian Ener­gy Firm
    Nel frat­tem­po a qual­cu­no forse è sfug­gi­to che il Par­ti­to De­mo­cra­ti­co ha pro­po­sto come pre­si­den­te delle com­mis­sio­ne di in­da­gi­ne sulle truf­fe ban­ca­rie il si­gnor Ca­si­ni, uno che sug­ge­ri­va che si trat­ta solo di de­ma­go­gia, un po come sce­glie­re un lupo a guar­dia del pol­la­io, che fa finta di non ve­de­re men­tre altri con­ti­nua­no a ra­zia­re…
    Ca­si­ni: «Sulle ban­che non fa­re­mo pro­ces­si. Verrà anche Visco

        Ascol­te­re­te anche la sot­to­se­gre­ta­ria Bo­schi e l’ex pre­mier Renzi?

        «Al mo­men­to ab­bia­mo de­ci­so di par­ti­re dalle crisi più re­cen­ti, quel­le che hanno in­ve­sti­to le ban­che ve­ne­te. Se aves­si­mo co­min­cia­to dal pas­sa­to, ci sa­rem­mo im­pan­ta­na­ti su­bi­to in una di­scus­sio­ne su se par­ti­re dal 2007, dal 2008 o dal 2012. Ini­zia­mo dagli ul­ti­mi casi, che è un cri­te­rio og­get­ti­vo, ma ciò non ci im­pe­di­rà di esa­mi­na­re tutte le crisi. Com­pre­sa Banca Etru­ria. Quan­do ar­ri­ve­re­mo lì, de­ci­de­re­mo quali au­di­zio­ni fare».

    E te pa­re­va, non vo­le­va­te mica che il buon Ca­si­ni ini­zias­se pro­prio dai casi Etru­ria e MPS, sotto ele­zio­ni, suv­via hanno fatto ap­po­sta per evi­ta­re guai a Renzi e com­pa­gnia, Dra­ghi com­pre­so che non ci ve­de­va bene ai tempi di MPS.
    La do­man­di­na fi­na­le del gior­na­li­sta è…Ma per­ché se prima non vo­le­va la com­mis­sio­ne poi ha ac­cet­ta­to di pre­sie­der­la?

        … Tutto il mondo sa che la mia ul­ti­ma aspi­ra­zio­ne era pre­sie­de­re que­sta com­mis­sio­ne, ma poi­ché sono un uomo delle isti­tu­zio­ni lo fac­cio e cer­che­rò di farlo bene, sfa­tan­do le stes­se mie pre­oc­cu­pa­zio­ni».

    Non male per uno che è so­ci­po della Fon­da­zio­ne CA­RI­SBO, pic­co­la azio­ni­sta di In­te­sa tanto per gra­di­re.
    Nel frat­tem­po per get­ta­re fumo negli occhi gli amici di Renzi…
    Ban­ki­ta­lia, il Pd con­tro il go­ver­na­to­re Visco. La di­fe­sa di Mat­ta­rel­la…

        La prima ver­sio­ne del Pd è un testo du­ris­si­mo, una sorta di mo­zio­ne par­la­men­ta­re di sfrat­to: si chie­de “di­scon­ti­nui­tà” e si cri­ti­ca l’o­pe­ra­to di via Na­zio­na­le di que­sti anni, in par­ti­co­la­re le fun­zio­ni di “vi­gi­lan­za e con­trol­lo “a pre­scin­de­re dalle ra­gio­ni che hanno ori­gi­na­to”. Pra­ti­ca­men­te una summa del pen­sie­ro di Renzi che, anche nel suo libro Avan­ti, sca­ri­cò pro­prio su Ban­ki­ta­lia la re­spon­sa­bi­li­tà del crack delle quat­tro ban­che, tra cui Etru­ria: “Sba­gliai a fi­dar­mi”.

    … il quale non le manda certo a dire… Visco tira den­tro Renzi

        Il Go­ver­na­to­re evi­den­zia le re­spon­sa­bi­li­tà del­l’al­lo­ra pre­mier RENZI…

        Dopo un po­me­rig­gio in­te­ro sulla gra­ti­co­la, i ver­ti­ci di Ban­ki­ta­lia rea­gi­sco­no al­l’af­fon­do del Pd ren­zia­no sulla ri­con­fer­ma di Igna­zio Visco al­l’in­ca­ri­co di go­ver­na­to­re. Le pa­ro­le che fil­tra­no da Pa­laz­zo Koch sono du­ris­si­me. “Nella sua azio­ne l’I­sti­tu­to ha agito in con­ti­nuo con­tat­to col go­ver­no”, di­co­no fonti in­ter­ne al­l’I­sti­tu­to. Pa­ro­le che fanno da con­tral­ta­re a quel­le di­chia­ra­te da Mat­teo Renzi a una radio pro­prio negli stes­si mi­nu­ti: “Il Pd non c’en­tra nulla con il pas­sa­to”.

    “Nella sua azio­ne l’I­sti­tu­to ha agito in con­ti­nuo con­tat­to col go­ver­no”…
    Non ci cre­de­re­te ma sto an­co­ra chie­den­do­mi come sia pos­si­bi­le che dopo quel­lo che è suc­ces­so in que­sto Paese, dopo mi­liar­di e mi­liar­di di ri­spar­mi di­strut­ti dai ban­chie­ri con la con­ni­ven­za dei po­li­ti­ci, la gente dorme, an­no­ia­ta da­van­ti al te­le­vi­so­re, im­mer­sa nella pro­pria igno­ran­za, be­ne­det­to Ari­sto­te­le avevi ra­gio­ne, apa­tia e tol­le­ran­za sono le ul­ti­me virtù di una so­cie­tà mo­ren­te, di un po­po­lo di fessi!

            Ap­pa­re sol­tan­to in tempi di pace e pro­spe­ri­tà, e scom­pa­re nei tempi bui…

    fonte  http://icebergfinanza.finanza.com/2017/10/18/visco-renzi-moodys-italia-fuoco-di-sbarramento/

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    10/19/17--05:41: Renzi Vs Visco: una guerra all’interno della gang



    Penosa l’uscita del Pd e di Renzi contro Bankitalia ed il suo Governatore Ignazio Visco. Mentre la stampa mainstream si divide su chi dei due abbia ragione nessuno fa notare che nella realtà entrambi hanno torto, semplicemente perché la loro è una guerra intestina, una guerra che si è scatenata all’interno della gang che da anni sta distruggendo l’Italia.
    Banca d’Italia, il Pd ed il governo Renzi sono andati d’amore e d’accordo per anni. Renzi ha fatto tutto ciò che chiedeva Bankitalia e Bankitalia ha fatto tutto quello che chiedeva il governo Renzi ed il Pd, ciascuno dei due, nel proprio ruolo, ha contribuito al raggiungimento dello scopo che era stato loro affidato dall’establishment: la demolizione del sistema economico italiano.
    E’ innegabile infatti che il Governo Renzi aveva il solo mandato di completare il “lavoro” che non erano riusciti a terminare i predecessori, Monti e Letta, e non serve essere economisti per vedere quanto il disastro del nostro sistema produttivo sia stato indotto da una politica economica totalmente masochistica.
    Stiamo parlando, tuttavia, di una politica economica in senso lato, che contempla infatti al suo interno anche Banca d’Italia, le cui colpe non risiedono tanto nel non aver vigilato sul sistema bancario italiano, quanto nel fatto di essere totalmente connivente con un Governo che anziché il benessere della nazione era allineato sulle posizioni europeiste che distruggevano il nostro tessuto economico.
    Scusate, ma Renzi non era mai stato nelle zone industriali di una qualsiasi nostra città dieci o vent’anni fa?
    Io sì!!!
    E la cosa che le caratterizzava, allora, non era solo il traffico di camion e furgoni, ma soprattutto … IL RUMORE … rumore di macchinari che marciavano a pieno ritmo.
    Andate adesso nelle stesse zone industriali, ed oltre a vedere pochi camion e furgoni rimarrete impressionati per … IL SILENZIO … un silenzio spettrale, i macchinari che marciavano a pieno ritmo vent’anni fa ora sono fermi, e molti ricoperti anche dalle ragnatele.
    Ebbene come fa una Banca a fare utili in una situazione del genere???
    Visco avrebbe potuto fare ispezioni ogni giorno e vigilare minuto per minuto le Banche italiane, ma non avrebbe mai potuto evitare che si riempissero di sofferenze e crediti inesigibili registrando bilanci con perdite miliardarie.
    Le Banche, sia ben chiaro, non fanno gli utili con i tre euro o i cinque euro al mese che ci addebitano sui nostri conti correnti per la spesa di tenuta conto, ma fanno utili scontando crediti ed incassando interessi dai prestiti fatti per la quasi totalità al sistema produttivo.
    Se il sistema produttivo non produce più nulla perché o è fallito o ha delocalizzato all’estero, mi dite come fanno le Banche a restare in piedi???
    Ed allora, caro Renzi, il tuo “attacco” a Visco è evidentemente una mossa da persona disperata, però attento, perché non stai pugnalando alle spalle un amico, stai facendo di peggio, stai pugnalando alle spalle un complice, e quindi a tua volta devi guardarti le spalle: la reazione potrebbe essere altrettanto crudele.
    Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro
    https://www.finanzainchiaro.it/renzi-vs-visco-guerra-allinterno-della-gang.html

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    10/23/17--22:19: I traditi lo sfanculano. di Stefano Davidson





    #muoiakalandrinocontuttiipiddístei
    Italy today for dummies.
    Un tizio viene incaricato di finire la liquidazione del Paese. Una volta al potere però il tizio non solo fallisce la missione ma, vedendosi per questo "morto", tradisce chi in quel posto lo mise per mettercelo in quel posto e tenta il golpaccio ai golpisti che però fallisce.
    I traditi lo sfanculano.
    Lui ora denuncia al Popolo la connivenza degli sfanculanti suoi ex benefattori con Bankitalia, a prescindere che ciò comporti evidenti conseguenze anche per lui e gli "etruri".
    Stefano Davidson


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    10/23/17--22:25: Veneto e Lombardia: liberi da Roma ma schiavi di Bruxelles


    Super-autonomia di Veneto e Lombardia? Già, ma autonomia da cosa? Si sono dimenticati, Zaia e Maroni, di essere “sudditi” dell’Unione Europea? Non vendano facili illusioni, i governatori leghisti del Nord-Est, che oggi cantano vittoria per l’esito dei referendum consultivi indetti per chiedere lo statuto autonomo per le due Regioni: l’Italia non è più un paese sovrano, a prescindere dai margini regionali di autogoverno relativo. «Vogliamo tenerci il 90% delle tasse», annuncia Luca Zaia, forte del quasi-plebiscito appena incassato da quasi sei veneti di dieci. Minore l’affluenza in Lombardia, appena sopra il 38%, ma Maroni considera comunque un successo l’aver portato alle urne tre milioni di lombardi, lasciando capire che il governo Gentiloni sarebbe pronto a concessioni inedite. «Ma siamo sicuri che sia una cosa seria?». Se lo domanda Gioele Magaldi, fondatore del Movimento Roosevelt, convinto di assistere a una sorta di recita che rischia di assomigliare a una farsa, proprio mentre «accadono cose surreali in Catalogna», dove il confronto tra Barcellona e Madrid appare «ben più gravido di conseguenze immediate», in una situazione nella quale «non si capisce chi abbia sbagliato di più, e chi soffi sul fuoco di chi».
    La sfida spagnola, dichiara Magaldi a “Colors Radio”, «è una vicenda talmente grossa che va riletta alla luce degli smottamenti più che sospetti che in tutta Europa si stanno verificando, in questo momento davvero cruciale». Di fronte a ciò, Gioele Magaldil’autonomismo del Lombardo-Veneto appare «stucchevole, strumentalizzabile». E poi: «Qual è la sua dimensione reale? Quali saranno le effettive conseguenze del voto?». Di una cosa, Magaldi è sicuro: «Stiamo perdendo il senso del reale, perché non è certo di più autonomie e statuti speciali che l’Italia ha bisogno». Un tempo, ammette Magaldi, «lo Stato centrale aveva competenze esorbitanti». Ma ora la situazione è completamente cambiata: «Lo Stato ha perso sovranità esattamente come l’ha persa il popolo, non solo in Italia ma in tutta l’Unione Europea: non si capisce più dove sia, oggi, la sovranità». E quindi, sostiene, anziché rifugiarsi nella dimensione regionalistica (e vale anche per Barcellona, probabilmente) sarebbe il caso di affrontare di petto l’intero problema della sciagurata governance europea: quindi non conta tanto «chi ha le prerogative per gestire», quanto «se lo fa nell’interesse della sovranità del popolo» oppure, come avviene ora, «per interessi che con il popolo hanno poco a che vedere».
    E chi dovrebbe aprirla, la vertenza vera – quella con Bruxelles? La politica, ovviamente: e qui arrivano le dolenti note. Rosatellum alla mano, l’immediato futuro non prospetta nient’altro che personaggi come Minniti o Gentiloni, ovvero «un qualche pesce lesso che vada bene sia per il centrodestra e che per il centrosinistra, verso l’ennesimo governo di bassissimo profilo». Renzi? Non l’ha ancora capito, ma si è auto-affondato: «E’ stato un grande bluff, ha capovolto l’iniziale simpatia in antipatia, che oggi diventa risentimento». Ha venduto una sorta di rivoluzione, ma poi ha partorito solo il Jobs Act, «che ha mostrato la faccia dura della precarizzazione del lavoro», e infine ha abortito una pessima riforma costituzionale. «Nel Crozza-Renzifrattempo l’Italia continua a essere in discesa libera, con una burocrazia sempre asfissiante, una tassazione inverosimile e invereconda. E una disoccupazione crescente». Bilancio nero: «Non vedere questo è la follia di Renzi, e questa follia lo perderà, la discesa sarà rovinosa: non ha più alcuna chance di tornare a Palazzo Chigi».
    Intorno, comunque, il nulla, tra Salvini che serra i ranghi tornando sotto l’ala dell’inclassificabile Berlusconi, e i 5 Stelle che «non ci hanno ancora spiegato come vorrebbero davvero governare l’Italia». I “cespugli” attorno al Pd? Peggio che andar di notte: «Renzi, quantomeno, non ha sulle spalle le responsabilità di D’Alema, che ha governato male, né quelle di Bersani, incapace di farsi regista di un’alleanza coi 5 Stelle e, prima ancora, colpevole di aver supportato il governo Monti». Magaldi è tra i promotori di un nuovo progetto politico ancora in divenire (il Pdp, Partito Democratico Progressista) ma prende atto del fatto che, in Italia, sembra mancare il lessico fondamentale per voltare davvero pagina. Esempio: fa notizia che rinunci a candidarsi un uomo come Piercamillo Davigo, magistrato della Cassazione e già segretario dell’Anm, bandiera della lotta anti-corruzione dai tempi del pool milanese di Mani Pulite. «Non credo che la corruzione – che i magistrati come lui fanno bene a perseguire – sia ilDavigopeggiore dei problemi italiani», precisa Magaldi, che aggiunge: «Sulla grande retorica della corruzione è stata distrutta una classe politica che era molto migliore di quella che l’ha sostituita».
    Nei giorni scorsi, la polemica su Tangentopoli ha vissuto l’ennesima fiammata nello scontro tra il filosofo Diego Fusaro e Antonio Di Pietro: il primo accusa il secondo di esser stato lo strumento di un “golpe bianco” per abbattere la Prima Repubblica, mentre per il leader dell’Italia dei Valori «il problema erano i politici ladri, non i magistrati». Politici che, secondo un altro esponente del Movimento Roosevelt, Gianfranco Carpeoro, andavano comunque tolti di mezzo, ma non certo per ragioni morali: «A decapitare la Prima Repubblica non fu un colpo di Stato, ma un complotto internazionale». Il movente? Si voleva un’Italia completamente indifesa rispetto al progetto oligarchico dell’euro e dell’Unione Europea. Magaldi concorda: «Rispetto a questa traballante e pessima Seconda Repubblica, sarà sempre meglio una classe politicadiversa, magari con sacche di corruzione, ma con un progetto chiaro». L’Italia era una potenza industriale tra le prime al mondo, con indicatori tutti in crescita. Poi, negli ultimi 25 anni, il declino. Atto d’inizio: la «macelleriapolitica fatta da Tangentopoli, con un risultato fallimentare: oggi abbiamo un’altra Repubblica, ugualmente corrotta, ma – a differenza della prima – senza più un progetto sovrano per il paese». E ora, data per persa l’Italia, c’è chi pensa davvero di rifugiarsi tra Brescia e Verona?
    fonte http://www.libreidee.org/2017/10/veneto-e-lombardia-liberi-da-roma-ma-schiavi-di-bruxelles/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=feed+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29

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    10/23/17--22:40: Perché ci si ammala?



















    “I batteri e i virus non producono malattia: è la malattia che li produce”

    Non ci si ammala per colpa dei germi, dei batteri, dei virus, del destino o del patrimonio genetico. La genetica incide minimamente sulla percentuale di malattie e in gran parte ridimensionabili attraverso un corretto stile di vita. Il diabete e il cancro non arrivano dall’esterno: è il corpo che li sviluppa. L’obesità non si prende: è il corpo che accumula grasso. Il mal di testa, il mal di schiena, l’artrite, l’impotenza, non si prendono: sono tutte condizioni patologiche che il corpo sviluppa dal suo interno.

    Ci ammala perché vengono violate le leggi naturali che ogni organismo vivente, a seconda della sua specie, deve rispettare. Quando la popolazione assume standard di vita sbagliati, viola le leggi naturali e si alimenta con prodotti industrializzati, le persone incominciano ad ingrassare, ad ammalarsi, a sviluppare i disturbi della civiltà moderna. Le malattie sono dovute a: tossine, caos elettromagnetico, stress psicofisico, ma soprattutto a causa della cattiva alimentazione dovuta a cibo cotto, industriale che causa carenze nutrizionali (nonostante la sovralimentazione) e le nostre cellule restano affamate e assetate per carenza di veri nutrienti.

    Non ci ammala a causa dei virus o dei batteri. Se si espongono due soggetti al virus dell’influenza uno si ammala e l’altro no, perché? Perché l’organismo del primo non riesce a difendersi a causa di una condizione di debolezza del suo sistema immunitario e le tossine aggrediscono l’organismo. Quando l’organismo è intossicato, si abbassano i livelli di acidità del sangue. Il pH del corpo dovrebbe essere alcalino, quando invece è acido si è esposti al rischio di malattie. Se il pH è alcalino praticamente non ci si ammala quasi mai. Ogni individuo malato di cancro ha un pH basso, cioè molto acido.

    Ci si ammala a causa delle radiazioni elettromagnetiche a cui si è giornalmente esposti. I campi magnetici interferiscono con la naturale vibrazione delle cellule, favorendo l’insorgenza di patologie anche tumorali.

    Ci si ammala a causa dei farmaci i quali risultano essere responsabili della maggior parte delle malattie. L’ OMS dice che il 60% della malattie sono iatrogene, praticamente i medicinali generano più malattie di quante non ne curino. La presenza di malattie è direttamente proporzionale al consumo di farmaci. Più farmaci si prendono più ci si ammala, perché tutti i farmaci hanno effetti collaterali negativi, tossici, dannosi: sono veleni, le peggiori tossine, spesso mortali. I farmaci producono malattie perché eliminano i sintomi, non curano la causa. Tutti i farmaci, sia quelli prescritti sia quelli acquistati liberamente senza ricetta, sono causa di malattie e disturbi. La risposta alle malattie non sta nei farmaci: la malattia non arriva perché nell’organismo manca l’aspirina o l’antinfiammatorio.

    Le malattie degenerative sono direttamente proporzionate al consumo di farmaci. Esiste un legame certo tra assunzione di farmaci e suicidi. La quarta causa di morte in America sono i medici sia perché prescrivono farmaci potenzialmente letali e sia perché eseguono interventi che si concludono con il decesso del paziente, o perché sbagliano diagnosi, o perché prendono decisioni scorrette e fatali. Il Journal of the American Medical Association nel numero 284 afferma: “Gli interventi chirurgici non necessari, gli errori medici, gli effetti collaterali dei farmaci ecc. causano lo stesso numero di morti della cardiopatie e dei tumori…”

    Ci si ammala a causa di cattivi stili di vita: droghe, fumo di sigaretta, alimenti voluttuari, mancanza di esercizio fisico.

    Ci si ammala per mancanza di serenità interiore: stress, ansia, depressione, gelosia, rancore, frustrazioni, preoccupazioni, pessimismo…

    Ci si ammala a causa di mancanza di ideali positivi.

    Gli europei ingeriscono ogni anno 170.000 tonnellate di aromi industriali e 95.000 tonnellate di glutammati (antischiuma, stabilizzatori di colori, antiagglomeranti, umidificatori, solventi, flocculanti ecc.). A causa di questo il 15% della popolazione europea soffre di allergie. Siccome le proprietà organolettiche degli alimenti naturali non sono fatti per durare nel tempo, il ricorso agli aromi naturali è sistematico. Allora succede per es. che lo yogurt alla fragola riporti la scritta “aroma naturale” in realtà è una pasta, ottenuta con una mescolanza di trucioli di un albero australiano fatta con acqua, alcol e qualche ingrediente segreto. Da questa ricetta, con qualche aggiunta, è possibile ottenere l’aroma del lampone, del cioccolato, di vaniglia e così via. E così si potrebbero trovare tracce di proteine del latte nel liquore alla noce di cocco, dei peptidi di glutine nella caramelle, nei corn-flakes, delle tracce di nocciole in un dolce al limone e così via.

    Questa alterazione del gusto degli alimenti non è senza conseguenze per la salute delle persone. Anche se gli industriali garantiscono l’innocuità degli additivi impiegati, non dispongono di alcuna possibilità di verifica scientifica: controllare 20.000 additivi costerebbe troppo e richiederebbe tempi troppo lunghi. Né sono mai stati studiati finora agli inevitabili effetti delle interazioni fra i diversi prodotti chimici utilizzati. Gli industriali non hanno né i mezzi né il tempo per far testare tutti gli additivi impiegati. Per contro la gente, sempre più indaffarata ed in corsa con il tempo, ha difficoltà a cucinare ortaggi o cereali o di consumare frutta in modo sano e naturale, magari cercandola in qualche negozio bio un po’ più distante. E allora le allergie si diffondono e a guadagnarci sono le lobby dell’industria chimico-farmaceutica.

    Ma non solo il corpo fisico è soggetto ad ammalarsi; si ammala anche la mente e la coscienza. Il corpo si ammala quando perde il suo equilibrio biochimico; la mente si ammala quando è pervasa da pensieri disarmonici e pessimistici; la coscienza si ammala quando perde la capacità di nutrire sentimenti, sensibilità, condivisione. Ma questo è un problema ancora più ampio e pericoloso che sula dal tema
    Franco Libero Manco

    http://altrarealta.blogspot.it/

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    10/23/17--22:43: Soros, 18 miliardi a Open Society: nuovo colpo in arrivo?



    George Soros ha “donato” 18 miliardi di dollari alla Open Society Foundation, facendo registrare una cifra record per una donazione ad un ente di diritto privato. Il trasferimento di questo ingente quantitativo di denaro sarebbe avvenuto negli anni passati. La notizia, però, è stata ripresa solo ieri dai quotidiani. Il “Wall Street Journal”, al riguardo, ha parlato di “Instant Giant”. Alcuni, ancora, mettono in evidenza come più che di una “donazione” si possa parlare di un “trasferimento di denaro”. L’Open Society Foundation, lo strumento che Soros  ha utilizzato per le sue iniziative “filantropiche”, diverrebbe così un vero e proprio gigante della “beneficenza”, ma questo ente, in realtà, è anche il cavallo di Troia che Soros mette puntualmente in moto per le sue campagne progressiste e per orientare mediante i finanziamenti la politica americana e non. Alcuni quotidiani stanno inserendo questa notizia all’interno di una narrativa che vedrebbe Geroge Soros contrapposto a Bill Gates in una sfida tra titani nel campo della “filantropia”. Secondo questo articolo, poi, i 18 milardi di dollari donati da Soros corrisponderebbero all’80% del suo patrimonio totale. Un moto di bontà giunto durante la terza età oppure l’avvio di una campagna spietata sui temi cari al magnate ungherese?
    Per “Bloomberg”, semplicemente, il gesto sarebbe nato dalla necessità di pagare meno tasse sui gestori degli hedge fund negli Stati Uniti. “Bretibart News”, il portale dell’Alt-Right americana, ha sottolineato, nel riportare la notizia, che Soros è coinvolto, Sorostra le varie campagne più attuali, in azioni contrastanti l’attuale governo israeliano, nel promuovere l’integrazione e l’arrivo dei migranti e in alcune promozioni di campagne pro-aborto in Irlanda. “Breitbart”, ovviamente, si riferisce a Soros come a un influencer che starebbe contribuendo all’invasione islamica dell’Occidente. Il sospetto, per l’Alt-Right e per quanti hanno messo in evidenza le attività di Soros in questi anni, è che il magnate si prepari per mezzo di questo maxifinanziamento ad operare con forza nel campo della geopolitica e in quello degli equilibri economico-finanziari mondo. Leggere le prossime mosse, in questo senso, potrebbe risultare decisivo. Un obiettivo possibile è certamente Donald Trump, contro la cui presidenza Soros ha già scommesso.
    Oltre ad aver finanziato la campagna elettorale di Hilary Clinton, infatti, il fondatore della Open Society aveva scommesso un miliardo di dollari sul fatto che Trump non vincesse le elezionipresidenziali. Sappiamo com’è andata a finire. Ultimamente, poi, il nome del magnate che ha adottato gli Stati Uniti come seconda patria era stato citato dal quotidiano spagnolo “La Vanguardia” in relazione alla Catalogna. L’Open Society Foundationc ha finanziato con 27.049 dollari il consiglio per la diplomazia pubblica della Catalogna. Indirettamente, quindi, il miliardario avrebbe avuto un ruolo anche nella partita per l’indipendenza catalana. Il fine del maxifinanziamento potrebbe essere quello di allargare ancor di più la sua influenza nel mondo. La fondazione avrebbe dichiarato, tuttavia, di non essere intenzionata ad espandersi nell’immediato. L’Open Society, del resto, è già operativa in 120 nazioni del mondo. Se questo denaro dovesse servire per cercare di modificare indirettamente gli equilibri globali, per sostenere ancor di più l’arrivo dei migranti in Occidente e per sponsorizzare la causa gender e quella favorevole all’aborto, si scoprirà solo nel tempo. Di certo c’è che Soros pare intenzionato a mettere nuovamente mano al portafoglio.
    (Francesco Boezi, “Quegli strani giri di soldi di Soros: sta preparando un nuovo colpo?”, dal “Giornale” del 19 ottobre 2017).
    fonte http://www.libreidee.org/2017/10/soros-18-miliardi-a-open-society-nuovo-colpo-in-arrivo/





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    10/24/17--04:00: ORRORE! GENTILONI CE L'HA QUASI FATTA: POTRETE ESSERE SCHEDATI E CENSURATI SUL WEB


    di Marcello Foa

    ORRORE! GENTILONI CE L'HA QUASI FATTA:
    POTRETE ESSERE SCHEDATI E CENSURATI SUL WEB
    Ricordate? Qualche giorno fa ho condotto una battaglia furibonda contro il disegno di legge del premier piddino Gentiloni che introduceva di fatto la schedatura di massa sul traffico web e da cellulare di tutti gli italiani, nonché la possibilità di censurare siti scomodi.
    Molti di voi mi hanno chiesto,come sia andata a finire. Ebbene, il Senato ha votato e, purtroppo, ha approvato l'articolo che introduce misure gravissime, che non hanno precedenti in Europa.
    Resta una sola flebile speranza, come spiego qui: http://bit.ly/2z1JtW8
    Al Grande Fratello Gentiloni manca solo un passetto...
    Marcello Foa
    fonte  https://www.facebook.com/MarcelloFoa/posts/1340257892750543?pnref=story

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    10/26/17--22:01: Ecco chi è in realtà lo speculatore George Soros, arruolato dai “Radicali” come loro “filantropo”. Gli tzunani della moralità



    L’IMPERIALISMO TRANSGENICO DI GEROGE SOROS E BILL GATES
    DI COMIDAD
    L’assegnazione del premio Tiziano Terzani al finanziere George Soros possiede una sua intrinseca logica, dato che l’attività giornalistica di Terzani ha rappresentato un fattore di notevole confusione negli anni ’70 e ’80. Può essere indicativo ricordare come Terzani dichiarasse, con la massima disinvoltura, il modo in cui si era costruito un’intera teoria circa i presunti moventi utopistici dei massacri commessi dal regime di Pol Pot in Cambogia; una teoria poi affermatasi come luogo comune inattaccabile. Terzani avrebbe ottenuto questo risultato sulla base di una singola frase all’interno di una breve intervista rilasciatagli dal ministro degli Esteri del governo cambogiano dell’epoca.
    In realtà è cosa sin troppo comune confondere le acque sparando frasi ad effetto e slogan idealistici per nascondere motivazioni opportunistiche, meschine o addirittura abiette. Ne sa qualcosa proprio il “filantropo” Soros, il quale ha contribuito anche lui a creare confusione scrivendo un libro sulla crisi, con una particolare attenzione alla questione europea. Soros ha palesato nel libro le sue superiori doti intellettuali, esibendosi in intuizioni fulminanti e originali, come quella secondo cui il progetto monetario dell’euro presentava contraddizioni sin dall’inizio. Certo, chi ci avrebbe mai pensato.
    Ma l’ingegnosità di Soros è andata ben oltre. A chi gli contestava le sue responsabilità nell’attacco speculativo alla lira nel 1992, Soros ha risposto che: «La crisi non è degli speculatori, ma sono le norme dei governi a rendere possibili gli speculatori come messaggeri di cattive notizie». Quindi la speculazione finanziaria potrebbe rientrare tra i lavori socialmente utili.
    Su “Il Fatto Quotidiano” del 13 maggio, in soccorso delle tesi di Soros è arrivato addirittura l’economista di “opposizione” Alberto Bagnai, a ribadire le esclusive responsabilità della politica nella sopravvalutazione della lira che rese possibile la speculazione del ’92. La sortita di Bagnai appare però eccessivamente ingenua e imprudente nel momento in cui, nell’attuale governo italiano, si riscontra la presenza di una lobbista dello stesso Soros, cioè la ministra degli Esteri Emma Bonino.
    Soros però non si è mai accontentato di agire soltanto attraverso il lobbying, ed ha assunto spesso un ruolo politico diretto. Non c’è neppure bisogno di ipotesi di complotto, dato che le operazioni politiche di Soros sono del tutto manifeste, persino ostentate. Nel 1997 Soros, con la sua Open Society Foundation, era in prima linea nella destabilizzazione della Serbia. Le fondazioni private costituiscono uno strumento di penetrazione imperialistica di tipo nuovo e sofisticato, in grado di distruggere le società attraverso il colonialismo di una pseudo-beneficenza che è, in realtà, un veicolo di corruzione e di affarismo. L’impegno di Soros per portare la “democrazia” in Serbia, fu propagandato con entusiastici toni celebrativi in un articolo de “La Repubblica” dell’epoca, dal titolo esplosivo: “I miliardi di Soros sostengono la rivolta”.
    L’anno dopo Soros, insieme con la Bonino, era a Dakar per sostenere lafondazione della Corte penale per i crimini di guerra, che avrebbe avuto poi sede all’Aja, in modo da creare nella pubblica opinione un’opportuna confusione con l’altro Tribunale, quello dell’ONU, situato nella stessa città. Quindi Soros, mentre destabilizzava, la Serbia, già si preoccupava di istituire il tribunale con cui avrebbe fatto processare e condannare i leader serbi da lui abbattuti. Un uomo previdente.
    Questa corte penale è uno strumento della NATO, ma a scanso di pericoli, il Paese che commette più crimini di guerra, cioè gli USA, non la riconoscono, in modo da non rischiare di essere continuamente denunciato presso di essa. Nelle sedi NATO Soros è regolarmente accolto con gli onori di un capo di Stato, anzi, molto meglio di tanti capi di Stato. Soros può permettersi di andare alla NATO a discutere e pianificare sulle sorti non solo dell’Europa dell’Est, ma del mondo intero, dato che la sua fondazione agisce e mesta dappertutto, anche se con gradi diversi di influenza. Non vi è nulla di segreto a riguardo, poichè è lo stessosito della NATO ad informarci dettagliatamente sul ruolo atlantico di Soros, definito il “benefattore”.
    Durante la manifestazione di Dakar del ’98 pro Corte penale internazionale, Emma Bonino fece appello anche al miliardario Bill Gates per ottenere il suo appoggio nell’iniziativa. Le cronache successive non permettono di stabilire con certezza se questo appoggio vi sia stato, però vi è certamente un campo in cui la collaborazione fra Soros, Gates e la Bonino va a pienissimo regime, e cioè gli OGM. Se la Bonino è una semplice lobbista (almeno per ciò che ne sappiamo), Soros e Gates sono invece fra i principali azionisti della Monsanto, la più tentacolare e aggressiva delle multinazionali del transgenico. La Bill & Melinda Gates Foundation – la più grande fondazione privata del mondo – non è soltanto l’istituzione che maggiormente spinge per l’adozione del geneticamente modificato in agricoltura, ma si è fatta notare anche per i suoi massicci acquisti di azioni Monsanto. I legami finanziari tra Gates e la Monsanto hanno messo in evidenza un clamoroso conflitto di interessi, segnalato anche dal quotidiano britannico “The Guardian”.
    Neppure i continui acquisti di azioni Monsanto da parte di Soros costituiscono un mistero, anzi, le notizie si possono trovare tranquillamente nei notiziari finanziari. Le due principali fondazioni private del mondo agiscono quindi come una falange compatta, non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello finanziario.
    Con il passare del tempo, il prestigio scientifico e tecnologico degli OGM tende sempre più a decadere, mentre si rivela il loro carattere meramente truffaldino. Infatti gli OGM spesso non rappresentano vere innovazioni tecnologiche, ma solo espedienti per realizzare dei brevetti che permettano di monopolizzare determinate sementi. Ovviamente tutto questo non potrebbe avvenire senza la complicità e la corruzione delle autorità preposte al controllo dell’agricoltura. In Europa il lobbying OGM è in piena attività, e l’aver inserito la Bonino nel governo italiano è certamente un punto a suo favore. Viste le protezioni internazionali di cui beneficia la Bonino, non ci sarebbe da sorprendersi se di qui a poco ce la ritrovassimo davvero alla Presidenza della Repubblica.
    A sostegno della reputazione di progressista di Soros, molti ricordano il suo impegno per la legalizzazione della marijuana. Soros è effettivamente il maggior finanziatore delle associazioni impegnate a chiedere la legalizzazione della cannabis.
    Questo interesse di Soros per la legalizzazione della marijuana potrebbe però essere spiegato considerando il business che costituirebbe il monopolio di una cannabis geneticamente modificata, e quindi brevettata. In base alle informazioni fornite dagli inquirenti, questo tipo di cannabis già esiste. Lo scorso anno il quotidiano “Il Sole – 24 ore” dava la notizia di un mega-sequestro di marijuana OGM proveniente dall’Albania.
    Del tutto casualmente, l’Albania è sotto la tutela della “Open Society Foundation” di Soros, che si adopera anche per far ammettere questo Paese nell’Unione Europea.
    Fonte: http://www.comidad.org
    Link: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=549
    23.05.2013
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    Disordine Globale: Solve ed Coagula Batto-Femen…
    Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero
    Riconosciute alcune Femen come escort. Emerge da un reportage francese
    Qualche tFemenempo fa è uscita sul sito “Egalité & Reconciliation” una ricerca sulle Femen. La stessa nudità delle attiviste ucraine potrebbe essere la loro migliore carta d’identità. Molte di loro, infatti, presentano tatuaggi molto particolari, estesi, univoci. Facilmente riconoscibili.
    Il giornalista francese ha accostato alcuni di questi con le foto di siti di escort e ha trovato collegamenti inequivocabili. Le foto e il reportage sono presenti sul sito di cui riportiamo il link qui sotto.
    La credibilità delle Femen è già da tempo sotto discussione. L’inchiesta “Groshi”, condotto in prima persona da una giornalista infiltratasi nell’organizzazione, aveva già svelato come avviene il reclutamento delle attiviste e soprattutto il loro mercenariato. Ognuna di loro percepisce 1000 euro al mese, mentre lo “stipendio” durante le spedizioni salirebbe fino a 1000 euro al giorno.
    Link dell’articolo francese:
    http://www.egaliteetreconciliation.fr/Les-FEMEN-ni-putes-ni-soumises-15096.html
    Fonte: http://www.nocristianofobia.org/riconosciute-alcune-femen-come-escort-emerge-da-un-reportage-francese/
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    Bonino: 500 Marines a Sigonella
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    Emma Bonino, la federalista: nostro obiettivo sono gli Stati Uniti d’Europa
    bonino
    ”Sono una federalista convinta e con me questo governo”, ”il nostro obiettivo restano gli Stati Uniti d’Europa” e un ”sistema che garantisca maggiori risultati e anche risparmi, nei settori della difesa, della ricerca, delle grandi infrastrutture e ovviamente della politica estera”.
    Lo ha detto il ministo degli Esteri Emma Bonino alle Commissioni Esteri di Camera e Senato. ”Credo – ha aggiunto – che la presidenza italiana dell’Ue nel secondo semestre 2014 sara’ un’opportunita’ importante per imprimere un impulso”. ANSAMED – Fonte: http://www.imolaoggi.it/?p=50382
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    Le connessioni del Dalai Lama con la CIA e i suoi finanziatori bancari. Un altro mito da sfatare… seguendo George Soros
    “L’organizzazione del Dalai Lama stesso alla fine ha ammesso di aver ricevuto milioni di dollari dalla CIA durante gli anni ’60”. “Durante il XXI secolo, il Congresso degli Stati Uniti ha continuato a stanziare fondi per la comunità tibetana in esilio attraverso il National Endowment for Democracy e altri canali che suonano più rispettabili rispetto alla CIA. Inoltre il Dalai Lama ha ricevuto denaro dal finanziere George Soros.”
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    Ecco chi è in realtà lo speculatore Georges Soros, arruolato dai radicali come “filantropo”
    5 aprile 2013 – Dopo aver letto l’articolo, vi invitiamo a riflettere quando Emma Bonino si propone come candidata alla Presidenza della Repubblica.
    21 giu – “Pannella assolda persino Soros“. I radicali comunicano notizia sul loro sito, con una certa spavalderia, come se fosse un onore e come se tutti gli italiani avessero l’anello al naso: “Marco Pannella è riuscito anche in questo, il finanziere ungherese e filantropo George Soros si è iscritto al partito.”
    Ma fino a che punto Soros è filantropo, nonché finanziere? Ce lo spiega egli stesso con questa affermazione:
    ‹‹Sono certo che le mie attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perché faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l’Inghilterra, né l’ho fatto per danneggiarla. L’ho fatto semplicemente per far soldi››.
    Quindi Soros non è affatto un finanziere, ma un sicario economico, un cinico megaspeculatore che non si fa scrupoli di danneggiare una nazione per il suo tornaconto personale. I radicali la chiamano “filantropia”, sperando che gli italiani non capiscano che chi finanzia un partito, ha sullo stesso una certa influenza…, vero Pannella?
    Ma la filantropia di Soros non si ferma qui, difatti ha acquistato titoli dei debiti pubblici  europei per 2 miliardi di dollari a prezzi stracciati da una liquidazione dalla MF Global, la compagnia speculativa  fallita ad ottobre, diretta da John Corzine (un altro ex di Goldman Sachs, ed ex governaore del New Jersey). La MF Global aveva in portafoglio 6,3 miliardi di dollari in titoli degli stati più indebitati: italiani e spagnoli, ma anche portoghesi, irlandesi e belgi. Corzine speculava su tali debiti sperando di profittare, apparentemente, dalla differenza che riceveva sui bond europei e gli interessi che pagava in base agli naccordi di ricomprare.
    Ora, a profittare sarà Soros: i bot, btp  e bonos comprati a prezzo di fallimento  sono a scadenza breve, si dice. Anche se non è chiaro se Soros intende tenerseli fino alla maturazione, oppure realizzare un colpo gobbo a breve. Non l’ha detto, ovviamente.
    E veniamo ai fatti di casa nostra. Ce li racconta Blondet
    Nel 1992 Ciampi, allora governatore di Bankitalia, dilapidò 48 miliardi di dollari in una assurda difesa della lira, che era sotto attacco da parte di Soros.
    Soros aveva più mezzi: grazie all’effetto-leva e alla speculazione coi derivati, agiva come avesse 100 dollari per ogni 5 realmente impiegati. In pratica, con questa leva,Soros vendeva lire che non possedeva, contando poi di ricomprarle a svalutazione avvenuta.
    Il venerato maestro Ciampi, che sapeva come stavano le cose, avrebbe dovuto rinunciare fin dall’inizio alla sua difesa, salvando i 48 miliardi di dollari. Invece la fece ad oltranza: cosa che costò ai contribuenti italiani 60 mila miliardi di lire (due o tre stangate alla Prodi) che in parte (almeno 15 mila miliardi di lire) finirono nelle tasche di Soros. E cosa ancora più grave, Ciampi prosciugò quasi totalmente le riserve in valuta di Bankitalia.
    Così, quando alla fine la lira fu svalutata del 30% – come i Rothschild e le banche d’affari USA volevano, per poter comprare a prezzi stracciati le imprese dell’IRI – non c’erano più soldi per la difesa della italianità di quelle imprese. La svendita era stata accuratamente preparata da Giuliano Amato che, appena diventato capo del governo, aveva trasformato gli enti statali in società per azioni, in vista delle privatizzazioni, in modo che le oligarchie finanziarie estere potessero controllarle diventandone azioniste, e poi rilevarle per il classico boccone di pane.
    La cosa fu così sporca che Ciampi (come minimo, se non da complice, si comportò da incompetente) una volta prosciugate le riserve, offrì le sue dimissioni. Gli fu detto di star tranquillo; Ciampi sarebbe stato premiato con la presidenza della repubblica.
    Ci fu anche un’inchiesta. Nel ‘96 la Guardia di Finanza indagò se «influenti italiani abbiano operato illegalmente dietro banche e speculatori», ricavando un guadagno accodandosi a Soros nella speculazione contro la lira. Secondo Il Mondo del dicembre ‘96, la «lobby a favore di Soros», secondo gli inquirenti, comprendeva Prodi, Enrico Cuccia (capo di Mediobanca per la Lazard) Guido Rossi, Isidoro Albertini, Luciano Benetton, Carlo Caracciolo.
    Naturalmente, le procure insabbiarono. Gli indagati erano tutti padri della patria, venerati maestri, riserve della repubblica.
    Per conoscere piu’ dettagliatamente come fu svenduta l’Italia, vi rimandiamo alla lettura di  questo articolo >>
    E Prodi come si comportò nei riguardi di Soros? Gli consegnò la laurea honoris causa, (anzichè un mandato di cattura) presso facolta’ di economia dell’Universita’ di Bologna, presieduta da Stefano Zamagni, stretto collaboratore dell’ ex primo ministro emiliano.
    Soros si è ripetutamente giustificato per il fatto che, in gioventù, fungesse da corriere per le operazioni genocide delle Waffen SS nell’Ungheria occupata dai nazisti. Ad esempio, in un’intervista concessa a 60 Minutes, la trasmissione di Steve Kroft alla CBS, il 20 dicembre 1998, Soros spiegò che, quando era un adolescente, aiutò i nazisti a confiscare le proprietà degli ebrei mandati nei campi di sterminio, e che non si sentiva per niente in colpa nel farlo. Nella prefazione ad un libro pubblicato da suo padre, Soros aggiunge: “E’ una cosa sacrilega da dirsi, ma questi dieci mesi (dell’occupazione nazista) furono il periodo più felice della mia vita… vivevamo una vita avventurosa e ci divertivamo insieme”.
    Putin ha ordinato di rilasciare un mandato di cattura Internazionale nei confronti di George Soros che è stato preso con le mani nel sacco mentre si preparava a mandare aiuti finanziari a quella che si definisce opposizione in Russia che ultimamente ha fatto scendere in piazza decine di migliaia di persone raccontando bugie e mistificazioni, imbrogli durante le elezioni, adesso il mister Soros ha poco spazio per continuare i suoi sporchi giochi con la speculazione che ha messo in ginocchio tutto il sistema finanziario mondial.
    Soros è condannato all’ergastolo in Indonesia per Speculazione sulla moneta locale.
    E’ condannato alla pena di Morte in Malesia per aver distrutto e speculato sulla moneta locale disastrando l’economia di questo paese.
    E’ stato condannato dallo stato francese per insider trading cun una multa di 2 milioni di dollari. Il bieco individuo ricorse alla corte europea dei diritti dell’uomo, ma la condanna è stata confermata.
    Soros che opera principalmente a Londra è inoltre ricercato dall’Fbi per insider trading in Usa.
    Finito qui? Neanche per idea. Soros è anche il principale promotore della liberalizzazione della droga nel mondo. Ce lo spiega Movisol in questo articolo affermandoIl tritolo che ha ucciso i soldati italiani in Afghanistan è stato comprato con i soldi di Soros.
    E ancora I lacché di Soros ad Harvard raccomandano la droga come rimedio al deficit di bilancio
    Un altro esempio di filantropia fu il caso di Rosia Montana.
    La Brigata Soros-Goldman è festosa e piena di allegria. Ha appena mandato la cartolina di Natale a uno dei popoli più poveri d’Europa. Tanti auguri di congelare al buio.
    “Ci ridono in faccia mentre noi piangiamo. Sono felici della nostra disperazione,” dice con amarezza Marinela Bar. “I cosiddetti ecologisti si preoccupano solo di se stessi, non della comunità locale,” ha aggiunto Calin Cioara. “Loro la gente la deridono.”
    Secondo il Wall Street Journal del 25 febbraio 2010,George Soros è al centro della massiccia campagna di vendite allo scoperto da parte degli hedge fund, che si prefigge l’obiettivo di portare l’euro ad una parità 1:1 con il dollaro. Si tratta dello stesso Soros che riceve grande attenzione mediatica per aver proposto che la UE emetta eurobonds (e cioè agisca come i governi) per finanziare aiuti alla Grecia. Il Journal scrive che l’attuale attacco finanziario all’euro ha preso forza dopo un “idea dinner” che si tenne a Manhattan l’8 febbraio, al quale parteciparono rappresentanti dei massimi hedge fund, come SAC Capital Advisors LP e Soros Fund Management LLC.
    In altre parole, Soros è alla testa di un vasto movimento di scommesse finanziarie miranti ad una svalutazione dell’euro del 40%, mentre allo stesso tempo chiede di rafforzare il sistema di governo sovrannazionale dello stesso euro, allo scopo di eseguire programmi di brutale austerità. Questa speculazione non è contro l’euro, ma contro le nazioni europee!
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    SI FA PRESTO A DIRE BONINO
    Dopo la Carfagna, la Biancofiore e la Prestigiacomo, arriva a sostegno della candidatura al Quirinale di Emma Bonino niente meno che Matteo Quero col suo circolo “Nessuno escluso” (http://www.nuovavicenza.it/2013/04/nessuno-escluso-appello-per-bonino-presidente/) (liberali rawlsiani, la mente filosofica del gruppo è il presidente di Aim, Paolo Colla). L’amicone del sindaco Variati e del diletto portavoce Bulgarini ha lanciato una petizione a favore dell’ex senatrice radicale con il solito elenco di motivazioni banali: riforme radicali, società aperta, riaffermazione dei principi costituzionali, inclusione di tutti i cittadini, innovazione, maggiore integrazione politica europea. Non è citato lo spinello libero, unico elemento umanamente simpatico dell’antipaticissima badessa laica. Strano.
    Il primo a proporla come nuova presidente della Repubblica è stato Mario Monti, come lei ex commissario Ue (entrambi su nomina di Berlusconi, con cui rivaleggia in ipergarantismo amnistiatore), e già qui… Ma il torto di Emma Bonino è semplicemente di essere Emma Bonino. Si sente sempre dire: a lei e ai Radicali dobbiamo le conquiste civili degli anni ’70, nel suo caso specialmente il diritto all’aborto. Premessa: la legge 194 sull’aborto è da difendere perchè fino a prova contraria non è obbligatorio essere anti-abortisti né tanto meno cattolici. Quel che infastidisce di questa donna inquietantemente ossuta e perennemente agitata è che nella sua concezione femminista abortire diventa una pratica al tempo stesso meccanica e da totemizzare, con lei nella parte dell’assatanata predicatrice di feti morti – e, ai tempi, fatti morire dalla sua stessa mano con un vaso e una pompa da bicicletta. Abortire, invece, deve sì essere un diritto, ma resta pur sempre, e come tale va considerato, un atto doloroso, da compiere con tutti i crismi, le cautele e dopo averci pensato non una ma dieci volte. Non un gesto da crociata né una banale operazione chirurgica.
    Tuttavia il rigetto per una Bonino for president, per quanto mi riguarda, ha ben altre ragioni. Squisitamente politiche. La Giovanna d’Arco radicale è da decenni, come il suo mentore Pannella, la foglia di fico del regime partitocratico contro cui tanto si scagliava, fatto salvo il posarsi di fiore in fiore da una coalizione all’altra, dal centrodestra (dal 1994 al 2006) al centrosinistra (dal 2006 a oggi), non facendo soverchie differenze fra chi combatteva prima e chi attaccava  dopo (non per niente, uno della loro nidiata è Capezzone, che quanto a coerenza te lo raccomando). C’è da riconoscerle che non conosce gli eccessi di narcisismo patologico di Pannella, il suo presenzialismo parolaio, il suo indecente vittimismo con scioperi della fame e della sete moralmente ricattatori e consapevolmente impotenti. Ma mentre lui, digiuni gandhiani a parte, è uno che mangia mezzo chilo di spaghetti a colazione e fino a qualche anno addietro conservava una gioviale fisicità, la Bonino è magra, incorruttibilmente magra, robespierrianamente bruciante le calorie nella vampa totalizzante dell’ideale.
    E il suo ideale è un mondo dove i falsissimi diritti umani (http://www.peacelink.it/nobrain/a/18450.html) trionfino con le buone o con le cattive, e con essi, anche se lei non ne fa parola, il nostro omologante modo di vivere, che poi è quello mutuato da sessant’anni dagli Usa, e i nostri interessi economici, che lei finge di non vedere. A qualsiasi prezzo: nessuna guerra, nessuna intrusione è abbastanza giustificata se c’è da spazzar via regimi e tradizioni che non si adeguano all’etnocentrismo occidentale, di cui lei si pone a vestale guerriera. Così, la pacifista nel 1995 fu una guerrafondaia accanita contro la Serbia in Kosovo, e nell’Afghanistan talebano si comportò da isterica intollerante (http://www.blitzquotidiano.it/frase-del-giorno/massimo-fini-su-emma-bonino-1168842/) quale è, meritandosi l’arresto. Fra il battersi per una super corte marziale planetaria (la solita giustizia di parte, s’intende occidentale) e andare in giro per il mondo a fare la missionaria apripista di ong ficcanaso e multinazionali predatorie, la casta diva ha trovato il tempo per farsi eleggere varie volte in parlamento (sette a Roma e tre a Strasburgo, a partire dal lontano 1976), fare il ministro degli affari europei nel secondo governo Prodi, correre per la presidenza della Regione Lazio, e contemporaneamente piagnucolare perché le tv di regime non le danno abbastanza visibilità – anche se, pure qui, il maestro Marco la supera in peggio di varie spanne, in fatto di chiagni e fotti.
    Va da sé che un tipo così non può che essere filo-israeliana, e su questo, come si dice, basta la parola. Pare che fra i grillini goda di una certa simpatia perché i Radicali sono stati storicamente gli unici sostenitori della democrazia diretta in Italia. Vero, ma domando: se mai un giorno un democraticissimo voto popolare dovesse mandare a quel paese la sua amata Europa tecno-finanziaria, le sue care guerre umanitarie, l’agognato liberismo all’americana (pardon, “modernizzazione sociale”, l’ipocrita nom de plume), se insomma il sistema referendario, altro indubbio ma malamente utilizzato merito della pattuglia radical, dovesse contraddire l’odiosa Emma, lei che farebbe, invocherebbe le armi di qualche illuminato paese straniero – indovinate quale – per rimettere le cose boninamente a posto? PS. Se alla presidenza della Repubblica si vuole un pacifista vero, ma soprattutto una coscienza senza doppi strati e falsità ideologiche, allora il nome circola già: Gino Strada.
    Alessio Mannino
    Fonte: http://www.nuovavicenza.it
    Link: http://www.nuovavicenza.it/2013/04/bonino-al-quirinale-ma-non-scherziamo/
    6.04.2013
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    Bonino Capo delo Stato? Una cosa sconsiderata
    Ecco la sua “brillante” carriera” nella politica:
    Nata 65 anni fa, la Bonino è stata parlamentare in Italia sette volte e in Europa tre volte, a partire dal lontano 1976. Da sempre radicale, si è poi candidata nel ’94 con Forza Italia fondata da Berlusconi, Dell’Utri, Previti & C., e col centrodestra berlusconiano è rimasta alleata, fra alti e bassi, fino alla rottura del 2006, quando è passata al centrosinistra. Ha ricoperto le più svariate cariche: deputata, senatrice, europarlamentare, commissario europeo, vicepresidente del Senato, ministro per gli Affari europei nel governo Prodi. Ed è stata candidata a quasi tutto: presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidente delle Camere, ministro degli Esteri e della Difesa, presidente della Regione Piemonte e della Regione Lazio, alto commissario Onu ai rifugiati, rappresentante Onu in Iraq, addirittura a leader del centrodestra (da Pannella, nel 2000).
    Nel ’94, quando si candidò per la prima volta con B., partecipò con lui e la Parenti a un comizio a Palermo contro le indagini su mafia e politica. Poi, appena eletta, fu indicata dal Cavaliere assieme a Monti come commissario europeo. Il che non le impedì di seguitare l’attività politica in Italia, nelle varie reincarnazioni dei radicali: Lista Sgarbi-Pannella, Riformatori, Lista Pannella, Lista Bonino. Nel ’99 B. la sponsorizzò per il Quirinale, anche se poi confluì su Ciampi. Ancora nel 2005, alla vigilia della rottura, la Bonino dichiarava di “apprezzare ciò che Berlusconi sta facendo come premier” (una legge ad personam dopo l’altra, dalla Gasparri alla Frattini, dal lodo Schifani al falso in bilancio, dalla Cirami alle rogatorie alla Cirielli) e cercava disperatamente un accordo con lui. Sfumato il quale, scoprì all’improvviso i vizi del Cavaliere e le virtù di quelli che fino al giorno prima lei chiamava “komunisti” e “cattocomunisti”.
    Molte delle sue battaglie, referendarie e non, coincidono col programma berlusconiano: dalla deregulation del mercato del lavoro (con tanti saluti allo Statuto dei lavoratori, articolo 18 in primis) alla campagna contro le trattenute sindacali in busta paga. Per non parlare del via libera alle guerre camuffate da “missioni di pace” in ex Jugoslavia, Afghanistan e Irak. E soprattutto della giustizia: separazione delle carriere fra giudici e pm, amnistia, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, responsabilità civile delle toghe e no all’autorizzazione all’arresto per parlamentari accusati di gravi reati: perfino Cosentino, imputato per camorra.
    Alle meritorie campagne contro il finanziamento pubblico dei partiti, fa da contrappunto la contraddizione dei soldi pubblici sempre chiesti e incassati per Radio Radicale. Nel 2010 poi, la Bonino fece da sponda all’editto di B.contro Annozero: il voto radicale in Vigilanza fu decisivo per chiudere i talk e abolire l’informazione tv prima delle amministrative.
    Tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/si-fa-presto-a-dire-bonino/554172/
    Link: http://galileo2009.altervista.org/2013/04/bonino-capo-delo-stato-una-cosa-sconsiderata.html
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    Soros lancia l’allarme: lo yen rischia crollo incontrollabile
    Soros lancia l’allarme: lo yen rischia crollo incontrollabile
    05 aprile 2013
    Il Giappone sta facendo un gioco «piuttosto pericoloso». A dirlo non è un semplice analista ma il finanziere George Soros, lo stesso che nel 1992 fece cadere in un uno solo giorno la sterlina attraverso una speculazione al ribasso (con vendite allo scoperto per 10mila miliardi di dollari). Manovra che spinse la Gran Bretagna ad uscire dallo Sme (Sistema monetario elettronico).
    Soros si è riferito al nuovo ed energico piano di stimoli all’economia annunciato dalla banca centrale del Sol Levante. Una manovra che fa leva su ulteriori aumenti delle liquidità (pari a 1.400 miliardi di dollari in due anni), e che secondo Soros rischia di innescare vendite «a valanga» sullo yen che le autorità non sarebbero in grado di gestire. «Non potranno fermarlo».
    In una intervista alla rete Cnbc il magnate americano, di origini ungheresi, ha fatto previsioni allarmanti anche per l’Europa, «dove i programmi di austerità stanno portando esattamente verso le politiche da cui il Giappone sta cercando di scappare».
    Quanto al Giappone «quello che stanno facendo è pericoloso perché lo fanno dopo 25 anni in cui hanno accumulato deficit senza far crescere l’economia. Rischiano di innescare qualcosa che poi non sarebbero in grado di fermare. Se lo yen iniziasse a calare, cose che ha già fatto, e in Giappone la gente dovesse iniziare a realizzare che potrebbe continuare a farlo e a voler mettere la propria ricchezza all’estero, a quel punto il calo potrebbe diventare una valanga».
    Questa mattina lo yen ha segnato pesanti ribassi dopo gli annunci della Banca del Giappone scivolando sui minimi da tre anni e mezzo sul dollaro. Il dollaro è così risalito fino a 97 yen, dai 93 cui si attestava in precedenza, e stamattina fluttua a quota 96,3 yen, mentre l’euro è balzato sopra 125 yen, mentre prima era al di sotto di 120, e stamattina si attesta a 124,5 yen.
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    GIAPPONE, IL BELLO DI AVERE UNA BANCA CENTRALE: STAMPARE DENARO!
    Vedi anche: L’importanza della sovranità monetaria: Giappone, debito 240% e nessun problema!
    venerdì 5 aprile 2013
    HARUHIKO KURODA GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE DEL GIAPPONE
    Haruhiko Kuroda, governatore della Banca Centrale
    del Giappone    
    Operazione “fast and furious”: raddoppiata la base monetaria, addio al tetto dei titoli in cassa, non più legati alle banconote in circolazione – Tokio scommette sull’inflazione per dar vita all’esportazione (quello che faceva una volta l’Italia con la lira)…
    Stefano Carrer per il “Sole 24 Ore” – tratto da Dagospia
    La Banca centrale che fu pioniera del QE (quantitative easing) torna a scrivere la storia lanciando il QQE (quantitative and qualitative easing). Nel severo edificio della Nippon Ginko a Nihombashi è andata in scena una rivoluzione: il primo board presieduto dal nuovo governatore Haruhiko Kuroda ha accantonato ogni preoccupazione sul debito e la credibilità a lungo termine per lanciare uno stimolo monetario all’economia equivalente a 1.400 miliardi di dollari, in meno di due anni, nel Paese industriale a più alto indebitamento (rispetto al Pil) del mondo.
    Criticata per un decennio per fare le cose “too little, too late”, la Bank of Japan (BoJ) ha deciso di agire in modo “fast and furious” (definizione di un autorevole analista) che ha sorpreso e anzi scioccato i mercati. Al “lascia o raddoppia” della lotta alla deflazione, Kuroda ha deciso di raddoppiare su tutta la linea: entro la fine del 2014 sarà di dimensioni doppie sia la base monetaria, sia il balance sheet dell’istituto centrale, principalmente attraverso il raddoppio degli acquisti di titoli pubblici (e della loro durata residua media) e anche di strumenti finanziari privati rischiosi come gli Etf. Tutti i tabù sono caduti.
    L’istituto, che non andava oltre lo shopping di bond triennali, ora si comprerà persino i Jgb a quarant’anni. Il sacro benchmark della vecchia politica monetaria, ossia l’overnight call rate, viene dichiarato inutile: il target di riferimento della BoJ sarà, al suo posto, l’intera base monetaria.
    Quella stessa rigida istituzione che nel 2001 aveva introdotto la “regola delle banconote” al fine esplicito di tutelare la credibilità propria e quella dello yen dichiara che sfonderà alla grande questa limitazione che si era autoimposta, sia pure temporaneamente: l’ammontare dei titoli di Stato nel portafoglio della banca centrale non sarà più contenuto entro il volume delle banconote di circolazione (considerate liabilities a lungo termine), ma lo supererà di oltre tre volte a fine 2014 arrivando a 290mila miliardi di yen (contro 90mila miliardi di yen in biglietti di banca circolanti).
    Al briefing per la stampa estera, il funzionario della BoJ non mostrava neanche imbarazzo nel cercare di spiegare il perché di una decisione unanime presa da un board la cui maggioranza (6 su 9 membri) aveva pure avallato – sotto la precedente gestione dell’ex governatore Masaaki Shirakawa – un approccio opposto improntato alla prudenza.
    Se Shirakawa, con evidente malavoglia, aveva accettato su pressioni del governo il target di inflazione del 2% come qualcosa a cui tendere, ieri il comunicato è stato categorico: «La banca raggiungerà» (non più: «tenderà a conseguire») l’obiettivo «nell’arco di circa 2 anni» (altra novità assoluta: l’impegno temporale) e per di più manterrà la politica ultra-espansiva finché il rialzo annuo dei prezzi al consumo sarà del 2% in modo sostenibile (ovvero sostanzialmente permanente).
    Il bello è che queste misure straordinarie sono state varate non nel segno dell’emergenza, ma quando il Paese è già uscito dalla recessione, tanto che la stessa BoJ sottolinea che «l’economia giapponese ha smesso di indebolirsi e ha mostrato alcuni segnali di ripresa». È il sistema-Paese che ha deciso di agire di concerto per il successo dell’Abeconomia (l’insieme delle politiche promosse dal nuovo premier Shinzo Abe), di cui la leva monetaria è il primo pilastro (seguito da stimoli fiscali e promesse di riforme incisive).
    La reazione dei mercati è stata di benedizione al nuovo corso: la Borsa di Tokyo, che perdeva il 2%, ha chiuso in rialzo del 2,2%, mentre lo yen è tornato a indebolirsi a buon auspicio della competitività internazionale delle imprese nipponiche.
    Il messaggio che filtra sulle finalità della BoJ nel promettere uno shopping compulsivo (non solo di titoli di Stato ma anche di Etf e fondi immobiliari) è nel segno dell’ambizione: si ha fiducia che sarà incoraggiato un declino dei tassi a lungo e un abbassamento del premio di rischio sui prezzi degli asset, per far sì che le istituzioni finanziarie private riposizionino i loro portafogli con meno titoli pubblici e più prestiti alle imprese e più attività di rischio legate all’economia reale; il tutto nel quadro di un cambiamento drastico nelle aspettative degli operatori di mercato e di tutte le entità economiche, consumatori compresi.
    Rischio di bolle finanziarie o di perdite di credibilità delle istituzioni? La risposta di Kuroda è stata quella di pensare più ai potenziali benefìci del nuovo corso che ai possibili pericoli: anziché rincorrere mugugnando e a piccoli passi affannati la politica espansiva della Federal Reserve, lui ha preferito scavalcarla mettendo subito tutte le carte a sue disposizione sul tavolo dei mercati.
    Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/giappone-il-bello-di-avere-una-banca-centrale-stampare-denaro-53643.htm
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    Francia: le Donne manifestano contro le Femen
    Posted by Laura Caselli on 12, mar, 2013
    Le Femen pagate da Soros si dichiarano a difesa delle donne e del femminismo, mentre in realtà non fanno altro che prostituirsi e danneggiare l’immagine della Donna.
    Una quindicina di giovani donne cattoliche francesi hanno fatto irruzione nella sede delle Femen a Parigi, così come queste hanno invaso Notre-Dame e altri spazi dei cattolici.
    Complimenti a queste ragazze che si battono per i veri valori delle donne!
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    PRIMAVERE ARABE E RIVOLUZIONI S.P.A.
    10 novembre 2012
    www.disinformazione.it
    di Marcello Pamio – 8 novembre 2012

    Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra;né in Russia, né in Inghilterra, né in America, né in Germania. Questo è chiaro. Alla fine, però, è il leader di un Paese a determinare la politica ed è sempre abbastanza semplice costringere la gente a seguirlo, che ci sia una democrazia, una dittatura fascista, un Parlamento o una dittatura comunista. Che abbiano voce o meno, le persone possono sempre essere portate a seguire i propri leader.
    E’ semplice. Tutto quello che bisogna fare è dire loro che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per la mancanza di patriottismo, per esporre la nazione al pericolo. Funziona allo stesso modo in ogni Paese.
    Hermann Wilhelm Göering, Presidente del Reichstag tedesco
    Foto rivelatrice.  Woytila, Bonino, Pannella;  i guerrafondai. (Ma poi i radicali non sono, erano anticlericali?)
    Nel gennaio 2011 nell’Africa settentrionale e nel Medio Oriente hanno cominciato a diffondersi a tappeto delle ribellioni “spontanee” e “locali” che sarebbero poi esplose nella cosiddetta Primavera Araba. Questo è quello che ci hanno fatto credere.
    Ci sono voluti diversi mesi perché la verità venisse a galla, e cioè che dietro le sollevazioni popolari e libere si celava la lunga mano uksraeliana (Inghilterra, Usa e Israele).
    Il New York Times ad aprile dello stesso anno ha dovuto intitolare: “Gruppi americani hanno favorito la diffusione della Primavera Araba”.
    Chi sono questi gruppi e qual è il loro gioco?
    Tanto per citarne qualcuno: “Otpor!” in Serbia e in altri paesi, il “Movimento Giovanile 6 aprile” in Egitto, il “Centro per i Diritti Umani” del Bahrain, il “Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia”, “Donne sotto assedio” in Siria, “Golos” in Russia, la “Fratellanza Musulmana”, ecc. Questi gruppi hanno ricevuto, finanziamenti dal National Democratic Institute (NDI), dal Freedom House di Washington e addestramento dall’intelligence statunitense (CIA) e britannica (MI5).
    Per meglio comprendere qual è il gioco, ad esempio il “Movimento Giovanile 6 aprile” è collegato con il CANVAS (Centro per l’Azione e le Strategie Applicate Non Violente), una ONG (Organizzazione non governativa) chiamata “Otpor!”, creata dal governo americano in Serbia nel 2000 e finanziata dall’Open Society Institute di George Soros, per rovesciare il governo di Slobodan Milosevic. Il CANVAS ha inoltre fornito assistenza ai manifestanti della “Rivoluzione Rosa” in Georgia e a quella “Arancione” in Ucraina.
    Chi sceglie i colori delle Rivoluzioni?
    L’attuale e potentissima élite economico-finanziaria, crea dal nulla organizzazioni non governative di facciata per poter lavorare indisturbato nei paesi che vuole rovesciare.
    Esistono, oltre a NDI e Freedom House, altri centri utili a dirottare milioni di dollari dalle casse governative ed esportare la cosiddetta democrazia a stelle e strisce, per esempio il Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy) riceve ogni anno 100 milioni di dollari dal Congresso statunitense.
    Vi sono però gruppi che non finanziano, ma creano letteralmente le Primavere e le Rivoluzioni, è il caso dell’International Crisis Group il cui motto ufficiale nel sito è il paradossale e ipocrita “Working to prevent conflict worldwide”, letteralmente: “lavorando per prevenire conflitti nel mondo”.
    I nomi di alcuni membri del gruppo possono far comprendere la portata: il Presidente israeliano Simon Peres, il governatore della Banca d’Inghilterra Stanley Fisher, il banchiere-speculatore George Soros della Open Society Institute, gli storici della manipolazione della geopolitica come Zbigniew Brzezinski, Richard Armitage, Samuel Berger e il generale Wesley Clarck, e la nostrana Emma Bonino.
    Tra i finanziatori vi sono le peggiori società del pianeta, tra cui le petrolifere BP, Chevron, Shell, Statoil e la società mineraria (platino, diamanti, minerali, ecc.) Anglo American PLC.
    Risulta essere molto interessante e indicativo sapere che le società che partecipano attivamente alla distruzione ambientale, energetica e sociale di interi paesi e continenti, fanno parte del gruppo che “lavora per prevenire i conflitti nel mondo”!
    Tra tutti i membri, merita un approfondimento a parte l’ebreo ungherese George Soros (il cui vero cognome poi modificato era Schwartz). Soros è il quindicesimo uomo più ricco al mondo, secondo la rivista Forbes, e uno dei maggiori e spietati speculatori planetari.
    Membro, tra le altre cose, del Consiglio per le Relazioni con l’Estero (CFR, il governo ombra americano) e del Gruppo Bilderberg, finanziò Solidarnosc, fece crollare sterlina e lira nel 1992, e negli ultimi anni si è dilettato, tramite il suo Open Society Institute, a finanziare le varie Rivoluzioni. La sua collusione è a tal punto evidente che “il premier russo Vladimir Putin per difendere il proprio Paese dalle intromissioni esterne, avrebbe emesso un mandato di cattura nei confronti di Soros, accusato di speculare sul Rublo e di finanziare l’opposizione in vista delle elezioni di marzo” (ASI, Agenzia Stampa Italia).
    Putin ha perfettamente ragione, perché c’è sempre Soros dietro le Pussy Riot, il gruppo russo di femministe riottose che, nel nome delle libertà, usano pornografia (atti sessuali di gruppo in luoghi pubblici, una di loro si è perfino fatta filmare in un supermercato mentre s’infilava un pollo dentro la vagina) e blasfemia, il tutto per creare rotture mirate interne all’attuale governo di Mosca.
    Le immagini che circolano in Rete non lasciano spazio a dubbi: le ragazze esagitate si fanno fotografare sventolando la bandiera dell’Otpor!…
    Un’altra istituzione è il Brookings Institution.
    Si tratta di un’organizzazione no-profit con sede a Washington, la cui missione è condurre ricerche indipendenti per poi fornire raccomandazioni pratiche su come rafforzare la democrazia americana, promuovere lo sviluppo economico e il benessere sociale, la sicurezza per tutti gli americani, e infine fissare una più aperta e prospera cooperazione internazionale.
    E’ completamente sconosciuto, ma il Brookings è il think tank (serbatoio di pensiero) della politica americana, cioè uno dei gruppi più influenti al mondo.
    Il Brookings riceve finanziamenti da Fondazioni Carnegie, Rockefeller e Ford, da banche come Goldman Sachs e Banca d’America e da industrie come Lockheed Martin (armi e difesa), Exxon, Boeing, General Electric, Alcoa, Nike, Gruppo Carlyle, Duke Energy, PepsiCo, At&T.
    Il comitato è composto da dirigenti d’azienda, illustri accademici, funzionari governativi ed ex leader. E’ così influente questo gruppo che l’attuale embargo economico all’Iran è opera loro. Nello studio pubblicato nel 2009 dal titolo: “Quale strada verso la Persia?”, il Brookings ha esaminato attentamente le modalità con cui l’amministrazione statunitense possa influenzare il cambio di regime a Teheran, e il suggerimento, poi reso operativo, è stato di costringere il paese a penalizzanti sanzioni economiche. La realtà è che le analisi e le soluzioni fornite dal gruppo, vengono poi messe in atto dai camerieri dei banchieri: i politici.
    “Fa tutto parte – spiega Flynt Leverett, ex ufficiale del Consiglio di Sicurezza Nazionale sotto Bush – di una campagna di provocazione, finalizzata ad aumentare la pressione sull’Iran. L’idea è che a un certo punto gli iraniani risponderanno e allora l’Amministrazione avrà il pretesto per colpirli”.
    Stanno cercando la scusante mediatica (armi nucleari o una risposta militare) per poi intervenire e rovesciare il regime.
    Problema à Reazione à Soluzione
    La Soluzione è il cambio di regime nei paesi considerati dall’élite il Male assoluto: Siria e Iran per esempio, il tutto per instaurare delle dittature militari e/o governi fantoccio filoccidentali; il Problema è creare divisioni e dissidi attraverso organizzazioni e la stampa, scontri armati, omicidi e stragi grazie a mercenari e spie, facendo poi cadere la colpa sul governo di turno, al fine di innescare la Reazione emotiva violenta delle persone.
    Allora può intervenire l’esercito salvatore del Messia, lo zio Tom, che con missili intelligenti, bombe a grappolo, al fosforo, all’uranio impoverito, bombe nucleari tattiche e sporche può riportare la Pace e l’Armonia, tanto implorata dalla miserabile e stremata popolazione.
    Non ricorda qualcosa di già visto?
    Il ruolo della CIA
    Cosa c’entra la CIA in tutto questo?
    L’Agenzia di intelligence più famosa al mondo, grazie ai film propaganda di Hollywood, mette lo zampino da oltre sessant’anni in tutte le guerre, attentati, colpi di stato e Rivoluzioni.
    Secondo la Commissione investigativa del senatore statunitense Church, la CIA avrebbe organizzato oltre 3000 operazioni maggiori e 10.000 operazioni minori che hanno provocato la morte di più di 6 milioni di persone.
    Quando c’è qualcosa di illegale, i servizi segreti hanno sempre la mani in pasta.
    Con i fondi neri che derivano dall’esportazione illegale di droga e armi, le intelligence finanziano gruppi armati, li addestrano e li preparano per i vari scenari globali.
    Qualche esempio? Negli anni Ottanta i mujaheddin, quando combattevano in Afghanistan contro il nemico russo, erano dipinti, dalla cricca massonica CIA & Hollywood, come eroi e combattenti per le libertà. Venivano definiti come la “resistenza afghana”, e la loro guerra decennale è stata finanziata segretamente dall’intelligence.
    Proprio dalla CIA-mujaheddin nasce al-Qaeda, che non è il nome di un gruppo terroristico, ma il nome di un database (o meglio “la base”) con tutti i nomi dei mujaheddin e trafficanti internazionali di armi utilizzato da CIA e dai regnanti sauditi. Per essere più precisi, si trattava di due file: “Q eidat il-Maaloomaat” e “Q eidat i-Taaleemaat”, tenuti in un unico file “Q eidat ilmu’ti’aat”, abbreviato dagli arabi in al-Qaeda, che in arabo significa la base.
    Da allora la base, al-Qaeda, ha continuato a ricevere segretamente supporto dalle varie intelligence ed è stata utilizzata nei vari scenari: nel 2000 in Serbia (Esercito di Liberazione del Kosovo) fino ai nostri giorni, nella infinita e dissanguante “Guerra al terrorismo”.
    Al-Qaeda era un database che è diventato uno strumento militare pronto per essere usato quando serve.
    L’élite ha sempre avuto la necessità di mantenere attiva la paura di qualsiasi genere.
    Il nemico è utilissimo perché da una parte permette di guadagnare migliaia di miliardi di dollari per le spese militari, di sicurezza e difesa, dall’altra occupare i media e distrarre l’attenzione del grande pubblico e infine, far passare leggi repressive, antiliberali e antidemocratiche.
    Prima si faceva tutto questo grazie alla Russia e alla Guerra Fredda, ora, dopo la caduta del muro di Berlino, hanno dovuto creare dal nulla un altro nemico, uno molto più subdolo, invisibile e feroce: il terrorismo.
    Il terrorismo diretto e indiretto oggi viene utilizzato in qualsiasi situazione: è il classico nemico-amico camaleontico, adattabile e funzionale al Sistema. Apparentemente è un nemico quando uccide civili inermi (attentati, stragi, 11 settembre 2001, ecc.), ma diventa utile quando permette l’intervento militare successivo (Afghanistan, Iraq, ecc.).
    L’invenzione dell’Asse del Male
    Il 2 marzo 2007 il generale Wesley Clarck in una intervista a Amy Goodman, ha spiegato che l’amministrazione Bush aveva programmato di “far fuori” sette paesi dell’Asse del Male: Iraq, Libano, Somalia, Libia, Siria e Iran.
    L’agenda dell’élite, a prescindere dai vari burattini (Bush, Obama e gli altri), è stata portata avanti in maniera sistematica, ad eccezione dell’ultima roccaforte: l’Iran. Tutti gli altri paesi, chi più chi meno, sono stati “liberati” e “occidentalizzati”.
    L’ultimo paese sovrano ad eccezione dell’Iran, è la Siria che è sempre stata anche nella “lista nera” di Israele: è l’ultimo Stato arabo indipendente, secolarizzato e multietnico in Medio Oriente, fedele alleato dell’ex Persia e quindi un ostacolo per l’egemonia israeliana sulla regione.
    Una verità molto scomoda è che tutti i governi arabi che rifiutano di sottomettersi al dominio occidental-israeliano vengono tormentati con attentati e destabilizzati di continuo, fino a essere costretti, se vogliono sopravvivere, a sviluppare un apparato di sicurezza che risulta totalitario. A questo punto, quando fa loro più comodo, le potenze occidentali e Israele possono evidenziare, con toni accusatori, la mancanza di “libertà” all’interno delle nazioni prese di mira e avviare il processo di rovesciamento. Viene per così dire, guardata la pagliuzza nell’occhio degli altri, ma non la trave nei propri.
    Come nasce una Rivoluzione colorata?
    Ogni Rivoluzione che si rispetti, ha un nome e un colore diversi: Rivoluzione di Velluto in Cecoslovacchia, Rivoluzione del 5 maggio in Serbia, delle Rose in Georgia, dei Tulipani in Kirghizistan, dei Cedri in Libano, Arancione in Ucraina, Zafferano in Myanmar, Verde in Iran e Viola in Italia.
    Colori e nomi a parte, dietro c’è sempre lo stesso artista e il medesimo motto: Divide et Impera.
    Prendendo spunto dall’ultima strategia di gioco messa in atto in Siria, ecco una breve panoramica che ben descrive però quello che realmente è successo. Tale modello è lo stesso messo in atto anche negli altri paesi.
    Prima viene fondata una o più ONG, Organizzazione non-governativa, per creare un clima di protesta nel paese preso di mira; alcuni provocatori ben pagati organizzano manifestazioni di piazza, per poi sparare sulla folla allo scopo di alimentare le violenze; creare e pubblicare in Rete video artefatti che danno l’illusione della repressione da parte del governo; si procede con l’invasione delle città di confine con forze speciali e squadroni della morte; si fomenta la guerra civile e si fabbricano i pretesti per un intervento militare dell’ONU o della NATO; il socialismo arabo e il governo popolare viene rimpiazzato da un governo fantoccio nelle mani dei banchieri di Wall Street e della City di Londra. Infine le multinazionali firmano i contratti miliardari per la “ricostruzione“ e la “sicurezza”.
    In questo modo distruggono dall’interno un paese sovrano, sostituiscono i legittimi governanti mettendo al loro posto un governo fantoccio totalmente controllato, depredano le risorse del sottosuolo (minerali, metalli, petrolio, gas, acqua, ecc.), e infine, ricostruiscono dalle macerie, guadagnandoci migliaia di miliardi di dollari.
    Esportare la democrazia, è la scusa ufficiale per cancellare dalle carte geografiche tutti i governi indipendenti e sovrani, che potrebbero essere da esempio ad altri, mettendo a rischio il controllo globale, e dall’altra parte, l’intervento militar-industriale serve per accaparrarsi le risorse energetiche e/o minerarie.
    Pochi sanno che il Regno Unito ha investito ben 500 milioni di dollari nell’intervento della Nato in Libia, e non certo per liberare la popolazione da una dittatura pluridecennale. Secondo il Dipartimento del Commercio e degli Investimenti i contratti per la ricostruzione del paese (sanità, educazione, elettricità e risorse idriche) ammontano a più di 300 miliardi di dollari.
    La guerra e la successiva ricostruzione fa diventare ricchissimi, visto che il rapporto è 1:600, cioè investi 1 dollaro e ne porti a casa 600.
    La strategia è perfetta e soprattutto ben oliata.
    La “Rivoluzione siriana”, i media e le false flag
    La rivoluzione è iniziata nel marzo 2011, quando sono scoppiati i primi scontri armati, ma è stata concepita molto tempo prima…
    Questa rivoluzione è la copia carbone della maggior parte dei “cambi di regime” incoraggiati e fomentati dalla CIA: mercenari, sicari (vedere uno dei nostri precedenti articoli dal titolo “Il sicario dell’economia”), squadroni della morte pagati centinaia di migliaia di dollari per accendere la miccia, il tutto seguito da una campagna di bombardamento al momento opportuno.
    Esattamente quello che è accaduto in Libia, con britannici e israeliani che hanno coordinato le loro risorse e condiviso le dotazioni di combattenti mercenari di al-Qaeda reclutati.
    In Libia e Siria, i cecchini e i criminali che hanno sparato sulla folla e sulla polizia, erano soldati mercenari pagati per farlo.
    I media mainstream totalmente allineati, alterano e modificano sistematicamente le notizie per farci credere quello che l’élite vuole che noi crediamo: a sparare sulla folla sono stati i militari siriani o libici.
    Inventare atrocità mai commesse è uno dei mezzi più antichi ed efficaci per ottenere il supporto ad una guerra. Un esempio di questa strategia sono le notizie che accusavano Muammar Gheddafi di avere colpito dei pacifici dimostranti con aerei da combattimento, facendo una strage e uccidendo più di 6000 civili, il doppio delle Torri Gemelle. Queste notizie sono state il pretesto per l’espulsione del governo libico dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e per realizzare i crimini contro l’umanità verificatisi successivamente in Libia.
    Non stupisce sapere che una delle fonti di queste gravissime accuse è la Lega Libica per i Diritti Umani, che riceve sovvenzioni direttamente dal Dipartimento di Stato americano…
    L’esercito russo ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che la zona dove sarebbe avvenuta la strage è monitorata costantemente dallo spazio con i loro satelliti, e nessun attacco ha mai avuto luogo! Avete sentito questa notizia? Non è mai avvenuta quella strage, quindi i media occidentali hanno riportato notizie false, inventate di sana pianta.
    Le false flag o false bandiere, sono esattamente la strategia contraria: un attentato o una strage realmente accaduta, viene addebitata a qualcun altro. L’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 è la pietra miliare delle false flag: l’auto-attentato è stato artatamente addebitato a dei talebani, diventati per l’occasione piloti provetti di Boeing.
    I giornalisti embedden continuano ancora oggi, dopo ben 11 anni, a riportare la versione ufficiale, quella cioè politicamente corretta: i cattivi sono stati i talebani, mentre i buoni sono gli americani.
    Per avere maggiori informazioni e chiarirsi eventuali dubbi su Rivoluzioni e Primavere arabe consiglio i seguenti libri: “Rivoluzioni S.p.A.: chi c’è dietro la Primavera Araba” di Alfredo Macchi, Alpine studio e “Obiettivo Siria”, Tony Cartalucci e Nile Bowie, Arianna editrice.
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    Da vescovo ausiliare di Cracovia Wojtyla, e solo lui, aveva il visto permanente per partecipare alle sedute del CV II a Roma. Il cardinale primate di Varsavia Wyschinski, nonostante il suo specchiato carisma e prudenza, era invece ostacolato nei movimenti da parte del regime comunista.
    Evidentemente il marrano Wojtyla intrallazzava gagliardamente col regime e ne era ricompensato. Nell’area Wadowice – Auschwitz Oswiecin – Cracovia prima della guerra la popolazione ebraico khazara askenazita costituiva il 50 % degli abitanti e la madre del futuro papa Emila Kaczarovska (cognome Kacz – Katz) era ebrea.
    Durante il conclave dopo la morte di papa Luciani il suo conterraneo americano Zbignew Brzezinski (Birkenau traslato in tedesco, e odiatore della Russia) sostava sorprendentemente in piazza San Pietro.
    In quei giorni l’opportunista Wojtyla affermava davanti ai giornalisti che l’occidente materialista avrebbe potuto beneficiare dell’ idealità che l’est europeo avrebbe potuto travasare e lasciava intravvedere un suo ruolo di ponte fra est ed ovest.
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    European Council on Foreign Relations e il progetto pan-europeo
    23 ottobre 2012
    Articolo di Italo Romano
    Cosa sia l’European Council on Foreign Relations (ECFR) lopossiamo leggere direttamente sul sito ufficiale dell’organizzazione:
    L’ECFR è il primo think-tank pan-europeo. Fondato nell’ottobre 2007, il suo obiettivo è quello di condurre la ricerca e promuovere un dibattito informato in tutta Europa per favorire lo sviluppo di una politica estera efficace e coerente fondata sui valori europei. Esso è indipendente e non ha alcun collegamento con le istituzioni dell’Unione europea.
    I membri fondatori sono politici, intellettuali, economisti, imprenditori e attivisti. Insomma, la solita élite illuminata.
    http://www.oltrelacoltre.com/?p=13820
    L’ECFR ha uffici in sei delle maggiori capitali europee: Londra, Parigi, Roma, Berlino, Madrid e Sofia.
    E’ guidato dal direttore Mark Leonard e dall’Amministratore delegato Dick Oosting.
    L’ECFR riunisce oltre 150 “autorevoli” ed “influenti” europei provenienti dai 27 paesi che fanno parte dell’UE.
    Ufficialmente è un’organizzazione privata non a scopo di lucro finanziata attraverso donazioni. Fondato con il supporto della Open Society Foundations, della Communitas Foundation e dalla Fundación Para las Relaciones Internacionales y el Diálogo Exterior, tra i suoi partner e finanziatori ci sono fondazioni, grandi imprese, governi ed individui privati.
    Prima di andare avanti nella descrizione dell’ennesimo circolo di potenti, è necessario chiarire l’oscuro e poco conosciuto concetto di pan-europa.
    Storia e origini del pan-europeismo.
    Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi
    Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi
    Il Movimento Pan-europeo è un’associazione fondata nel 1922 a Vienna daRichard Nikolaus Coudenhove-Kalergi (1894-1972), aristocratico austro-ungherese. Egli era il portavoce della Sinarchia in Europa e discendeva da nobili famiglie europee: la nonna, Maria Kalergi, era amica di Bismarck, Heine e Wagner, alcuni dei maggiori esponenti della élite dell’epoca, e proveniva dalla dinastia imperiale bizantina dei Focas, mentre il nonno, Franz Coudenhove, diplomatico al servizio della Francia, era di antica nobiltà brabantina.
    Kalergi nacque a Tokio, dove il padre era ambasciatore, da una principessa giapponese. Pur essendo cittadino francese, scelse di vivere a Vienna, dove si laureò in filosofia nel 1917 e dove sposandosi con Ida Roland, stella del teatro di origini ebraiche, evitò il servizio militare.
    Nel 1919 egli iniziò ad interessarsi al progetto di un nuovo ordine internazionale, concepito come federazione di nazioni, ispirandosi agli Stati Uniti d’America. L’idea di federazione è fondamentale per i mondialisti. Si tratta di una unione di Stati che rinunciano alla loro sovranità in favore di un potere centrale. E’ uno dei pilastri portanti del così detto Nuovo Ordine Mondiale.
    Ergo, il primo passo  sarebbe stato la creazione di una Europa unita, laPaneuropa. Così, iniziò una collaborazione con giornali e riviste e, agli inizi del 1923, scrisse la bibbia del Movimento Paneuropeo, il manifesto per eccellenza, “Pan-Europa” (oggi edito in Italia dalla casa editrice “Il Cerchio”).
    Il simbolo dell’unione pan-europea è una croce rossa che sovrasta un sole d’oro.

        “La croce rossa delle crociate del Medioevo è il simbolo più antico dell’unione europea sovrannazionale. Oggi essa è diventata l’emblema dell’umanitarismo internazionale. Il sole rappresenta lo spirito europeo il cui irraggiamento ha illuminato il mondo intero. La civiltà greca e la civiltà cristiana – la croce di Cristo sul sole di Apollo – fondano il fondamento durevole della cultura europea”.
        [R. C. Kalergi, J’ai choisi l’Europe, Paris, Ed. Plon, 1952, p. 116]
        “Il sogno di Komensky (Comenius) e di Nietzsche, la concezione di Kant, il desiderio di Bonaparte e di Mazzini, gli Stati Uniti d’Europa, saranno realizzati dal Movimento Paneuropeo. Sotto il segno della croce solare, in cui si alleano il sole dei Lumi e la Croce Rossa dell’umanità internazionale, l’idea paneuropea vincerà contro la meschinità e l’inutilità di ogni politica distruttrice e campanilistica”.
        [R. C. Kalergi, Storia di Paneuropa, Milano Nuova, s.d., pp. 56-57]

    Il simbolo è praticamente identico all’insegna del Gran Maestro dei Rosacroce. Coincidenza? Non proprio, in quanto Kalergi era un massone, iniziato nel 1922 alla loggia Humanitas, all’Oriente di Vienna.
    Inoltre, faceva parte del B’nai B’rith, l’alta massoneria riservata solo ad uomini di origine ebrea [Code, n° 12/1993, Leonberg, Verlag Diagnosen].
    La copertina del libro “Paneuropa”
    Kalergi era in stretti ed ottimi rapporti con l’oligarchia finanziaria. Per sua stessa ammissione il nascente movimento fu generosamente finanziato da Max Warburg con 60 mila marchi d’oro [R.C.Kalergi, Storia di Paneuropa, cit., p.69].
    A questo punto il “progetto paneuropa” inizia a girare il mondo, raccogliendo proseliti ed adesioni a dir poco celebri:
    Hjalmar Schacht, membro della Gran Loggia di Prussia, uomo dell’alta finanza di Wall Street presso Hitler e futuro presidente della Reichsbank;
    Konrad Adenauer, sindaco di Colonia, uno dei fondatori della democrazia cristiana tedesca;
    Edward Benes, massone, ministro degli Affari Esteri cecoslovacco e presidente della Società delle Nazioni nel 1935;
    Sean Mac Bride, futuro fondatore di Amnesty International, membro dell’Ordo Templi Orientis (OTO);
    Karl Haushofer, teorico dello spazio vitale di Hitler, anch’egli membro dell’OTO;
    Benito Mussolini, il dittatore fascista italiano, unito a Kalergi dal comune e confesso discepolato nietzschiano [R.C.Kalergi, Storia di Paneuropa, cit., pp. 24-25];
    E tutto il sancta sanctorum della cultura europea: Paul Valéry, Thomas Mann, Rainer Maria Rilke, Stefan Zweig, Albert Einstein, Sigmund Freud;
    Con l’aiuto dell’amico William Stead, membro fondatore della Round Tablebritannica e membro della Fabian Society, riuscì ad introdurre la causa “paneuropa” nell’establishment inglese. Nei suoi viaggi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America incontrò eminenti personalità dell’epoca come Herbert Hoover (Presidente degli USA e membro del CFR), Owen Young (economista e membro del CFR), Bernard Baruch (il finanziare israelita membro della Pilgrims’ Society e del CFR, che nel 1919 rappresentò gli Stati Uniti a Versailles).
    Con il sostegno di questi potenti e onnipresenti personaggi, Kalergi fondò il “Comitato di Cooperazione Americana dell’Unione Paneuropea“. Tra i membri più conosciuti possiamo elencare:
    Peter Duggan, direttore del Counsil on Foreign Relation (CFR);
    Felix Frankfurter, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America;
    Paul e Felix Warburg, banchieri statunitensi di origine tedesca, tra i fondatori del Federal Reserve System;
    John W. Davis, membro del Partito Democratico statunitense e della Pilgrims’ Society;
    Nicholas Murrey Butler, capo del British Israel, del CFR, della Round Table e membro della Pilgrims’ Society.
    Nell’Ottobre del 1926, si tenne a Vienna il primo congresso dell’Unione Paneuropea, presieduto da Edward Benes, da Joseph Caillaux (ex Primo Ministro di Francia), da Paul Loebe (Presidente del Reichstag) e da Francesco Nitti (economista, ex Presidente del Consiglio del Regno d’Italia e massone).
    Per gli Stati Uniti era presente il tesoriere del CFR, Frederick H. Allen, per il Regno Unito Alan Watts, membro del RIIA, mentre la democrazia russa era rappresentata dall’ex Presidente del Consiglio, il massone israelita Alexander Kerenski.
    In totale vi erano duecento delegati rappresentanti 24 nazioni. Non male per essere l’inizio.
    Come già accennato, in Italia, il movimento faceva capo a Francesco Nitti. Al suo fianco vi erano anche Benedetto Croce e il conte Carlo Sforza, membro del Comitato del Centro Europeo della Fondazione Carnegie, massone e mondialista di spicco.
    Proprio Carlo Sforza, ebbe a scrivere su Foreign Affairs (rivista del CFR):

        “Non dobbiamo sorprenderci della durata della crisi causata dalla generazione del 1914. La guerra del 1914-18 e il penoso armistizio che ha durato fino al 1939 non erano che le tappe di una rivoluzione e le rivoluzioni durano a lungo. La natura di tale rivoluzione è ora chiara. Noi siamo i testimoni, e nel contempo le vittime, della fine del nazionalismo[…]. La nostra rivoluzione, dunque, è il crollo del dogma del nazionalismo “.

    Mentre Francesco Saverio Nitti teneva corsi e conferenza sul federalismo presso il Libero Collegio di Scienze Sociali di Parigi. Insieme a lui vi era anchePavel Miliukov, uno degli artefici della caduta dello zae nel 1917, intimo del banchiere Jakob Schiff, colui che ha finanziato la rivoluzione russa.
    Tra i grandi sostenitore dell’iniziativa di Coudenhove-Kalergi, vi erano il cancelliere austriaco Ignaz Seipel, il ministro degli Esteri francesce Aristide Briand e l’economista Jean Monnet (entrambi massoni) che spingevano per la divisione del mondo in cinque macroaree: pan-sovietica, pan-europea (esattamente: euro-africana), pan-britannica, pan-americana e pan-asiatica.
    E’ proprio Briand, per molti anni fu presidente onorario dell’Unione Pan-Europea, nel Settembre del 1929 propose alla Società delle Nazioni una Federazione degli Stati Europei in cui prefigurava un’unificazione europea. L’assemblea gli diede mandato per presentare un memorandum per l’organizzazione di Unione Federale Europea che non avrebbe tuttavia mai visto la luce, a causa dello scatenarsi della Seconda Guerra Mondiale.
    Durante il conflitto Kalergi non rimase con la mani in mano. Prese contatti conOtto d’Asburgo e insieme misero le basi per l’Assemblea Costituente Europea. Nel 1947, a guerra conclusa, venne convocato a Gstaand, in Svizzera, il primo Congresso dell’Unione Parlamentare Europea dove si ottenne la formazione del Consiglio d’Europa e di una Assemblea Parlamentare, primo abbozzo dell’attuale Parlamento Europeo.
    Otto d’Asburgo, il figlio dell’imperatore austriaco e re d’Ungheria Carlo I, raccoglierà l’eredità della Pan-Europa dopo la morte di Kalergi, continuando con la promozione del progetto, insieme alla figlia Walburga d’Asburgo-Lorena, membro del Parlamento di Svezia e dell’OCSE, e di Bernd Posselt politco tedesco, responsabile del progetto Pan-Europa in Germania. Si, perchè l’Unione Paneuropea Internazionale conta ad oggi sedi in quasi tutti i Paesi europei.
    Unione Paneuropea Internazionale
    Nel 2004 Otto d’Asburgo ha lasciato la presidenza ad Alain Terrenoire, noto politico francese e responsabile della sezione transalpina della Pan-Europa. Otto d’Asburgo occupa la carica di Presidente Onorario dell’Unione Paneuropa Internazionale (UPI) nonostante sia deceduto nel 2011.
    Ovviamnete, l’UPI è presente e attiva in Italia con – Paneuropa Italia -.
    L’attuale Presidente nazionale è Benedetto Tusa, noto e affermato avvocato milanese, che ha partecipato tra l’altro al processo di appello sulla Strage di Piazza Fontana a difesa di Giancarlo Rognoni, estremista di destra, fondatore e leader del gruppo neofascista milanese “La Fenice“.
    Il Presidente Onorario è la dott. Adriana Usiglio, mentre il Segretario è il Dott.Pietro Polese, esperto di comunicazioni al soldo della Commissione Europea.
    Otto d’Asburgo
    Il programma della Pan-Europa.
    Il progetto originario di Kalergi prefigurava come imprescindibili i seguenti punti:
    1. È necessario che questa unione sia una confederazione europea con una garanzia reciproca di delegazione legale della sovranità. I governi devono, in altre parole, essere sicuri che la cessione di sovranità avverrà in egual misura per tutte le parti.
    2. Per gestire i conflitti tra gli stati membri, sarà necessaria una corte federale europea.
    3. Un esercito europeo, un’alleanza militare, che raggruppi contingenti dei diversi paesi, per garantire la pace a livello continentale.
    4. Un’unione doganale progressiva.
    5. Un’unificazione delle colonie. Sfruttamento a livello europeo.
    6. Progetto di moneta unica.
    7. Rispetto della diversità delle culture europee e delle molteplici civilizzazioni nazionali.
    8. Rispetto e protezione delle minoranze nazionali.
    9. Una buona ed efficace collaborazione nel quadro della Società delle nazioni.
    Alla luce dei fatti odierni, mi sento di affermare che è il progetto di Pan-Europa è vicino al suo completamento. Come potete da voi verificare ogni punto prefissato è divenuto realtà.
    Dal 1952 abbiamo una Corte di Giustizia dell’UE; dal 2002 abbiamo l’Euro, la moneta unica, strumento di lotta di classe e grimaldello per scardinare definitivamente gli Stati Nazione; dal 2004 è attiva sul territorio l’Eurogendfor, il primo corpo militare dell’UE ed embrione del futuro esercito degli Stati Uniti d’Europa; l’Europa è da sempre alla mercè della nuova Società delle Nazioni, l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
    Quindi, cari lettori, il progetto “Europa Unita” viene da molto lontano. E’ stato partorito in ambienti aristocratici e nobiliari, ove non vi era nessun contatto con il popolo. E’ da sempre un obiettivo dei potentati europei. Basta cercare nelle varie organizzazioni per trovare i discendenti delle casate reali che dominavano il continente europeo nei secoli scorsi. Circoli occulti e semisegreti hanno tramato e indirizzato gli avvenimenti storici in modo da promuovere la nascita degli Stati Uniti d’Europa, tanto acclamati anche oggi dai poteri finanziari e della massoneria.
    L’organigramma dell’European Council on Foreign Relation.
    Come abbiamo inizialmente accennato, l’Europen Council on Foreign Relation è una organizzazione elitaria che mira dichiaratamente all’obiettivo dalla Pan-Europa.
    Il direttore dell’ECFR è Mark Leonard,  giornalista esperto in geopolitica. Scrive una rubrica quindicinale sui temi europei e globali per Reuters.com. In precedenza, a soli 24 anni, è stato direttore della politica estera presso ilCentre for European Reform e al Centre of Foreign Policy, think-tankfondato sotto il patrocinio del ex primo ministro britannico Tony Blair.
    Il World Economic Forum l’ha insignito del premio “Young Global Leader“. Offre consulenze a govrni, imprese e organizzazioni internazionali, indirizzandoli nella geopolitica mondiale, essendo specializzato in questioni globali. Pubblica regolarmente sul
    Financial Times, New York Times, Le Monde, Süddeutsche Zeitung, El Pais, Gazeta Wyborcza, il New Statesman, The Daily Telegraph, The Economist, Time, e Newsweek.
    Dick Oosting è invece l’Amministratore delegato. E’ avvocato ed ha molti anni di esperienza come attivista nel campo dei diritti umani e come collaboratore  per le organizzazioni dei rifugiati in diversi paesi. E’ stato coordinatore della prima campagna di Amnesty International contro la tortura, per poi divenire vice-segretario generale dell’organizzazione umanitaria.
    L’ECFR si riunisce una volta l’anno per discutere le sfide di politica estera. I membri sono nominati per un mandato di tre anni rinnovabile su invito del Consiglio dell’ECFR di fondazione. I gruppi di lavoro sono divisi in aree geografiche e tematiche. Lo scopo dei membri è quello di fornire consigli ai governi e contribuire alle attività all’interno dei loro paesi.
    In pratica l’ECFR ha riunito un team di ricercatori illustri e professionisti provenienti da tutta Europa per promuovere “progetti innovativi”, l’obiettivo finale è la Pan-Europa.
    Il Consiglio è presieduto da tre presidenti:
    Martti Ahtisaari, ex Presidente della Finlandia, diplomatico delle Nazioni Unite e Premio Nobel per la pace del 2008.
    Joschka Fischer, ex Vice-Cancelliere ed ex Ministro della Repubblica Federale di Germania con il partito dei Verdi.
    Mabel van Oranje, olandese, moglie del principe Friso of Orange-Nassau(secondo figlio della regina Beatrice). Cofondatrice del Consiglio d’azione Europeo per la pace nei Balcani. Dal 1997, è direttore degli affari UE della “Open Society Institute” di Bruxelles, una delle fondazione del filantropo americano di origini ungheresi George Soros.  E ‘membro del Forum mondiale di Young Global Leaders, l’ennesimo think tank e gruppo lobbistico che si propone di affrontare i problemi globali.
    Fanno parte del Comitato esecutivo:
    Emma Bonino, Vice-Presidente del Senato italiano ed ex membro della Commissione europea.
    Karin Forseke, svedese, Presidente della Alliance Trust Plc. E’ stata per quasi dieci anni Amministratore della banca di investimenti Carnegie&Co..
    Timothy Garton Ash, inglese, docente di Studi Europei all’Università di Oxford. Saggista e giornalista. I suoi saggi appaiono regolarmente nel New York Review of Books e i suoi articoli sul Guardian. Collabora periodicamente anche con il New York Times, al Washington Post, al Wall Street Journal, al The Globe and Mail e suoi contributi appaiono su la Repubblica.
    Ivan Krastev, bulgaro, è il presidente del Centro per le Strategie Liberali. E’ membro permanente presso l’Istituto di Scienze Umane IWM a Vienna. Egli è un editore associato della World Europe e membro del comitato editoriale del Journal of Democracy e del giornale di transito – Europäische Revue. Collabora regolarmente con il Financial Time e con il Wall Street Journal.
    Ana Palacio, politico spagnolo. E’ avvocato di formazione, specializzato in diritto internazionale ed europeo, l’arbitrato e la mediazione. Ex ministro degli Esteri di Spagna e membro del Consiglio di Stato, il supremo organo consultivo sulla legislazione e atti governativi. In qualità di membro delle Cortes spagnola, ha presieduto il Comitato misto per l’Unione europea nei due rami del Parlamento. E’ stato consulente e vice presidente della Banca mondiale e membro del Comitato Esecutivo e vice presidente all’Istituto per gli Affari Internazionali di AREVA. E’ membro dei consigli di amministrazione di diverse società, think tank e istituzioni pubbliche. E’ docente presso l‘Università di Yale.
    Andrew Puddephatt, danese, è Direttore del Global Partners e Associates, un’organizzazione che promuove il buon governo, la democrazia e i diritti umani. E’ vicepresidente del Trust Sigrid Rausing. E’ un consulente di lunga data per l’UNESCO e l’UNDP.
    Aleksander Smolar, polacco, è uno scienziato, politico e commentatore. Presidente della Stefan Batory Foundation e Vice Presidente del Collegio dei Docenti consultivo dell’Institut für die Wissenschaften vom Menschen’ a Vienna.
    Javier Solana, è un politico spagnolo. Dal 1999 è l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea e il Segretario Generale dell’Unione Europea Occidentale. Ex segretario generale della NATO. E’ presidente di ESADE Centro per l’Economia Globale e Geopolitica (Barcellona-Madrid). Egli è senior fellow in politica estera al Brookings Institution, famiglia Fisher Fellow presso la Harvard Kennedy School, presidente dell’Aspen Institute España, presidente onorario del Centro per il Dialogo umano(Ginevra), membro del consiglio di amministrazione del Gruppo di crisi internazionale e Human Rights Watch. E’ docente presso la London School of Economics, dove ha conseguito la Laurea Honoris Causa in dicembre 2010.
    I membri italiani dell’ECFR sono i soliti noti in questi ambienti:
    Giuliano Amato – ex Primo Presidente del Consiglio italiano; Presidente della Scuola Superiore Sant’Anna; Presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani; Presidente del Centro Studi Americani. Membro dell’Aspen Institute Italia e del Gruppo Bilderberg.
    Maria Cuffaro – giornalista e conduttrice del TG3, RAI.
    Massimo D’Alema – Presidente Italianieuropei Foundation; Presidente dellaFoundation for European Progressive Studies; ex Presidente del Consiglio e ex Ministro degli Esteri italiano. Membro dell’Aspen Institute Italia.
    Marta Dassù – Sottosegretario agli Afferi Esteri del Governo Monti. Membro dell’Aspen Institute Italia e della Commissione Trilaterlae e direttore della rivistaAspenia.
    Gianfranco Dell’Alba – Ex parlamentare europeo e delegato di Confindustriaa Bruxelles.
    Gianfranco Fini – Presidente della Camera dei Deputati ed ex Ministro degli Esteri italiano.
    Emma Marcegaglia – Ex presidente di Confindustria e CEO della Marcegalia S.p.A..
    Pasquale Salzano – Vice Presidente for International Governmental Affairs dell’ENI.
    Stefano Sannino – Direttore generale aggiunto alle relazioni esterne dellaCommissione Europea.
    Giuseppe Scognamiglio – Presidente Esecutivo e Vice Capo Dipartimento Affari Pubblici di UniCredit S.p.A..
    Luisa Todini – Presidente della Todini Finanziaria S.p.A; Membro del Consiglio Di Amministrazione RAI.
    Attualmente, il Consiglio di ECFR ha oltre 150 membri, ognuno dei quali è socio per tre anni al termine dei quali è possibile rinnovare la propria adesione.
    Il Council si riunisce una volta l’anno. Alcuni membri del Consiglio formano varie task force geografiche e tematiche, che forniscono consigli e feedback allo staff di ECFR e assistono le attività di ECFR a livello nazionale.
    Come opera l’ECFR.
    Questo “pensatoio” europeista opera ufficialmente attraverso delle attività di ricerca.
    I programmi di indagine inziali erano tre:
    1) China
    Lo scopo è analizzare le strategie politico-economiche tra l’Unione Europea e la Cina, in modo da sviluppare una strategia comune nei confronti di tematiche “globali” come l’energia, il riscaldamento climatico, lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, la proliferazione nucleare e global governance.
    Il programma pubblica il China Analysis, uno studio analitico trimestrale sulle questioni di politica estera inerenti alla Cina e Asia Centrale.
    2) Wider Europe and Rule of Law
    Questo campo di ricerca è dedicato alla diesamine delle relazioni che intercorrono tra l’Unione Europea e i vicini paesi dell’est, tra cui Russia e Turchia. Lo scopo è intavolare discussioni, attraverso cooperazione economica, militare e politica per promuovere la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto, risolvere conflitti e diminuire la dipendenza energetica dell’Europa.
    L’obiettivo è mettere le basi per una futura adesione all’UE di tali paesi.
    3) Democracy and Human Rights
    Il fine di tale ambito è di capire come l’Unione Europea e i suoi paesi membri possano promuovere al meglio i valori della democrazia, dei diritti umani e della giustizia attraverso l’azione dell’Europa sulla scena globale.
    Il programma pubblica un annuale Review of the EU and Human Rights at the UN.
    Dal 2011 sono stati messi in opera due nuovi progetti:
    4) Middle East and North Africa
    La meta prefissa è di esaminare come l’Europa può rispondere in maniere costruttiva alle recenti rivoluzioni ed eventi in Nord Africa e Medio Oriente.
    [All’interno del programma MENA, ECFR ha pubblicato tre policy memos – uno sull’Egitto, uno sull’Marocco e uno sulla Tunisia –ognuno dei quali è il risultato di visite sul campo in ciascuno dei tre paesi. ECFR ha inoltre pubblicato un briefing sulla Libia.]
    5) Germany in Europe
    Con tale progetto si aspira a promuovere un dibattito sul ruolo della Germania sulla scena europea e globale e di generare idee su come reintegrare le Germania nello sviluppo di un’Europa “assertiva” e “responsabile”.
    Questo progetto è realizzato con il contributo della fondazione tedescaStiftung Mercator. La fondazione, con una dotazione di € 107.800.000, prende il nome dal matematico, cartografo e teologo Gerhard Mercator. E’ stata costituita nel 1996 dalla famiglia Schmidt-Ruthenbeck, ricca famiglia di imprenditori della Rhur.
    L’ECFR pubblica policy reports, briefs e memos che si possono scaricare gratuitamente dal sito del think tank.
    Sempre dal 2011, tra le pubblicazioni periodiche, è stato aggiunto l’European Foreign Policy Scorecard, annuale resoconto della politica estera europea. Lo Scorecard misura la capacità dell’Europa nel riflettere la propria influenza su 80 temi di politica estera, raggruppati in sei gruppi tematici – relazioni con la Cina, relazioni con gli Stati Uniti, relazioni con la Russia, relazioni con i paesi ad Est, questioni multilaterali e crisis management.
    Conclusioni.
    A questo punto pare ovvio quale sia il ruolo del Consiglio Europeo per le Relazioni con l’Estero. Esso rappresenta il corrispettivo europeo del Council on Foreign Relation (CFR),
    E’ il Ministero degli Esteri dell’Unione Europa e dei prossimi venturi Stati Uniti d’Europa.
    Il consiglio è già a lavoro per iniziare a prendere credibilità presso le altre istituzioni mondiali.
    Qui si prendono decisioni di grossa rilevanza politica e geo-strategica, svuotando e svilendo l’operato e il raggio d’azione dei ministeri nazionali.
    Lo sforzo intrapreso da questo ente sovranazionale è quello di portare a compimento il progetto di Paneuropa.
    L’annessione forzata degli Stati sovrani europei, come scrisse nelle sue memorie Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’UE (e come ha recentemente ricordato Mario Monti, Presidente del Consiglio italiano) avverrà attraverso una serie di gravi crisi.
    Questo Nuovo Ordine Europeo darà l’avvio definitivo al più esteso progetto diNuovo Ordine Mondiale.

        “Avremo un governo mondiale, che vi piaccia o no. La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito col consenso o con la forza”.
        – James Warburg, banchiere, di fronte al Senato USA, 17 febbraio 1950 –

    Capito?
    Questa crisi economica indotta e ampiamente prevista porterà l’Ue verso una unione politica e fiscale, la così detta Europa dei popoli. In caso contrario,come ha ricordato circa un anno fa la cancelliera tedesca Angela Merkel:

        “Se cade l’euro cade l’Europa. Nessuno prenda per garantiti altri cinquanta anni di pace in Europa”.

    E’ chiaro il messaggio?
    La via è battuta, non ci resta che “scegliere” come vogliamo percorrerla.
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    La disinformazione parte da New York, arriva a Der Spiegel, poi al Fatto Quotidiano e per finire a ComeDonChisciotte
    8 settembre 2012 | Autore Corrado Palazzi
    La stampa collusa e criminale dei globalisti, riesuma le luridone  Pussy Riot termine anglofono che  tradotto significa “Bernarde” Rivoltose (ci scusino i lettori se non edulcoriamo ulteriormente e ipocritamente il vero nome, lo fa già con inganno la stampa di regime.)
    Non mi sorprende leggere un elogio, un tentativo di beatificazione delle animalesche Bernarde Rivoltanti su il Fatto Quotidiano che considero, assieme credo a qualche decina o centinaio di migliaia di lettori di Stampalibera, come la punta di diamante della disinformazione di Regime italiana.
    Solo un poco di più stupisce che a pubblicare questa intervista pubblicitaria sia l’organo fiancheggiatore in rete, il sito “alternativo”  ComeDonChisciotte, che oltre a pubblicare gli articoli dei sionsinistri del Fatto è dedito ad allarmare e impaurire oltre a depistare gli italici rassegnati rivoluzionari da tastiera. Insomma CDC è sempre pronto a pubblicare tutte le mer…. che il Fatto propina. ‘Sto giro è l’elogio della blasfemia e della sessualità necologico- animalesca espressa dalle Pussy a sollecitarli. Si sa, ‘sti tipi sono sempre attratti dalle “deviazioni” di Berlu, il nano che si permetteva di andare ancora con le femmine, cosa imperdonabile per i clan omo che imperversano oggi come ieri nella stampa debenedettiana di Regime.
    Un particolare rivelatore , perchè hnno censurato oltre al nome anche le scene dell’orgia di gruppo al Museo o il video dell’infilamnento del pollo, visto che si piccano di essere dei siti di informazione? Censura ora e sempre eh?
    Postiamo l’articolo in oggetto e ditemi voi se non è una leccata  vergognosa. Non bastano le agenzie, le televisioni e la carta stampata, mancavano solo i siti DDD, ovvero: depistanti, distraenti, deprimenti .
    E’ un ‘articolo dei fiancheggiatori mediatici che si guardano bene dall’evidenziare che la deficente nella foto, quella che si infilava la testa di pollo  non dico dove, davanti ai bambini al supermercato, fa parte di OPTOR (vedi maglietta con pugno chiuso)l’organizzazione dedita ai Colpi di Stato chiamati eufemisticamente Rivoluzioni Colorate, creata e sostenuta dal finanziere sionista Soros e da una nota organizzazione americana dedita all’esportazione della “democrazia”. Non dicono nemmeno questi lecchini che le poverette, racchie e male in arnese, non sono cantanti, ne ballerine, ne sanno suonare la chitarra, ma hanno urlato bestemmie impronunciabili anche dai peggiori bestemmiatori nostrani, tanto erano dissacranti e gratuitamente offensive di quanti in quella cattedrale erano presenti per una messa.
    Et voilà l’intervista alla candidata playmate secondo Repubblica, che adesso scopriamo leggere la bibbia, fra un’orgia pubblica incinta e un’altra. Mi chiedo solo il perchè questo insistente e mondiale impegno a sostegno di queste organizzazioni  sataniste e pedofile da parte dei media occidentali. Antipatia per Putin o tentativo di collocare la Russia fra i paesi a cui necessita una “esportazione di democrazia all’uranio? Tutti gli elementi coducono a quest’ultima ipotesi purtroppo.
    Pubblico anche i commenti che evidenziano come i lettori siano moolto più svegli del sito CDC e non abbiano abboccato all’amo.
    Ci siamo permessi di fare dei commenti fra parentesi. Scusateci, quando la tragedia diventa farsa anche l’ironia ci può stare.
    Da Comedonchisciotte.org: “AMO LA RUSSIA ODIO PUTIN E SOGNO LA RIVOLUZIONE”
    Postato il Mercoledì, 05 settembre @ 21:30:00 CDT di davide
    FONTE: DER SPIEGEL
    Intervista alla leader delle Pussy Riot: vogliamo svegliare la maggioranza silenziosa
    A Mosca c’è un solo carcere per donne in attesa di giudizio. Ospita 1300 detenute ed è conosciuto col nomignolo di “Bastiglia”. Qui le Pussy Riot, condannate in primo grado per aver realizzato un video nel quale cantavano “Madre di Dio, caccia Putin”, attendono l’esito dell’appello. Nadezhda Tolokonnikova (nella foto), 22 anni, è considerata la leader politica del gruppo, anche perché vantava già una considerevole militanza nei gruppi di opposizione a Putin.
    Come sono le sue giornate in prigione?
    Sopportabili. È pur sempre una prigione russa con tutto il suo charme sovietico. Il sistema carcerario russo rimane ancora oggi una via di mezzo tra una caserma e un ospedale. Sveglia alle 6, colazione e ora d’aria. Il resto della giornata lo passo scrivendo o leggendo. Oggi, ad esempio, ho letto la Bibbia e un libro del filosofo marxista sloveno Slavoj Zizek.
    Si pente dell’iniziativa di protesta all’interno della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca?
    No, niente affatto. Il processo contro di noi è stato importante perché, condannandoci a due anni di prigione senza che avessimo commesso alcun reato, il sistema putiniano ha emesso una sentenza contro se stesso.
    Lei ha una figlia di 4 anni. Non pensa che il suo comportamento sia stato irresponsabile nei suoi confronti?
    Chi ha paura dei lupi non si avventura nella foresta. Io non ho paura dei lupi. Lotto perché mia figlia possa crescere in un Paese libero.
    C’è chi vi considera delle eroine e c’è chi giudica di cattivo gusto le vostre iniziative. Quando era incinta prese parte completamente nuda a una manifestazione al Museo Biologico per protestare contro la politica demografica del Cremlino.
    I gusti sono un fatto personale. Le nostre sono performance di arte moderna. (Arte!)
    Cosa pensano i suoi genitori di queste performance?
    Mio padre dopo la manifestazione al Museo Biologico non mi ha rivolto la parola per due mesi. Ma solo perché non lo avevo invitato ad assistere.  (All’orgia della figlia! Ha ha ha, scusate, questa ha anche il dono dell’ironia… o è fatta?)
    Avete iniziato con il collettivo di artisti Voina, che significa “guerra”. Contro chi siete in guerra?
    Le iniziative di Voina erano una prova di forza tra la società civile e il governo.
    Qual è l’obiettivo delle Pussy Riot?
    La rivoluzione in Russia. Vogliamo una Russia diversa ( diversa, già ) e lo facciamo traducendo in azione le nostre idee libertarie.
    Ama il suo Paese? (Come abbiamo svelato con la foto del passaporto, il paese della Bernarda Riottosa parlante è il Canadà ndr)
    Amo la Russia, ma odio Putin.
    Putin è uno degli uomini più potenti della terra. (Già ma oltre ad una dacia sembra non possedere altro)
    L’onnipotenza di Putin è una illusione. Lo si capisce dalla mastodontica macchina propagandistica che ha messo in piedi. In realtà il presidente è patetico e spregevole.
    Come mai avete suscitato l’interesse internazionale per il problema dei diritti umani in Russia più dell’assassinio di alcuni giornalisti o dell’approvazione di leggi repressive?
    Perché la nostra performance non era banale. Siamo state capaci di portare lo scontro tra governo e società civile all’interno di un contesto religioso, politico e sociale. Il regime di Putin assomiglia alle società tribali e ai regimi dittatoriali del passato.
    Le vostre dimostrazioni non hanno come bersaglio solamente Putin, ma più in generale il capitalismo. (???già, sono filoamericane e quindi anticapitaliste no!) Oleg Vorotnikov, un esponente di Voina, ha anche giustificato la “spesa proletaria”.  (Il famoso pollo infilato in vag… e portato fuori dal supermercato)
    Sì, facciamo parte del movimento anti-capitalista internazionale nel quale si riconoscono anarchici, trozkisti, femministe ecc. (OTPOR) Il nostro anti-capitalismo non è né anti-occidentale né anti-europeo. Ci consideriamo parte dell’Occidente e frutto della cultura europea. ( Ci è o ci fa?) Ci dà fastidio l’inefficienza del consumismo, (consumismo inefficente???) ma non ci proponiamo di distruggere la società consumistica. (Aambè, siimbè) Il fulcro della nostra ideologia è la libertà e il concetto di libertà è un concetto occidentale. (Giusto ben detto!)
    Voi siete femministe. Cosa caratterizza le donne russe oggi?
    Le donne russe sono stritolate da due stereotipi: quello occidentale e quello slavo. Disgraziatamente in Russia domina ancora la vecchia concezione della donna regina del focolare, della donna che cresce i figli senza alcun aiuto dell’uomo. È una concezione che la Chiesa ortodossa contribuisce a diffondere e che rende schiave. (La liberazione della donna quindi dovrebbe passare attraverso le orge pubbliche come da loro eseguite nelle loro rappresentazioni artistiche!! ) L’ideologia di Putin si muove nella medesima direzione. Sia la chiesa sia Putin rifiutano l’Occidente, femminismo compreso. Ma anche qui da noi il movimento di liberazione delle donne ha una tradizione e fu soffocato da Stalin. Speriamo risorga.
    Sceglierebbe ancora un luogo di culto per tenervi una manifestazione di protesta?
    Siamo artisti e gli artisti non si ripetono mai. Comunque il video e il testo non potevano in alcun modo offendere i sentimenti religiosi dei credenti. I media controllati dal governo hanno offerto una rappresentazione distorta della realtà accusandoci di odio religioso. (E’ vero, le parole usate e registrate come prova,  sono impronunciabili tanto è il livore blasfemo che contengono)
    Al processo ha citato il Vecchio e il Nuovo Testamento. Lei è religiosa?
    Non credo in Dio, ma considero la religione un aspetto importante della cultura. (Quindi da demolire?)
    La chiesa ha chiesto clemenza per le Pussy Riot. Non è vero. La chiesa ha chiesto clemenza solo dopo che era stata resa nota la sentenza. Perché non ha parlato prima? (Non corrisponde al vero la risposta. Prima del verdetto ho letto le dichiarazioni della chiesa che ha chiesto clemenza asserendo che le poverette non sanno quello che fanno!)
    In tribunale si è paragonata a Fiodor Dostoevskij e Alexander Solgenitsin. La notorietà le ha dato alla testa? Solgenitsin ha trascorso 8 anni in un gulag. E Dostoevskij fu condannato a morte e graziato quando si trovava già dinanzi al plotone di esecuzione.
    Non volevamo fare alcun paragone. Volevamo solo sottolineare che l’atteggiamento del governo nei confronti del dissenso è esattamente lo stesso. Diversi oppositori pensano che con la performance nella cattedrale abbiate esagerato. Aleksey Navalny, il più noto politico di opposizione, ha definito la vostra performance “stupida”.
    Avete per caso diviso l’opposizione?
    Navalny ci ha lodato quando sulla Piazza Rossa abbiamo detto che Putin era un vigliacco. Sì, è vero vogliamo dividere, ma non l’opposizione. Vogliamo svegliare quella parte della società che finora è rimasta inerte e ha preferito rimanere tranquilla a casa invece di scendere in piazza a difesa dei diritti civili. La vera spaccatura al momento è quella tra il governo e la maggioranza silenziosa dei russi.
    Dal giorno del vostro arresto c’è qualcosa che vi ha fatto particolarmente piacere o dispiacere?
    La straordinaria pubblicità data dai mezzi di informazione di tutto il mondo al nostro caso è stata una piacevole sorpresa. (Ha ha, l’hanno organizzata loro la kermesse!) La reazione del governo ce l’aspettavamo. Mi ha fatto piacere il sostegno ricevuto da moltissima gente oltre che dagli amici. (Hanno ricevuto difatti delle proposte di lavoro nei bordelli e anche Playboy ci sta pensando, a quella nella  foto sopra. Giusto, le altre sono troppo sfatte!)
    Avete fatto appello. Vi aspettate una riduzione della pena?
    Non mi interessa.  (avranno un contratto a tempo indeterminato?)
    Teme per la sua vita una volta che vi manderanno in una colonia penale?
    Sono le autorità a dover avere paura non noi.  (Questo è vero, avendo visto cosa hanno combinato in Medio Oriente gli esportatori di democrazia ai quali appartengono le Pussy)
    Una volta uscite di prigione sfrutterete la vostra fama per fare soldi? O magari entrerete in politica?
    A che serve parlare di cose del genere fin tanto che in Russia ci sarà un sistema autoritario? (tradotto: si deve rovesciare il governo eletto con più del 60% dei votanti, come in Libia come in Siria questo è il messaggio)
    Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
    5.09.2012
    © Der Spiegel, 2012 – Distribuito da The New York Times Syndicate
    Traduzione a cura di Carlo Antonio Biscotto
    via http://dk53news.blogspot.it/
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    IL PRIVATO E’ POLITICO
    5 settembre 2012
    di Fulvio Grimaldi     http://fulviogrimaldi.blogspot.it
    segue: Damasco, Tehran, Ecuador-Assange, fuochi all’Ilva e autocombustioni, liquidazione del Terzo Potere e incameramento del Quarto. Grilli pensanti e grilli parlanti. Il Terzo Stato dov’è?“Tutti noi siamo persone, non tasti di pianoforte. Nessuno può trattarci come se fossimo tasti di pianoforte. Nessuno può schiacciarci per suonare la musica che piace a loro.” (Fëdor Dostoevskij)
    Tempo nero che genera il tempo rosso che renderà possibile il tempo verde: la solidarietà va occupando il posto dell’avidità e della paura. Essendo capace di inventare, capace di creazione e di follia, la rivoluzione cubana va. Però nemici non le mancano. Tra i suoi nemici più temibili c’è il burocrate, devastatore come l’uragano, asfissiante come l’imperialismo: non ci sono rivoluzioni che non se lo allevino dentro. Il burocrate è l’uomo di legno, nato per errore degli dei. che lo fecero senza sangue, non ha stimoli né apatia, non ha parole da dire. Ha l’eco, ma non ha voce. Sa trasmettere ordini, non idee. Considera ogni dubbio un’eresia e qualunque contraddizione un tradimento. Confonde l’unità con l’unanimità e crede che il popolo, eterno minorenne, bisogna tirarlo su per le orecchie. E’ del tutto improbabile che il burocrate si giochi la vita. E’ del tutto impossibile che si giochi il posto. (Eduardo Galeano)
    ” La vittoria dell’economia di mercato (come chiamano oggi eufemisticamente il capitalismo) deve essere assoluta, e così la sconfitta del socialismo. Si vuole fare in modo, come diceva Hitler prima di Stalingrado, che quel nemico non si rialzi mai più. I capitalisti in effetti hanno sempre avuto un’inclinazione per l’assoluto. In tutto il mondo il capitalismo è entrato in una crisi priva di sbocchi. Non gli è rimasta altra scelta che sprofondare in un caos ecologico e sociale oppure accettare la rinuncia alla proprietà privata dei mezzi di produzione e quindi il socialismo. Ambedue le alternative significano la sua fine”.
    (Erich Honecker)
     ”Comprendo fin troppo bene quello che avete detto. Quello che state facendo è gettare fango su di me, sul presidente Mao Zedong e sulla Grande rivoluzione culturale proletaria, a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone… Nasconderete anche questo?” (Jiang Qing, moglie di Mao)
    Buongiorno e ben trovati.
    “Anni Settanta”. Dipende.
    Sarà un pezzo disordinato, senza capo ne coda, cavato alla rinfusa dalla montagna di ritagli, carte, documenti, email, appunti, che è cresciuta a lato della tastiera in queste settimane di blog silente (se non per i sempre validi interventi dei miei interlocutori). Avrei dovuto riordinare, scomporre, categorizzare, tematizzare, travasare in puntate, ma un po’ la canicola, un po’ la sindrome del dopo-ferie, un po’ il bassotto-ragazzino Ernesto che insiste, pena un muso di rappresaglia, a trascinarmi alle siepi dei giardinetti dove si accanisce sulle lucertole (tranquilli, grande cacciatore, non le prende mai), non ne ho né il tempo, né la voglia. Sono anche un po’ depresso per un libro del mio figlio maggiore, buona penna pensosa, che ha voluto spiattellare ai suoi lettori (gliene auguro molti) le vicende vissute col padre separato, militante di Lotta Continua, negli anni ’70, lui ragazzetto (oggi alla seconda età). Che gran peccato che di quella fioritura del ’68, dei suoi colori forti, delle sue spine e delle sue efflorescenze selvatiche, lui, pur reduce nientemeno che della “Pantera”, esile e breve ritorno di fiamma, non abbia
    riportato le luci indiscutibilmente abbaglianti, il calore dei fuochi esterni e interni. Ma solo un pietroso, rancoroso sarcasmo, anche squalliduccio, intossicato da ricordi falsi e impoverito da ricordi buttati, simile ai “ripensamenti” dei tanti che successivamente hanno messo la testa apposto,non lontano dalla valutazione che di quei mala tempora davano certi ambienti famigliari, tutti chiesa, banca e famiglia ristretta.Chissà se questo uomo ormai maturo, nel senso di quello Zeitgeist che si è dato il titolo di ”società civile”, “nonviolenza”, “diritti umani” (da Bertinotti al “manifesto” a Zanotelli a Marcos), nel lamentare il prezzo che avrebbe pagato per quegli anni e il loro, di Zeitgeist, risolvendo tardivamente il rapporto col padre, accanto a quel prezzo un giorno ci metterà anche un introito.
    La percezione che il mondo non era solo fatto di tinelli, oratori, posate apposto, cappottini, “mangia che grasso è florido”, “attento alle brutte compagnie”, famiglia e maestre. Che c’erano visioni dall’alto che abbracciavano tutto il mondo e, soprattutto, gli altri, i diversi. Che comportamenti “estremi” non potevano non corrispondere ad attacchi estremi subiti. Gli incontri, frequenti negli anni dell’adolescenza, che avrebbero unito lui, suoi amici (allora “compagni”) e suo padre in una combriccola che, una decade più tardi, avrebbe vissuto con passione e convinzione l’eredità di quegli anni dai capillari gonfi, dai pugni chiusi, dai ragazzi palestinesi con il mitra, dagli sguardi che volavano oltre la Varesina e arrivavano fino in Nordirlanda, fino in Cile.Ricordo una lettera: “Caro amico ti scrivo…” Se se ne rammentasse, la sua corsa verso la felicità farebbe un balzo. Infelici i genitori che non sanno farsi perdonare sbagli e stronzate. Ma, come diceva, credo, Nietzsche, maturo il figlio solo quando abbia perdonato i suoi genitori. Quanto a me, ci metto poco a passare sopra quel che riguarda la mia persona. Più doloroso e difficile è passare sopra un’idea di quegli anni che, più che quella di un bambino di allora e dell’uomo che ne è scaturito, pare l’acida rievocazione di un PD a cui di quell’epoca “of wine and roses” e pugni chiusi è sfuggito il soffio.Iran, “l’asse del male” prolifera
    Per la prima volta il Consiglio di Sicurezza non ha condannato un attentato contro l’ONU E ora andiamo per vicende pubbliche. E’ in corso il Vertice dei Nonallineati a Tehran, in Iran. Vi partecipano tutti i paesi membri dell’organizzazione, 120 più 21 osservatori, almeno 50 capi di Stato, il resto primi ministri e ministri, due re. Un trionfo di immagine e di rilevanza politica. Mancano gli Usa, l’UE e poco altro. Si nascondono dietro ai loro sguatteri del Medio Oriente. Il più fresco di loro, ansioso di crediti scolastici, si è buttato subito nella mischia. Stonando rispetto a una maggioranza che credeva opportuno e giusto tutt’altro, il neo-presidente egiziano Mohammad Morsi ha latrato contro l’oppressore Assad e ha definito l’appoggio ai ribelli “dovere morale e necessità politica e strategica”.  Il vertice va dal 26 al 31 agosto. Quando, a quel punto, i siriani hanno lasciato la sala, sono stati accompagnati da applausi e incoraggiamenti. Cinque giorni nei quali l’Iran, bestia nera dell’Occidente, programmato come epilogo della campagna per radere al suolo quanto resta dopo Libia, Siria, Egitto, Tunisia, Yemen, Somalia, a dispetto dell’occultamento mediatico, è al centro della scena mondiale.
    Con la presidenza dei non allineati assume la guida di un movimento che, per buona parte, da segni di ritorno allo spirito di Bandung, dei Tito, Sukarno, Nehru, Nkrumah, Boumedienne… Si tratta nuovamente di far saltare la trasmissione del bulldozer imperialcolonialista, mentre si avventa su quanto mondo non gli si offre spontaneamente, sulla pira o nelle stanze della servitù. Al momento non si sa come andrà a finire, quanto di un richiamo all’ordine e al diritto internazionale, contro le guerre d’aggressione, contro il terrorismo planetario occidentale, contro il mostruoso arsenale nucleare delle potenze, farà breccia sui vassalli dell’ Impero intrufolatisi nell’alleanza. Ma il mondo, con in prima fila il fantoccio ONU degli Usa, Ban Ki Moon, operatore ai freni del nonallineamento, visto che gli psicopatici nazisionisti latrano minacce di sfracelli atomici e i media bilderberghiani (9 su 10) colludono a botte di menzogne e demonizzazioni, ha visto riunirsi nella capitale del paese-canaglia oltre due terzi dei rappresentanti dell’umanità. Molti dei quali atterriti dal dilagare del terrorismo totalitario, economico e bellico, istigato da Usa e Israele. Si è visto un protagonista. Con notevole seguito. Mentre i colorati verdi della “rivoluzione del rimmel” non li caga più nessuno. Ma non era isolato l’Iran?
    Diventa sempre più difficile sbranare la Siria. E’ per questo, e per le parallele vittorie dell’esercito e del popolo sui ratti invasori, che a Washington e Londra si sta dando di matto, che a Tel Aviv si manda nel panico la gente con discorsi sul “danno accettabile” in caso di rappresaglia iraniana e si avvitino le spolette sulle 400 bombe termonucleari nel Neghev. Il guru spirituale del partito ultrareligioso Shas, rabbino Ovadia Yosef, sul cui fanatismo si appoggia Netaniahu, è arrivato a intimare agli ebrei di pregare per “l’annientamento dell’Iran e di Hezbollah”: nazionicidio e genocidio, come prescrive il Talmud. Rispetto alla quale dichiarazione quella di Ahmadinejad, che auspicava la scomparsa di quel concentrato di razzismo e terrorismo che è il “regime sionista” (non il popolo ebraico), è correttissima difesa dei diritti umani e della Carta dell’ONU. La confusione nel campo dell’aggressione è pari alla paralisi. Fra poco si vota negli Usa, ma anche in Germania, ma anche in Italia, ci sono scadenze cameroniane in Gran Bretagna, ma anche in paesi da destabilizzare, come il Venezuela, o da meglio incatenare, come Honduras e Paraguay. E ai vari fantocci reggenti del corporate power, da Obama a Merkel, da Hollande a Cameron, non è stato ancora chiarito se gli conviene buttarsi a destra o a sinistra, mostrare le zanne dell’assalto, o i brindisi dei negoziati-truffa. C’è, tra questi, anche il paggio Giulio “Pierino” Terzi, ministro tecnico degli Esteri. Lui, invece, non è confuso. Da bravo tecnico del suono, udito da lontano uno squillo di tromba a destra. subito ha intimato: armiamoci e partite! Quisquilie, tutte queste. Roba, per Ferrero, Vendola, Di Pietro, i sinistri guru del “manifesto”.Da non farci caso. Se non si bada alla guerra, forse la guerra se ne va. Trovare nei loro piani, suggerimenti, programmi, appelli, un accenno a “effetti collaterali”del capitalismo 2000, come guerra, Nato, basi, terrorismo USraeliano, è come trovare petrolio nelle buche che mi trivella il bassotto Ernesto tra le margherite.
    Ecuador. Londra si spara sul piede.
    Non ho grande simpatia per Julian Assange. Non mi convince. Troppo unanime e d’ufficio la sua difesa. Ho scritto in tempi non sospetti (non che non sia sospetta la bufala degli stupri in Svezia, hanno fatto di meglio con Strauss Khan e la zoccola di New York) che la caterva dei suoi dispacci diplomatici, al meglio era banale e scontata, al peggio era occasione per un ricambio di quadri di regime. Nel mezzo, quando si sputtanavano governanti amici o subalterni, si bilanciavano rischi e benefici: amico o vassallo avvisato, mezzo salvato. Scambi tra ambasciata e Dipartimento di Stato che gettavano il ridicolo o la stilettata su Mubaraq e altri proconsoli ben potevano, come s’è visto, essere l’inizio di un processo di dismissioni. Non condividevo la commozione e l’incenso con cui tanti bravi comunicatori antagonisti, il grande John Pilger in testa, chiamavano Assange, glaucopide e dalla chioma cangiante alla Morgan, vindice di tutti gli occultamenti politico-mediatici, alfiere della libertà d’espressione, martire, forse, della verità.
    Mi sbaglierò, ma Assange mi ricorda Saviano. Wikileaks una delle tante ONG dei diritti umani con in tasca un ordine di servizio della Cia. Tutti si agitano in difesa della libertà del soggetto (dal look rapato o lungochiomato, biondo o argentato) e fanno bene. A Londra Assange, magari immeritatamente, è stato elevato a simbolo di giustizia dalla grossolanità ottusa di un regime energumeno che si ritiene impunibile. Qual è l’onesto operatore della comunicazione che non si schiererebbe contro questo Golìa? Semmai stona un po’ la trafelata corsa alle armi dell’eulogia per l’offeso e del raccapriccio per l’offesa, rispetto al totale occultamento della vicenda, pure Wikileaks, che però riguarda un fatto e un personaggio, evidentemente più seccante. Bradley Manning, giovanissimo soldato Usa in Iraq addetto all’informatica, nel maggio 2010 non trasmette a Wikileaks solo un flusso di comunicazioni diplomatiche a livello di pettegolezzo, ma anche un terrificante filmato in cui due Apache Usa, istruiti da lontano, inceneriscono un gruppo di civili iracheni in disperata fuga. Filmato che ha fatto il giro del mondo e ha rivelato anche a milioni di menati per il naso la vera faccia della democrazia occidentale esportata. Bradley Manning è da allora in un carcere militare, seviziato da isolamento per 13 ore al giorno, con le luci costantemente accese, controllato ogni cinque minuti, nudo sotto una coperta che è un ruvido tappeto, costretto a camminare in tondo nell’ “ora d’aria”, incatenato durante le visite e sottoposto ad abusi legali di ogni genere. Con la prospettiva, se sopravvive, della condanna capitale per “alto tradimento” e “collusione col nemico”. Non ne parla nessuno. Imbarazza.
    Ma di e per Assange, che evidentemente imbarazza di meno, parlano tutti, cattivi e buoni. I cattivi, un po’ per celia e un po’ per riconoscenza per il lavoro in neretto che il diffusore ha inserito tra i caratteri normali delle ovvietà: tipo Al Qaida ha fatto l’11 settembre, il Pakistan è da far fuori perché connive con i Taliban, Gheddafi s’è messo in tasca i proventi del petrolio, gli iraniani puzzano di nucleare e nel Sahel impazza Al Qaida. Proprio come quando Saviano, da potenti schermi, ci ammannisce il suo disgusto per Hugo Chavez, Putin, Fidel, Gheddafi, i cinesi, in perfetta sintonia con Hillary Clinton, detta la “Belva umana”. Di e per Assange si parla. Come di e per Roberto Saviano (la cui ultima prodezza sono stati tre paginoni di “Repubblica” in cui ogni guaio, tutta la crisi, vengono addebitati alle mafie, preferibilmente, russe e balcaniche, che governi lindi e pugnaci si adoperano a combattere). Della sinergia e dell’intreccio organico mafia-capitalismo, criminalità organizzata e criminalità di Stato, nulla sa Saviano. Neanche quando da Palermo appare, in tutte le sue rigogliose e perverse ramificazioni, la foresta sconfinata, da almeno settant’anni coltivata, della collusione politico-economico nell’SpA mafia-classe dirigente. Assange come Saviano. Il primo, però, al contrario del secondo, appare perseguitato. Ma con Obama che stila ogni martedì la lista dei fastidiosi da eliminare extra giudizialmente, con drone o squadrone della morte, con Israele che sparge polonio sugli avversari, se Assange fosse quel nemico della patria che si dice, figurati se non lo avrebbero da tempo tolto di mezzo. C’è anche l’ipotesi che l’australiano sia lo strumento della lotta interna tra cosche rivali nel Potere Usa. O che se ne sia prediposta la fuga nell’ambasciata dell’Ecuador, per rimettere al centro del bersaglio uno o tutti i paesi disobbedienti dell’America Latina, colpevoli di alimentare una forsennata campagna contro la democrazia, americana e in toto.
    Rafael Correa
    Fosse vera quest’ultima, la Gran Bretagna, pur esperta di palombelle rosse che ti prendono alle spalle, si è sparata quattro volte sul piede. Quando ha suscitato la grancassa di sostegno ad Assange, al tempo degli arresti domiciliari su cauzione di 264mila sterline (versata dai bamba che si sono fidati, allegramente bruciata); quando, o facendo la furba, o facendo fiasco, Assange gli è scappato sotto il naso per raggiungere l’ambasciata dell’Ecuador; quando, sbroccando del tutto (effetto collaterale della tracotanza), ha annunciato di mettere a ferro e fuoco tale sede, protetta da immunità assoluta. Ha travalicato una volta di troppo la frontiera che custodisce i brandelli del diritto internazionale, della sovranità nazionale, della non-interferenza, delle buone maniere, sopravvissuti alla passata della falce imperialista dopo l’11 settembre; e infine, quando, di fronte alla sollevazione di tutta l’America Latina, dei suoi popoli, dei governi più riluttanti, osservata con strizzata d’occhio dal resto dell’umanità fuori dall’1% cannibale, Londra ha dovuto rivoltarsi come un calzino e, da dietro la lavagna, ha dovuto promettere “non lo farò più”. Splendida figura, grande acquisizione di prestigio internazionale da parte del subcomandante imperiale: un’altra spintarella a sinistra e verso l’integrazione, con Correa sostenuto addirittura dalla washingtoniana Organizzazione degli Stati Americani (OSA), dopo i più convinti Mercosur, Unasur e ALBA, per il “Continente della Speranza”.
    Qui la figura stramediatica di Assange viene sovrastata da quella di Rafael Correa, presidente dell’Ecuador e protagonista con Chavez, Morales, Ortega, Castro, della rinascita e del processo di integrazione progressista e antimperialista latinoamericana. Chiunque sia davvero Assange, i popoli liberi e angheriati del mondo hanno visto nella risposta a muso duro, da Correa tirata in faccia agli epigoni di Churchill con la concessione dell’asilo politico, non un gradino, ma un’intera scalinata scavalcata di botto nella corsa alla neutralizzazione dei necrofagi. Intanto l’Ecuador, rinfocolando gli spiriti patriottici e unitari dei popoli, latinoamericani per primi, ha dato una mano a chi, come Hugo Chavez, elezioni presidenziali il 7 ottobre, deve mobilitare la gente in difesa della rivoluzione-pilota bolivariana, contro le manovre terroristiche Usa in atto e quelle di destabilizzazione programmate per il dopo-elezioni (a dispetto del fatto che Chavez viaggia attualmente con 20 punti di vantaggio sul rappresentante della vecchia oligarchia e degli Usa, Capriles). Correa ha reso a Chavez ciò che il “socialista del XXI secolo” ha trasmesso in questi anni all’America Latina e al mondo: giustizia sociale, diritti umani, democrazia vera, indipendenza, unità, lotta all’imperialismo, pace. Meritando 12 vittorie su 13 in elezioni oneste.
    Armstrong come Gesù Cristo
    L’uno l’hanno fatto risorgere, l’altro, di più, lo hanno fatto atterrare sulla luna. Tutt’una ancora stupefatta umanità a ricelebrare l’evento a ogni anniversario di una bufala che regge il confronto con l’11 settembre e la discesa dello Spirito Santo. Stavolta i peana trionfali si sono dovuti mescolare con l’eulogia funebre per il “primo uomo sulla luna”: effetto amerikano doppio. Riconosciamo al TG3 il soprassalto deontologico di aver mostrato dignitosamente e senza ironia anche gli argomenti dei “negazionisti”, anime dannate. Milioni di pagine e di immagini hanno dimostrato la fabbricazione dell’allunaggio, degli allunaggi, su un set cinematografico, probabilmente nel lunare Nevada: la bandiera Usa che sventola impetuosa su un corpo celeste del tutto privo di alitazione; le ombre degli astronauti che cadono dalla parte sbagliata perché provocate da fari, la serie di proiettori che si riflette sulla calata del casco di Armstrong… il fatto che non ci siano mai tornati per prendersi i celebrati minerali, o bombardare da lì la Russia. Comunque ci sanno fare: con analogo espediente televisivo – ricostruzione della Piazza Verde di Tripoli negli studi cinematografici del Qatar, poi riempita di “ribelli” trionfanti – hanno mostrato al mondo, e ai libici, che Tripoli, ancora sotto controllo gheddafiano, era invece caduta. La prossima della serie potrebbe essere una mossadata fuori ordinanza: un bell’incidente da armi chimiche in Siria, o Israele, in mezzo a migliaia di persone, da attribuire a colpa, o dolo, di Assad. Chi potrebbe più fermarli, i “protettori dei civili siriani” con missile Hellfire innestato?
    Obamney contro Rombamba
    A certi decerebrati statunitensi con la bava alla bocca, in basso come in alto, le sette guerre del liberal Obama, la sua desertificazione dei diritti civili in Usa e dei diritti umani nel mondo, il suo elenco settimanale di “sospetti” da assassinare, i suoi campi d’internamento senza processo per disturbatori, la sua Guantanamo, la tortura legalizzata, non bastano più. Una delle uscite dall’incubo “Occupy Wall Street” e di altre insubordinazioni sociali è quella che porta dritta all’irrigidimento belluino, all’escalation fascista. L’altra condurrebbe a una riduzione delle spese militari a favore di istruzione, salute, lavoro, il ripristino dello sgretolato habeas corpus, la mordacchia a banche e finanzieri, basta guerre: mission impossible, per chi si nutre dei biscotti delTea Party e da li prende a noleggio per la vicepresidenza un piccolo Goebbels che si è fermato alle elementari. Mission impossible, comunque, sia per Romney che per Obama, visto come è strutturata la dittatura smart (fica) statunitense. Sono talmente rintronati buona parte degli statunitensi che gli pare salvifico un figuro (e il suo sottopancia nazista) di cui si sa che, alla faccia del contribuente, sguazza in paradisi fiscali ed evade tutte le tasse, ha nel guardaroba il cappuccio del Ku Klux Klan e sul bavero la stella di David, prepara roghi per abortisti, gay, coppie di fatto, eutanasisti e demolizioni controllate di quanto resta della sanità pubblica Usa, è un integralista religioso e, nel nome di dio, vanno fatte tutte le guerre che Israele comanda. A Russia e Cina per ora pensano Kasparov e un po’ di zoccole Riot. Ci arriviamo nel secondo mandato.
    Questo Romney si colloca oltre la lista di Sciascia che enumerava uomini, mezzi uomini, ominicchi, ruffiani, quaquaraqà. Ma di meriti ne deve avere davvero tanti, visto che le più grandi corporation fanno il tifo per lui, che Wall Street lo paga il doppio di Obama e che, sorprendente solo per i farlocchi, alla convention repubblicana gli è arrivatoil regalo kolossal della preferenza della Chiesa, il cardinale cattolico di New York, Timothy Dolan, capo di tutti i vescovi Usa, in persona. E’ entrato nel bordello è si è offerto procacciatore di 10 milioni di voti cattolici. E pazienza se guidati da tanti pastori pedofili. C’è però da dubitare che tutti quei 10 milioni si sentano vocati al ruolo di cocotte. Il fatto significativo qui è che ‘sto Dolan non si sarebbe mai permesso di incensare Romney, se non avesse avuto l’ordine di servizio del papa. Già, quello che all’Angelus: “Ci rivolgiamo principalmente al governo siriano perché ponga fine alle violenze…”. Quello cui è caro Monti e, dunque, Romney. Quello che meglio fondamentalisti islamici, che cristiani con l’ubbia della democrazia e della coesistenza come praticata in Libia e Siria. Che sorpresa è?
    Negli Usa è costume, cultura, tradizione. Ci pensa la Cupola: una volta ne mette uno dai modi perbene, dagli orizzonti rosati, dialogante, fascinoso, buono sportivo, anche un po’ sbarazzino. Quando, dopo un po’, la retorica si fa lisa, il soggetto appare logoro, i fatti non corrispondono agli annunci, si cambia. Al pubblico insoddisfatto e disilluso si offre l’alternativa forte, quella con mascella rigida e pugnale tra i denti, quella del riscatto e del “destino manifesto” del popolo americano, quella che a ognuno è offerta la possibilità del sogno americano. Salvo ai perdenti. E fuori lo Stato dai coglioni e dentro il privato, le banche, le imprese). E’ il ricambio di Pulcinella dopo Arlecchino, il burattinaio è sempre lui, il coacervo degli interessi industrial-militar-finanziari che si articola in Bilderberg, nel FMI e nella BCE. E la strategia, interna o esterna, non cambia, che al popolo bue si faccia un buco di eroina rassicurante, o di cocaina galvanizzante. Di solito, dopo aver spremuto un burattino scemo, ma zannuto, fino al limite estremo della credibilità, si innesta uno che ci sa fare, balla bene e dà pacche sulle spalle, garantendo però di tirare fuori, al momento opportuno, i miliardi per le banche, per i missili e per i Consigli d’amministrazione. E le mazzate agli insofferenti. Lo spettacolo deve offrire cambi di scena e di attori, il canovaccio resta. Nixon dopo Johnson, Carter dopo Nixon, Reagan dopo Carter, Clinton dopo Bush padre, Obama dopo Bush figlio, Romney dopo Obama. Vedete voi chi era il rozzo e chi il fino. Intanto lo Stato canaglia più canaglia della storia procede in perfetta continuità strategica.
    Pawla Kuczynskiego
    E’ da dementi pensare che il tirannosauro trilionario degli interessi finanziari Usa sottoponga ogni quattro anni il suo fato collettivo ai capricci e alle ubbie di masse ignoranti, disinformate, manipolate, rese del tutto impotenti. Da loro come da noi, il rito delle schede e delle urne, quando non falsato dai brogli tipo quelli delle due elezioni di Bush, è del tutto predeterminato nei risultati. Un po’ grazie all’intossicazione mediatica, un po’ col terrorismo economico, un po’ col clientelismo, un po’ con la collaborazione dei partner mafiosi, un bel po’ con fondi passati sottobanco, ma soprattutto attraverso i meccanismi di voto, a partire dalla legge elettorale, come ben si vede ora dalle nostre parti, o come si esprime negli arzigogoli burocratici Usa che eliminano dalle liste i sospettati di votare male. Basta guardare ai gabinetti delle ultime presidenze Usa: tutti affollati da lobbisti e dirigenti delle megabanche e multinazionali, per lo più con la menorah a sette braccia sul caminetto e Goldman Sachs a capotavola. Vediamo a novembre se, in vista dell’eliminazione della Siria, ultimo superstite nello schieramento panarabo laico e progressista, antisraeliano e anticolonialista, e dell’assalto a Iran e il resto, si preferirà uno che occulta i genocidi imperiali sotto la pelle nera, i modi garbati e i matrimoni gay, oppure se, alla vista della crescente insubordinazione sociale e delle nazioni, serpeggiante un po’ ovunque, non si punti piuttosto a un matamoros da manicomio criminale, che non ci metta niente ad avventarsi su popoli, culture, habitat, donne, studenti, lavoratori e froci. La scelta del Vaticano potrebbe essere un’indicazione.

    Primavere inquinate
    Avevo intitolato un docufilm su rivolgimenti nel mondo arabo “Maledetta Primavera”. Conseguentemente, quello successivo si chiamava “Armageddon sulla via di Damasco”. Il “maledetta” implicava due concetti: maledetta, per i tiranni fantocci dell’imperialismo in Egitto, Tunisia, altrove, dunque per l’imperialismo. E maledetta per l’abuso infame del termine quando veniva stuprato per descrivere la cannibalizzazione della Libia o della Siria. Abbiamo visto per mesi, poi per anni, masse egiziane incazzate, radicate in una lunga storia di lotte operaie, studentesche, degli intellettuali e giuristi, invadere Cairo e altre città, esprimere la volontà di cacciare non solo il despota, ma anche i suoi sponsor, complici interni ed esteri e il loro sistema globalizzato (si è anche assaltata l’ambasciata israeliana). E da subito i soliti grilli parlanti della sinistra, supportati dagli amici del giaguaro mediatici, hanno sparlato della “rivoluzione” dicendola manovrata dagli Usa con i consueti strumenti Cia, Ned, Freedom House, USAID, ecc. I primi per pura gelosia, classica dei custodi emme-elle delle sacre leggi, e per loro innata avidità di perdere. I secondi, per screditare il movimento , “tigre di carta”, e deprimerci dipingendo tutto come irrimediabilmente contaminato. Io, noi, per la verità ci siamo forse sbilanciati un po’ troppo nell’accreditare la drastica diversità, anzi il suo contrario, rispetto alle amerikane “rivoluzioni colorate”. Perché di inquinamento ce n’era. E sta venendo fuori a valanga.
    Manufacturing Dissent, fabbricare dissenso
    Di questo inquinamento c’è un simbolo, quello di Otpor, la banda Cia-NED-Soros che innescò il colpo di Stato contro Milosevic, a partire dall’emittente della radio Cia “B-92”, partner serbo di Casarini, “tute bianche”, pacifinti e co.) E dobbiamo rivedere un po’ di cose, perchè quella del “Movimento Giovanile 6 Aprile” a molti di noi era sembrata la punta avanzata, cosciente, del movimento di massa. Invece erano l’ala “sinistra” di generali, Fratelli Musulmani con Salafiti incorporati e Stati Uniti. Cioè era proprio della “rivoluzione colorata”, come in Serbia, Ucraina, Venezuela, Georgia, Kirghizistan, in Iran, in Libano dopo il trionfo di Hezbollah su Israele. Ha fatto pure una veloce, sgradita, apparizione tra gli “Occupy Wall Street” e tra movimenti di lotta messicani. E’ l’innesto tossico sulla pianta sana. Della Primavera araba, gli agenti di Otpor erano la calata di gelo fuori stagione. Al sorgere di un’insofferenza di massa incontrollabile contro il “nostro bastardo” ( così Roosevelt su Somoza), il cambio del vento viene arginato dal controllo dell’opposizione tramite finti oppositori inseriti tra i radicali e supporto sottotraccia alla componente che assicura il ricambio desiderato. In Egitto, Movimento 6 aprile e Fratelli Musulmani. La repentina scomparsa di quella che era considerata la punta di diamante laica di Tahrir e non solo, quando gli islamisti presero la piazza, era l’ennesimo campanello d’allarme. Ma, a guardar meglio, segnali ce n’erano stati.
    Il “6 aprile”, che inalbera il logo di “Otpor” (che tutti i colorati di velluto hanno tradotto con “basta!”), era da anni in collegamento con l’ambasciata Usa che organizzava corsi di formazione per i suoi quadri in Serbia, con Otpor, oggi “Centro per azioni e strategie non violente in applicazione” (CANVAS). CANVAS è stato fondato nel 2003 da Otpor, dopo ripetuti addestramenti impartiti da generali Usa a Budapest. Fornisce consulenza, formazione e “altro” a gruppi di opposizione manovrati dagli Usa in oltre 40 paesi. Fu Otpor a svolgere un ruolo centrale nella installazione, dopo la caduta di Milosevic, di un governo (Kustunica-Djndjic) sponsorizzato da USA-UE-NATO, e a favorire la secessione dei narcotrafficanti Kosovo e Montenegro.
    Secondo il prestigioso istituto canadese Global Research, il ruolo di CANVAS in Egitto risulta, per ora, decisivo. Ha coperto l’ascesa al potere degli integralisti islamici, collusi coi militari di obbedienza Usa, proni entrambi alla globalizzazione capitalista, è riuscita, speriamo momentaneamente, a sterilizzare la protesta e la lotta laica di massa. Ma la Storia macina i suoi ritmi. Quanto ci volle tra Kronstadt e il Palazzo d’inverno? Tra i vespri siciliani e Garibaldi? La collusione tra attivisti egiziani e i centri di destabilizzazione Usa viene confermata anche da cablogrammi del 2008 e del 2010 (Wikileaks) che dall’ambasciata comunicano al Dipartimento di Stato le strette relazioni con il “6 Aprile” e l’avanzamento dei programmi di formazione, anche di altri gruppi. Tipo quelli che, oggi in Siria, beneficiano del grande hacker filo-Occupy, il ridens coi baffi, che va sotto il nome di “Anonymous”, il quale ha condotto attacchi informatici contro il Ministero della Difesa di Damasco, a sostegno dell’opposizione siriana all’estero, ministero poi bombardato dai compari col barbone.
    Tra i fiduciari Usa, reduci dalle lezioni di Gene Sharp (guru di Drdja Popovic, leader di Otpor assieme all’onnipresente ceffo Ivan Marovic), il cui testo “Dalla dittatura alla Democrazia”, è alla base di tutte le rivoluzioni colorate, spiccano alcuni “eroi rivoluzionari” ai quali si sono appassionati tutti i media e tutti gli intelletti. Ricordate Wael Ghonim, celebrato martire perché incarcerato dai militari 12 giorni, ma contemporaneamente anche dirigente di Google per l’Africa e il Medioriente (e si sanno le funzioni di Google, di braccio spionistico di Washington), blogger antiregime e portavoce del movimento, laureato all’Università Americana, sposato con una nordamericana. Fondatore del “6 Aprile”, insieme a Ahmed Maher che al Los Angeles Times aveva dichiarato di “ammirare la rivoluzione arancione ucraina e i Serbi di Otpor”. Del resto, il presidente di Google si era detto “molto fiero di ciò che Wael Ghonim aveva realizzato”. Altra fondatrice e altra blogger di questa ennesima “rivoluzione di Face book” è Israa Abdel Fattah. Tutta questa gente ha ripetutamente visitato Washington per corsi di formazione e affettuosi e proficui incontri con Condoleezza Rice (2008) e Hillary Clinton (2010), sotto gli auspici di Freedom House. Il candidato verso il quale costoro hanno deviato il movimento era il vecchio arnese borghese Mohammad El Baradei, facente parte dell’International Crisis Group di George Soros, poi scomparso nel nulla quando “l’opposizione buona”, Fratelli Musulmani con pitbull da combattimento salafita, è stata fatta diventare protagonista del rivolgimento. Come in Libia, come in Siria, come in Libano. Tutto nel quadro dell’artificiale scontro regionale tra sunniti filoamericani e sciti antimperialisti, con sciti, cristiani e altre minoranze a sostenerne il costo. Tutto corrispondente ai piani del consigliere militare di Tel Aviv, Oded Yinon, che, dal 1982, pianifica la frantumazione lungo linee etnico-confessionali dei paesi del panarabismo laico, aconfessionale e anticolonialista. Spero che queste notizie, seppure tardive, chiariscano le idee ai genuini combattenti della Primavera Araba, come ai loro sostenitori nel mondo. E, così, aprano una strada bonificata per la ripresa dell’antagonismo arabo.
    Tumulto di tope (Pussy Riot)
    Cugini di primo grado, nella squadriglia dei palloncini colorati dirittoumanisti Usa, Amnesty International e Human Rights Watch, presunte Ong dirette e finanziate dagli interessi della Cupola mondialista a guida Usa, si sono gettate a corpo morto sulle Pussy Riot (PR) russe, due delle quali, strepitando improperi contro i “bastardi del Cremlino” all’immancabile radio Cia “Liberty”, si sono già rifugiate nella casa madre anglosassone. L’astuto Paolo Ferrero non è stato da meno quando ha inneggiato alle incappucciate, stonate e sgambettanti davanti a madonne e crocefissi della cattedrale, onorandole dell’inusitata (e da loro sicuramente giudicata straniante) qualifica di “compagne Pussy Riot”. Ricordava il Sansonetti di “Liberazione” che titolava in apertura “Forza Vladimir”, in occasione della rivoluzionaria vittoria di Luxuria (chi è costui?) all’Isola dei Famosi. Tutti, chi più, chi meno, nipotini di Bertinotti. Si sarebbe voluto vedere l’effetto che avrebbe fatto su poliziotti, giudici e clamantes mediatici, un’analoga irruzione a San Pietro, o nell’abbazia di Westminster, in piena cerimonia pubblica, con sconquassi musicali, zompi, capriole, oscenità, schiamazzi e virulenti inviti a Napolitano o a Elisabetta, al papa o al primate anglicano, di togliersi dai coglioni. Sarebbero bastati i due anni di galera, che in appello verranno ridotti, con le squinzie colorate fuori in quattro e quattr’otto? O qualcuna di queste, rea di “terrorismo”, sarebbe finita a Guantanamo?
    Da quando Putin ha rimesso in piedi la Russia fagocitata dai ratti con chip Cia, da quando è stato rieletto presidente, da quando soprattutto ha messo qualche granello, insieme alla Cina, nei cingoli del Caterpillar da guerra occidental-islamista, questi due paesi sono sottoposti a un bombardamento mediatico che traduce ogni vituperio della Clinton in uragani di balle e diffamazioni. Da noi, né l’oligopolio mediatico di Mediaset, Rai, Sky, La7, né Astrit Dakli del “manifesto”, hanno perso l’occasione di rafforzare lo tsunami contro lo “zar” Ma come si permette di contrastare il progetto bush-obamian-mondialista dell’unica potenza mondiale, ma dove è finito Eltsin, dove sono finiti i colleghi oligarchi? Per sgretolare il muro dell’adesione popolare a Putin e alla sua linea (e sappiamo bene che non abbiamo a che fare con un restauratore dell’URSS, con un avveduto patriota, sì però), ecco la rivoluzione colorata, ecco lo scacchista famiglio di Washington, Kasparov, prematuramente entrati in coma grazie al ricorso all’arma dei brogli, spuntata dall’evidenza e dagli osservatori. Da notare come le tv mai abbiano potuto mostrarci bastonate a ragazzi disarmati a Mosca o Pietroburgo, come le praticano con mazze, calci di fucile, gas tossici, urticanti, pallottole d’acciaio ricoperte di gomma, negli Usa, in Grecia, in Spagna, in Bahrein e da noi. E non su fighetti resi voraci dalla promessa di mercato, bensì su valsusini, pastori, terremotati, forconi, precari, intossicati, pensionati, giovani sull’orlo dell’abisso che si chiama futuro. E l’operaio disoccupato Angelo Di Carlo, davanti a Montecitorio, grillino antipolitico e populista, l’ha scampata solo perché ha preso fuoco prima.
    Qui non si tratta di essere bigotti, basta però che la blasfemia, lo scandalo, siano per rivendicare una verità laica, liberatrice. Lo oscenità e la blasfemia delle sciamannate di PR (Pubbliche Relazioni degli infiltrati Usa), sono di altro genere. Basta vedere l’unanime plauso occidentale, da Hillary a Ferrero, dagli oligarchi russi ai dissidenti con addosso l’occhio di bue dei media imperiali. Leperformances precedenti a quella nella Cattedrale del Salvatore erano state: l’orgia in un museo, l’erezione di un fallo gigante, un pollo congelato rubato nel supermercato e utilizzato come vibratore intimo (scenetta filmata e messa in rete), due irruzioni nella seconda cattedrale di Mosca, dalla quale vennero buttate fuori senza altre conseguenze. A loro volta l’altro gruppo, le “Femen”, le ha rincorse esibendo le tette in posti pubblici e bruciando una croce di legno messa a ricordo delle vittime di Stalin. L’insistenza contro la Chiesa ortodossa si spiega col ruolo di coesione nazionale che questa ha assunto nel disfacimento successivo alla caduta dell’URSS, con la sua insistenza sulla solidarietà sociale, con l’avversione a Eltsin e agli oligarchi, con l’intesa con Putin, tutte scelte fortemente sgradite a chi lavora alla distruzione della Russia. Usa e Israele.
    Già, Israele. Organizzatore delle PR è Marat Gelman, un collezionista d’arte ebreo, resosi simpatico a Hillary per ripetute chiassate contro Putin e la Chiesa che lo sostiene. Artista-manager e inventore dei “gesti artistici” di questa dozzina di ciabatte (non sanno suonare, non hanno mai composto niente, schiamazzano anziché cantare punk o rock), è il performer russo-israeliano Plucer-Sarno, membro di un collettivo sionista. Visto il totale fallimento delle ragazze sul piano musicale, i loro “maestri”, in ovvio collegamento con sponsor esteri, le hanno piazzate sul carrozzone della protesta politica. E lì hanno iniziato a saltellare nelle piazze e nel metrò urlando, nell’indifferenza della gente, oscenità contro Putin. Ripetute durante il processo e significativamente accompagnate dalla minaccia di scatenare sulla giudice le ire degli Stati Uniti. Vere compagne. Blasfemia, offesa alla religione e ai suoi esponenti, incitazione all’odio confessionale e alla violenza, teppismo. Se in Europa qualcuno avesse trattato così gli ebrei e la loro religione, chi lo scamperebbe dall’accusa dannante di antisemitismo? Invece, alle simpatiche fanciulle, in uscita dal carcere fra sei mesi, con il sostegno di Madonna e del Dipartimento di Stato si prospetta una favolosa tournée mondiale e prestigiose sedute fotografiche alla Casa Bianca. E magari con Paolo Ferrero?

    Il golpe del satrapo sul Colle si perfeziona
    Giorgio Napolitano, minacciato ora perfino da Berlusconi (Il “ricatto” di Panorama), è il capo di Stato più ricco e spendaccione del mondo. Ha più dipendenti, più stipendio e spende di più per sede e funzioni di qualsiasi paese occidentale, regina e Obama compresi. Il doppio e il triplo. La sua dotazione è paragonabile solo alla corte della famiglia saudita o a quella del Qatar, che, come noto, sono proprietari privati di tutto il loro paese. E popolo (ai blasfemi tagliano la testa). Il loro ruolo di rappresentanza è riconosciuto solo all’estero Corrisponde dunque perfettamente a questa sua collocazione al vertice dello sfruttamento capitalista, oggi organizzato dalla Cupola mondialista, l’attacco alla morte scatenato, in combutta con tutto quello che, facendo gli spiritosi, si chiamava l’arco costituzionale, contro il terzo potere. Terzo Potere in cui, dalla rivoluzione francese in qua, è articolato lo Stato democratico, il giudiziario. Quello che veniva definito il Quarto Potere, la stampa, è stata addomesticato e acquisito da tempo. Restano un Esecutivo e un Legislativo di corrotti, inquisiti, ricattati, idioti, che ha provveduto a innescare da solo la propria putrefazione. E resta lui. Con accanto il fratello scemo, anche lui con microchip cupolesco, a Palazzo Chigi. La presidenza della Repubblica non è nemmeno un potere dello Stato. E’ un’istituzione di garanzia, costituzionalmente (ha ha ha!) garante della Carta, al di sopra di tutte le parti (ha ha ha!). Ma lui, il migliorista (della stirpe de “Il Migliore”) non se deve essere accorto.
    Per dare un’idea dello stato di salute etica e professionale dell’informazione, in Italia è rimasto solo lo sfizioso e impudente “Il Fatto quotidiano” (purtroppo dall’orribile pagina esteri atlantica, affine a quella del “manifesto”) a denunciare un avvenimento epocale. Il consolidamento del colpo di Stato antidemocratico, iniziato con interventi eterodossi a tutto spiano in campi inibiti e culminato con l’imposizione del branco di licantropi non eletti al governo del paese, attraverso l’attacco frontale alla magistratura. Trovata l’occasione buona nell’essere stato pizzicato dai giudici di Palermo, questi davvero ultimo, eroico, presidio sulla scia di Borsellino, mentre dava consigli a un bonzo indagato nel quadro dei più gravi crimini contro lo Stato mai commessi dalla classe politica, la trattativa e l’ingresso della mafia al massimo livello di governo, è stato capace di suscitare una canea vandeana di massa contro i giudici, come non s’era vista neanche all’annuncio della guerra nazifascista dal fatidico balcone. Ha, il capofila storico dell’ala rinnegata del PCI, oggi, per questi meriti, ineffabile, imperfettibile, incontestabile, impunibile e impunito, attivato gli amici, da lui nominati, della Corte Costituzionale, perché raddrizzassero le gambe a Ingroia e a tutta la Procura di Palermo. E lo facessero in fretta, prima che dalle intercettazioni e dall’armadio di Mancino, ministro di polizia all’epoca del connubio mafia-Stato e delle stragi, potessero uscire le prove definitive su chi ha venduto questo popolo e il suo territorio alla criminalità organizzata, in cambio di una, per entrambi proficua, collaborazione.
    Siamo agli anni ’92-’93. L’operazione è la stessa e gli attori in scena pure. Criminalità organizzata pubblica in sinergia con quella privata, con un’unica strategia: spolpare la gente, pervertire la società, eliminare diritti e strumenti dei cittadini, distruggere pesi e contrappesi dell’ordinamento a vantaggio di soluzioni totalitarie. Le stesse che stanno nel DNA del Vaticano (Marcinkus, Sindona, Calvi, Bertone), da sempre monarchia assoluta, modello per gli eroditori della libertà e della giustizia. Fisiologici i plausi che a roditori con la mannaia, come Monti e Draghi, tributano i principi della Chiesa. Del papa, incontrato in udienza privata da Monti sette volte in dieci mesi, per confermare la totale unità d’intenti carolingi, e di Bagnasco, che del regime napolitan-montiano lubrifica il rullo compressore sostenendo “la riforma dello Stato”, invitando il volgo a “superare le prospettive ideologiche” (la resistenza di classe), benedicendo un “nuovo governo di larghe intese guidato dallo stesso Monti”. Fondamentalisti cattolici subito ricambiati da due cavalli di razza del governo golpista. Il prode Balduzzi (sanità), quello che salva i giovani dalla distruzione spostando le bische dello Stato biscazziere a 500 metri da scuole e oratori, che ha dato dall’ “eugenetica” alla Corte di Strasburgo per avere questa condannato la guerra del legislatore italiano contro le donne in materia di controllo preventivo di embrioni eventualmente compromessi. E il padre-padrone del Sant’Egidio, Riccardi (Cooperazione) che, d’intesa con Ratzinger, ammette guerre finanziate da banche armate, le stesse che sostengono “la diplomazia” del Sant’Egidio. Gli amorosi sensi che hanno confuso in una melassa stomachevole i faccendieri di Comunione e Liberazione e i governanti-mannari succedutisi sulla passerella di Rimini, completa questo quadro di una modernità tibetana.
    Ma non di solo mafia si campa. L’assalto al GIP Patrizia Todisco di Taranto che, facendo il suo dovere di applicare la legge (evidentemente una legge fuori tempo), ha bloccato l’azione di ciò che è forse il primo assassino di massa del paese, è in perfetto sincronismo temporale e politico con l’intervento saudita su Palermo. Se lì si trattava di occultare la sinergia mafia clandestina-mafia di Stato, qui il partner era la mafia manifesta dello sfruttamento capitalista, con conseguente devastazione sociale, distruzione ambientale, morìe di esseri umani e animali. A nessuno di questi due soci in affari deve più pendere sul capo la spada di Damocle di giudici che fanno i giudici. Quanto a conflitti d’interesse, Berlusconi può andare a nascondersi. Pensate a Napolitano che getta nella mischia la Consulta, impossibilitata a dargli torto perché da lui nominata. Pensate allo stormo di angeli della salvezza – Passera, Clini, Severino, vescovi – che, forniti di saette anti-giudice, si precipitano a riaccendere gli altiforni e a liberare l’ILVA da seccature come i 2 miliardi, suoi dell’ILVA, necessari a ricostruire un minimo di vita a Taranto, sulle tombe dei trucidati dalla diossina. Pensate a Passera, già banchiere sostenitore dell’ILVA, che lancia un piano di “crescita” equivalente a un plotone d’esecuzione per gente e territori: infrastrutture, trivellazioni, gassificazioni, incenerimento, porti, aeroporti, costruzioni. Un’Italia ilvizzata. Piano giurassico da ottusi anni ’60, ma piano che sorride a 32 denti ai compari del suo mondo e della sua banca.

    “Fassisti”
    Nel mirino di questa masnada di antipolitici (se la politica è Polis), populisti (se il discorso politico distingue tra classi), demagoghi dalla “viva e vibrante soddisfazione”, fassissti, è capitato, con più virulenza che mai (viaggia tra il 15 e il 20%), Beppe Grillo. Il pazzariello che ogni tanto piscia fuori dal vaso, ma per tutto il resto è rimasto l’unico, assieme al vernacolarmente meno ispido Di Pietro (e se mi dite che Di Pietro fa il furbo, chissenefrega!), a spararle duro sul muso dei licantropi: Valdisusa, Ilva, magistrati, acqua, corrotti e inquisiti, fasulli e utili idioti, tagliatori governativi di borse e di teste, militare e guerra… Se serve al progetto che i giudici non giudichino secondo legge, si cambi la legge e si faccia dei giudici  gli esecutori dell’Esecutivo, come negli Usa. Anche lì la Corte Suprema si adoperò per un presidente in ambasce, Bush Junior, cui 5 giudici supremi, corrotti e vandeani, restituirono la vittoria persa in Florida. Nostro modello non può che essere la “più grande democrazia del mondo”.
    Che drammi e tragedie si convertano in farsa non è sempre vero. Per dare credibilità al lemma, si impegna con entusiasmo Bersani. L’ominicchio occhettiano, tenutosi vagamente sulle sue davanti alla nemesi tentata contro i giudici, per non perdere il settore meno alloccato del suo elettorato, su Beppe Grillo, effetto collaterale di una sinistra che svapora, di questa magistratura che fa il suo mestiere, della collera degli italiani lucidi, ha dato del suo meglio. Quanto nemmeno Napolitano ha saputo dare sulla sua nemesi, Ingroia. Pierluigi Bersani, dando del “fassista” al tonitruante di Genova, visto il suo ruolo, nel trio da baraccone ABC, di spinta al carro della fascistizzazione montiana, si è incarnato nel bue (animale ritenuto torpido) che dà del cornuto all’asino (animale intelligente). Personaggio che per vent’anni ha galleggiato e remato, con tutti i suoi e ora con il coniglietto d’appartamento Vendola (sepolto dalle sue ulteriori vergogne tarantine), nelle acque limacciose di piduisti, democristiani, mafiosi in parlamento, fondamentalisti cattolici, berlusconidi, ladri. Senza mai sognarsi di intralciare la marcia (conflitto d’interessi, tv, guerre, inquisiti, diktat BCE, art.18, pensioni, precariato…) verso qualcosa per la quale il termine “fascismo” non è neppure più adeguato. Ha fatto bene, PL senza D (per dirla alla Grillo), a vomitare accuse di reato (l fascismo è ancora reato al tempo del parafascimo ultrà?) sul politico delle Cinque Stelle. Tutti hanno capito che lo muoveva un livore che sorge dalla frustrazione e dalla gelosia. E dal senso di colpa. Nel caravanserraglio che a Bersani ha fatto da scorta e coro risuscitava dal nulla anche un altro zombie, Emanuele Macaluso, a suo tempo, con Napolitano e Cervetti (travolto da Manipulite), garante dei compromessi a perdere di Berlinguer. A metterci la ciliegina senza nocciolo (quindi sterile) non poteva mancare il giullare di regime (di una delle due facce del regime). Benigni, fattosi logoro e fastidioso stereotipo di se stesso, a forza di baciare in bocca rospi come Berlinguer, Occhetto, Veltroni, D’Alema, Bersani, non sapendo più né far ridere, né far incazzare, se l’è presa con chi la benefica combinazione riesce a praticarla ancora. La volpe a l’uva. Non dubito che Grillo, come “Il Fatto”, da simili nemici abbia ricavato un bel bonus di consensi. Grillo, ha detto un “maestro” al “manifesto”, non è fascista, ma un disfattista senza progetto. Già, perché di progetti ne abbiamo quanti ne vogliamo! Ben venga, oggi come oggi, il disfattista, se contribuisce a disfare il nodo del cappio che ci stanno mettendo al collo. E’ tempo urgente di decostruzione, di rotture totali, di difesa e potenziamento del salvabile. Per ripartire. Io non avrei un granchè di progetto, ma sento che va bene se tiro picconate al muro. Al di là del muro ci si offre un terreno per piantare cose. I suggerimenti, antichi e validissimi,  non mancano.

    Noticina personale, ma di significato lato
    In uno di quei paginoni con cui riesce a riempire le sue 16 pagine, quello che ripropone il giornale di anni lontani (Rossanda stava con Jiang Qing, l’eroica moglie di Mao, fatta impiccare, insieme al comunismo cinese, da Deng Tsiao Ping), una colonna di spalla parla di Fulvio Grimaldi. Parlo in terza persona perchè il dato storico lo giustifica. Un articolo di spalla in prima, non firmato, del novembre 1973, si indigna e protesta contro la pena di 2 anni e otto mesi inflittami dal tribunale quando ero direttore del quotidiano Lotta Continua. Pena enorme, mostruosa, grida il giornale, ereditata dal fascismo e si chiede “se ancora in questo paese la libertà di stampa e di espressione esista davvero, o se non sia un ectoplasma, la proiezione dei sogni fantastici di pochi democratici mitomani”.
    In effetti si trattava di sentenza senza precedenti a un giornalista. Allora vista con insofferenza anche da altri esponenti della categoria, perfino destri. Negata la condizionale, il carcere. Poteva colpire, domani, anche i colleghi. Si sa, il vento cambia. Un giorno racconterò come ne sono uscito, un po’ in Yemen, un po’ a Londra e Bruxelles. Un po’ perché la forza del movimento in quegli anni ha costretto quei giudici (quelli “buoni”, bei tempi, rispetto ai Fouché di Manipulite e dell’Antimafia) a ripensarci. L’accusa era di vilipendio e istigazione dei militari a disobbedire agli ordini. Il pezzo incriminato non era neppure apparso sul giornale. Era un volantino dei militanti  LC di “Proletari in divisa”, credo in Friuli, una servitù militare di dimensioni regionali. Lì facevano lavoro, e con preoccupante successo, nelle forze armate per la loro democratizzazione (e anche tra i poliziotti, perché non fossero i pretoriani masochisti dell’élite dominante, cantati da Pasolini). Lo avevano chiamato “supplemento a Lotta Continua”. Ma questo non conta. Quel reato era la goccia che ha fatto traboccare il vaso di ben 150 processi che, per il ruolo di allora, sono andato accumulando in quasi quattro anni.
    Oggi sono qua e scrivo e parlo. Ma vi immaginate che cosa succederebbe, tra droni assassini Usa  e misure antiterroristiche, con una stampa allineata e coperta, o cagasotto, se qualcuno oggi facesse apologia di reato (di fascismo, ovviamente, si può), istigazione a delinquere, sollecitando i professionisti all’opera in Afghanistan a non bombardare matrimoni indigeni, o cantando nelle piazze “Bè-bè-bè-Berlinguer” o “Via Via – la nuova polizia”, indirizzata agli energumeni del servizio d’ordine del sindacato o del PCI? Cancellieri e Bersani uniti nella lotta, come Berlinguer e Mariano Rumor, ministro di polizia allora. Berlinguer diede  dei fascisti, demagoghi, destri e provocatori, anche a noi, a tutto quello che osava muoversi alla sinistra del Partito Unico, come il suo nipotino ha dato del fassissta a Grillo. E noi eravamo addirittura peggiori di Grillo.
    Stavolta si passa davvero dalla tragedia alla farsa. Peccato che farsa non è quella che stanno cucinando a Bruxelles, Palazzo Chigi e in Vaticano, nelle  logge e nelle cosche, nella Nato e nel sionismo, in vista della meta comune. Concludeva allora un “manifesto” altro: “Se la legge colpisce, per il momento, un giornale politicamente scomodo e più esposto, crea tuttavia un precedente e pone la basi per un assorbimento totale dell’opinione e dell’informazione nella sfera di potentati economici e politici ben definiti”. Pessimisti o preveggenti, allora, Pintor e compagni?
    Di Siria e Iran al prossimo post.
    Qui sotto contributi d’interesse e d’urgenza. In particolare la denuncia di compagni siriani perseguitati dai ratti in Italia che prego tutti di diffondere.
    C’è anche un invettiva contro lo squilibrato che ha eretto un sacrario al macellaio Rodolfo Graziani. In Etiopia, dove ora ha tolto il disturbo il despota razzista e bellicoso, Meles Zenawi, che ogni due per tre muoveva guerra a Somalia ed Eritrea, mi hanno fatto percorrere la strada di  mille chilometri da Addis Abeba a Gibuti. Per tutta questa strada Graziani, dopo un fallito attentati dei patrioti, ha fatto appendere un etiope rastrellato a casaccio ogni 10 chilometri. L’indignazione degli antifascisti è stata condivisa dal “Daily Telegraph”. E Churchill allora?
    Non poteva mancare una savonarolata di Grillo.
    —————-o0o—————-
    Facebook. Migliaia di donne libere surclassano la volgarità di Femen
    di Federico Cenci
    (ASI) La risposta alla trivialità delle Femen giunge dalla Rete. Nata da pochi giorni, la pagina “Christian Women Against Femen” ha già raggiunto un alto picco di popolarità, con oltre 6mila “Mi piace”. E, considerata la potenzialità aggregativa dei social network, c’è da credere che la tendenza sia destinata a crescere.
    L’iniziativa va attribuita al gruppo politico polacco Kobiety Dla Narodu e all’organizzazione ungherese Jobbik, entrambi su posizioni conservatrici. L’obiettivo è quello di creare una piattaforma atta a radunare le donne che contestano i metodi di protesta del gruppo femminista Femen, accusato di calpestare la dignità del genere femminile. Le raccolte di foto presenti sulla pagina fungono da manifesto dei valori tradizionali e dell’orgoglio di esseredonna e cattolica.
    Sono del resto eloquenti in tal senso le scritte che compaiono sui cartelli impugnati dalle ragazze. La carrellata di immagini è vasta. “Dio è la mia libertà”, scrive una giovane. Una attivista pro-life posa invece davanti alla scritta: “Sono una donna, sono cristiana, sono per la vita. E sono orgogliosa di esserlo!”. E un’altra afferma: “Non ho bisogno di essere una Femen per essere una donna”. Le Femen sono destinatarie di numerosi altri messaggi, tipo questo: “Femen, non potete dirmi cosa io posso e non posso fare”. Ma c’è anche chi, come una ragazza italiana, rivolge un invito di misericordia: “Preghiamo per le Femen”.
    Così, tra accenti piccati e sobria aderenza al Cristianesimo, si diffonde su internet la protesta delle donne all’esasperazione femminista – caratterizzata da urla, topless, strepiti e aggressioni – delle Femen. La volontà di queste migliaia di giovani è quella di testimoniare come libertà e femminilità non sono inconciliabili con la fede, piuttosto trovano nella morale cristiana il loro più alto compimento. Concetto agli antipodi rispetto a quanto vorrebbero annunciare i corpi nudi delle Femen, che avviliscono l’emancipazione femminile riconducendola al sesso libero.
    Ma chi sono queste Femen? Nate a Kiev nel 2008, la loro fama ha travalicato i confini ucraini per via dell’eccentrico modo di protestare contro presunte discriminazioni sociali, ossia spogliandosi e rimanendo in topless per mostrare slogan scritti a pennarello sui loro corpi. Più che idealiste, queste irrequiete Femen sono però prezzolate. Un’inchiesta condotta da una giornalista infiltratasi nel gruppo ha tolto il velo sul giro di denaro che muove le loro azioni di protesta, spesso ridotte a gesti di odio verso il Cristianesimo.
    Ora, tuttavia, l’importanza del drappello di giovani mercenarie, seppur chiassoso e foraggiato da generosi finanziatori, esce ridimensionata dal confronto con queste migliaia di donne mosse non dai soldi, ma dalla fede e dal vanto di affermare la femminilità contro un volgare femminismo.
    Agenzia Stampa Italia
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    16RISPOSTE A “ECCO CHI È IN REALTÀ LO SPECULATORE GEORGE SOROS, ARRUOLATO DAI “RADICALI” COME LORO “FILANTROPO”. GLI TZUNANI DELLA MORALITÀ”
        Parusia
        ha detto:
        30 agosto 2013 alle 11:39
        DEPISTARE LO STUPIDO
        PER DIVIDERE E GOVERNARE
        Il caos e la violenza
        del Medio Oriente
        spiegati da David Icke
        data pubblicazione:
        2013-08-26
        Altri articoli sullo stesso tema SEGNALA AD UN AMICO VERSIONE PER LA STAMPA
        Qui Icke spiega connessioni e “contraffazioni” dei signori del mondo sul tema bollente , particolarmente di questi giorni, ovvero il Medio Oriente. In queste note ci offre collegamenti di assoluta importanza per capire il presente anche sotto casa, ormai. Una necessaria presa di coscienza per non restare vittime e prigionieri di false percezioni, per smettere di credere alle falsità manipolative dei mainstream media o, cosa non migliore, dei loro silenzi.
        By David Icke, dalla sua newsletter del 25 agosto 2013, inviata solo agli abbonati
        Traduzione Cristina Bassi
        ——
        La violenza in Egitto di questi giorni, ci ricorda fortemente come sia facile mettere gli uni contro gli altri, fazione contro fazione, credo contro credo, per dividere, dominare e conquistare e impadronirsi dell’altro. Tutto questo accade regolarmente da migliaia di anni, dalla storia pre-ufficiale, ovvero dal momento in cui la nostra realtà è stata dirottata da una forza non umana, che ancora sono in tanti a respingere con una risata e scuotendo la testa, ma che detta le loro percezioni e azioni … incluso riderci sopra e scuotere la testa.
        Che comico il tutto, se il risultato non fosse cosi tragico: la forza che esiste mi dice che non esiste e controlla i miei pensieri e azioni mentre rido e sbeffeggio alla sola ipotesi che essa controlli le mie azioni e pensieri. Si lo fa da molto lontano, dal punto di vista della prospettiva umana programmata, ma non per questo non è vero.
        La verità è la verità e non cio’ che scegli di credere che tale sia. Gandhi diceva: ‘anche se nella minoranza di uno, la verità resta la verità.’ E sono ben lungi dall’essere una minoranza di uno solo.
        Questa forza manipolativa è un parassita mentale, un parassita della percezione e di questo parlo estensivamente nel mio libro ancora in stampa: The Perception Deception (Percezione-Inganno)
        Il modus operandi del parassita è famigliare a tutti anche solo ad una breve occhiata nella storia umana. Il pole position c’è il mettere una rigida credenza contro l’altra altrettanto rigida, per dividere e dominare, ma anche l’ingaggiare degli idioti nella popolazione che si è presa di mira, perché mettano uniformi per sopprimere e controllare la popolazione stessa
        Queste tecniche le vediamo bene in questi giorni in Egitto, ma accade ovunque ed è sempre andato cosi. ‘Il Sistema’ parassita le persone : si vedano le famiglie reali, i governi, il sistema bancario, le multinazionali e il meno-dell’uno-percento; tutti sono espressione del parassita. Perché non dovrebbero fare cio’ che fanno, quindi, dato che è la loro ragione per esistere?
        Cio’ di cui si nutre il parassita è morte e energia emozionale di bassa vibrazione, ovvero la paura e i suoi vari sottogruppi. Morte, violenza e sofferenza sono percio’ la sua chiamata e il suo palcoscenico è il “teatro” della guerra e del conflitto. Quindi cio’ che accade nel medio oriente e cio’ che è accaduto in tutta la storia umana post-parassitica, va molto piu’ in profondità di quanto gradiscano la piu’ parte dei ricercatori sulla cospirazione.
        Si, su un piano i disordini nel Medio Oriente hanno a che fare con il dividere e dominare e con l’acquisizione di terra e risorse sulla via del controllo totale e globale, ma su un altro piano hanno a che fare con il setacciare energia di bassa vibrazione: rabbia, violenza, persone impaurite e nel dolore e con l’impregnare il campo di energia globale con quella densità energetica.
        Tutto cio’ inquina e distorce il mare di energia in cui noi tutti viviamo e con questa interazione inquina anche il campo di energia umana,inclusotutto il potenziale relativo agli stati mentali-emozionali e loro stimolazione con basse frequenze. Tutto cio’ porta ad un comportamento e a risposte che sono di basso livello vibrazionale.
        E’ come un macchina in moto perpetuo che puo’ essere fermata solo diventando coscia oltre il corpo-mente e guardando se stessa e il mondo da una prospettiva completamente diversa.
        I parassiti operano in bande di frequenza oltre il limite visibile alla vista umana e da questi regni invisibili, manipolano. Quel che invece possiamo vedere è il risultato di tali manipolazioni e di come menti e emozioni vengano possedute in tutta questa violenza, guerre, sofferenza e caos.
        Il corpo è un sistema olografico computerizzato e quindi facilmente programmabile per coloro che sanno cosa fare. Questo è stato piu’ che chiaro, ancora una volta, quando settimana scorsa ho visto la storia di un 68enne nonno britannico, Malcolm Myatt, la cui vita cambio’ radicalmente dopo un ictus che colpi’ il lobo frontale del suo cervello.
        Costui, come conseguenza, non sente piu’ la tristezza ed è continuamente felice. La sua mente non puo’ giudicare su come sia appropriato o meno agire nelle varie circostanze e questo lo ha portato a ridere in situazioni che renderebbero tristi le altre persone.
        Questo è accaduto perchè l’ìctus ha danneggiato l’area del suo cervello che controlla le emozioni ed è qui che voglio arrivare: cosa è l’”io”, il “me” quando un malfunzionamento del cervello puo’ trasformare cosi radicalmente il comportamento della gente?
        E’ da lungo che sostengo che il corpo non è “l’io”, ma un veicolo per consentire al “vero io“ (la coscienza) di fare esperienza di questa stretta banda di frequenze che chiamiamo il mondo.
        Quando il corpo non funziona bene è come un virus che ferma il computer e gli impedisce di funzionare al suo massimo potenziale. Quando il corpo-computer ferma il suo funzionamento…chiamiamo questo “morte”.
        Le forze dell’inganno sanno che se possono intervenire nel processo di mente-corpo decodificando la realtà, potranno dettare quel comportamento e senso del sè e del mondo della persona-computer
        Questo è quel che ci accade sia quando i parassiti mentali ci posseggono direttamente, che con il programma informativo (i media e l’istruzione ect); quando perdiamo contatto con il nostro vero “io” tutto cio’ che resta è la realtà del computer.
        Cio’ che viene chiamato transumanesimo è il piano per andare ancora oltre nella percezione umana computerizzata, poiché in esso si fondono il corpo-computer biologico, con una tecnologia costruita per escludere la coscienza dal processo di percezione, in un modo ancora piu’ estremo. Tutto viene fatto in modo sistematico, passo dopo passo, mentre la piu’ parte delle vittime della cospirazione ridono in faccia a coloro che fanno rilevare cio’ che sta accadendo.
        Ma altri hanno cominciato a risvegliarsi al fatto che il mondo in cui pensavano di vivere non è quello in cui in realtà vivono e questo è molto incoraggiante nel mezzo della follia e del caos che vengono scambiati per vita umana.
        Se identificate il vero “io” con il corpo, la religione e la cultura – come continua a fare la maggioranza della gente- allora siete già presi nella Matrix del programma percettivo. E’ come se io mi identificassi con il computer che ho davanti ora, ma questo non è “me”, ma solo il veicolo per fare esperienza di un’altra realtà: internet.
        Quando questo veicolo cessa di funzionare e io voglio esplorare ulteriormente internet, mi prendo un altro computer. Questo è il desktop… equivalente della reincarnazione.
        L’ironia è che qualcuno che pensa di essere superiore grazie alla sua razza, nazione o religione, puo’ finire con il ritornare in una razza, nazione o religione che attualmente condanna, su cui fa abusi o rigetta.
        Come si dice nell’opera di ‘Shakespeare’, As You Like It (Come vi piace),
        Il mondo intero è un palcoscenico,
        e gli uomini e le donne, tutti,
        non sono che attori.
        Entrano ed escono
        ed un uomo nel suo tempo
        recita molte parti
        Espressioni della stessa coscienza possono avere simultaneamente diverse ‘vite’ (esperienze) in realtà multiple nello stesso tempo e la nostra piccola banda di frequenza è solo una possibilità all’interno di un infinito di possibilità. Nei livelli piu’ espansi di coscienza ‘siamo’ tutte leesperienze e tutte le realtà perchè siamo tutti la stessa unica coscienza che alcuni chiamano “Dio”.
        Questa Coscienza Infinita non è un uomo con la barba, né il creatore né il sostenitore di una religione; è Tutto Cio’ Che E’, Tutte le Possibilità. E’ forma e non forma, è e non è, e’ ovunque e da nessuna parte: la forza senza nome.
        Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Ricordati Chi Sei, dove Vivi e da dove Provieni
        E tutto questo mi riporta nel Medio Oriente dove stati di incoscienza vengono suonati come uno strumento a corde.Dico il Medio Oriente, ma cio’ mi potrebbe altrettanto facilmente portare alla “cintura biblica” dell’America, alla dominazione Hindu dell’India o agli Ebrei di New York che corrono verso la sinagoga prima che tramonti il sole. Mi porta, collettivamente, alla miopia umana e alla falsa auto- identità: la vera radice di tutto il nonsenso che si svolge nel mondo e specialmente, mentre scrivo, in Siria ed Egitto.
        Parlo dell’Egitto ora perchè è il tema del momento ma, come detto, potrei andare ovunque nel mondo e trovare la stessa mentalità e percezioni della realtà.
        Cio’ che ha fatto scoppiare la orrenda violenza in Egitto è stato generato dagli scontri tra l’esercito egiziano (portato e pagato dagli USA) ed i seguaci della Muslim Brotherhood – Fratellanza Musulmana (una creazione degli USA e della Gran Bretagna) che hanno fatto seguito al colpo di stato che ha rimosso il candidato della Fratellanza, ufficialmente eletto, il Presidente, ora ex presidente, Mohamed (ovviamente) Morsi.
        Il governo degli Stati Uniti (la cabala parassita, in altre parole) dona 1.3 miliardi di dollari all’anno all’esercito egiziano, che ha tenuto al potere per trent’anni il tiranno Hosni Mubarak, fino al piano
        USA/UK/Israele (la cabala) di gettare la miccia sul Medio Oriente attraverso il dividi e domina (pardon… “la Primavera Araba”), incluso la sua rimozione con la “rivoluzione dei popoli’.
        I militari (gli stessi militari controllati dagli USA che tennero Mubarak al potere) hanno quindi preso le redini dello stato in sospeso delle “elezioni democratiche”, che hanno visto Mohamed Morsi, della Fratellanza Musulmana, diventare Presidente nel giugno del 2012. Tredici mesi dopo, nel luglio di questo anno, i militari (gli stessi militari controllati dagli USA che tennero Mubarak al potere) hanno rimosso Morsi in un colpo di stato e ancora una volta si sono fatti carico del Paese.
        Nessuno nota niente di simile qui?
        Un po’ di storia che non sentirete mai da alcun mainstream media …
        L’allora Presidente Mubarak fu costretto a dare le dimissioni dopo settimane di proteste di massa nella Piazza Tahrir del Cairo, nel 2011, promosse dai media corporativi globali come una parte essenziale della “rivoluzione dei popoli” del Medio Oriente . Tuttavia come ho dettagliato nel mio
        Ricordati chi sei, la’rivoluzione’ in Egitto fu orchestrate dalla ambasciata USA al Cairo e dalla rete di fiduciarie e organizzazioni collegate al frontman (prestanome- figura preminente) dei Rotschild e di Israele, nonché finanziere e miliardario, George Soros.
        Una di queste organizzazioni è la International Crisis Group (Gruppo di Crisi Internazionale) fondato da una lista di fronti della cabala mondiale, che includono la Carnegie Foundation, la Ford Foundation, Bill & Melinda Gates Foundation e l’ Open Society Institute di Soros, che si specializza in false rivoluzioni di popoli.
        L’egiziano Mohamed ElBaradei, stanziato in Austria, ex capo della Atomic Energy Agency, amministrata dall’ONU, era nel Consiglio dei Fiduciari dell’International Crisis Group, prima di pigliare l’aereo verso il Cairo, immediatamente dopo lo scoppio delle proteste di massa contro Mubarak. Costui si offri’ come potenziale nuovo leader del Paese.
        ElBaradei prosegui’ con il fondare il Constitution Party (Partito della Costituzione) dopo la caduta di Mubarak e fu strumentale nel colpo di stato contro il Presidente Morsi, nel mese scorso. E’ stato quindi nominato Vice Presidente dell’Egitto, in luglio, dopo il colpo militare ma poi ha dato le dimissioni e fatto ritorno a Vienna. Dubito che abbiamo sentito parlare di lui per l’ultima volta.
        Il Presidente Morsi giunse al potere dopo il periodo di aperto governo militare, a seguito della dipartita di Mubarak, ma dopo alcuni mesi divenne l’obbiettivo di proteste di massa dopo aver pubblicato una dichiarazione costituzionale che gli conferiva poteri illimitati; la ragione di questo era il supposto bisogno di proteggere dalla dissoluzione dei giudizi, che erano stati nominati nell’era Mubarak, l’assemblea eletta.
        Le proteste crebbero fino al punto in cui i militari usarono le sommosse per giustificare il loro colpo di stato, nel mese scorso, che rimosse Morsi. Tutto cio’ porto’ alla violenza che ha visto centinaia morire in scontri tra i militari, coloro che li sostenevano, i sostenitori della Fratellanza Musulmana di Morsi e coloro che protestavano per la rimozione forzata di un presidente eletto
        Questo è dove siamo ora, con Morsi detenuto dai militari in una località segreta, mentre ironia delle ironie, Hosni Mubarak è stato scarcerato dalle carceri dove si trovava dalla sua sconfitta quale presidente e pare verrà posto agli arresti domiciliari dalla attuale amministrazione controllata dai militari …la stessa che lo ha tenuto al potere per 30 anni.
        Spero mi seguiate in tutto questo perchè certo non è facile nel mezzo di questi “scherzi segreti” della politica del Medio Oriente, dettata dalle ombre USA, Gran Bretagna e Israele, dove i “bravi ragazzi” di un giorno possono diventare i “cattivi ragazzi” il giorno dopo , a seconda del risultato che stanno cercando.
        Gli USA e la Gran Bretagna, per esempio, hanno lanciato una Guerra al terrore e la invasione dell’ Afghanistan con la scusa di estirpare gli estremisti islamici a cui diedero il nome collettivo di ‘Al-Qaeda’. Tuttavia essi armarono, sponsorizzarono e sostennero gli stessi psicopatici di ‘Al-Qaeda’ perchè rimuovessero Gaddafi in Libia e continuano a fare lo stesso, adesso che hanno preso di mira Assad in Siria.
        ‘Al-Qaeda’ è infatti la creazione della CIA e il nome significa ‘La Base’ o ‘Il Database’ poichè è stato creato dal database della CIA, quello dei cosiddetti combattenti Mujahedeen, che furono usati come individui sacrificabili nella guerra su procura dell’America contro la Unione Sovietica, in Afghanistan negli anni ‘80.
        Questo conflitto fu covato da Zbigniew Brzezinski che era Consulente della National Security (sicurezza nazionale) durante l’amministrazione di Jimmy Carter. Brzezinski è stato un altro fedele sostenitore dell’ International Crisis Group, collegato a Soros. Lo chiamano un ‘gruppo di crisi’ , perchè è specializzato a crearne.
        Allo stesso modo, la cabala parassita controlla la Fratellanza Musulmana che è stata descritta come una organizzazione che cerca di stabilire governi in Medio Oriente, che siano fondati sulla imposizione estrema di una presunta legge islamica.
        In realtà, il cerchio interno della Fratellanza serve gli interessi di coloro che stanno sfruttando l’Islam per prendere controllo del Medio e Vicino Oriente con la visione di distruggere la religione, una volta che avranno assorbito quei paesi, nello stato globale fascista che stanno pianificando.
        La Gran Bretagna e l’America hanno fondato la Fratellanza Musulmana dopo il crollo dell’Impero Ottomano nel 1924 e continuano a controllarla, in unione ora con Israele.
        Robert Dreyfuss, autore di Devil’s Game: How the United States Helped Unleash Fundamentalist Islam (Metropolitan Books, 2005) [Il Gioco del Diavolo: come gli Usa hanno contribuito a far vita al Fondamentalismo Islamico], ha scritto:
        ‘… dall’inizio del 1967 fino a tutti gli anni ‘80, Israele ha aiutato la Fratellanza Musulmana a stabilirsi nei territori occupati. Ha assistito Ahmed Yassin, il leader della Fratellanza, nel creare Hamas, scommettendo che il suo carattere islamico avrebbe indebolito il PLO.’ (Palestine Liberation Organization, Organizzazione per la Liberazione della Palestina)
        La PLO (Palestine Liberation Organization) è stata la rappresentanza piu’ significativa degli interessi palestinesi ed è stata ora sostituita da Hamas. Dreyfuss ha anche detto:
        ‘… durante gli anni ‘80, la Fratellanza Musulmana di Gaza e della West Bank non sostenne la resistenza verso la occupazione israeliana. La piu’ parte della sua energia ando’ a combattere la PLO, specialmente le sue fazioni di sinistra piu’ estrema, nei campus universitari’
        David Shipler, un reporter del The New York Times, dice che il governatore militare di Gaza ha detto che Israele ha finanziato i fondamentalisti islamici perchè si opponessero alla PLO. Shipler ha detto: ‘Parlando politicamente, i fondamentalisti islamici a volte erano considerati utili a Israele, perchè avevano conflitti con i sostenitori secolari della PLO. La violenza tra i due gruppi è scoppiata di tanto in tanto nei campus universitari della West Bank . Il governatore militare israeliano della Striscia di Gaza, Brigadiere Generale Yitzhak Segev, una volta mi disse come avesse finanziato il movimento islamico come contrappeso alla PLO e ai Comunisti. “Il Governo di Israele mi diede un budget e il governo militare lo diede alle moschee,” disse.’
        Hamas, il ‘movimento islamico di resistenza’ che affermava di opporsi ad Israele e che ora guida il governo palestinese nella Striscia di Gaza controllata da Israele, fu fondato da Israele nel 1987. La PLO, capeggiata da Yasser Arafat, disse che Hamas operava con il diretto supporto di ‘regimi arabi reazionari'(vedi Arabia Saudita) insieme ad Israele. Arafat disse ad un quotidiano italiano: ‘Hamas è una creazione di Israele, che al tempo del Primo Ministro Shamir, diede loro dei denari e piu’ di 700 istituzioni, tra cui scuole, università e moschee.’
        Arafat disse che un altro Primo Ministro di Israele,Yitzhak Rabin, gli aveva detto, in presenza del Presidente egiziano Mubarak, che Israele aveva sostenuto Hamas. Ogni volta che c’è una chance di ‘accordo di pace’ che impegnerebbe Israele ad un risultato che non vuole, Hamas o la Fratellanza Musulmana porta avanti un attacco terroristico (o lo fa il Mossad israeliano) e questo viene usato come scusa per finire i ‘negoziati’.
        Val la pena notare che gli ultimi “ dialoghi di pace” in corso tra Israele e i gruppi palestinesi (che non includono Hamas) sono pianificati, come sempre, per non arrivare da nessuna parte se non quella di comprare ancora tempo per Israele per completare la distruzione del popolo palestinese occupato, cosa che inizio’ ben prima della costituzione dello Stato di Israele nel 1948.
        In molti possono trovare confusa la politica del Medio e Vicino Oriente, ma dietro la complessità, c’è un semplice e ricorrente tema con due obbiettivi principali: gestire la opposizione creando e controllando i gruppi ufficiali che si oppongono a cio’ che la cabala vuole fare e dividere e dominare la popolazione presa di mira cosi che questa sia concentrata a farsi la guerra reciproca, lasciando alla cabala libero regno per impadronirsi della loro terra.
        Ecco perchè gli USA, UK e Israele (collettivamente i ‘Rothschild’) sono dietro la Fratellanza Musulmana; ecco perchè Israele creo’ Hamas come opposizione controllata e perché il governo USA da all’esercito egiziano 1.3 miliardi di dollari all’anno – che sono secondi solo ai 3 miliardi di sterline che da ai vicini dell’Egitto, ovvero a Israele.
        Miliardi su miliardi di denaro dei contribuenti USA e il debito viene versato su questa piccola parte del mondo, incentrata su Il Cairo e Tel Aviv/Gerusalemme perché questo conviene alla agenda della Cabala Parassita. Questo include la creazione di fazioni e micce per far scoppiare la guerra tra loro: un chiaro schema che puo’ essere visto in Libia, Siria e ora Egitto.
        C’è anche un altro schema, che coinvolge un uomo veramente malvagio, Robert S. Ford. Egli fu in realtà il numero due alla ambasciata USA di Baghdad ed era noto come il Ministro Consigliere per gli Affari Politici, quando l’assassino di omicidi di massa, nonchè sionista Rothschild, John Negroponte divenne ambasciatore in Iraq nel 2004.
        Si, fu nominato un Ebreo, in effetti, a guidare un territorio arabo occupato, ma son certo che si è comportato con perfetta integrità e correttezza e non ha per nulla perseguito una politica di beneficio a favore di Israele, che include l’Iraq nella sua richiesta per un ‘Grande Israele’.
        Negroponte fu l’ambasciatore USA nella dittatura militare in Honduras tra il 1981 e 1985, quando esecuzioni di oppositori politici, stupri, rapimenti e torture facevano parte del quotidiano. Di questo Negroponte era a totale conoscenza e tutto veniva perseguito su ordini di leader militari, addestrati nell’arte del male nell’infausta School of the Americas a Fort Benning, Georgia.
        L’aiuto militare USA all’ Honduras durante il mandato di Negroponte è schizzato da 5 milioni di dollari a quasi 100 milioni. Ammazzare, stuprare, torturare la popolazione su vasta scala non è un affare che costi poco, ovviamente.
        Negroponte fu il capo di Robert S. Ford in Iraq . Ford fu poi nominato ambasciatore in Siria nel gennaio del 2011 – meno di due mesi prima che vi scoppiasse la Guerra civile, allo scopo di usurpare il ruolo del Presidente Assad e mentre infuriava la falsa “rivoluzione del popolo” in Egitto, per rimuovere Mubarak, che veniva orchestrata dalla ambasciata americana al Cairo.
        L’ex funzionario della CIA, Michael Scheuer, ha detto che Ford viaggio’ per la Siria incitando i gruppi perché deponessero il governo. Ovvio che lo fece. E’ il suo lavoro. Dove è Ford ora? Sta aspettando di essere nominato come prossimo ambasciatore… in Egitto.
        La “nomination” è giunta dal segretario di Stato USA, il sionista Rothschild John Kerry, l’uomo che sponsorizza i dialoghi tra Israele e i gruppi palestinesi, che sono programmati per andare come sono andati tutti gli altri : cio’ che Israele vuole o non vuole, quello ottiene.
        Gli intrighi e i raggiri sono cosi evidenti a tutti, anche a coloro che sono marginalmente consapevoli e molti in medio Oriente sono consapevoli dei giochi. E’ solo che sono sommersi da coloro che guardano agli eventi attraverso la parte finale sbagliata di un telescopio ..e tutto si riduce ad essere auto identità.
        Coloro che si “auto-identificano” con coscienza non vedono ‘lati’, ma solo situazioni. Da questa prospettiva, possono vedere come tutti i lati siano soggetti alla stessa manipolazione e quindi non cadono in trappola. Quando ci si “auto identifica” con l’ espressione del “povero me , del “povero mente-corpo-me”, ci si auto-identifica con un frammento ed una parte e non il tutto che invece siamo.
        Una volta che questa trappola è messa in moto, i frammenti e le parti possono essere giocate contro altre parti e frammenti per dividere e conquistare. Se vi auto-identificate con l’essere una lettera della legge musulmana, sosterrete ovviamente la Fratellanza Musulmana, che ha coltivato l’immagine dell’essere l’istigatore politico della lettera della legge dell’Islam.
        Se vi auto-identificate con una forma piu’ secolare dell’Islam o vi opponete all’Islam perchè siete Cristiani o altro, darete il vostro supporto ai militari egiziani controllati da Usa/UK/Israele, che lanciano un colpo di stato per destituire il Presidente Morsi perché rappresenta la Fratellanza Musulmana degli USA/UK/Israele.
        Non c’è speranza per il medio Oriente, nè per l’umanità in genere, se non c’è un risveglio di massa dal corpo-mente alla coscienza.
        Non importa quanta ricerca viene fatta per rendere pubbliche le macchinazioni globali.. cosi è stato e sarà. Una auto-identità frammentata deve manifestarsi come una società frammentata e viceversa.
        Non dobbiamo combattere per la libertà, dobbiamo solo ricordare che siamo la libertà. Quando abbastanza persone lo faranno… il gioco sara finito. Ma non prima di quel momento..
        PS ultime note sulla Siria:
        le ultime affermazioni sul fatto che il regime di Assad in Siria abbia usato delle armi chimiche sui siriani , è solo un altro disperato tentativo, da parte delle forze dell’inganno per giustificare un intervento armato nella guerra civile siriana, manipolata dalla Cabala, istigata da mercenari non siriani, molti dei quali fecero lo stesso in Libia.
        Alla guida del clamore che usa la scusa di un falso attacco chimico, un false-flag, al fine di aumentare il supporto occidentale a questi “ribelli”, c’è il Segretario degli Affari Esteri Britannici, William Hague, un uomo che non osa respirare senza chiedere permesso ai suoi padroni Rothschild.
        By David Icke, dalla sua newsletter del 25 agosto 2013, inviata solo agli abbonati
        Traduzione Cristina Bassi, per The Living Spirits
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        30 giugno 2013 alle 15:04
        Il Dalai Lama benedice il transumanismo
        sabato 29 giugno 2013
        Il Dalai Lama benedice il transumanismo. Si tratta di un “sostegno morale” al progetto Avatar che mira a realizzare qualcosa di simile agli Avatar descritti nell’omonimo film, di cui avevamo già denunciato in molti i subdoli fini.
        L’iniziativa 2045, fondata da Dmitry Itskov, prevede di realizzare questo progetto attraverso tre stadi:
            stadio 1: creazione di un robot umanoide (denominato “Avatar A”) e di un sistema di interfaccia per collegare la mente umana con tale robot
            stadio 2: creazione di un supporto vitale per il cervello umano da collegare all’Avatar A in modo da trasformarlo in un “Avatar B”.
            stadio 3: creazione di un cervello artificiale nel quale trasferire la coscienza individuale allo scopo di raggiungere l’immortalità cibernetica realizzando un “Avatar C”.
        Rivista Time
        Sul sito summenzionato leggiamo:

            Creare l’ “Avatar C” attraverso un cervello artificiale e comprendendo la natura della coscienza umana, afferma il Dalai Lama, potrebbe essere fattibile, e sarebbe un grande beneficio per il futuro sviluppo scientifico.

        Sarebbero queste quindi le parole di un uomo “sommamente spirituale” che individua, in maniera prettamente materialistica e riduzionistica, la coscienza nelle connessioni neurali del sistema nervoso centrale? Da notare che il Dalai Lama benedice questi studi cari al movimento transumanista, un movimento che ha notevoli connessioni con il CICAP, ente che a sua volta nega ogni spiritualità (enega pure molte altre cose).
        Se poi pensiamo che persino la scienza moderna sta riscoprendo i limiti di questo paradigma a partire dallo studio del fenomeno delle Esperienze di quasi morte, si delinea un quadro piuttosto chiaro all’interno del quale il leader buddista ha la funzione di irretire le masse con tanti bei discorsi, mentre in realtà serve i disegni globalisti delle élite occulte (né più né meno di come fanno tutte le altre religioni).
        Non si può parlare di spiritualità e servire le macchine!
        L’uomo di domani: più forte con il cervello on line e una vita lunghissima. in futuro saremo senza difetti. O quasi. Questo è il frontespizio di una nota rivista italiana
        Sempre sul sito 2045.com troviamo scritto che:

            Diversi mesi fa la DARPA – la branca del pentagono che si occupa della ricerca – ha annunciato i propri progetti sulla creazione di un progetto avatar in ambito militare, che servirebbe alla creazione di soldati artificiali da impiegare sul campo di battaglia.

            “Il mio progetto ha fini umanitari molto differenti – utilizza tecnologie che potrebbero segnare una transizione per l’umanità, con benefici illimitati per il futuro. Ma già nei prossimi pochi anni saremo capaci di rendere migliore la vita di quelli che sono disabili, migliorando decisamente il loro standard di vita. Questo è appena l’inizio. Il mio scopo è assicurare che tutto ciò sia accessibile anche dal punto vista economico a tutte le persone – non solo all’élite ed ai militari” ha detto Itskov.

            Il Dalai Lama è stato inoltre d’accordo sul fatto che sia cruciale discutere la questione etica in merito a questi tipi di tecnologie moderne. “Dovremmo portare avanti questi esperimenti con un pieno senso di responsabilità e di rispetto per la vita di modo che sia solo di beneficio all’umanità, agli altri.”

            Itskov si è messo in contatto con i leader spirituali per iniziare un dialogo su come essi potrebbero realizzare un’integrazione armoniosa con gli scienziati. Egli ha affermato: “E’ importante stabilire un ponte tra scienziati e leader spirituali per una riuscita transizione verso una nuova fase dell’umanità”.

        Possiamo davvero credere che simili progetti eticamente discutibili siano portati avanti “per il bene di tutta l’umanità”? Non sarà forse vero che le élite planetarie vogliono trasformarci in tanti esseri bionici in modo da governarci, schiavizzarci, sfruttarci, telecomandarci, impiantare in noi dei microchip?
        Per approfondimenti leggete gli articoli:
            Filosofi e bio-etici ipotizzano la bio-ingegneria dell’uomo per contrastare il cosiddetto riscaldamento globale
            Scie chimiche e umanità sintetica (psicotronica)
            Il Progetto L.O.F.A.R., il C.I.C.A.P. ed il Transumanismo
            Chip tatuato per rilevazioni diagnostiche, tra false promesse e finalità nascoste
            Teletubbies, lo svilimento dell’essere umano ridotto ad un apparato radioricevente, un cavallo di troia per il transumanesimo
            I Transumanisti e il Programma di Stato di Polizia nella Musica Pop
            Nathan Never, i Tecnodroidi, la manipolazione atmosferica … e poi Star Trek e le entità aliene che si nutrono di odio
            In giro per la giungla: un cartone animato con animali bionici
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        17 giugno 2013 alle 10:03
        La Cina deve aderire al nuovo ordine mondiale finanziario, parola di Soros
        -o0o-
        la cina ha già aderito al nwo già da molto tempo…
        lelamedispadaccinonero.blogspot.it
        -o0o-
        E’ logico, altrimenti si chiamerebbe nuovo ordine occidentale…e non mondiale.
        Cmq per chi non accetterà mai nella propria vita una situazione simile, cominciate a prepararvi…
        A buon intenditore, poche parole (si dice così, vero?)
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        14 giugno 2013 alle 15:48
        Dalai Lama (intervista)
        Il capo spirituale in esilio ai giovani monaci: basta sacrifici, hanno portato più repressione E tende la mano alla Cina del nuovo presidente Xi Jinping: “Possiamo vivere da amici”
        DHARAMSALA. Il piccolo palazzo dove il Dalai Lama è in esilio, nei pressi di Dharamsala, si trova a circa 1.800 metri di altitudine, con sullo sfondo le rocce dell’Himalaya. Qui ogni mattina, dalla passeggiata intorno all’edificio, arrivano centinaia di pellegrini da tutto il mondo. La strada è adornata di “bandiere di preghiera”. Cartelli invocano il Tibet libero. Il Dalai Lama sta accogliendo nel suo giardino pieno di fiori colorati alcuni suoi fedeli: un gruppo di russi, una coppia di vecchi tibetani, una famiglia coreana. Saluta e abbraccia i suoi ospiti. I coreani si mettono a piangere. Una donna svizzera urla «La amo!», lui sguscia via. Poco dopo ci accoglie nella sua stanza, un po’ oscura.
        Sulla strada verso la sua residenza abbiamo notato un monumento che commemora i martiri del regime cinese. La sua battaglia per il Tibet ha bisogno di altri martiri?
        «Credo di no. Il mio desiderio principale è la preservazione del buddismo tibetano e della sua cultura. Le domande politiche passano in secondo piano. Anche se molte aree del Tibet, inclusa la regione dalla quale provengo, sono state per molto tempo sotto il controllo cinese, i tibetani si sentono sempre di più un gruppo etnico. Questo grazie al buddismo, alla cultura e alla lingua tibetani».
        Lei una volta ha definito i tibetani come un popolo sostanzialmente bellicoso, che solo il buddismo avrebbe portato su posizioni più misurate. C’è il pericolo che i tibetani possano di nuovo affidarsi alla violenza?
        «Ad oggi ci sono alcuni segnali di disgregazione morale. C’è troppa pressione sui giovani tibetani, troppa ostilità. Per questo alcuni sacrificano la loro vita. Ma i giovani, che spesso mostrano una certa risolutezza, a volte possono fare danni e scatenare la violenza».
        Sta dicendo che questi giovani danneggiano la causa tibetana?
        «Le loro azioni non l’aiutano. Negli anni scorsi le proteste in Tibet sono cresciute. Questo ha aumentato la repressione e la presenza militare cinese. La questione Tibet deve essere risolta attraverso il dialogo, senza ricorrere allo scontro. Solo attraverso un’intesa si può arrivare a risultati realistici. Per questo dico alle organizzazioni giovanili tibetane che devono puntare a raggiungere una soluzione condivisa da entrambe le fazioni, in armonia. Per decenni francesi e tedeschi sono stati nemici. Poi le cose sono cambiate: De Gaulle e Adenauer hanno capito che era interesse di entrambi andare oltre un nazionalismo di vedute limitate. Così devono pensarla anche tibetani e cinesi».
        Davvero crede che cinesi e tibetani possano tornare a relazioni pacifiche?
        «C’è questa possibilità. E noi dobbiamo sostenerla. Oggi in Cina ci sono molti buddisti, circa 400 milioni e molti di loro sono fedeli al buddismo tibetano. Da un po’ di tempo accolgo ogni settimana cinesi che arrivano qui dalla Repubblica popolare. I cinesi sono i nostri vicini. Che si voglia o no, dobbiamo vivere insieme. Il nuovo presidente Xi Jinping è di vedute più aperte, anche se è ancora presto per valutare il suo operato».
        Non sarebbe molto più facile se le discussioni con i cinesi vertessero solo sulla possibilità di una Regione Autonoma all’interno della Repubblica popolare e non anche sull’idea di allargare i diritti a tutti i tibetani in Cina? Del resto, nelle trattative con gli israeliani, Arafat ha fallito dopo aver inseguito una soluzione per tutti i palestinesi, anche per i profughi.
        «È vero. Ma Arafat perseguiva l’indipendenza. Noi non vogliamo l’indipendenza. Noi riconosciamo assolutamente la nostra esistenza all’interno della Repubblica Popolare. Solo tra questi confini la comunità tibetana potrà avere la sua autonomia».
        Nel suo libro “La felicità al di là della religione” lei loda il fatto che negli ultimi anni molte persone sono state salvate dalla povertà, ma che tante altre muoiono di fame. Si riferiva alla Cina?
        «Certo. Il mio interesse per il marxismo muove dal fatto che questa teoria dà molto valore alla giusta distribuzione dei beni, non si parla di profitto. È un principio morale, un pensiero, che risulta impossibile ai capitalisti, in quanto il capitalismo porta allo sfruttamento. Quando i paesi dell’Est Europa avevano ancora il vecchio sistema socialista, mentre quello capitalista non aveva ancora preso piede, speravo fortemente che in quei Paesi si riuscissero a sposare i principi socialisti con il dinamismo del capitalismo. Mi auguro che questo avvenga anche in Cina».
        I comunisti di Pechino ascolteranno i suoi proclami?
        «Temo che la Cina possa naufragare. Lì non c’è altro che capitalismo. Il solco tra ricchi e poveri oggi in Cina è troppo grande. Un contadino cinese tempo fa mi ha raccontato delle cose tremende. È una cosa folle, sconvolgente! Come si è potuti arrivare a tanto in un Paese socialista? Come si possono lasciare al proprio destino i contadini?»
        Dove sta pianificando la sua rinascita?
        «(ride,ndr) Lo scopo di una rinascita nel buddismo è quello di adempiere a compiti che non sono stati soddisfatti in una vita precedente. Perciò rinascerò in un posto dove tutto questo sarà più facile. Di sicuro sarà in un Paese libero e non in Tibet».
        Per esempio?
        «Se dovessi lavorare sodo, allora sceglierei la Germania. Ma molto probabilmente non sarà così. Perché la parte di me più spensierata preferisce l’Italia».
        Georg Blume
        Fonte: http://www.repubblica.it
        14.06.2013
        © Die Zeit
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        7 giugno 2013 alle 17:46
        Bonino:”L’Europa è confusa. Io no”
        Dal sito del ministero degli Esteri.
        In questa intervista la Bonino parla soprattutto della Siria e delle sue convinzioni non allineate con Francia e Gran Bretagna. I media italiani nascondono queste sue opinione nonostante siano notizie interessanti per i lettori, non succede spesso che l’Italia sia in disaccordo con Gran Bretagna Francia e, sulla presenza dell’Iran alla Conferenza di Ginevra, anche con gli Stati Uniti.
        Ma in Italia i media sono più realisti del re.
        Marcopa
        Bonino: «L’Europa è confusa. Io no» (Tempi)
        Roma 12 Giugno 2013
        Tempi
        Luigi Amicone e Rodolfo Casadei
        «Quando mi hanno cercata ero in Egitto, e credevo di essere anche in pensione». A sentir lei, Emma Bonino non ci pensava proprio di essere chiamata a fare il ministro degli Esteri all’indomani del compimento del 65° anno di età. Il curriculum però non le mancava. Mentre l’azione politica e la militanza per i “diritti civili” in Italia sono giustamente controverse, il suo impegno nelle tematiche internazionali è sempre stato guardato con rispetto da tutti. Nelle vesti di esponente del Partito Radicale transnazionale, di eurodeputato e di Commissario dell’Unione Europea per gli aiuti umanitari, la Bonino sin dal 1979 ha battuto le strade del mondo in lungo e in largo con campagne di mobilitazione e missioni non prive di pericoli. Balcani, Grandi Laghi africani, Corno d’Africa e Medio Oriente sono stati negli anni i teatri delle sue rischiose iniziative, mentre le campagne per il Tribunale per i crimini nell’ex Jugoslavia, la Corte penale internazionale e lo Stop alle mutilazioni genitali femminili hanno visto il suo decisivo contributo. Anche per ragioni personali è diventata esperta sul campo delle realtà del mondo arabo e soprattutto dell’Egitto. Da qui uno spiccato buon senso che si è visto anche nell’ultima riunione del Consiglio europeo dedicata alla crisi siriana.
        Ministro, le posizioni che lei ha sostenuto al Consiglio europeo quando si è discusso della levata dell’embargo sulle armi alla Siria sono apparse più prudenti e pragmatiche di quelle che l’Italia aveva sostenuto in precedenza.
        Ciascuno di noi auspica per la Siria un futuro di libertà, democrazia, rispetto delle donne e dei diritti delle minoranze, ma al di sopra di tutte queste aspirazioni, che condivido, il mio primo obiettivo è che cessino i massacri, che tacciano le armi. Ad oggi siamo tra gli ottanta e i centomila morti. Per questo dobbiamo cogliere l’opportunità rappresentata dall’iniziativa russo-americana per una seconda conferenza di Ginevra sulla Siria. Senza lasciarci andare a facili ottimismi: la conferenza non è stata ancora convocata, per riuscire a convocarla bisognerà lavorare duramente. Siamo molto lontani da una fissazione della data, della lista dei partecipanti e dell’ordine del giorno. Due punti però mi sembrano ineludibili. Il primo è che fra gli obiettivi di Ginevra II dovrà esserci l’applicazione di quanto stabilito da Ginevra I, dove si indicavano le tappe del processo di transizione che doveva avvenire in Siria, passando attraverso un governo di coalizione con esponenti delle due parti. Il secondo è che non si può pretendere, come fa una parte dell’opposizione, di condizionare la tenuta della conferenza alle dimissioni del presidente Bashar el Assad: la sua uscita di scena è l’oggetto del negoziato, non la precondizione.
        Lei ha espresso delusione per l’esito del Consiglio europeo.
        Quel che più mi dispiace è che dopo dodici ore di discussione la conclusione è stata una rinazionalizzazione di una decisione europea di politica estera. Il dibattito sulla Siria ha fatto una vittima istituzionale eccellente: la politica estera comune europea. Perché elementi dell’embargo deciso insieme l’anno scorso restano in vigore, ma la decisione sulle armi dal 1° agosto è demandata agli stati. Io sono certa che Francia e Regno Unito, i paesi che hanno voluto questo cambiamento, non cominceranno immediatamente a riversare grandi quantità di armi in Siria, e capisco che la loro minaccia di armare l’opposizione è un modo per farsi prendere sul serio da Damasco. Ma vorrei chiarire che chi non aderisce a questa linea non è un sostenitore di Assad, massacratore del suo stesso popolo, ma uno preoccupato di non far andare al potere una dittatura speculare a quella che si vuole abbattere. Se guardiamo a certe componenti dell’opposizione che si riunisce a Istanbul e quali paesi li sostengono, se guardiamo a Jasbat al Nusra, ad Ansar al Sham, non possiamo non essere preoccupati. Per me è chiaro che una soluzione militare alla crisi non c’è.
        Lei s’è detta favorevole alla partecipazione dell’Iran a Ginevra II, e questo a molti non piace.
        Lo so che questa cosa mi attira strali, ma la pace si fa con gli avversari. Non solo gli iraniani sono parte in causa in Siria, ma anche i russi: che facciamo, escludiamo pure loro? Capisco l’importanza del dossier del nucleare iraniano, ma il pragmatismo vuole che sia tenuto distinto dal dossier siriano, se come priorità abbiamo quella di mettere fine ai massacri, soprattutto quelli compiuti da Assad che sta riconquistando terreno. Per la pace nei Balcani abbiamo trattato con Milosevic e con Karadzic, poi la storia dei loro popoli si è incaricata di eliminarli. Il senso di responsabilità vuole che gli iraniani siano associati ai negoziati. Anche perché è sempre più evidente che è in corso uno scontro all’ultimo sangue nell’area fra sunniti e sciiti, non per ragioni religiose ma politiche, di egemonia regionale e di posizionamento strategico.
        Sono passati due anni e mezzo dall’inizio delle Primavere arabe. Che valutazione dà della fase attuale?
        Credo di essere più ottimista della maggioranza degli osservatori. Ci potranno ancora essere passi indietro in tema di libertà in quei paesi, ma su un punto non si tornerà indietro; la gente non ha più paura di parlare di politica ad alta voce, è caduto il muro del silenzio eretto dal terrore della repressione. Ora al posto di silenzio c’è molta confusione, ma i democratici cominciano a capire che la piazza è necessaria ma non sufficiente per cambiare la realtà politica. Sono un po’ preoccupata dell’atteggiamento della Ue, che continua a utilizzare un solo strumento d’intervento per tutti i paesi del Mediterraneo, mentre ci sarebbe bisogno di politiche differenziate per i vari paesi: Egitto, Tunisia, Libia, Marocco, ecc. sono diversi fra loro e in essi gli esiti della Primavera araba sono differenti.
        Un paese importante che comincia a dare preoccupazioni è la Turchia.
        Sono amica della Turchia e considero un errore aver bloccato la loro procedura di adesione all’Unione Europea: poi non possiamo lamentarci che cerchino un altro posizionamento strategico. Ma questo non mi impedisce di affermare che ci sono elementi preoccupanti nell’azione del governo turco, e non smetterò mai di ricordare che Italia e Turchia condividono il record di condanne da parte della Corte europea dei diritti umani: noi per le condizioni delle nostre carceri e la durata dei processi, loro per l’abuso della carcerazione preventiva.
        Qual è la posizione italiana sul tentativo americano di riavviare il dialogo fra israeliani e palestinesi?
        Dobbiamo mettere tutto l’impegno possibile per convincere gli uni e gli altri che si tratta dell’ultima chance. E che la soluzione due stati, due popoli e possibilmente due democrazie, è per ora o mai più. È chiaro che sia dentro la compagine governativa israeliana che all’interno dell’Autorità nazionale palestinese c’è gente che non è contenta di tornare al negoziato. La Ue voleva uscire con una sua dichiarazione, ma noi italiani ci siamo attivati perché non ci fosse un intervento del Consiglio europeo. Se volevamo mediare, dovevamo farlo prima; ora che siamo di fronte a un nuovo tentativo americano, dobbiamo fare il favore di non interferire.
        A proposito della protesta a seno nudo di Amina in Tunisia, una scrittrice libanese ha detto: «Non voglio essere costretta a scegliere fra il burqa e il topless». Che ne pensa?
        Condivido. Non discuto la libertà individuale di manifestare, la metto in discussione politicamente. Fermo restando il diritto individuale ad agire come si vuole, credo che il vero obiettivo di chi si impegna debba essere la libertà, e non il sostituire un modello all’altro, il topless al burqa. Il nostro terreno comune è di trovare gradualmente uno spazio di libertà e di rispetto reciproco. Perché senza rispetto non c’è libertà, e non conosco libertà senza responsabilità. La licenza non è libertà, e i diritti vanno insieme coi doveri. E se io ho il diritto di esprimermi ho anche il dovere di rispettare gli altri.
        Lei è per un’Europa federale, ma ciò vorrebbe dire federalizzazione, mutualizzazione dei debiti sovrani nazionali. Questo Germania e paesi nordici non lo accetteranno mai.
        Aspetterei a dire “mai”. La Francia si trova in recessione, e se la Cina continua a rallentare, nonostante gli sforzi della signora Merkel il mercato interno tedesco non tira. Senza una mutualizzazione del debito, senza un ministro del Tesoro europeo, che abbia la possibilità di tassare e spendere, gli shock asimmetrici non li risolveremo mai. La storia americana, da Hamilton in poi, ci dice che gli Usa nascono sulla mutualizzazione del debito delle guerre per l’indipendenza. Oggi gli unici stati pesanti sono gli stati nazionali, che gestiscono fra il 40 e il 50 per cento del Pil. Negli Stati Uniti il governo federale gestisce solo il 20 per cento.
        Anche i popoli europei non sembrano più entusiasti dell’integrazione europea.
        Io penso che bisogna andare verso un’unione politica. Siamo tutti d’accordo che la Ue così com’è non funziona, ma questo dovrebbe portare a un dibattito serio sull’alternativa Europa delle patrie o patria europea. Io sono federalista perché il federalismo è la sola istituzione europea che tiene insieme diversità, democrazia e accountability. Non voglio un superstato europeo. Solo alcune competenze devono essere comuni: la politica economica e monetaria, la difesa, gli esteri, la ricerca e i diritti di cittadinanza. Per tutto il resto, sussidiarietà. Sulla legislazione sul mercato interno farei anche dei passi indietro: è diventata troppo dettagliata, troppo intrusiva.
        Lei è favorevole a politiche di maggiore apertura agli immigrati e di più semplice riconoscimento della cittadinanza. Ma fatti come la rivolta dei giovani di origine straniera delle periferie di Stoccolma e gli attacchi contro i militari a Londra dimostrano che anche politiche di integrazione avanzate come quelle svedesi e molto aperte come quelle britanniche non garantiscono i migliori risultati.
        Non conosco paese al mondo che abbia avuto politiche dell’immigrazione senza problemi: si tratta, molto spesso, di contenere i danni. Uno straniero non è un santo per il fatto che è immigrato, così come nascere italiani non è garanzia di santità. Detto ciò, io penso che una politica di legalizzazione, con diritti e doveri riconosciuti, è una politica lungimirante.
        Propone l’introduzione dello “ius soli”?
        No, io sono per una progressività. Non è che se sei nato in un posto di per sé ne sei cittadino: penso che la cittadinanza sia più di questo. Dovrebbe essere graduale, ci devono essere dei criteri, come per esempio la scolarizzazione in Italia. I paesi che hanno introdotto lo ius soli automatico ci stanno ripensando. Ma è un tema che dobbiamo avere il coraggio di affrontare: chi paga le tasse ha il diritto a partecipare almeno al voto amministrativo. Così li si responsabilizza.
        http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interviste/2013/06/20130606_Bonino_europa_confusa.htm
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        28 maggio 2013 alle 17:45
        Amici del Dalai Lama: Heinrich Harrer
        martedì 26 febbraio 2013
        Heinrich Harrer nacque a Hüttenberg (Austria) il 6 luglio del 1912; è uno stato uno dei personaggi più vicini al Dalai Lama. E’ conosciuto principalmente per essere l’autore del libro “Sette anni in Tibet”, testo ripreso dalla cinematografia holliwodiana per l’omonimo film del 1997, interpretato da Brad Pitt. Si dedicò fin da giovane allo sci e all’alpinismo, entrando a far parte della squadra nazionale austriaca di sci nel 1936. Sebbene clandestine nel paese, Harrer si iscrisse nel 1933 alla succursale austriaca delle SA (Sturmabteilung, l’organizzazione paramilitare del partito nazista tedesco). Harrer entrò a far parte delle SS subito dopo l’Anschluss. Nel 1938 partecipò alla scalata della parete nord dell’Eiger insieme a una spedizione. Una volta incontrati, Hitler si congratulò personalmente con i componenti dicendo: “Ragazzi miei! Ragazzi miei! Che cosa avete fatto”. Secondo quanto riportato dalla stampa dell’epoca Harrer rispose quanto segue:”Abbiamo scalato la nord dell’Eiger per raggiungere, oltre la cima, il nostro Führer”. Nel 1939, su invito di Heinrich Himmler, prese parte a una spedizione di esplorazione in Kashmir. All’inizio della seconda guerra mondiale, i componenti furono arrestati dai britannici ed internati in un campo di prigionia a Dehra Dun, ai piedi dell’Himalaya. Dopo fari tentativi, Harrer e un camerata riuscirono a riparare nel 1944 in Tibet. Nel 1946 raggiunse Lhasa dove divenne il tutore dell’attuale Dalai Lama. Nel 1951 rientrò in patria dove iniziò la sua carriera di scrittore a sostegno delle tesi separatiste. Morì a Friesach il 7 gennaio del 2006.
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        Per un quadro generale sull’argomento
        La questione tibetana
        iltibetegialibero@gmail.com

        Cercando di lusingare il pubblico, il Dalai Lama affermò infatti che già da bambino aveva visto foto molto attraenti, “very attractive” di Norimberga, “con generali e le loro armi”, con “Adolf Hitler e Hermann Göring”. (Tratto dall’articolo “Portatore di luce con lati oscuri” di Tilman Müller e Janis Vougioukas apparso sulla rivista tedesca Stern, n° 32 del 30.07.2009, pp. 27-39)

        “Dobbiamo valutare la possibilità che il Dalai non ritorni e che, in aggiunta, ci ricopra ogni giorni di insulti, con affermazioni del tipo “il Partito comunista aggredisce il Tibet” o che addirittura dall’India proclami “l’indipendenza del Tibet”; è anche possibile che spinga i reazionari degli strati superiori tibetani a lanciare appelli per provocare gravi disordini in modo da sbatterci fuori, affermando poi che lui non era presente sul posto e non è responsabile dell’accaduto”. Mao Tse Tung, intervento alla II Sessione plenaria dell’VIII CC del PCC, 15 novembre 1956
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        20 maggio 2013 alle 08:51
        Non chiamatele femministe, sono qualcosa di molto molto peggio
        19 maggio 2013 | Autore Nicoletta Forcheri
        FEMEN: l’Ucraina si domanda chi ci sia dietro from censuratixcaso on Vimeo.
        Fonte: http://www.lanuovabussolaquotidiana.it/it/articoli-a-seno-scoperto-contro-la-chiesa-6391.htm#.UZkvRR56f-s.facebookA seno scoperto contro la Chiesa
        FEMEN: l’Ucraina si domanda chi ci sia dietro from censuratixcaso on Vimeo.
        Fonte: http://www.lanuovabussolaquotidiana.it/it/articoli-a-seno-scoperto-contro-la-chiesa-6391.htm#.UZkvRR56f-s.facebook
        A seno scoperto contro la Chiesa
        di Giulia Tanel03-05-2013
        Femen contro arcivescovo di Bruxelles
        L’ultimo episodio è di qualche giorno fa: l’arcivescovo Andre-Joseph Leonard, capo della Chiesa cattolica belga, è stato attaccato da un gruppo di attiviste Femen mentre stava tenendo una lezione presso l’Università Ulb di Bruxelles. Agli slogan contro l’omofobia e alle accuse di ipocrisia rivolte alla Chiesa dalle ragazze a seno scoperto, il prelato ha risposto in maniera esemplare: si è messo a pregare, attendendo l’intervento della sicurezza.
        In ordine temporale, questo è solo l’ultimo episodio che ha visto all’opera le attiviste di Femen, un’organizzazione fondata da Anna Hutsol in Ucraina nel 2008 per cercare di sovvertire l’impostazione, a suo dire maschilista, della società ucraina.
        Inizialmente, per attirare l’attenzione, le Femen manifestavanoindossando solamente biancheria intima; dall’agosto 2009, invece, le donne scendono in strada in topless e assumono atteggiamenti assai provocatori e chiaramente erotici. Negli ultimi cinque anni si è anche assistito all’espansione delle Femen oltre i confini ucraini: il 18 settembre 2012, ad esempio, è stato aperto a Parigi un quartiere generale dell’Associazione. Poco prima dell’evento le Femen hanno affermato: «Siamo un movimento internazionale. In Francia apriremo una base a cui potranno rivolgersi gli attivisti di qualsiasi luogo – Europa, Asia, America – per studiare le strategie e le tattiche Femen. Saremo attive in Europa Centrale ed Orientale, in America, in Brasile. Abbiamo intenzione di occupare il mondo con la nostra attività».
        Quest’ultima affermazione inquadra bene cosa sia Femen. Non un movimento sprovveduto che agisce senza una precisa logica con il solo scopo di provocare, bensì un gruppo molto ben organizzato che ha dalla propria parte facoltosi finanziatori internazionali.
        Queste notizie sono state rese pubbliche da una giovane giornalista ucraina, la quale è riuscita ad infiltrarsi nel movimento femminista fingendosi fedele sostenitrice delle loro istanze. Dopo essere stata addestrata a tenere un comportamento aggressivo e ad attrarre l’attenzione dei giornalisti – in particolare mostrando il seno alle telecamere –, alla cronista infiltrata è stato proposto di partecipare ad un’azione a Parigi. Il viaggio era interamente pagato da Femen: aereo, albergo, taxi e pasti erano stati quantificati in 1.000 euro al giorno, spesa alla quale va aggiunto un salario di circa mille dollari al mese, tre volte uno stipendio medio in Ucraina. La giornalista non è riuscita a focalizzare con certezza chi sia a finanziare il movimento, tuttavia stanno emergendo alcune ipotesi attendibili, riferite soprattutto al contesto europeo. Molti sono infatti gli indizi che portano al solito finanziere George Soros.
        Vi è tuttavia un altro aspetto che occorre qui evidenziare: la cristianofobia manifestata da Femen. Se si analizzano le varie azioni compiute dal movimento ucraino, infatti, non si può che notare una sorta di fil rouge.Vediamo alcuni episodi, solo a titolo d’esempio: nel novembre del 2011 tre attiviste protestano per i diritti delle donne durante l’Angelus in Piazza San Pietro; nell’aprile 2012 le Femen protestano in una cattedrale di Kiev contro la legge che vieta l’aborto; il 17 agosto, le attiviste segano con la sega elettrica la croce nel centro di Kiev, manifestando così il sostengo alle partecipanti del gruppo Pussy Riot: “Sega le croci – salva la Russia”, hanno scritto sul loro sito; in novembre le Femen hanno fatto irruzione in una manifestazione in favore della famiglia naturale, come di consuetudine a seno nudo ma con un velo da suora in testa; hanno diffuso manifesti con la scritta «Kill Kirill» (Uccidi Kirill), contro il Patriarca degli ortodossi; il 13 gennaio scorso, durante l’Angelus in piazza San Pietro, quattro Femen hanno manifestato in difesa delle minoranze sessuali: sui loro busti si leggeva “Noi confidiamo nei gay”; in febbraio, alla notizia della rinuncia di Benedetto XVI, le femministe ucraine hanno festeggiato spogliandosi nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, al grido: “Mai più un Papa”; la stessa parodia si è ripetuta il 13 marzo, giorno dell’inizio del conclave, a piazza San Pietro, quando due attiviste a seno nudo hanno acceso un fumogeno a simulare la fumata che sancisce l’elezione del papa… e gli esempi potrebbero continuare.
        Alla luce di tutto questo, dunque, nonostante la (voluta?) miopia dei media, non si può continuare a sostenere che Femen sia solamente un gruppo di donne esaltate, desiderose di apparire. Femen è un’organizzazione complessa, che si sta espandendo sempre più grazie a cospicui finanziamenti e che, fra l’altro, ha una chiara matrice anticristiana.
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        19 maggio 2013 alle 12:49
        Mentre in Italia lo premiano, Putin ha dichiarato guerra a Geroge Soros & Co.
        di Corrado Belli
        Pubblicato il 17 maggio 2013 da Il nodo gordiano
        Le speculazioni su questa notizia sono molte e le motivazioni penso siano più che legittime e motivate. La cosa che più dovrebbe far riflettere i Capi di stato occidentali è come ha fatto Putin a liberare la Russia da coloro che volevano portarla al totale sfascio economico-sociale e sbattere in galera tutti coloro che ci hanno tentato, sono forse i Lubawitschern che influenzano Putin? Fatto sta è che Putin è leale alla Russia e al suo Popolo, non permetterà mai a nessuno sin quando ci sarà lui al comando in quella Nazione, di svendere la sua Patria e la Patria dei russi nelle grinfie del NWO.
        Per questo ha ordinato di rilasciare un mandato di cattura Internazionale nei confronti diGeorge Soros che è stato preso con le mani nel sacco mentre si preparava a mandare aiuti finanziari a quella che si definisce opposizione in Russia, che ultimamente ha fatto scendere in piazza decine di migliaia di persone raccontando bugie e mistificazioni, imbrogli durante le elezioni. Adesso mister Soros ha poco spazio per continuare i suoi sporchi giochi con la speculazione che ha messo in ginocchio tutto il sistema finanziario mondiale e sempre in collaborazione dei Rothschild, Rockefeller ed altri sciacalli.
        Il discorso di Putin che è stato ufficialmente emanato dalle Autorità Russe:
        Oggi viene emesso pubblicamente il seguente comunicato dalla Federazione Russa e il suo Primo Ministro Vladimir Putin; è stata fatta richiesta per un mandato di cattura Internazionale nei confronti del Terrorista Finanziario, dell’Ungherese Valuta-Mogul George Soros; i Servizi segreti Russi hanno scoperto che Soros stava usando Derivati Danesi con altre valute straniere per iniziare un attacco contro le Azioni in Valuta russa sul mercato.
        Da notare che Soros usava questi Derivati con l’aiuto di banche Lussemburghesi, cosa che è severamente vietato dopo il contratto fatto dagli stati della UE denominato Basel II. Sia l’IMF (International Monetary Fund) e l’Interpol Europea hanno emesso un “Red Notice” che corrisponde all’arresto immediato non solo nei confronti di Soros, ma anche contro gli Squali della Finanza, Bush, Clinton organizzazione criminale, Marc Rich e la sua ditta che si trova in Svizzera, la Broker-Richfield Commodities. Per questo motivo il Premier russo Putin ha incontrato ultimamente lo Chef della Federal Reserve Bermard Bernake dicendogli chiaro che la Federazione Russa non accetterà che si faccia uso di queste persone come Soros e Rich per commettere atti criminali sul mercato dei Derivati e della Finanza che hanno portato alla destabilizzazione Sociale in tutto il globo.
        Sia fatta la volontà di Putin e che cominci la caccia a questi criminali e ai loro complici Banchieri Rothschild, Rockefeller.
        Fonte: http://mentereale.com/articoli/putin-dichiara-guerra-a-george-soros-co
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        12 maggio 2013 alle 16:48
        Soros: “Ma in Italia la tregua non durerà gli euroscettici hanno troppo potere”
        Il finanziere racconta come gli riuscì l’attacco speculativo alla lira nel ’92: “Mi basai sulle dichiarazioni della Bundesbank che non sarebbe intervenuta”
        UDINE — Nessun rimorso. «L’attacco speculativo contro la lira fu una legittima operazione finanziaria», dice George Soros, che perpetrò quell’attacco nel settembre 1992 e provocò la svalutazione della lira (in due ondate) del 30%, e l’estromissione dal sistema monetario europeo. «Mi ero basato sulle dichiarazioni pubbliche della Bundesbank, che dicevano che la banca tedesca non avrebbe sostenuto la valuta italiana. Bastava saperle leggere ». Cambiò la storia: la lira rientrò nello Sme a costo di immani sacrifici (ricordate il prelievo sui conti correnti del governo Amato?) e a tassi fatalmente falsati, da cui le tensioni connesse con un cambio dell’euro penalizzante. Ma i tempi cambiano.
        Ieri Soros ha ricevuto nell’ambito del festival Vicino/lontano il premio Tiziano Terzani per il libro “La crisi globale”. «Tiziano era tremendamente intrigato dai segreti della finanza», spiega un po’ imbarazzata Angela Terzani.
        E lei, Soros, di imbarazzo ne prova?
        «Gli speculatori fanno il loro lavoro. Non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie».
        Secondo lei che impersona “i mercati”, reggerà la tregua sull’Italia?
        «Dovrei risponderle da speculatore che lo so ma non lo dico. La verità è che non credo: troppe tensioni gravano sul vostro Paese, con un effetto non secondario, una tragedia nella tragedia: tornano in auge Berlusconi e tutti gli euroscettici. Il problema è europeo. L’euro rischia non solo di affondare ma di trascinare con sé nel baratro la costruzione europea faticosamente portata avanti come unione fra eguali, che invece è diventata un braccio di ferro fra creditori e debitori, con i primi che impongono i loro dettami».
        Quali rimedi suggerisce?
        «Intanto una serrata azione politica per convincere la Germania ad avallare il modello espansivo adottato ormai in tutto il mondo. Poi bisogna rivedere i trattati e affiancare alla Bce un governo europeo. In America funziona l’azione comune Tesoro-Fed: Draghi sta facendo miracoli ma finché non viene creata un’unione fiscale la sua azione resta di breve respiro, e i Paesi fragili come l’Italia sono in bilico. E l’Europa è percepita solo come un fastidioso peso dall’opinione pubblica».
        La volontà politica serve per sostenere la Bce anche nelle azioni tecniche?
        «Certo. Prendiamo il credito alle piccole imprese, che in Italia subiscono un inaccettabile secondo spread ancora più deleterio del primo. Pagano il denaro, quando lo vedono, 3-4 punti in più delle concorrenti tedesche. Le banche dovrebbero prestare a tassi ragionevoli alle aziende, cartolarizzare i crediti e scontarli presso la Bce. Serve una forte decisione politica in grado di superare i sicuri veti della Germania e della Bundesbank ma sulla base di questa mutualizzazione dei rischi potrebbero nascere gli eurobond per mettere in comune anche i debiti sovrani. É l’unico modo per riavviare la crescita: unione bancaria e solida unione politica. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire sono le elezioni del Parlamento europeo del 2014: e deve essere poi Strasburgo a nominare la commissione Ue»
        Eugenio Occorsio
        Font: http://www.repubblica.it
        12.05.2013
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        Cambiò la storia: la lira rientrò nello Sme a costo di immani sacrifici (ricordate il prelievo sui conti correnti del governo Amato?)
        Affermare una menzogna un milione di volte non la trasforma in verità.
        Il prelievo sui conti correnti attuato dal governo Amato si verifico PRIMA dell’uscita dell’Italia dallo SME. Fu un atto irrazionanale, totalmente senza senso, che non servì ad alcunché se non a indebolire l’economia italiana.
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        14 aprile 2013 alle 14:57
        Le opinioni di Soros
        Segnaliamo questo articolo ( http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-la-germania-e-contro-gli-eurobond-meglio-che-abbandoni-lunione/?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter&amp;utm_campaign=Feed%3A+MicroMega-online+%28MicroMega.net%29 ) di George Soros. Senza addentrarci nella discussione delle sue opinioni e proposte, ci sembra indicativo di come l’eventualità di frammentazione dell’eurozona sia una prospettiva presa in seria considerazione da rilevanti attori internazionali.
        Marino Badiale
        Fonte: http://il-main-stream.blogspot.it
        Link: http://il-main-stream.blogspot.it/2013/04/le-opinioni-di-soros.html
        13.04.2013
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        Le elites spingono già da tempo per la frammentazione o rottura dell’eurozona come ho scritto già in altri post citando numerose loro dichiarazioni.
        Questo non per frammentare e tornare al passato ma probabilmente per arrivare ad un’unione più ampia tra paesi occidentali in declino (europa-usa-canada etc…), mentre intanto la Cina prende il posto dei consumatori americani e prende la posizione di leadership nel Nuovo Ordine Mondiale e finanziario.
        Di alcune di queste cose Soros parlò già nel 2009 e dal 2010 ha attaccato a più riprese la gestione della crisi da parte dell’Eurozona e le politiche di austerity tedesche.
        Non a caso il fondo salva stati è stato approvato nel settembre 2012, in previsione di un attacco speculativo, esattamente 6 mesi dopo una specie di ultimatum in cui Soros diceva che la Germania aveva 6 mesi di tempo per salvare l’Euro.
        Questa è un’intervista del 2009 a Soros:
        Questo invece è un articolo del 2009: http://www.prisonplanet.com/soros-china-will-lead-new-world-order.html
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        6 aprile 2013 alle 16:20
        Il “golpe” atlantista
        di Fabio Falchi
        L’articolo di Ambrose Evans-Pritchard George Soros e il golpe patriottico della Bundensbank[1] ci pare essere un’ulteriore conferma che ben poco si capisce della politica economica del Governo Monti se non si tiene presente che per i centri di potere occidentali è essenziale risolvere la “questione tedesca”. Infatti, il noto giornalista del Daily Telegraph, si rende pienamente conto, pur condividendo una concezione economicistica e filo-occidentale, che l’attrito tra la Germania e gli altri Paesi di Eurolandia rischia di distruggere la stessa Unione Europea.
        A questo proposito, Evans-Pritchrad ricorda che di recente George Soros, in una intervista al quotidiano francese Le Monde, ha dichiarato: «L’introduzione dell’euro ha portato alla divergenza invece che alla convergenza. I Paesi più fragili dell’Eurozona hanno scoperto di essere in una situazione da Terzo Mondo, come se i loro debiti fossero in valuta straniera, con la conseguenza fatale di un reale rischio di default. Cercare di imporre loro il rispetto di regole che non funzionano rischia solo di peggiorare la situazione. È triste, ma le autorità politiche non lo comprendono». Secondo Evans Pritchard, le affermazioni di Soros non sono affatto esagerate, considerando che il Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, sostiene che la grave situazione finanziaria della Spagna e dell’Italia non concernerebbe né la Bundesbank né la BCE. Per Weidmann, occorre solo che questi Paesi si guadagnino la fiducia dei “mercati” con il rigore, i sacrifici e le riforme. Commenta giustamente Evans-Pritchard: «Francamente, credo si tratti di panzane ideologiche che hanno superato da parecchio la data di scadenza, cosa che vale anche per le strutture decisionali del mondo intero, dal FMI alla FED alle autorità cinesi».
        Non solo, quindi, Evans-Pritchard riconosce (e non è poco) che da un pezzo il sistema finanziario internazionale è giunto al capolinea, ma ritiene che le parole del Presidente della “Buba” siano segno che i tedeschi possano decidere «di arrivare il prima possibile a una crisi drammatica e definitiva». Nulla di strano, dato che la Germania è sotto di oltre 600 miliardi di euro in crediti “Target 2″ (il sistema di regolamento finanziario in tempo reale che serve per riequilibrare gli scompensi valutari tra i membri dell’Eurozona) «nei confronti del resto del sistema BCE (essenzialmente trasferimenti alle banche centrali dell’Irlanda del Club Med per scongiurare la fuga di capitali) con un balzo di 68 miliardi in un solo mese». E ciò spiega pure per quale motivo la Bundesbank, temendo una espansione eccessiva di liquidità, si sia opposta alle misure prese da Draghi per rifinanziare le banche, mediante una iniezione di mille miliardi, a un tasso d’interesse dell’1% (in teoria allo scopo per “rilanciare” l’economia reale, mentre le banche hanno comprato titoli di Stato che rendono assai più dell’1%). Ma, naturalmente, più il tempo passa più difficile diventa per la Germania “chiudere il rubinetto” e, di conseguenza, scegliere di uscire dall’euro.
        Perciò, se i tedeschi vogliono fare marcia indietro, devono affrettarsi. In definitiva, a giudizio di Evans Pritchard, non vi sono che due possibilità: o il sistema collassa oppure vi sarà l’effettiva fusione degli Stati dell’Eurozona; vale a dire che gli Stati nazione di Eurolandia, Germania inclusa, «cesseranno di esistere in ogni forma sostanziale» (un punto che Weidmann sembra comprendere perfettamente). Logico allora che ci si chieda, con Evans-Pritchard, se bisogna tifare per il Presidente della “Buba” o averne paura. Domanda alla quale, tuttavia, non è difficile rispondere, dato che, da un lato, è evidente che, quando vi è una crisi dell’economia reale, imporre una politica di rigore e sacrifici basata sul pagamento del debito pubblico, che costa decine di miliardi di euro ogni anno e che è in gran parte nelle mani di potentati stranieri, non può che condannare un Paese all’immiserimento. Dall’altro, la scomparsa dei Paesi di Eurolandia, coinciderebbe (ma questo Evans-Pritchard, per ovvi motivi, non lo prende nemmeno in considerazione) con la completa americanizzazione dell’Europa. Ovverosia equivarrebbe a cancellare lo Stato sociale, nonché qualsiasi identità locale, nazionale e “continentale” (cioè autenticamente europea) per strutturare ogni mondo vitale secondo l’ideologia della merce, la lingua inglese e i “valori” dell’american way of living.
        In quest’ottica, è veramente di capitale importanza, a nostro avviso, il ruolo del Governo Monti, che è disposto perfino a sacrificare la PMI italiana – la spina dorsale della nostra economia – pur di saldare una Germania ancora recalcitrante all’Atlantico e poter così asservire completamente l’Europa alla potenza d’Oltreoceano. Del resto, il Governo Monti mostra pure chiaramente in che senso i tecnocrati dell’UE intendono l’”europeismo”: Esteri e Difesa a stelle e strisce, conferma dell’impegno in Afghanistan, nonché della necessità di costruire uno scudo anti-missile in Europa Orientale per difendersi dai “Tartari” (ovvero per far fronte ad una minaccia che, in realtà, non esiste). Ma ancora più significativo è che Monti non esiti a schierare in prima linea il nostro Paese non solo contro l’Ucraina e la Siria, ma addirittura contro l’Iran, benché l’interscambio tra questo Paese e l’Italia sia di diversi miliardi di euro.
        In sostanza, tutto ciò dimostra che è proprio sul piano geopolitico che si sta giocando la partita decisiva e che l’oligarchia occidentale, dovendo far fronte contemporaneamente alla sfida del gruppo dei BRICS ed alla crisi del sistema finanziario internazionale, non può in alcun modo permettersi che la Germania possa “scivolare” verso Est. D’altronde, pur considerando che l’attuale classe dirigente tedesca non ha alcuna intenzione di adoperarsi per far cambiare rotta all’Europa (anche al fine di difendere un modello sociale ed economico “continentale”), non sarà facile per i centri di potere atlantisti risolvere la “questione tedesca”, posto che per la Germania (ma lo stesso, mutatis mutandis, vale per l’Italia) crescita e (soprattutto) sviluppo “non parlano inglese” (e su questo si deve insistere, in primo luogo con quelli – e sono la maggioranza – che non conoscono altra “lingua” se non quella dell’economia).
        Non ci si deve sorprendere, dunque, che si sia venuta a configurare una situazione paradossale in cui le sorti degli europei sono nelle mani proprio di coloro che hanno tracciato la strada che conduce l’Europa nel baratro. Tanto che Monti ha nominato commissario per la spending review (la “neolingua” è ormai pressoché obbligatoria nella “colonia Italia”), insieme a Bondi e all’”amerikano” Giavazzi, quel Giuliano Amato che è uno dei massimi responsabili dei guai del nostro Paese. Cioè il tecnocrate che, dopo aver militato nelle file del cosiddetto “CAF”, nel 1992 fece una manovra da 93000 miliardi di lire per ridurre il deficit pubblico (sic!) e che in seguito ebbe a presiedere il Comitato incaricato di “riscrivere” (ma cambiandone solo la forma) la Costituzione europea, dato che era stata bocciata dal popolo francese e da quello olandese.
        Ma allora chi sarebbero coloro che portano alla rovina l’Europa, se non quegli esperti che oggi pretendono di salvarla? Questo, in Francia e in Ungheria, alcuni lo hanno capito. Certo, non poche delle posizioni che essi difendono non possiamo condividerle, anche perché la difesa delle diverse identità europee non deve essere assolutamente confusa con l’islamofobia o con altre forme di xenofobia, che, tra l’altro, impedendo che l’Europa si liberi di paradigmi ideologici aberranti o comunque obsoleti, rafforzano, anziché indebolire, la posizione subalterna del Vecchio Continente nei confronti delle lobby atlantiste e sioniste. Ma è innegabile che, sotto certi aspetti, i più “sprovveduti” paiono essere gli italiani che, tranne poche eccezioni, dal 1992 ad oggi si sono ingozzati di calcio, di programmi televisivi volgari e demenziali, di berlusconismo ed antiberlusconismo, come se la storia non avesse più nulla da insegnare al nostro Paese.
        Sicché, ora che la storia “presenta il conto” è naturale che non siano molti gli italiani che comprendono che alla loro testa stanno marciando i loro nemici. E se di regola non è mai troppo tardi per imparare, è anche vero che di solito è più facile regredire che progredire. Ben più rilevante però potrebbe rivelarsi invece il deficit cognitivo dei tecnocrati “europeisti”, che come gli apprendisti stregoni hanno evocato forze che non sanno controllare. Il che può anche darsi che sia parte costitutiva di quella “geopolitica del caos” che non può che essere in funzione degli interessi dell’America e dei suoi principali alleati, ma proprio per questo laddove si vede solo caos e disordine, vi è pure la possibilità di una autentica distruzione creatrice, cioè, rebus sic stantibus, dell’instaurazione di un nuovo ordine multipolare. Non a caso, si ode di nuovo, sia pure ancora in lontananza, il rullo dei tamburi di guerra. Insomma, pare proprio che tutti i nodi stiano per venire al pettine. Nondimeno, anche se forse sono troppi e troppo difficili da sciogliere, si tratta sicuramente di un motivo in più per non arrendersi.
        Note:
        1. http://www.informarexresistere.fr/2012/04/29/george-soros-e-il-golpe-patriottico-della-bundensbank/#axzz1twFpuhpm
        Fonte: eurasia [scheda fonte] 9/05/2012
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        6 aprile 2013 alle 16:18
        Democrazia virtuale e dittatura finanziaria reale
        di Monia Benini
        Il 4 luglio, l’agenzia privata statunitense di rating “Standard & Poor’s” ha definito la Grecia come un paese di fatto in bancarotta finanziaria. La situazione italiana era stata declassata il mese precedente da stabile a negativa, mentre nel giro di un paio di settimane le stesse agenzie di rating private, made in USA, hanno iniziato a colpire le singole banche e vari enti locali, fornendo così un segnale preciso in merito alla opportunità di colpire lo Stivale attraverso manovre speculative.
        Fonte: europeanphoenix
        Ma chi conduce questi assalti, capaci di mettere in brevissimo tempo un paese in ginocchio? A livello mondiale, il potere finanziario e bancario si concentra nelle mani di pochissime persone, in grado di schiacciare intere nazioni. Si pensi, giusto per esemplificare, alla figura di George Soros: egli attaccò la lira nel 1992 inducendola ad uscire dall Sme e incassando in pochi giorni 400 miliardi di vecchie lire. Nello stesso periodo rivolse un attacco simile all’Inghilterra, costringendo la sterlina alla stessa sorte della lira, facendogli incamerare in un solo giorno qualcosa come un 1,1 miiardi di dollari e guadagnandoci la definizione di “uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra”.
        Soros, con il suo fondo di investimento Quantum Fund, compartecipato ad esempio da un’altra potentissima casata mondiale come quella dei Rothschild, è uno dei più abili operatori sui mercati speculativi dei derivati, ovvero di quegli strumenti contrattati globalmente per una media di 1000 miliardi di dollari al giorno. La tecnica impiegata è tale da consentirgli di operare su cifre enormi, impegnando una piccolissima parte della quota nominale.
        Figlio di ebrei ungheresi, George Soros effettuò le prime operazioni sulla valuta in occasione della super inflazione ungherese del 1945-46. Presidente del Soros Fund Management e dell’Open Society Institute, ex membro del Consiglio di Amministrazione del Council on Foreign Relations (CFR), finanziatore dello Human Rights Watch. Finanziò e organizzò la rivoluzione delle rose in Georgia, a suo tempo elargì grosse somme agli avversari di George Bush e appoggiò Obama alle ultime presidenziali. Amico di Gorbachov, ha supportato movimenti rivoluzionari in Serbia, Ucraina, Bielorussia, Kirghizistan, mentre avrebbe sostenuto diverse rivoluzioni colorate: da quella bianca in Venezuela, a quella verde in Iran, sino a quella viola in Italia.
        George Soros, nonostante l’attacco alla lira, ottenne – grazie all’intercessione di Prodi – una singolare laurea honoris causa in Economia presso l’Università di Bologna, mentre l’Indonesia lo condannò all’ergastolo in via definitiva per il reato di speculazione sulla moneta locale. Secondo alcuni siti web, Soros avrebbe anche finanziato, insieme alle strutture governative USA, la formazione di gruppi rivoltosi nel nord Africa. In effetti, è molta la documentazione disponibile in rete relativamente al coivolgimento nelle rivolte nord-africane del suoOpen Society Institute, insieme all’USAID, al National Endowment for Democracy (NED), al National Democratic Institute for International Affairs, alla Freedom House e all’Albert Einstein Institute. Tutte queste organizzazioni sono finanziate dagli USA e da alcuni privati, come appunto Soros oppure Gene Sharp.
        A proposito di quest’ultimo, Eric Herschtal scrisse su “The Jewish Week” il 15 febbraio scorso che il manuale “Dalla dittatura alla democrazia” di Gene Sharp sarebbe stato l’impronta “ebrea sulla gloriosa rivoluzione egiziana”, aggiungendo che anche se Sharp non è ebreo, è pur sempre figlio di un ministro protestante sionista, e che l’Albert Einstein Institute di Sharp è stato fondato anche da Peter Ackerman, banchiere e direttore del CFR, “che è ebreo”. Eric Herschtal ha inoltre attribuito valore all’aiuto fornito da Gene Sharp alle rivoluzioni colorate dall’Ucraina alla Birmania, dall’Iran all’Egitto. Di fatto, a livello globale, Gene Sharp è stato assunto ad esempio da imitare dall’intero movimento non-violento, mentre dietro l’ispirazione ghandiana, si tratta di una persona che ha aiutato la CIA e la NATO a realizzare (o a tentare di attuare) colpi di stato in vari paesi negli ultimi 15 anni, attraverso la traduzione del suo manuale in 20 lingue e la relativa divulgazione dei contenuti via Facebook e Twitter.
        La potenza dei social network è risultata infatti dirompente in varie occasioni. La stessa Hilary Clinton ha affermato, casualmente in concomitanza con le dichiarazioni di Herschtal, che “internet è diventato lo spazio pubblico del XXI secolo” e che “le manifestazioni in Egitto e in Iran, alimentate da Facebook, Twitter e Youtube, dimostrano la potenza delle tecnologie di connessione come acceleratori del cambiamento politico, sociale ed economico”. In Italia, è recentemente apparso un articolo su “La Repubblica”, guarda caso di proprietà sionista, un articolo così intitolato: “Nasce internet-ombra per i dissidenti. Il piano di Obama contro i dittatori”, dove si legge che si tratta di “una banale valigetta, con dentro computer, portatili e telefonini, capace di by-passare i server Internet, attivare reti di comunicazione parallele che resistono ad ogni blackout di regime e censura di Stato. È un progetto che nasce con l’avallo autorevole di Barack Obama. L’hanno chiamata “Operazione Internet Invisibile”, o anche “la Rete-ombra”. Il primo obiettivo è il sostegno agli oppositori dei regimi in Iran, Siria e Libia.” A breve distanza di tempo, è un’inchiesta diRainews dedicata alla democrazia diretta ad accennare al kit, indicando come fonte il New York Times, che avrebbe presentato la valigetta necessaria a portare la democrazia in posti dove – recita il servizio – “la libertà è ancora semi-sconosciuta”. Sarebbe quindi possibile, attraverso ripetitori terrestri o collegamenti satellitari, entrare in contatto con gli oppositori di quelli che vengono definiti “regimi” (in quanto non allineati con l’imperialismo USA) e consentire a blogger e ai dissidenti sui social network di comunicare fra di loro, attraverso apparati mobili che non possono essere oscurati. E che sono costati al Dipartimento di Stato USA e al Pentagono oltre 50 milioni di dollari. Da Soros a Internet ombra, ci si rende conto di come il potere sia concentrato nelle mani di pochissimi, per lo più appartenenti ai centri nevralgici statunitensi o alla lobby sionista. Con pochissime mosse – sul web, piuttosto che con alcune astuzie finanziarie speculative – interi popoli possono essere messi sotto scacco, intere aree (es. Europa) possono essere destabilizzate, intere nazioni possono essere impiccate al cappio della grande finanza mondiale, con l’avvallo dell’opinione pubblica globale che, condizionata dei media, finirà addirittura per incensare le rivolte e i mezzi non violenti.
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        6 aprile 2013 alle 16:15
        C’è Soros a far da benefattore per gli affari del Vaticano?
        “CHIESA CONCILIARE E AFFARI”:
        IL CARDINAL BERTONE VUOLE IL TONIOLO PRIMA CHE ARRIVI SCOLA
        di Dario Ronzoni
        Il segretario di Stato Vaticano ha fretta di concludere il sogno del maxi polo-ospedaliero. Per farlo, deve controllare l’istituto fondatore della Cattolica. Ratzinger ha congelato lo scontro con Tettamanzi in attesa dell’insediamento del nuovo cardinale di Milano. Ma Bertone ha fretta e sta creando una commissione per la revisione degli statuti.
        Sembra che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, abbia molta fretta di concludere il suo progetto. Quasi una febbre, secondo alcuni vaticanisti. La situazione, del resto, lo merita: l’idea di Bertone è creare un maxi-polo ospedaliero dispiegato sul territorio italiano, che comprenda il Bambin Gesù, l’Ospedale Casa Sollievo dalla Sofferenza di San Giovanni Rotondo (un’ipotesi di pochi giorni fa), il San Raffaele e il Gemelli. Il tutto, coordinando questi centri d’eccellenza della sanità nazionale, sotto il controllo (e a beneficio) del Vaticano.
        Agisce con urgenza, perché gli ostacoli sono parecchi, e il cardinale deve giocarsi la partita in più campi allo stesso tempo. Il San Raffaele, senz’altro, attraversa una fase complicata e piena di rischi, dalla portata non ancora chiara. Per queste ragioni, il Vaticano si mostra prudente e le proposte di intervento da parte dello Ior, la banca vaticana, con l’ipotesi di un aiuto di un benefattore laico ed esterno (si parla, ma non è confermato, di George Soros) non sono definite.
        Più difficile ancora, però, è la partita per il Gemelli, per il cui controllo esiste un passaggio obbligato: l’Istituto Toniolo. Qui si scontrano gli interessi delle varie e variegate componenti del mondo cattolico.
        L’istituto Toniolo di Studi Superiori è fondatore dell’Università Cattolica. Al suo comitato di controllo fanno capo 5 atenei e 14 facoltà, oltre che il Policlinico Gemelli, e dà lavoro a 1.400 docenti e 6.000 dipendenti. Un giro d’affari importante: viene definito “la cassaforte” della Chiesa italiana, e si capisce subito perché susciti tanto interesse.
        L’operazione di Bertone era cominciata nel febbraio di quest’anno, quando prima a voce e poi per iscritto, si rivolge al cardinale Dionigi Tettamanzi, che guida l’Istituto dal 2003 (grazie alla nomina arrivata dall’allora presidente della Cei Camillo Ruini), per lamentarsi della gestione dell’ente e della direzione amministrativa, affidata dallo stesso Tettamanzi a Enrico Fusi nel 2008. Meglio cambiare tutto: il segretario di Stato chiede le dimissioni dello stesso Tettamanzi, l’ingresso nel comitato permanente di Giovanni Maria Flick, ex-ministro della giustizia con Prodi e suo uomo di fiducia, e la non conferma di altri tre componenti del comitato, il cui periodo stava per scadere. Si tratta di Paola Bignardi, Cesare Mirabelli e Felice Martinelli.
        L’idea era di prendere il controllo del comitato, attraverso le nomine di altri uomini di fiducia, affidate allo stesso Flick. Ma il colpo di mano non ha funzionato. Il cardinale Tettamanzi non solo non ha acconsentito alle richieste di Bertone, ma, al contrario, ad aprile, ha scelto di confermare le nomine in scadenza. L’ipotesi di introdurre Flick nel comitato sfuma, con la conseguente irritazione da parte del segretario di Stato. La vicenda, poi, sarebbe stata sottoposta al vaglio del Papa in persona. Lo scontro, quindi, tra Bertone e Tettamanzi, a rappresentare le ragioni della Cei, avrebbe segnato un punto a favore del secondo. A fine aprile, in un’udienza privata con il pontefice, Tettamanzi avrebbe respinto le accuse di mala gestione, ma si sarebbe detto disposto a lasciare il comitato. Ratzinger, di fronte al caso, avrebbe deciso di non decidere: tutto rimandato a dopo la nomina del nuovo arcivescovo di Milano, avvenuta il 28 giugno e caduta sul patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola.
        Il quadro si complica con un nuovo avversario, ma Bertone non si arrende. Il rischio, a suo avviso, è che la Cattolica e il Gemelli passino sotto il controllo di Cl, cui il nuovo arcivescovo appare legato. Occorre allora fare in fretta: la nomina, come voleva Benedetto XVI, è stata fatta, ma Scola non si è ancora insediato nella diocesi. Avverrà a settembre. Per il segretario di Stato non c’è tempo da perdere e riprende subito gli attacchi. Stavolta con una strategia più ampia.
        Da un lato, rinnova le richieste, dirette a Tettamanzi, di lasciare l’istituto e accogliere, al suo interno, Flick. Il quale, a sua volta, è stato già inserito nel Cda del San Raffaele insieme al presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, dove Bertone sta giocando la sua altra partita. Ma non solo: la difesa di Tettamanzi, basata sull’operato virtuoso della sua amministrazione (che ha portato l’Istituto a erogare 1.072 borse di studio l’anno passato, per un totale di un milione e 767 mila euro) potrebbe non reggere all’attività del cardinale Attilio Nicora, l’asso nella manica di Bertone. Nicora ha appena lasciato l’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), per dedicarsi alla conduzione dell’Autorità di informazione finanziaria, istituzione nata nel 2010 per volontà del pontefice che supervisiona tutti gli organi della Santa Sede con competenze finanziarie. Nicora sarebbe l’incaricato speciale, da parte di Bertone, per creare una commissione di revisione degli statuti del Toniolo e dell’Università Cattolica, all’interno dei quali non sarebbe presente alcun riferimento a dipendenze dalla Santa Sede. In sostanza, si tratta di riscrivere le regole e annettere l’istituto, l’università, e come vuole il sogno del cardinale, il policlinico Gemelli. Il tutto, prima che arrivi Scola.
        Fonte: http://www.linkiesta.it/il-cardinal-bertone-vuole-il-toniolo-prima-che-arrivi-scola#ixzz1SoUMU2wG
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        6 aprile 2013 alle 16:10
        Soros ci spiega il mondo che verrà
        Presentiamo di seguito una traduzione di un articolo che rappresenta il punto di vista di una parte della società civile statunitense. E’ importante sottolineare come la superpotenza Usa sia oggi in declino, e cercando di rimanere l’unica superpotenza, è capace di far pagare, oltre a noi abitanti della periferia dell’alleanza, anche i propri cittadini.
        di Economic Collaps
        Nel video che state per vedere, George Soros parla della “creazione di un Nuovo Ordine Mondiale”, discute la necessità di un “declino gestito” del dollaro USA e parla a lungo della necessità di avere un’unica valuta globale. Quindi, chi è George Soros? Beh, lui è un “filantropo” miliardario che è venuto ad essere conosciuto come “l’uomo che fece saltare la Banca d’Inghilterra”, quando ha rastrellato, nel “Mercoledì nero”, un miliardo di dollari durante la crisi economica del 1992.In questi giorni Soros è famoso soprattutto per essere stato forse il miliardario più “politicamente attivo” (almeno apertamente) del mondo. Il suo Open Society Institute è presente in oltre 60 paesi e spende circa 600 milioni l’ anno nella promozione degli ideali che vuole portare avanti. Soros e le sue organizzazioni hanno svolto un ruolo chiave in un bel po di “rivoluzioni” in tutto il mondo nel corso degli ultimi decenni, ma in questi giorni l’obiettivo principale di George Soros è quello di portare il cambiamento politico negli Stati Uniti.
        Quindi cosa è che George Soros sta cercando esattamente di realizzare? Beh, in poche parole, ciò che vuole è un unico governo mondiale in stile Grande Fratello basato sul socialismo estremo in stile europeo, rigoroso controllo della popolazione e una radicale agenda verde. Sarebbe un mondo in cui lo Stato regola strettamente tutto ciò che facciamo per il maggior beneficio dell’ambiente e della società nel suo complesso.
        Tuttavia, Soros non è la “mente del Nuovo Ordine Mondiale”. La verità è che per quelli della elite bancaria internazionale Soros è considerato una sorta di “pecora nera” e un “outsider”. Molto di ciò che Soros sta cercando di realizzare è in linea con gli obiettivi della elite bancaria internazionale, ma quello che non piace è che lui non si fermerà pubblicamente parlando di una valuta globale e di un “Nuovo Ordine Mondiale”. Naturalmente l’elite bancaria internazionale desidera molto una valuta globale e un “Nuovo Ordine Mondiale”, ma quello che non serve è una “ruota stridula” come Soros che va in giro attirando attenzione non necessaria per il raggiungimento di tali obiettivi.
        Inoltre, Soros non sembra di capire che entrambi i lati dello spettro politico negli Stati Uniti sono profondamente influenzati dalla elite bancaria internazionale. La verità è che la stessa manciata di organizzazioni elitarie ha dominato i gabinetti di ogni singolo presidente che abbiamo avuto dalla seconda guerra mondiale. Se dubitate di ciò, basta controllare il numero dei membri di ciascuna amministrazione presidenziale nel corso degli ultimi 40 anni che hanno fatto parte sia del Council on Foreign Relations, della Commissione Trilaterale e il Gruppo Bilderberg.. Se non avete mai controllato, sarete assolutamente scioccati.. Non importa chi sia il presidente eletto, sono da sempre le stesse organizzazioni che dominano i loro gabinetti.
        Ma Soros sembra essere ancora intrappolato all’interno del paradigma sinistra / destra e assolutamente ossessionato dal distruggere il partito repubblicano. Ad esempio, ha speso una quantità folle di soldi tentando di sconfiggere George W. Bush nel 2004. Inoltre, secondo il Center for Responsive Politics, George Soros ha donato 23.581 mila dollari durante quel ciclo elettorale a organizzazioni politiche che sostenevano la rielezione di Bush.
        Soros è stato anche un accanito sostenitore di Barack Obama, anche se ultimamente sembra un po’ disincantato.. Attraverso organizzazioni come il Center for American Progress e MoveOn.org, sta costantemente cercando di influenzare lo stato della politica americana.
        Quindi, a cosa sta pensando in questi giorni? Beh, nel video postato qui sotto lo potrete vedere discutere di “un declino controllato” del dollaro USA, di una moneta globale e l’importanza del Nuovo Ordine Mondiale ….
        Avete notato come Soros era a disagio quando ha pronunciato “Nuovo Ordine Mondiale”?
        La verità è che lui sa esattamente cosa significa quella frase.. Lui sa che è una frase che probabilmente non dovrebbe dire e che attirerà un sacco di attenzione.
        Ma lo ha detto lo stesso.
        Sembra anche un po a disagio quando parla di “un declino ordinato” del dollaro USA.
        Ha detto che il dollaro deve scendere per un bel po’ di tempo, e parla della prossima caduta del dollaro come se fosse inevitabile.
        L’unica cosa di cui Soros sembra aver timore è che il “declino gestito” del dollaro potrebbe “sfuggire di mano” e potrebbe portare a un caos finanziario globale.
        Soros ha avuto anche la sfacciataggine di dire che il dollaro come la moneta di riserva del mondo non è nel nostro interesse nazionale e che il passaggio a una valuta globale è “un sano, seppur doloroso, adattamento” che dovremo sopportare per il bene dell’economia mondiale.
        Ma il popolo americano non ha qualcosa da dire su tutto questo?
        Forse gli americani non vogliono un “declino gestito” del dollaro USA.
        Forse il popolo americano non vuole una nuova “moneta globale”.
        Forse il popolo americano non vuole un “Nuovo Ordine Mondiale”.
        Ma a gente come Soros non importa nulla di quello che il “piccolo popolo” pensa. Nel mondo in cui vive Soros, quelli con una quantità enorme di denaro e potere sanno cosa è meglio per il resto di noi, e se “la piccola gente” non sembra inizialmente voler andare avanti l’opinione pubblica può essere acquistata, basta spendere soldi a sufficienza.
        La triste verità è che viviamo già in una economia globale. Basta andare in qualsiasi negozio di quasi tutti gli Stati Uniti e iniziare a raccogliere i prodotti per vedere dove sono stati fatti.. Solo poche delle cose noi compriamo è fatta negli Stati Uniti.
        Oggi, il lavoro è una merce globale. I lavoratori americani devono ora competere direttamente per il lavoro con quelli che fanno lavorare da schiavi in Cina e India. Il fatto che milioni di posti di lavoro degli Stati Uniti stiano diventando offshored e outsourcing non preoccupa i sostenitori del globalismo, perché si suppone sia una cosa utile per l’intera economia globale.
        E la maggior parte degli americani hanno poca o nessuna idea di quanto l’influenza che le organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, l’FMI e l’OMC hanno sulla nostra vita quotidiana.
        La verità è che viviamo già in un mondo che è stato profondamente, profondamente integrato. Mentre andiamo avanti così, ad un certo punto sembrerà “naturale” per l’America accettare una vera moneta globale e la piena integrazione politica globale.
        Speriamo quel giorno non arrivi mai.. O almeno speriamo che il popolo americano sia sveglio abbastanza per non andare passivamente incontro ad un “Nuovo Ordine Mondiale”.
        L’economia globale è un male per l’America e un governo globale sarebbe davvero male per l’America.
        Ma forse non siete d’accordo. Forse credete che l’integrazione della nostra economia, la nostra moneta e il nostro governo con il resto del mondo sarebbe una cosa meravigliosa. Se questo è il caso, non esitate a lasciare un commento per spiegare esattamente il motivo per cui il globalismo sia una cosa meravigliosa per tutti noi ….
        LINK:George Soros: The United States Must Stop Resisting The Orderly Decline Of The Dollar, The Coming Global Currency And The New World Order
        Traduzione di :CoriInTempesta – http://coriintempesta.altervista.org/blog/
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        6 aprile 2013 alle 16:08
        Perché George Soros sta vendendo oro e comprando terreni?
        di Mike Adams
        I prezzi alimentari sono saliti alle stelle in tutto il mondo, e la cosa non sembra finire qui. Le Nazioni Unite hanno detto che l‘inflazione del settore alimentare è ora al 30% l’anno, e il valore del dollaro sempre più eroso fa sembrare i prezzi dei cibi ancora più alti (in contrasto all’indebolimento della moneta). Mentre il valore del dollaro scende per la stampa senza sosta di denaro da parte della Federal Reserve, il costo dell’importazione di cibo da altre nazioni sembra poter raddoppiare nei prossimi due anni, e forse lo stesso avverrà nei due successivi.
        Questo è forse il motivo per cui molti investitori si stanno dirigendo verso i terreni agricoli come nuovo settore in crescita. “Gli investitori si stanno riversano sugli appezzamenti negli Stati Uniti e in alcune zone europee, dell’America Latina e dell’Africa vista l’ascesa globale dei prezzi degli alimenti”, come ha riportato Bloomberg. “Un fondo controllato da George Soros, il gestore multimiliardario di hedge fund, possiede il 23,4 per cento dell’azienda agricola sudamericana Adecoagro SA.”
        Jim Rogers è citato nello stesso articolo: “Ho spesso detto alle persone che uno dei migliori investimenti al mondo saranno i terreni agricoli.”
        Questo perché la domanda alimentare si sta accelerando anche a causa dei cambiamenti climatici, dell’esaurimento delle falde freatiche, e il fallimento dei raccolti geneticamente modificati sta in questo momento riducendo i profitti in tutto il mondo. Ceres Partners, che investe in terreni, ha un incredibile ritorno del 16 per cento annuo dal suo avvio nel 2008. E questo in un periodo di depressione economica quando la gran parte delle altre industrie mostrano perdite.
        Perché coltivare e immagazzinare il cibo può essere una miniera d’oroTutto ciò significa che possiamo fare affidamento su tre cose che avverranno nei prossimi anni:
        Previsione #1) le forniture alimentari diventeranno sempre più scarse;
        Previsione #2) i prezzi degli alimenti raddoppieranno nei prossimi 2-3 anni, e probabilmente raddoppieranno ancora nei successivi 2-3;
        Previsione #3) quando i prezzi del cibo saranno al 400% dei livelli odierni, la coltivazione di un orto o dei giardini fornirà un bel risparmio.
        In altre parole, mentre i prezzi degli alimenti schizzano in alto, diventa economicamente più fattibile coltivare il proprio cibo (o immagazzinarlo quando i prezzi sono bassi). Ho fatto una lista di alcuni contenuti da cui potrete apprendere qualcosa sulla coltivazione del cibo o sull’immagazzinamento di alimenti ad alta densità ma, nel frattempo, mi vorrei che cominciaste a considerare l’idea di partire a primavera col vostro giardino.
        Non potete coltivare l’oro. Non potete stampare i soldi (a meno che non siate la Fed). Ma POTETE far crescere qualcosa che ha più valore dell’oro e dei soldi: il cibo!
        Lezioni dal dopo-Seconda Guerra Mondiale di Taiwan e perché il cibo ha più valore dell’oro
        Ho vissuto a Taiwan per due anni e ho avuto la possibilità di parlare con persone che hanno vissuto le ripresa successiva alla Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto, ovviamente, Taiwan fu occupata dall’impero colonialista giapponese, e Taiwan era sottoposta all’occupazione militare (con la legge marziale perpetua).
        Dopo la fine della guerra e la partenza dei giapponesi, Taiwan ha avuto un proprio governo sotto Chang Kai-shek. La vecchia moneta di Taiwan fu immediatamente stampata in grandi quantità dal governo taiwanese, causando una situazione di inflazione galoppante per cui ancor oggi si parla del “vecchio dollaro di Taiwan”. Molto rapidamente, comunque, il governo lanciò una nuova divisa chiamata il Nuovo dollaro di Taiwan (NT$). Dal 1949 il vecchio dollaro di Taiwan fu scambiato con il nuovo al tasso di 40.000 contro 1.
        Nel corso degli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, se volevi affittare un appartamento, comprare una casa o trovare un posto per vivere il contante era senza valore e anche l’ORO non era considerato di grande utilità. L’unica cosa che rappresentava valore reale era il CIBO. Se avevi cibo, lo potevi scambiare per qualsiasi cosa: un’automobile, una casa, attrezzature, vestiti e persino terra. Se non avevi cibo, eri un fallito, indipendentemente dai soldi che avevi.
        Una gallina può fare uova che valgono molto di più di un’oncia d’oro!
        Non si può mangiare l’oro, gente. E neppure si può mangiare l’argento. Tutti devono mangiare per sopravvivere, e questo comporta che tutti hanno bisogno di un flusso costante di cibo solo per continuare a respirare. Questo è il motivo per cui investire nel cibo ha perfettamente senso.
        E per “investire nel cibo”, intendo uno o tutti i seguenti passaggi:
        • Investire in cibo non deperibile che si può conservare sugli scaffali e che si può conservare per un uso futuro o per un baratto.
        • Investire nelle vostre abilità di giardinaggio per avere le conoscenze necessarie per produrre cibo quando ce ne sarà bisogno.
        • Investire in semi non ibridi così da poter avere i geni necessari per coltivare piante cibo che possano riprodursi generazione dopo generazione.
        • Investire in terreni agricoli, specialmente quelli con l’acqua, che hanno la fertilità e il clima per produrre alimenti.
        • Investire in corsi di formazione che vi insegnino a produrre cibo in vari metodi: in modo spontaneo, col giardinaggio, con i germogli e così via.
        Non importa cosa tu faccia, ricordati di apprendere come coltivare il tuo cibo. È qualcosa di estremamente importante ora e potrà diventare molto redditizio negli anni a venire quando i prezzi degli alimenti continueranno a salire.
        Mi raccomando: non comprate oro. E assicuratevi che le scorte di cibo e la produzione diventino parte della vostre abilità strategiche. Sì, l’oro e l’argento sono estremamente utili e li raccomando comunque, ma non dimenticate di mangiare. Potreste morire di fame in una casa fatta d’oro massiccio se vi scordate di occuparvi della produzione di cibo!
        Fonte: Why is George Soros selling gold and buying farmland?
        14.08.2011
        Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE
        RISPONDI
        Parusia
        ha detto:
        6 aprile 2013 alle 16:01
        George Soros sta minacciando l’euro?
        di Víctor J. Sanz
        Il multimilionario speculatore statunitense George Soros sta lanciando avvertimenti sulla solidità dell’euro.
        Questo essere invidiato niente meno che da lucifero specula con l’instabilità dell’euro. Dice che “i mercati finanziari possono dare impulso contro la moneta europea”, che “l’euro è in pericolo” aggiunge.
        Nel dilemma euro-mercati, da che parte credete che stia questo campione dell’indecenza? Tutto sembra indicare che non sia al fianco dell’euro, ma piuttosto dei ‘mercati’. Dice questo personaggio che “l’euro potrà sopravvievere all’uscita di paesi modesti come Grecia e Portogallo”. Inutile dire che Soros se ne frega della sorte dei greci e portoghesi se, dopo avergli saccheggiato l’unica fonte di reddito, il settore pubblico, verranno poi abbandonati. Dimmi Soros, allora a chi avremmo salvato, a greci e portoghesi o alle banche e altre imprese private? Credimi, sono sicuro che tanto i greci quanto i portoghesi potranno sopravvivere senza di te, e ovviamente senza le loro condanne a morte.
        La ricetta di Soros per uscire dalla crisi assomiglia più ad un ordine da eseguire per i governi che sono molestati dai mercati rappresentati da questo infame speculatore: flessibilità lavorativa per raggiungere un mercato lavorativo competitivo. Se la crisi è finanziaria, dimmi Soros, non credi che la soluzione debba essere relazionata con il settore finanziario e non con la parte più debole del mercato lavorativo? Aspetti che i lavoratori facciano di gente come te qualcuno onorato e degno?
        Quando nel 1992 Soros speculò contro la sterlina, ottenne più di 10.000 milioni di dollari al costo di affondare la Banca di Inghilterra.
        Adesso sta progettando di fare qualcosa di simile con l’euro?
        Fonte: http://impresionesmias.com/2011/08/18/%c2%bfesta-amenazando-george-soros-al-euro/
        fonte  https://escogitur.wordpress.com/2013/04/06/ecco-chi-e-in-realta-lo-speculatore-george-soros-arruolato-dai-radicali-come-filantropo-lo-tzunani-delle-economie/


 http://altrainformazione1.rssing.com/chan-45188782/latest.php   
    10/26/17--22:20: DA VEDERE: “Facce da Overton”






    overton1
     di Marco Manfredini
    Legenda:
    Colonna 1 (chi comanda e detta la linea)
    Jacques Attali
    Aleister Crowley
    George Soros
    Mario Draghi
    Christine Lagarde
    David Rockefeller
    Jacob Rothschild
    Colonna 2 (sovvertitori radicali)
    Giacinto Pannella
    Emma Bonino
    John Money
    Marco Cappato
    Paul Ehrlich
    Benedetto della Vedova
    Alfred Kinsey
    Colonna 3 (presunti scienziati)
    Umberto Veronesi
    Margherita Hack
    Piergiorgio Odifreddi
    Carlo Flamigni
    Piero Angela
    Gianroberto Casaleggio
    Corrado Augias
    Colonna 4 (addomesticatori di folle)
    Massimo Gramellini
    Maria de Filippi
    Fabio Fazio
    Eugenio Scalfari
    Roberto Saviano
    Maurizio Costanzo
    Gad Lerner
    Colonna 5 (artisti di regime)
    J-Ax & Fedez
    John Lennon
    Lorenzo Cherubini
    Fabrizio de Andrè
    Conchita Wurst
    Dario Fo
    Platinette
    Colonna 6 (“utili idioti”, anche senza “utili”)
    Matteo Renzi
    Mario Monti
    Giorgio Napolitano
    Monica Cirinnà & Valeria Fedeli
    Vladimiro Guadagno
    Beppe Grillo
    Laura Boldrini

    overton2
    fonte https://www.radiospada.org/2017/05/da-vedere-facce-da-overton/




 http://altrainformazione1.rssing.com/chan-45188782/latest.php   
    10/26/17--22:40: La Germania accettò l’euro in cambio del fallimento dell’Italia,tramite un patto con la Francia . ecco perchè ... Video:



    Se ascoltate questa intervista in video, vi renderete conto della mostruosità del progetto che ha demolito l’Italia (industriale) a partire dalla fine degli anni ’80.

    In sintesi (poi voi potete vedervi con calma il video a riguardo), l’Italia voleva cambiare la sua economia in meglio, affinché fosse più competitiva e meno dipendente dall’Europa. Poi la Germania si è riunita, e Kohl fece un accordo con Mitterand. La Francia avrebbe appoggiato l’unificazione tedesca, ma in cambio la Germania avrebbe dovuto rinunciare al marco.

    La Germania accettò, ma come contropartita ulteriore chiese alla Francia un progetto di deindustrializzazione dell’Italia, poiché se l’Italia si fosse mantenuta forte dal punto di vista produttivo-industriale, l’accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto lettera morta e la Germania avrebbe pagato pesantemente sia la rinuncia al marco che la sua riunificazione.

    Da qui la svendita dei nostri gioielli alla fine degli anni ’80, sotto una duplice pressione: esterna (l’abbiamo letta) e interna, di quegli affaristi cioè che con la privatizzazione a prezzi di saldo avrebbero fatto un bel po’ di grassi affari alle spalle della collettività. Beh, che dire? Il funzionario ha confermato di fatto quanto già fu dichiarato da Visco e Prodi. Ci hanno letteralmente fregato e continuano a fotterci.

    Infatti un’Italia fuori dall’euro, visto il nostro apparato industriale, poteva fare paura a molti, incluse Francia e Germania che temevano le nostre esportazioni prezzate in lire. Ma Berlino ha consapevolmente gestito la globalizzazione: le serviva un euro deprezzato, così oggi è in surplus nei confronti di tutti i paesi, tranne la Russia da cui compra l’energia. Era un disegno razionale, serviva l’Italia dentro la moneta unica proprio perché era debole. In cambio di questo vantaggio sull’export la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso,ma così non è stato,ci hanno distrutto e ora ci lasciano marcire in eurozona,dopo essere stati usati…

    ***********

    ESTRATTO DAL MINUTO 19:05

    Nel 1982/83 io ero funzionario del Ministero del Bilancio e feci uno studio. Lo feci vedere al Ministro, facendogli presente che questo sistema avrebbe rovinato il Paese perché il debito pubblico, nel giro di 5/6 anni, avrebbe superato il prodotto interno lordo, e la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%. Ne parlai anche col Ministro del Tesoro, che era Beniamino Andreatta, e con alcuni dell'ufficio studi della Banca d'Italia. Tutti quanti concordarono sul fatto che la mia analisi era esagerata e che non era possibile che il debito pubblico superasse il PIL, perché allora il sistema sarebbe saltato. E io dissi: scusate, se il debito è un fondo e il PIL è un flusso, non c'è nessun problema. Se io oggi, per farvi un esempio, con 50mila euro di reddito della mia famiglia vado a chiedere un prestito di 200, 250mila euro alla banca, me lo danno. Quindi anche un rapporto di 4/5 volte rispetto al PIL è sostenibile. Se è sostenibile per una famiglia, che tutto sommato non ha la forza di uno Stato, perché uno Stato, se supera il 100% del PIL, dovrebbe vivere chissà quali catastrofi? Allora dissero che le preoccupazioni sulla disoccupazione giovanile erano esagerate... Insomma: litigammo, me ne andrai dall'amministrazione e andai a fare altri lavori.

    Nel 1989 ebbi uno scambio con l'allora incaricato Presidente del Consiglio che era Giulio Andreotti, il quale mi disse: "Dobbiamo cambiare l'economia italiana perché così non può andare avanti, ci dia una mano". Io mi misi a disposizione e mi fecero incontrare con il suo braccio destro il quale, come è noto, mi chiese "Che cosa devo fare per cambiare l'economia di questo Paese"? Dissi: "Guardi, lei si faccia nominare dal prossimo Governo al Ministero del Bilancio e mi metta in mano tutta la struttura. Al resto ci penso io". Poi me ne andai, pensando insomma che non sarebbe successo niente. E invece mi chiamò, dopo qualche settimana, e mi disse: "Guardi, sono Ministro del Bilancio" e mi mise a capo di tutta la struttura. Per cui io, nell'autunno del 1989 cominciai a cambiare l'economia di questo Paese. Nel senso perlomeno di rallentare il processo dell'Europa. Poi io ho avuto la buona scuola di Federico Caffè.. non ero un euroscettico, però non ero neanche un euroestremista. Insomma, pensavo che l'Italia dovesse anche guardare all'Europa, ma con i suoi tempi, le sue caratteristiche, le sue peculiarità, per cercare di recuperare un po' di sovranità monetaria etc.

    In effetti io lì lavorai due o tre mesi e poi successe l'inferno. Arrivarono al Ministro del Tesoro, Giulio Carli, telefonate dalla Banca d'Italia, dalla Fondazione Agnelli, dalla Confindusitra e, nientedimeno, da un certo Helmut Kohl, il quale era venuto a sapere che c'era questo oscuro funzionario del Ministero del Bilancio che stava cambiando le carte degli accordi. Nel frattempo, però, lo stesso Andreotti stava cambiando idea. Quando mi chiamò, nell'estate dell'89, volevano cambiare. Non volevano fare quello che poi fu fatto. Lui stesso andava in giro dicendo che le rivendicazioni della Germania erano una sciocchezza. Dopo qualche mese ci fu l'accordo tra Kohl e Mitterrand in cui Kohl, in cambio dell'appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell'euro, accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia.

    Ma quest'accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell'Italia. Perché se l'Italia si manteneva così forte dal punto di vista produttivo - industriale, quell'accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto un accordo così, per modo di dire. C'erano fondamentalmente, contro la spesa pubblica, contro la classe politica del tempo, contro la sovranità monetaria - per quello che comporta - due correnti. Una era interessata soprattutto ai grandi business delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Hanno guadagnato distruggendo l'industria pubblica: c'erano aziende che venivano vendute al loro valore di magazzino, e quindi come andavano in borsa ovviamente alzavano la loro quotazione. Poi c'erano gli altri, che erano magari in buona fede, cioè avevano l'obiettivo di moralizzare il Paese. E hanno sbagliato. In entrambi i casi la contropartita è stata negativa: abbiamo perso quel'abbrivio strategico che avevamo nell'ambito della nostra industria. Quindi in sostanza la nostra classe dirigente ha accettato una prospettiva di deindustrializzazione del nostro Paese.

    fonte http://mondos-porco.blogspot.it/2014/12/nino-galloni-video-shock.html

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    10/29/17--04:09: "La più grande menzogna del nostro tempo”.Siria: ma quale guerra civile. Ecco le prove.

    Schermata 2017-10-29 alle 09.29.34

    IL DOCUMENTO NSA
    La chiamano “Guerra civile”, secondo quella tecnica di manipolazione del linguaggio con cui i media mainstream danno forma ad una realtà trasfigurata.
    Eppure, che quella siriana non sia una guerra civile ma una guerra di aggressione contro uno Stato sovrano da parte di nazioni straniere e poteri internazionali, è cosa che abbiamo cercato di dimostrare ampiamente in questi anni con verità censurate dai media occidentali, testimonianze dirette e smascheramenti delle manipolazioni costruite dai media.
    Ora, a conferma di questo, emerge un documento della NSA americana, classificato come “top secret” e reso pubblico da Edward Snowden. È una nota breve ma importantissima che dimostra come le operazioni di guerra contro il regime siriano siano state pianificate e organizzate direttamente in Arabia Saudita.
    Il contesto storico nel quale va inserito è Marzo 2013 quando la guerra siriana si espande in maniera cruenta. L’aviazione di Assad inizia le sue incursioni anche al confine con il Libano per fermare le infiltrazioni di ribelli e mercenari sunniti.
    Ed è in quel periodo che l’allargamento internazionale del conflitto diventa esplicito con la richiesta da parte di Salim Idris, il capo di Stato Maggiore del Free Syrian Army, di aiuti militari alle nazioni dietro la promessa che quelle armi non cadranno nelle mani di gruppi jihadisti (promessa che sappiamo non essere mai stata mantenuta).
    Insomma, il mondo crede ancora alla favola dei “ribelli moderati” opposti al bieco dittatore.
    Il 18 Marzo l’agenzia siriana Sana segnala un attacco missilistico da parte dei gruppi ribelli su Damasco, contro il palazzo presidenziale di Assad, l’aeroporto internazionale e alcuni quartieri civili. La macchina della propaganda anti-Assad mostra anche i video dell’operazione.
    Quell’attacco doveva essere una prova di forza per dimostrare la crisi del regime: colpire direttamente la capitale e la residenza di Assad.
    “ILLUMINARE DAMASCO”
    Ora sappiamo che quell’attacco fu ordinato e organizzato direttamente dall’Arabia Saudita e coordinato da Salman bin Sudan, principe della famiglia reale, futuro Ministro della Difesa ed allora responsabile dell’attività di intelligence saudita in Siria.
    Secondo la NSA (che ha avuto informazioni dalla stessa opposizione siriana), fu proprio il principe reale a fornire 120 tonnellate di esplosivi e armamenti ai ribelli per quell’operazione chiamata “Illuminare Damasco”. L’attacco contro il palazzo presidenziale e l’aeroporto internazionale fu voluto dai sauditi proprio in occasione del secondo anniversario dello scoppio della guerra, come dimostrazione della crisi del Regime e della sua prossima capitolazione.
    Come scrive The Intercept: “Il documento evidenzia quanto alcune potenze straniere fossero profondamente coinvolte nella rivolta armata, anche scegliendo operazioni specifiche per i loro alleati”.
    “LA GRANDE MENZOGNA”
    La rivoluzione siriana, scoppiata due anni prima, s’inserisce in quel processo di destabilizzazione, chiamato Primavera Araba, attivato dall’amministrazione Obama, dai circoli neo-con, dal potente apparato tecno-militare occidentale e dagli alleati sunniti,  e spacciato per spontanee rivolte popolari contro le oligarchie.
    E all’interno di questo quadro, la guerra in Siria, al pari di quella alla Libia, ha rappresentato la più incredibile operazione di aggressione ad uno Stato sovrano, spacciato per guerra di liberazione. Un’aggressione che non ha esitato a creare in laboratorio mostruosità come Daesh funzionali alla distruzione dell’assetto geopolitico, a finanziare truppe mercenarie e organizzazioni jihadiste, a investire milioni di dollari in armamenti, a usare il sistema globale dei media per costruire un circuito seriale di fake news in grado di condizionare l’opinione pubblica.
    Ma il tempo sta aiutando a svelare la verità su quella che un grande testimone ha definito “la più grande menzogna del nostro tempo”.

    Goampaolo Rossi
    fonte http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/10/29/siria-ma-quale-guerra-civile-ecco-le-prove/





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    11/01/17--23:23: GIORGIO NAPOLITANO, MASSONE INTERCETTATO: COME OCCUPARE ABUSIVAMENTE UNA NAZIONE

    GIORGIO NAPOLITANO, MASSONE INTERCETTATO: COME OCCUPARE ABUSIVAMENTE UNA NAZIONE

    Buio e smemoratezza nazionale sopratutto della magistratura, ovvio, che Falcone e Borsellino quando gli fu fatto l’ultimo “regalo” fatale è che stavano indagando su quei fondi neri.
    Come fosse se una novità, uno dei peggiori intrallazzatori nazionali venduto sempre al miglior offerente, quello che poi tutti si sono dimenticati è che era a capo della “Corrente Migliorista” del PCI, quella che gestiva i fondi neri che arrivavano dall’URSS che facente parte del Patto di Varsavia e l’Italia della NATO è alto tradimento, si fecero l’ultima amnistia nazionale nel 1989 e finì tutto a tarallucci e vino come nella miglior tradizione di tutto quello che riguarda quella area politica che non so più nemmeno come chiamarla perchè sarebbe come insultare la sinistra, fu denunciato da Bettino Craxi in parlamento e anni dopo il simpaticone“Tonino er molisano”, Di Pietro, bel venduto pure lui, disse che forse aveva ragione Craxi.
    Buio e smemoratezza nazionale sopratutto della magistratura, ovvio, che Falcone e Borsellino quando gli fu fatto l’ultimo “regalo” fatale è che stavano indagando su quei fondi neri.
    Ma la storia dell’infame inizia da lontano :
    L’opportunismo, sarà una costante della sua carriera politica, il problema non è che fosse fascista. ma che da fascista nel 1941 sostenesse “l’Operazione Barbarossa”, l’attacco di Hitler alla Russia, nel 1944 lavora per “l’American Red Cross”, la croce rossa americana, poi nel 1945 si iscrive al PCI e nel 1956 da comunista sostiene durante la rivoluzione ungherese il sanguinosissimo intervento sovietico, il nostro amico dopo essere stato nel 1978 il primo dirigente del PCI ad ottenere il visto per gli USA ed aver partecipato a delle riunioni del CFR (Council of Foreign Relations) il peggio del peggio delle associazioni criminali auto legalizzate, diviene a conti fatti atlantista e nel 1979, condanna l’URSS quando invade l’Afghanistan.
    Dopo aver devastato la nazione non a caso Henry Kissinger lo dichiarerà “my favourite communist” e nel 2015 lo ha premiato con il “Premio Kissinger” «in riconoscimento degli straordinari contributi al consolidamento dell’integrazione e stabilità europea».
    In 60 anni di politica, Napolitano ci è costato 13 milioni di euro, più tutti i danni che ha fatto, detta così sembrerebbero bruscolini, sono 26 miliardi di Lire, così fa più effetto.
    In più, nel 2013, in piena spending review, Napolitano si è alzato lo stipendio di 8.835 euro, passando a 248.017 euro.
    Questo è un breve riassuntino sarà il caso di fare un articolo più completo, per venire alla vicenda odierna, come dicevo non è una novità, ma non è nemmeno una novità che pare passare nell’indifferenza l’evidente collusione del nuovo Presidente Sergio Mattarella ovviamente facente parte della medesima banda e chiaramente andando avanti così non andiamo da nessuna parte …
    ArturoNavone
    Nel marzo 2016Giorgio Napolitano organizza un incontro tra il suo successoreSergio Mattarella eGiovanni Bazoli, all’epoca presidente di Intesa e attivo nella battaglia per il controllo del Corriere della Sera. Lo rivela Panorama in edicola oggi, riportando i contenuti di un’intercettazione sull’utenza di Bazoli, indagato nell’inchiesta su Ubi banca coordinata dalla Procura di Bergamo.
    La telefonata parte da un’utenza in uso al Quirinale (Napolitano si era dimesso da due mesi). L’incontro Bazoli-Mattarella avrebbe dovuto affrontare “alcuni argomenti urgenti”, scrive laGuardia di Finanza che riassume la conversazione.
    Tra questi argomenti, la lotta per il controllo di RCS E del Corriere della sera. Scrivono le fiamme gialle:
    “Napolitano specifica di aver fatto riferimento (con Mattarella, ndr)anche al dialogo di questi anni tra loro (e cioé tra Napolitano e Bazoli, ndr) e prima ancora con Ciampi. Napolitano dice che questi (Mattarella) ha apprezzato, ed ha detto che considera naturale avviare uno stesso tipo di rapporto schietto, informativo e di consiglio. (…) Napolitano dicesperiamo bene,  anche perché ha sentito fare (riguardo al Corriere)un nome folle, ovvero di quel signore che si occupa o meglio è il factotum de La 7″.
    Quell’Urbano Cairo che poi le ha messe, le mani sul Corsera.
    Dopo la conversazione, il banchiere, passando per la segreteria del Quirinale,fissa un incontro con Mattarella: il faccia a faccia avviene il 27 marzo. Dieci giorni prima, il 17 marzo, l’ex Capo dello Stato è anche oggetto di una conversazione tra Bazoli, azionista del Corsera, e l’allora direttore di Repubblica, Ezio Mauro, la concorrenza:
    “Se tu lo tieni in mano (il Corsera, ndr) io sono tranquillo”, afferma Mauro. Dunque l’invito a Bazoli a“non lavarsene le mani di queste scelte”. Poi spunta Napolitano:”La situazione ha ancora un margine di incertezza e ti spiegherò se ci vediamo perché, niente, devo vedere Napolitano…insomma, devo, tengo rapporti con lui”.
    Sempre lui. Sempre Re Giorgio, che dimostra di avere rapporti consolidatissimi con Bazoli. I due infatti si incontrano al Colle il 13 marzo 2014,quando Napolitano è ancora Capo dello Stato. E ancora, il 15 aprile dello stesso anno, in una telefonata tra il patron di Intesa San Paolo e Gian Maria Gros-Pietro, presidente del consiglio di gestione della stessa banca, Bazoli, notano gli inquirenti,
    “fa presente che giovedì sarà al Colle per un tema diverso dalle banche”.
    Tre giorni dopo, sempre al telefono con Gros-Pietro, Bazoli
    “riferisce di essere stato a Roma e di aver avuto un incontro col Colle ed aggiunge ‘io gli ho chiesto espressamente ed ho avuto da lui l’assicurazione che quantomeno fino alla fine dell’anno lui rimane. Mi pare una notizia molto rassicurante’…”.
    Le mani di Napolitano, insomma, erano ovunque: Colle, banche, Corriere della Sera.
    Da: QUI
    fonte http://www.stopeuro.news/giorgio-napolitano-massone-intercettato-come-occupare-abusivamente-una-nazione/

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    11/03/17--22:52: #cometidistruggoilPD


    di Stefano Davidson
    #cometidistruggoilPD
    ovvero
    “Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi” (Matteo 10,16-23)
    Allora, dimentichiamo il referendum e quanto espresso dagli italiani nei confronti del PD e di chi lo conduce. Consideriamo solo che grazie a quello e alla sua capacità strategica il Kalandrino è riuscito a perdere circa 4 milioni di elettori nell'arco di pochi mesi (vedi nota in calce).
    Sempre grazie all'astuto rignanese il PD si sta inabissando verso quote al di sotto del 25%, anche grazie alla "forzatura" della fiducia posta sulla legge elettroiale, passata in definitiva SOLO grazie ai voti portati da Verdini (condannato a 9 anni ma seduto in Parlamento a fare e disfare come se niente fosse)
    Da sondaggi effettuati in ogni parte del Paese si evince che i cittadini, o meglio la stragrande maggioranza di essi (60% e più) è contro lo Ius Soli.
    Kalandrino dichiara enfaticamente:
    " Fiducia su Ius soli? Pd pronto a votarla"
    ???
    In Giappone si chiama 切腹 (Seppuku) se non sbaglio...
    ... o forse è un'altro passo nel tentativo di creare lo scontro civile che affosserebbe definitivamente ed irrimediabilmente il Paese e contemporaneamente anche l'Europa dopo la questione della Cata"rogna" in Spagna?
    Nota:
    Lasciando come parametro il numero dei votanti alle ultime Europee dove il PD prese 11.203.231 voti da 28.991.258 elettori su 50.662.460 aventi diritto, oggi, sondaggi alla mano (pre "eventuale" fiducia allo Ius Soli), ne raccoglierebbe meno di 7.500.000
    Stefano Davidson



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    11/03/17--22:55: #ilPiddìpostRenZelig



    di Stefano Davidson
    #ilPiddìpostRenZelig
    Dei componenti originari del Partito nato 10 anni fa grazie alla politica dello Zelig di Rignano hanno lasciato il Pd o non hanno comunque rinnovato la tessera:
    Romano Prodi
    Pierluigi Bersani
    Massimo D'Alema
    Sergio Cofferati
    Francesco Rutelli
    Lamberto Dini
    Marco Follini
    Enrico Letta
    Mario Barbi
    Massimo D'Alema
    Paola Capogrossi
    Gad Lerner
    Letizia Da Torre
    Vasco Errani
    Maurizio Migliavacca
    Leonardo Domenici
    Ottaviano Del Turco
    Antonio Bassolino
    Agazio Loiero
    Vilma Mazzocco
    Carlo Petrin
    Luciana Sbarbati
    Pietro Grasso
    Giuliano Amato
    Renato Soru.
    Se il piano di Kalandrino era il graduale azzeramento dello stesso, decreto senza vergogna che è stato un successone, personalissimo, tutto del rignanese.
    Altro che grillini, "fake news" e complotti, ha fatto tutto da sé.

    Stefano Davidson

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    11/03/17--23:00: #coerenzaquestasconosciuta #ipocrisiaamoremio



    di Stefano Davidson
    #coerenzaquestasconosciuta
    #ipocrisiaamoremio
    «Un utilizzo perverso del digitale arriva anche ad alterare la democrazia. Sembrerebbe una cosa quasi impossibile invece sì perché le fake news, le bufale non sono goliardate, sono azioni decise a tavolino e mirate ad un obiettivo specifico: usiamo i cittadini come pedine, manipoliamoli a scopo di interesse personale» (Laura Boldrini)
    Ok, per cui come comportarsi di fronte a questo?
    Renzi: "Considero un privilegio aver lavorato a fianco di Barack Obama e di François Hollande per la stesura dell'accodo storico sul clima di Parigi"; e poi: "Una nuova missione è stata affidata a ENI ed ENEL per le rinnovabili". Peccato che il governo Renzi si è sempre distinto in Europa per avere sostenuto in materia di innovazione energetica e lotta ai cambiamenti climatici le posizioni più retrive e conservatrici : per intendersi sempre dalla parte della Polonia che difende il carbone, mai dalla parte della Germania che guida la transizione verso un'energia green. Questo è stato il segno anche della politica energetica "interna" dell'Italia nei mille giorni renziani: via libera alle trivelle petrolifere (scelta bocciata da 13 milioni di italiani, in maggioranza elettori di centrosinistra, nei referendum del 2016), norme per penalizzare i produttori di energie rinnovabili e con essi un intero settore produttivo tra i pochi a svolgere in questi anni di crisi una preziosa funzione anti-ciclica. Gli effetti si stanno vedendo: secondo i dati forniti da Terna, nei primi sette mesi del 2017 la produzione di elettricità da fonti rinnovabili è diminuita del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, e quella da fonti fossili è cresciuta dell'11,3%. Un dato in controtendenza rispetto a ciò che avviene in buona parte dell'Europa e del mondo e a ciò che è avvenuto negli ultimi anni anche da noi, un dato che si rifletterà in un aumento delle emissioni di anidride carbonica. Del resto, proprio negli anni del governo Renzi le emissioni italiane di anidride carbonica (CO2) del settore elettrico hanno ricominciato ad aumentare dopo 25 anni di calo ininterrotto: da 303 grammi di CO2/KWh nel 2014, a 315 nel 2015, a 331 nel 2016. Insomma altro che Obama: "grazie" a Renzi, nel nostro Paese le emissioni dannose per il clima stanno tornando a crescere. Quanto alle "missioni" affidate a Enel ed Eni, va detto che mentre Enel – per merito non di Renzi ma del suo nuovo management – ha imboccato con decisione la via dell'energia green, invece Eni – ascoltatissima dall'ex-presidente del consiglio e tuttora segretario del Pd – è stato in questi anni il principale architrave delle politiche energetiche regressive condotte in Italia.
    Bufala è anche l'apologia del programma "Casa Italia" per mettere in sicurezza il territorio: dal 2014 a oggi su 7,7 miliardi teoricamente stanziati fino al 2023 sono stati spesi poco più di 100 milioni, una miseria.
    Renzi poi si vanta di avere bloccato la legge regionale filo-abusivismo edilizio varata dall'allora governatore della Campania Stefano Caldoro, ma dimentica di aggiungere che il Pd campano ha fatto approvare una legge altrettanto scandalosa voluta dal renzianissimo successore di Caldoro, De Luca (meritoriamente impugnata dal governo Gentiloni), e che il Pd nazionale sta sostenendo in Parlamento il disegno di legge Falanga che istituzionalizzando il principio dell'abusivismo di necessità di fatto salverebbe dalla demolizione migliaia di immobili illegali.
    Ancora. Renzi rivendica come un suo merito il "piano di ambientalizzazione" dell'Ilva, e qui si fa spudorato. I tre anni del suo governo sono infarciti di decreti di proroga e di deroga alle prescrizioni per la messa in sicurezza ambientale dell'Ilva di Taranto, coronati qualche mese fa dalla scelta di vendere lo stabilimento alla cordata Mittal che sull'ambientalizzazione offre zero garanzie. Con il governo Renzi, la possibilità di dare un futuro all'Ilva di Taranto a partire da un rapido e rigoroso risanamento ambientale ha fatto molti, forse decisivi, passi indietro.
    Sempre Renzi inoltre compie (per iscritto su Repubblica) una vera e propria "appropriazione indebita" di norme ambientali innovative approvate in questa legislatura, come la legge sugli ecoreati: una riforma in effetti assai positiva, per la quale gli ambientalisti guidati da Legambiente si battevano da vent'anni. Ma una riforma squisitamente parlamentare, resa possibile dalla convergenza di forze politiche sia di maggioranza che di opposizione.
    Lo stesso Renzi parlò agli italiani di "tesoretto" da 47 miliardi che però era ed è inesistente, consistendo solo in stanziamenti ordinari e tutt’altro che certi nel lungo termine e persino a discapito di altri capitoli di spesa per le infrastrutture, se è vero che stando ai dati raccolti da Unimpresa, il saldo totale degli investimenti sarebbe in calo leggero, ma pur sempre in calo, nei prossimi anni.
    «Mps è risanata, ora investire è un affare»
    Ovviamente mi sono limitato a pochi esempi provenienti proprio dalle Istituzioni e da rappresentanti del Governo nell'esercizio delle proprie funzioni (il Falso ideologico cos'è secondo Sua Signora delle Camere?) che potrebbero, una volta adeguatamente perseguiti, produrre tanta beneficenza direttamente nei confronti dei cittadini e magari non delle ONLUS degli amici o degli amici degli amici.
    PS: Immaginiamo poi se tutti i giornali e le reti televisive dovessero rispondere come gli internauti di quel che pubblicano e delle fake news nel loro caso spesso addirittura autoprodotte con dispendio di denaro pubblico.
    Stefano Davidson

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    11/03/17--23:02: Kalandrino; "Il flop del jobs act? Colpa delle banche"


    di Stefano Davidson

    Kalandrino; "Il flop del jobs act? Colpa delle banche"
    Da cui l'ufficializzazione che detto Jobs Act è stato un flop (come annunciato prima del varo, visti gli affondamenti dello stesso dappertutto, Germania in testa).
    Poi giusto per ricordare:
    - 29 dicembre 2015
    Renzi: "Le banche italiane sono solide, non cambierei il nostro sistema con quello tedesco" Il presidente del Consiglio rassicura sullo stato degli istituti di credito. (Ansa, )
    - 21 gennaio 2016
    Renzi: «alcune delle banche italiane sono tra le più solide al mondo, per alcune serve uno sforzo ma tutto il sistema del credito sa di avere un paese forte e solido e che in questo clima è un ottimo investimento»
    Inoltre: "MPS è “un ottimo affare” per chi investe loggi è risanata ed è un bel brand» (Ansa)
    - 28 giu 2016
    Renzi alla CNN: "le Banche italiane sono molto solide" -(MilanoFinanza)
    -1 dicembre 2016
    Pier Carlo Padoan (Ministro dell'Economia e delle Finanze del Governo Renzi): "Il Financial Times ha detto che ci sarà una crisi finanziaria se vince il No. Questa cosa è sbagliata perché il sistema bancario italiano nel suo complesso è solido, almeno solido quanto gli altri."
    In nessuna di queste occasioni Kalandrino si è mai sentito di sottolineare come il suo Jobs Act stesse fallendo per colpa delle banche e del loro appoggio nonché dei loro investimenti?
    No. Anzi tweettava allegramente #JobsActfunziona nonostante ora sia chiaro anche ai sassi, come il succitato provvedimento sia stato in linea con ogni iniziativa Renziana, Referendum Costituzionale su tutte.
    Poi ancora c'è qualcuno che ha dei dubbi sulle reali capacità del fanfarello e magari gli dà ancora credito. Ma del resto esiste la Sindrome di Stoccolma per cui...
    PS:
    Favoletta della sera:
    ...e Silvio nella notte tra il 6 e il 7 Dicembre 2010 disse al suo protetto, arrivatogli tempo addietro a fagiolo da un giro della ruota della fortuna azionata da Dell'Utri:
    "Ora che ti ho fatto diventare sindaco a Firenze schierandoti contro il "nulla" Giovanni Galli, siamo pronti alla fase due ovvero scali il Piddì e poi me lo distruggi da dentro.
    E il pupo se ne partì con tali istruzioni che seguì alla lettera per far felice il suo vero padrino politico che grazie a lui risorse per la terza volta.

    Stefano Davidson

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    11/03/17--23:18: Siria : tutta la verita'



    SIRIA : I VERI TERRORISTI SONO I CRIMINALI CHE MANOVRANO IL GOVERNO AMERICANO ...

    .. ALTRO CHE IL REGIME DI ASSAD, CHE I -- MEDIA CORROTTI --
    STANNO FACENDO PASSARE PER UN MOSTRO .
    L'INFORMAZIONE E' MANIPOLATA DAL POTERE .


        5 BUGIE SUL RAPPORTO DELL’ONU SULLE ARMI CHIMICHE
        IN SIRIA :
        http://aurorasito.wordpress.com/2013/09/18/cinque-bugie-sul-rapporto-dellonu-sulle-armi-chimiche-in-siria/


    ══ NON E' ASSAD CHE STA' AMMAZZANDO I CIVILI E ══
    ══════ TANTISSIMI BAMBINI SIRIANI ═══════
    ═════ MA E' IL GOVERNO AMERICANO ══════
    CHE HA MANDATO ════ I TERRORISTI IN SIRIA ════
    ══ E LI SUPPORTA CON LE ARMI E ALTRO . ══
    ══ E I MEDIA CORROTTI STANNO ACCUSANDO ASSAD ══
    VOGLIONO CHE I SIRIANI SIANO CONTRO IL LORO GOVERNO,
    IN MODO DA FARLO CADERE E CONQUISTARE LA SIRIA .

    LE FAMOSE " PRIMAVERE ARABE " DI CUI HA BISOGNO L'AMERICA PER ESPORTARE LA LORO " PACE " CHE NON E' ALTRO CHE GUERRA E SANGUE NEL MONDO ... TUTTO QUESTO PER I LORO SPORCHI INTERESSI .

    LEGGETE ------------- TUTTE LE VERITA' ----------------

    QUELLO CHE AVVIENE ATTUALMENTE IN SIRIA È OCCULTATO DA UN’ OPERA DI MASSICCIA DISINFORMAZIONE E DI MANIPOLAZIONE MEDIATICA che non ha paragoni con altre situazioni recenti se non con la guerra in Irak e con l’operazione fatta a suo tempo in Libia.
    Nonostante questa intensa campagna di propaganda svolta da giornali e TV in Occidente (anche con l’apporto di televisioni come di Al Jatzera e Al Arabiya finanziate dagli emiri del Golfo), QUELLA CHE in un primo tempo SI È CERCATO DI FAR APPARIRE COME UNA “RIVOLTA POPOLARE” CONTRO IL REGIME DI ASSAD, RISULTATA ormai evidente che trattasi di UNA MACCHINAZIONE DELLE GRANDI POTENZE USA, GB, Francia ed Israele, PER DESTABILIZZARE LA SIRIA e favorire gli interessi geo strategici ed energetici delle potenze occidentali.

    Si sapeva già da diversi anni che il Pentagono aveva i piani nel cassetto che prevedevano la destabilizzazione della Siria fin dai tempi del secondo intervento in Iraq ( anche quello mascherato dal pretesto delle “armi di distruzione di massa”). L’azione contro la Siria è parte di una “roadmap militare“, una sequenza di operazioni militari. Secondo quanto rivelato da l’ex comandante generale della NATO, Wesley Clark, IL PENTAGONO AVEVA chiaramente INDIVIDUATO a suo tempo, oltre all’Iraq, ed alla Libia, anche Siria e Libano COME PAESI BERSAGLIO DI UN INTERVENTO USA-NATO. Si tratta di una strategia ad ampio raggio che prevede il controllo della regione coinvolgendo anche altri paesi quali Sudan e Somalia.
    http://epineo.blogspot.it/2012/06/il-generale-wesley-clark-gioca-fare-il.html

    VEDI: TESTIMONIANZA SCIOCCANTE DI UN SIRIANO ALLA RADIO FRANCESE:
    http://www.youtube.com/watch?v=myKCs_90jKs

    L’intervento in Siria era iniziato più di un anno fa con L’INFILTRAZIONE NEL TERRITORIO SIRIANO, attraverso Giordania e Turchia, DI GRUPPI DI MILIZIANI con il preciso compito DI EFFETTUARE AZIONI DI GUERRIGLIA contro i militari e forze di polizia siriane E MASSACRI DI CIVILI PER GETTANE POI LA RESPONSABILITÀ SULL’ESERCITO (di Assad) lealista ATTRAVERSO LA FALSIFICAZIONE DELLA PROPAGANDA.

    ------------- E’ UN FILM GIA’ VISTO ... ---------------
    http://www.youtube.com/watch?v=dj4GyjzY4ZM

    Il piano però ha funzionato soltanto in parte e le forze ribelli, distintesi per crudeltà ed efferatezza (dei veri “tagliagole”) sono state respinte.
    Ultimamente gli AMERICANI HANNO AMMESSO APERTAMENTE DI AVER ORGANIZZATO L’INVIO MASSICCIO DI ARMAMENTI AL FRONTE DEI RIBELLI SIRIANI con la complicità di Arabia Saudita, Qatar ed altre monarchie del Golfo, armi e rifornimenti che arrivano attraverso un ponte aereo e successivamente vengono inviate, attraverso la Giordania, il Libano e la Turchia, in territorio Siriano.
    Erano stati espliciti gli AVVERTIMENTI lanciati l’anno scorso dalla CLINTON AD AL ASSAD PERCHÉ RASSEGNASSE LE DIMISSIONI E FAVORISSE un avvicendamento ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA SIRIANA con UN PERSONAGGIO “GRADITO” AGLI USA, MINACCIANDO UN ATTACCO CATASTROFICO contro la Siria in caso non ottemperanza agli “ordini” del gendarme USA.
    http://www.lastampa.it/2012/07/08/esteri/hillary-clinton-avviso-ad-assad-rischia-un-attacco-catastrofico-RGjKEqzYRf9Jg2yWzlKTGN/pagina.html

    NEANCHE A VOLER NASCONDERE la pesante ingerenza del dipartimento di stato USA nella “GUERRA SPORCA” PIANIFICATA IN SIRIA PER DEPORRE ASSAD E DESTABILIZZARE IL PAESE.
    Ed in effetti, visto che le forze ribelli sono state sbaragliate sul campo dall’esercito lealista Siriano e rimaste isolate, anche per l’appoggio dato dalla popolazione al presidente Assad, negli USA si è deciso un CAMBIO DI STRATEGIA CON L’INVIO DIRETTO DI ARMAMENTI E RIFORNIMENTI ALLA GUERRIGLIA.

    Gli USA NEGLI ULTIMI MESI hanno organizzato e diretto un ponte aereo, mediante il quale SONO STATE TRASPORTATE, secondo un calcolo approssimato, PIÙ DI 3500 TONNELLATE DI ARMI. I primi voli sono stati effettuati, con aerei militari da trasporto C-130, dal Qatar in Turchia. Successivamente sono stati utilizzati i giganteschi aerei cargo C-17, forniti dagli Usa al Qatar, che hanno fatto la spola tra la base di Al Udeid e quella turca di Esenboga. Particolare non secondario: la base aerea qatariana di Al Udeid è la stessa ove trovasi il quartier generale avanzato del Comando centrale Usa, con un organico di almeno 10mila militari, funzionando da base pilota per tutte le operazioni in Medio Oriente.

    In Turchia e Giordania sono presenti CAMPI DI ADDESTRAMENTO DELLE MILIZIE affluite da altri paesi, in particolare da Libia, Tunisia, Algeria e Giordania con la presenza di istruttori militari e supervisione di istruttori militari della CIA e Britannici. I “volontari”, che sono in realtà mercenari finanziati dalla monarchia Saudita, non provengono soltanto da paesi arabi ma anche da paesi occidentali e perfino dalla Cecenia . Vedasi l’episodio dell’uccisione del figlio del capo della guerriglia cecena per opera dell’esercito siriano a dimostrare la provenienza internazionale dei miliziani.
    http://www.adnkronos.com/IGN/Aki/Italiano/Sicurezza/Siria-figlio-capo-guerriglia-cecena-combatteva-con-ribelli-morto-in-battaglia_313620813472.html

    I VOLONTARI SONO MILIZIANI, quasi tutti FANATICI INTEGRALISTI DI FEDE SALAFITA, LA PIÙ OSCURANTISTA DELLE SETTE ISLAMICHE, fortemente rivale degli alawiti e degli sciiti (questi ultimi visti come infedeli) che sono le confessioni di appartenenza rispettivamente del presidente Assad e dell’Iran. Non si perdona alla Siria di essere un regime laico, multi confessionale e tollerante verso tutte le confessioni e dove esiste anche una numerosa comunità cristiana.
    Questo spiega quindi anche la preoccupazione dell’Iran che, alleato e sostenitore della Siria, in caso di una caduta del regime di Assad si vedrebbe circondato alla sue frontiere da ovest e da est da paesi ostili.

    Le “FINTE” RIVOLTE organizzate inizialmente IN SIRIA, in particolare a Daraa ( città di confine a 10 Km dalla Turchia) non hanno avuto il successo sperato e si sono risolte con incendi e saccheggi e scontri a fuoco con le forze di polizia. Quello che è emerso da questi rapporti iniziali, è che MOLTI DEI MANIFESTANTI NON ERANO MANIFESTANTI, MA TERRORISTI coinvolti in atti premeditati di assassinio e di incendi dolosi. Dal titolo della notizia di fonte israeliana si evidenzia quello che è successo: Siria: sette poliziotti uccisi, Edifici incendiati nelle Proteste.
    (Si veda Michel Chossudovsky, SYRIA: Who is Behind The Protest Movement? Fabricating a Pretext for a US-NATO “Humanitarian Intervention“. Global Research, 3 maggio 2011.
    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24591

    Lo stesso è accaduto quando l’azione delle milizie integraliste si è spostato nella piccola città di Jisr al-Shughour sempre nelle vicinanze del confine turco. I miliziani si sono scontrati con le forze di polizia e dell’esercito ma non c’è stata alcuna manifestazione di massa se non nelle false notizie inviate dai media occidentali e da Al Jazeera. La popolazione presa nel fuoco incrociato si è riversata fuggendo al confine, ingrossando il numero dei rifugiati nei campi profughi.
    Al contrario nella capitale a Damasco l’azione dei miliziani è sempre rimasta isolata con attentati a colpi di mortaio ed auto bomba mentre SI SONO SVOLTE MANIFESTAZIONI DI MASSA, MAI VISTE PRIMA, (del tutto oscurate dai media occidentali) A SOSTEGNO DEL PRESIDENTE ASSAD.

    Questo non toglie che il regime siriano non si può certo considerare un sistema democratico (che non esiste in Medio Oriente), tuttavia è chiaro che l’obiettivo DELL’AZIONE DI SOSTEGNO DEGLI USA-NATO al fronte dei ribelli siriani, IN ACCORDO CON ISRAELE, NON È “PROMUOVERE LA DEMOCRAZIA”. Un pretesto risibile vista la connotazione fanatica ed integralista del fronte dei ribelli.
    IL VERO OBIETTIVO DI WASHINGTON È QUELLO D’INSTALLARE ALLA FINE IN SIRIA UN REGIME FANTOCCIO CHE SIA CONFACENTE AI PROPRI INTERESSI.
    Questi consistono essenzialmente nell’accerchiare ed ISOLARE L’IRAN E PREPARARE UN possibile INTERVENTO MILITARE CONTRO LA nascente “POTENZA NUCLEARE” PERSIANA.
    In secondo piano non si può escludere anche l’ottenere il controllo dei giacimenti di gas naturale nel Mediterraneo prospicienti alle coste della Siria da poco scoperti.

    LA STRATEGIA DELLA DISINFORMAZIONE MEDIATICA È QUELLA DI DEMONIZZARE IL PRESIDENTE AL-ASSAD, E più in generale, DESTABILIZZARE LA SIRIA quale stato laico.
    Esiste però un fronte antagonista agli interessi degli USA e di Israele ed è rappresentato (oltre all’Iran) essenzialmente dalla Russia di Putin, alleata di ferro del regime siriano, considerando anche che la Russia mantiene una importante base nel Mediterraneo sulle coste siriane e Putin ha manifestato chiaramente un altolà alle possibili ingerenze militari dirette degli USA e della Nato sulla Siria, in particolare l’avviso è stato dato ad Erdogan, il premier Turco, in occasione di alcuni incidenti avvenuti al confine Turco Siriano.

    Putin ha avvisato il “turco” che , se anche un solo soldato Nato dovesse entrare nei confini siriani, Mosca valuterebbe questo come un atto ostile contro la Russia e questa reagirebbe con tutta la sua forza con “orribili effetti” per un intervento in Siria. http://internacional.elpais.com/internacional/2012/02/08/actualidad/1328696203_037940.html

    Questa volta gli USA e la Nato non avranno la partita facile come avvenuto in Libia e Obama (nobel per la pace) è avvisato che in Siria gli USA ed i loro alleati stanno “scherzando con il fuoco.”

    fonte http://mondos-porco.blogspot.it/2014/12/siria-tutta-la-verita.html#more

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    11/03/17--23:27: Conversazione su Costituzione e Moneta con Marco Mori



    DI FABIO CONDITI
    comedonchisciotte.org
    Questa conversazione tra me e Marco Mori, nasce da una telefonata sul tema della relazione tra Costituzione e la Moneta, che abbiamo fatto qualche settimana fa, alla fine della quale ci siamo detti : peccato non averla registrata perché sarebbe stato bello divulgarla.
    Marco Mori e Fabio Conditi
    Allora abbiamo deciso di scriverla per offrirla a tutti come spunto di riflessione su un tema cruciale per il nostro futuro. Tra l’altro sabato 11 novembre dalle ore 9 alle ore 10 inizierò una trasmissione radiofonica web su “Radio 1909”, che si chiama “Alla ricerca dei soldi“, e Marco Mori ha accettato di intervenire in diretta telefonica proprio per parlare di questo tema molto importante e delicato.
    Potete intervenire nella trasmissione radiofonica con domande tramite messaggi Whatsapp al 331-5022807 o telefonando in diretta al 347-6521292. Sarà un esperimento di blog radiofonico, per il quale accettiamo consigli e suggerimenti. 
    Questo l’evento su Facebook con tutte le informazioni per chi volesse seguirci :https://www.facebook.com/events/1984134898464992/?active_tab=discussion
    Buona lettura.   Fabio Conditi

    Fabio – Ciao Marco, è un po’ di tempo che volevo con te affrontare uno scambio di idee su un tema che mi sta particolarmente a cuore, quello del rapporto tra la nostra Costituzione e la Moneta. La nostra Associazione Moneta Positiva da anni sta cercando di analizzare il sistema economico attuale per capire quali sono le cause principali della crisi e trovare soluzioni concrete e realizzabili per uscirne. Abbiamo però scoperto che c’è una relazione piuttosto stretta tra l’attuale meccanismo di creazione del denaro ed il progressivo peggioramento delle condizioni di vita sociale della maggior parte delle persone. In particolare la crisi economica è principalmente dovuta alla grande scarsità di denaro nell’economia reale, aggravata dalle scellerate politiche di austerity che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. Sei d’accordo su questo ?
    Marco – Certamente. E’ inutile perdersi in calcoli sofisticati. La moneta è uno strumento alternativo al baratto per lo scambio più efficace di beni e servizi, la sua quantità nell’economia è un fatto assolutamente decisivo e la base monetaria deve crescere al crescere degli scambi commerciali. La crisi è dovuta alla rarefazione monetaria nell’economia reale, rarefazione voluta da chi detiene i grandi capitali poiché, rendendo raro ciò che loro hanno in abbondanza (anche perché sovente hanno addirittura il potere di creare moneta dal nulla), acquisiscono una posizione politica con cui imporre le proprie scelte ai governi dei singoli Stati. Sono concetti già noti addirittura ai tempi della redazione della nostra Costituzione, che si pensava dovesse essere una barriera al perpetrarsi di tale situazione.
    Fabio – Quindi, siamo d’accordo che per un funzionamento corretto dell’economia, è necessario creare la giusta quantità di denaro, ma anche verificare che questo denaro creato sia utilizzato correttamente. Se il denaro che creo, tanto per fare un esempio “non casuale”, lo utilizzo per alimentare l’industria bellica, non creo certo benessere per i cittadini. Riflettevo però su una questione che spesso viene ignorata o sottovalutata dalla maggior parte delle persone che si occupano di economia, l’importanza di analizzare chi crea il denaro, come lo crea e che utilizzo ne fa. Ne ho parlato il 4 novembre scorso alla Sala dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, ma ovviamente sui giornali questo tema non viene minimamente trattato.
    Marco – E’ il tema dei temi. Si parla sempre di soldi o meglio che non ci sono i soldi, ma nessuno si domanda quali siano le regole previste alla base della loro creazione. Le persone non si fanno alcuna domanda, come se il denaro si raccogliesse nei campi. Invece la quantità di moneta esistente in un’economia dovrebbe essere tra le più importanti questioni politiche da trattare, altro che Banche Centrali indipendenti… la propaganda poi spinge a far credere alla gente che la mancanza di moneta sia dovuta agli sprechi, come se i soldi sparissero dopo una transazione. La moneta invece circola e nelle nostre tasche ci sono euro che certamente in qualche passaggio sono stati usati per le più svariate serie di attività illecite, dalla corruzione all’evasione. Eppure noi li abbiamo in tasca e li usiamo per comprare il pane! Ovvio che però tali concetti sfuggano, se non si prende atto che la moneta non è un bene finito, ma uno strumento al servizio della società che si crea dal nulla.
    Fabio – Molti non si rendono conto, però, di questo cambiamento epocale, la moneta oggi non è un bene finito, perchè può essere creata dal nulla, ma non è sempre stato così. Inizialmente la moneta era costituita da beni reali di consumo comune, come il grano, da cui deriva la frase “fare la grana”, o come il salgemma, da cui deriva il termine “salario”. Poi dal III millennio a.c. sono comparsi i metalli preziosi che si sono affermati come mezzo di pagamento, soprattutto con l’avvento della coniazione in monete d’oro e d’argento da parte del “Sovrano” di turno. Ma erano tutte monete “scarse” perché di limitata disponibilità in natura. Per questo si sono “inventati” altri strumenti monetari che facilitassero gli scambi. Le tavolette di argilla della Mesopotamia, i Mamrè della Palestina, le Lettere di Cambio dei Templari, le Note di Banco degli orefici, fino alle banconote delle prime banche, sono tutte monete che non avevano valore intrinseco, ma erano convertibili in oro o argento, anche se solo per una certa percentuale garantita. La storia dell’umanità è quindi stata sempre caratterizzata dall’utilizzo di strumenti monetari molto diversi tra loro, ma che erano caratterizzati comunque o da un valore intrinseco o dalla possibilità di essere cambiati in beni aventi un loro valore intrinseco. Mentre oggi abbiamo una grande opportunità, visto che la moneta può essere creata senza limiti.
    Marco – La storia della moneta dimostra che essa è uno strumento politico e che come tale deve essere gestito democraticamente. Oggi poi, superata la convertibilità aurea siamo ad un soffio dal creare una società più giusta, siamo ad un soffio da realizzare i desideri ed i sogni di Keynes, finalmente liberandoci da quella concezione di società che sembra la parodia dell’incubo di un contabile. Concezione che conviene solo a chi oggi detiene il potere e ci racconta “balle” per mantenerlo. Tra noi ed il sogno c’è “solo” il fascismo finanziario imperante, la sua forza di coercizione e la sua propaganda.
    Fabio – Probabilmente ha qualche interesse a farlo ! Da quando Richard Nixon nel 1971 ha interrotto  la convertibilità in oro del dollaro, siamo passati improvvisamente da una moneta scarsa perché legata in qualche modo al valore dell’oro, ad una moneta fiat che può essere creata facilmente senza alcun limite, se non la volontà dell’uomo. Questo come diceva Keynes, che aveva già capito in grande anticipo questa potenzialità, avrebbe potuto liberare l’umanità dalla schiavitù monetaria, cioè dalla necessità di trovare le risorse monetarie per aumentare la ricchezza, l’unico limite al benessere di tutta la popolazione, sarebbero state le risorse umane ed ambientali che abbiamo a disposizione. Dopo quasi cinquant’anni da allora, ci ritroviamo in un mondo dove solo una piccola parte della popolazione, che possiamo chiamare aristocrazia finanziaria, si arricchisce sempre di più a scapito di tutti gli altri. Come è potuto accadere ?
    Marco – Amaramente mi verrebbe da dire che l’uomo non è poi così capace ad autodeterminarsi e che invece è soggetto con facilità a grandi manipolazioni, l’uomo in definitiva è facilmente circonvenibile. L’affermazione che raccontando una bugia un milione di volte essa diventi verità è dunque corretta. In fin dei conti, nonostante la nostra tecnologia, visti dall’esterno da un’ipotetica civiltà più evoluta, sicuramente  sembreremo poco più che cavernicoli. Il nostro assetto socio-economico è preistorico. Chi oggi gestisce il mondo in questo modo, cooptando le masse, non è un genio o un potente, è semplicemente un caso clinico, sono soggetti affetti da gravi disturbi psicotici. Chi pensa che la società non abbia bisogno di trasformazioni radicali per sopravvivere, ha una visione d’insieme che non supera i cinque minuti.
    Fabio – Il progressivo aumento di potere dell’aristocrazia finanziaria, soprattutto in Italia, è avvenuto dopo il 1971, quando all’interno del nostro ordinamento sono state effettuate riforme di carattere monetario, che hanno completamente modificato il meccanismo di funzionamento della creazione del denaro e soprattutto i soggetti che ne detengono il controllo. Di fatto abbiamo assistito al progressivo trasferimento del potere di creare il denaro dallo Stato alle banche private, senza che gli articoli della nostra Costituzione potessero difenderci da questa progressiva riduzione della nostra sovranità. In particolare i momenti cruciali di questo trasferimento per me sono stati il divorzio tra il Ministero del Tesoro a la Banca d’Italia, e la privatizzazione della banche pubbliche che detenevano quote di partecipazione in Bankitalia, che hanno trasformato la nostra banca centrale in un soggetto non più controllato e gestito dallo Stato italiano. Queste trasformazioni secondo me sono anticostituzionali, perché hanno reso inattuabile l’art.47 della nostra Costituzione.
    Marco – Il divorzio fu, per stessa ammissione di Andreatta dalle colonne del Sole 24 circa dieci anni dopo, una “congiura aperta” tra lui e Ciampi. Fatta senza passaggi parlamentari per impedire il dibattito e la formazione del dissenso circa la prima operazione atta a comprimere la nostra sovranità. Il divorzio fu un semplice scambio epistolare, dunque non lo definirei una vera e propria illecita cessione di sovranità. Era possibile tornare indietro, se la politica lo avesse voluto avrebbe potuto imporre in qualsiasi momento alla Banca d’Italia di tornare ad essere la prestatrice illimitata di ultima istanza indispensabile ad uno Stato. Oggi Banca d’Italia non esiste più, essendo un organismo totalmente fuori dal controllo dello Stato, ancora in questi giorni abbiamo sentito politici che ne elogiavano l’indipendenza. Cose davvero da far cadere le braccia. Se la Repubblica, proprio ai sensi del citato art. 47 Cost., deve coordinare, controllare e disciplinare il credito è evidente che non può esistere una banca centrale indipendente. Essa è per definizione il controllore e non un controllato! Questo poi è anche l’assetto istituzionale del SEBC, il sistema europeo delle banche centrali, anch’esso indipendente dalla politica, indipendente dalla democrazia, ma dipendente dai grandi poteri finanziari che lo controllano in toto.
    Fabio – Un altro aspetto che pochi conoscono è la riserva obbligatoria in contanti che le banche devono depositare in Banca d’Italia per i depositi che hanno, che rappresentano la moneta elettronica che creano. Se quando creo 100 euro di depositi, ne devo avere il 40% da depositare in Bankitalia, è chiaro che ho una capacità di creare denaro dal nulla pari a 2,5 volte, non di più. Questo era il valore di riserva obbligatoria della Banca d’Italia rispetto alla moneta di stato nel 1893, anno di istituzione della Banca d’Italia. Ma progressivamente queste percentuali di riserva obbligatoria sono andate calando sempre di più fino ad azzerarsi. La riserva obbligatoria delle banche private è stata quasi costante nel dopoguerra, variando dal 22,5% del 1946 al 17,5% del 1993. Ma dopo la Riforma Bancaria del 1993, c’è stata una rapida accelerazione che ha portato la riserva obbligatoria al 1% nel 2012. Questo significa che il moltiplicatore monetario per la moneta elettronica bancaria è pari a 100. Questo è il vero motivo della forte instabilità del sistema economico, perché può creare denaro con pochissime garanzie e senza alcun controllo, visto che Banca d’Italia è praticamente controllata da banche private.
    Marco – Io sono radicale. Per me i privati non debbono poter creare moneta. Non è un fatto economico ma politico, chi può espandere il credito ha un potere reale sulle democrazie, tale da schiacciarle o comunque condizionarle. Questo era noto ai Costituenti che infatti con l’art. 42 Cost. disciplinavano anche la fondamentale funzione sociale della proprietà, il fatto che essa non finisse accentrata nelle mani di pochi diventando un potere politico. Lo Stato dunque non solo deve avere il controllo completo della Banca Centrale, ma anche il controllo completo del credito. E poi davvero, visti gli eventi degli ultimi anni, qualcuno può ancora pensare che il controllo del credito non sia un fatto di democrazia? Quando un Ministro dichiara pubblicamente, mi riferisco ad Orlando, che il Parlamento è messo di fronte al fatto compiuto da poteri sovranazionali di natura economica, non democratici, dovrebbe essere spontaneo domandarsi come sia stato possibile arrivare a tanto. La risposta è facile, perché la Repubblica, in difformità dell’art. 47 Cost., non controlla il credito.
    Fabio – E noi siamo radicali come te, le banche private non possono creare denaro dal nulla. Il problema è come riuscire a riformare il sistema monetario, ma ci arriviamo. Leggendo il tuo libro, ho scoperto che durante la scrittura della Costituzione, la discussione sul modello economico è stata piuttosto accesa ed intensa, perché i nostri padri costituenti si sono posti il problema di quale modello economico favorire e di quali norme prevedere perché si potesse realizzare. Erano consapevoli del rischio connesso ad un eccessivo potere da parte dell’economia finanziaria rispetto all’economia reale ?
    Marco – Accesa nel senso di ricca di spunti. Ma fu assolutamente univoca, le voci di dissenso al modello economico poi inserito in Costituzione erano praticamente nulle. Il liberismo era considerato superato già nel 1946! Era individuato come causa scatenante della seconda guerra mondiale, la pace e la democrazia potevano mantenersi solo con uno Stato che controllasse, coordinasse e disciplinasse l’economia. Giganti come Aldo Moro, Gustavo Ghidini, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, ad esempio, hanno spiegato benissimo questi concetti nei verbali dell’Assemblea Costituente. In merito poi alla finanza la Costituzione ha fatto di più che sfavorirla rispetto all’economia reale. In realtà l’ha resa un fatto illecito, l’art. 4 Cost. è chiarissimo. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. La speculazione è dunque bandita, ma Stati privi di sovranità non sono in grado di fermare il grande capitale internazionale perché non dispongono più di un sufficiente potere d’imperio.
    Fabio – In realtà, contrariamente alle intenzioni dei nostri padri costituenti, oggi possiamo dire che l’economia finanziaria ha avuto la meglio sull’economia reale. Per dimostrarlo bastano solo due semplici dati : i mercati finanziari valgono circa 1.000.000 di mld di dollari, mentre la somma dei PIL di tutti gli Stati del mondo sono solo 75.000 mld di dollari, ma soprattutto l’1% della popolazione più ricca possiede il 50% della ricchezza che c’è al mondo, mentre il 70% della popolazione più povera deve sopravvivere con solo il 3%. La causa è da ricercare nel fatto che il meccanismo di creazione del denaro è attualmente quasi esclusivamente in mano a banche private, che sono controllate solo da una piccola parte della popolazione. Infatti attualmente noi usiamo tre tipi di moneta per i nostri scambi: le monete metalliche, le banconote e la moneta elettronica bancaria. Le monete metalliche vengono create dallo Stato, ma solo per lo 0,3% di tutta quella che usiamo, quindi è trascurabile. Le banconote sono create dalla BCE, ma prestate solo al sistema bancario, che ce le presta a sua volta creando però dal nulla anche la moneta elettronica bancaria. In questo modo la moneta che riceviamo in prestito dal sistema bancario è pari al 99,7% di tutta la moneta che usiamo e ci paghiamo continuamente interessi!
    Marco – In Procura della Repubblica individuano reati in contesti molto più complessi di quello che hai appena elegantemente descritto. Eppure il profondo impatto criminale di questo sistema viene quotidianamente ignorato, l’illecito è diventato lecito per consuetudine. Torniamo a quanto Ti dicevo prima, l’umanità, vista da fuori, sembra ancora alla preistoria, siamo davvero ridicoli. Alla fine anche il potere di questi pazzi oggi al timone del mondo è completamente effimero, sono mortali, la loro vita è un soffio nell’eternità che nessuno ricorderà mai. Esistenze sprecate, fanno solo pena, sotto tutti i punti di vista. Basterebbe un popolo con un filo di conoscenza in più per spazzarli via per sempre.
    Fine 1° parte (tra una settimana la 2° parte)

    Marco Mori
    Esperto di Costituzione Italiana e Trattati Europei – Laureato in Giurisprudenza, autore del libro “Il Tramonto della Democrazia – Analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”. http://www.studiolegalemarcomori.it/
    Fabio Conditi
    Presidente dell’Associazione Moneta Positiva www.monetapositiva.blogspot.it
    articoli precedenti su Comedonchisciotte per approfondire : https://comedonchisciotte.org/?s=fabio+conditi
    Fonte: www.comedonchisciotte.org


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    11/04/17--11:49: Perché il Pd vuole suicidarsi con lo Ius Soli? Forse una ragione c’è, inconfessabile


    Ci siamo: la Sicilia fra poche ore andrà alle urne per eleggere il governatore e il Consiglio regionale. Un dato, sin d’ora, è certo: il Pd non vincerà. Si tratta solo di sapere se perderà male, finendo terzo, o malissimo, addirittura quarto. Saranno gli esperti di politica siciliana a interpretare, ad urne chiuse, le dinamiche più profonde di questo insuccesso, che però ha anche, e forse soprattutto, una valenza nazionale. La maggior parte degli elettori non crede più nel Pd di Renzi e in una regione come la Sicilia il problema dei migranti ha contato, eccome se ha contato.
    migrantiCerto, gli elettori hanno la memoria corta – è noto – ma non cortissima. Sanno come il governo Gentiloni ha affrontato la questione del “servizio taxi” operato dalle navi delle Ong, dapprima negandolo, poi dissimulandolo, infine criminalizzando chi denunciava abusi e complicità con Organizzazioni non governative alcune delle quali chiaramente in combutta con gli scafisti e animate non solo da propositi umanitari quanto, soprattutto, da intenti politici per favorire un’irresponsabile e socialmente destabilizzante immigrazione di massa. Ora la verità sta venendo fuori, ora sappiamo chi aveva ragione.
    Sì, il Pd paga, elettoralmente, anche per questo. Ma anche per l’ostinazione con cui continua a proporre lo ius soli ovvero la concessione della cittadinanza agli stranieri che nascono in Italia. E come lo f: toni drammatici, scioperi della fame, più mediatici che di sostanza, certo ma inequivocabili nel loro significato: il Pd quel provvedimento lo vuole approvare e prima della fine della legislatura.
    Diciamolo pure: complimenti per la coerenza. Salvini e il centrodestra apprezzano e sentitamente ringraziano. Però qualcosa non torna. Perché i sondaggi sono inequivocabili: un numero crescente di elettori, ormai maggioritario, inclusi molti di sinistra, è contrario allo ius soli. E al Pd e a Renzi non mancano di certo gli esperti elettorali in grado di spiegare che intestardirsi su un tema impopolare significa urtare gli elettori moderati e dunque perdere le elezioni, domenica in Sicilia in marzo in Italia.
    Eppure Renzi, per una volta d’accordo con Gentiloni, va avanti. Persino un ministro competente e che quest’estate ha saputo prendere posizioni ferme in tema di immigrazione, come quello degli Interni Minniti, improvvisamente ha innescato la retromarcia.
    Titoli come questi sono inequivocabili:Schermata 2017-11-03 alle 17.23.07
    E allora bisogna chiedersi cosa spinga il Pd al suicidio politico. Ci deve essere una ragione suprema, per cui l’approvazione di un provvedimento straordinariamente impopolare diventa più urgente delle più ovvie considerazioni di strategia elettorale. Perché anche se il Parlamento non lo approverà entro Natale, il Pd verrà attaccato su questo tema. E Salvini e la Meloni non molleranno la presa.
    Dunque, perché? Non ho risposte certe, solo ragionevoli dubbi, ad esempio apprendendoche Open Society di Soros può contare su 226 europarlamentari “affidabili” per promuovere i propri progetti di diffusione dei migranti in tutta Europa. Di questi, 14 sono italiani, quasi tutti del Pd (trattasi di Brando Maria Benifei, Sergio Cofferati, Cecilia Kyenge, Alessia Mosca, Andrea Cozzolino, Elena Gentile, Roberto Gualtieri, Isabella De Monte, Luigi Morgano, Pier Antonio Panzeri, Gianni Pittella, Elena Schlein, Daniele Viotti). Più Barbara Spinelli, della lista Tsipras, ex indignata speciale di Repubblica.
    Attenzione: non si tratta di complottismo ma di un dettagliato documento interno della Open Society, pescato e divulgato da DcLeaks.
    soros gentiloniQuel Soros che lo scorso maggio fu ricevuto a Palazzo Chigi da un gaudente Paolo Gentiloni. Quel Soros che da anni tesse una meticolosa ed efficace rete di contatti negli ambienti progressisti italiani. Quel Soros che ha appena deciso di donare 18 miliardi del suo patrimonio a Open Society.
    E’ un uomo potente, influente, determinato, certo coerente con le sue convinzioni. E non è isolato. Fa parte di un mondo che persegue interessi che sono umanitari nelle motivazioni ufficiali ma dall’innegabile valenza politica pro immigrazione, contro la sovranità degli Stati, di aperta ostilità alle identità nazionali, ai valori e alle culture tradizionali.
    E allora viene da chiedersi: è a quel mondo che il Pd non può dire di no?
    Marcello Foa
    fonte http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/11/04/pd-suicidarsi-ius-soli/
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    11/07/17--21:43: SOROS E IL MITO DELLA DEMOCRAZIA EUROPEA







    Ormai è un segreto di pulcinella che la “rete di Soros” abbia un’ampia sfera d’influenza sul Parlamento europeo e su altre istituzioni dell’Unione europea.


    La lista di Soros è stata resa pubblica recentemente. Il documento elenca 226 parlamentari europei provenienti da tutto lo spettro politico, tra cui l’ex Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, l’ex presidente del Belgio Guy Verhofstadt, sette vicepresidenti e un numero di commissari, coordinatori e questuanti vari. Queste persone portano avanti le idee di Soros, come ad esempio far entrare più migranti, matrimoni dello stesso sesso, integrazione dell’Ucraina nella UE e contrasto alla Russia. I membri del Parlamento Europeo sono 751 e questo significa che gli amici di Soros occupano più di un terzo dei seggi.
    George Soros, investitore ungaro-americano e fondatore e proprietario della ONG Open Society Foundations , ha potuto incontrare il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in un “incontro a porte chiuse e senza nessuna agenda ufficiale” , cosa che ha sottolineato come le proposte della UE per ridistribuire le quote di migranti tra i vari paesi siano molto vicine aiprogrammi studiati da Soros per affrontare la crisi.
    Il finanziere miliardario crede che l’Unione europea debba accogliere milioni di immigrati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa settentrionale, fornendo a ciascuno di essi un aiuto annuale di 15.000 euro e collocare questi migranti in un qualsiasi Stato membro dove i migranti non vogliono andare e dove non sono necessariamente benvenuti.
    Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán ha accusato la EU di “essere manipolata” da Soros e crede che la politica delle frontiere aperte proposta dal miliardario sia il motivo della campagna contro l’Ungheria. Il motivo è il tentativo del governo (ungherese) di intraprendere una azione legale con una nuova legge che richiede che le ONG, sostenute da stranieri – molte delle quali finanziate da Soros – indichino i nomi dei loro grandi donatori d’oltremare su un pubblico registro e che le fonti dei loro finanziamenti siano trasparenti . Il governo ungherese sta impegnandosi per chiudere l’Università Centrale Europea di Budapest, fondata da Soros.
    “Tutta l’Unione europea è in difficoltà perché i suoi capi ed i suoi burocrati adottano decisioni come queste”, ha dichiarato Orbán.
    “La popolazione appoggia l’ideale dell’Unione Europea, ma allo stesso tempo, non può sopportare la sua leadership, quando insulta gli Stati membri con cose del genere e quando abusa dei suoi poteri.Tutti in Europa possono vederlo e per questo la leadership europea non viene rispettata”.
    Il gruppo di Visegrad sta cercando di resistere alla pressione della UE sulla politica degli immigrati. La European Commission of Migration and Home Affairs sta spingendo per un nuovo disegno di legge che renda obbligatori i contingenti di migranti e almeno 30 amici di Soros lavorano per questa commissione.
    Molte delle persone elencate nel documento sono note per i loro attacchi contro la Russia.Per esempio, Rebecca Harms, deputata tedesca del Partito dei Verdi, chiede regolarmente al Parlamento europeo un regime di sanzioni contro Mosca ancora più duro. Guy Verhofstadt accusa la Russia di essere responsabile di qualsiasi cosa vada male in Europa. Il suo articolo Putting Putin in his Place ha fatto molto rumore l’anno scorso. Nel 2012, l’ex premier croato Tonino Picula, che era Capo di una missione di osservatori dell’OCSE, sostenne che le elezioni presidenziali russe del 2012 erano state irregolari e “manipolate” a favore di Vladimir Putin.
    L’elenco di Soros mette in luce la questione di cosa renda le politiche attuate dalla UE contrarie agli interessi degli europei. La risposta è la corruzione. I politici corrotti da Soros ballano con la sua musica e lottano contro i tentativi dei leader nazionali di proteggere gli interessi dei propri popoli. Spesso chi si oppone a quelle politiche deve confrontarsi con la resistenza delle élite politiche del proprio paese. Lo scontro tra il Primo Ministro Orbán e la rete di Soros è un buon esempio che può spiegare come funziona. Il Parlamento europeo sotto l’influenza degli amici di Soros sta spingendo l’Europa a suicidarsi facendo entrare migranti a milioni.
    Questo dimostra che la democrazia europea è solo di facciata e nasconde le attività di una struttura di potere vicina ad un sistema feudale in cui è il Signore locale che tiene le redini.Difficilmente si può dire potere al popolo. La pubblicazione delle liste di Soros fornisce un indizio per comprendere chi governa veramente la UE e chi istighi sentimenti russofobi in Europa. In realtà, questo succede ogni volta che un paese della UE – come l’Ungheria – si trovi sulla stessa barca della Russia e che si oppone alle stesse forze USA, per proteggere la propria sovranità e la propria indipendenza.
    Questo è il momento giusto per gli europei per cominciare a pensare a cambiare il sistema in modo da eliminare qualsiasi pressione esterna.

    Alex Gorka
    Fonte : www.strategic-culture.org
    Link: https://www.strategic-culture.org/news/2017/11/05/myth-european-democracy-shocking-revelation.html
     fonte comedonchisciotte.org autore della traduzione Bosque Primario



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    11/08/17--22:42: COMUNICATO STAMPA STEFANO ERCOLANI E LA MALAGESTIO DI ASSET BANCA


    Di Stefano Davidson

    COMUNICATO STAMPA


    STEFANO ERCOLANI E LA MALAGESTIO DI ASSET BANCA


    Considerato quanto lamentato dall’EX Presidente di Asset Banca Stefano Ercolani attraverso gli organi di informazione sammarinesi e non, domando:

    come si fa a negare una malagestio quando la stessa è già comprovata nel fascicolo penale relativo alla causa intentata da una cliente a Banca Commerciale Sammarinese per (ormai conclamata) sottrazione indebita di ogni suo avere e quando si è nominato Direttore Generale del “proprio” istituto di credito l’ex Vice direttore della succitata banca commissariata, ex responsabile finanza della stessa e, senz’ombra di dubbio, uno dei principali responsabili di quanto accaduto nella gestione di BCS, NONOSTANTE fosse già stato denunciato e le sue responsabilità (quantomeno di negligenza grave) fossero appurabili da un semplice controllo a terminale della posizione della cliente?

    Come si fa a negare la propria malagestio dopo aver resistito in quel giudizio in maniera BEN PIU’ che temeraria, presentando addirittura documentazioni di provenienza quantomeno dubbia totalmente sbugiardati dai Decreti Commissariali di Banca Centrale depositati in Tribunale nell’Agosto del 2015?


    Come a negare la malagestio quando si è reiterata detta scandalosa resistenza in giudizio con la complicità di uno Studio Legale che avrebbe dovuto quantomeno tentare una via transattiva con la cliente vista la realtà dei fatti e non ignorare ogni tentativo di ricomposizione proposto dalla controparte nonostante il proprio evidente, verificabile e conclamato, torto (e come fa un Giudice a non perseguirla d’ufficio visto quanto ai succitati atti pretendere), semplicemente in virtù di un accordo con lo Stato, che avrebbe dovuto “coprire” ogni pendenza derivante da Banca Commerciale Sammarinese tentando così, a mio avviso, un evidente tentativo di truffa ai danni della Repubblica?

    Come si fa a negare la malagestio quando a domande sull’accaduto da parte di cronisti li si fa minacciare dai propri legali interni alla banca? ( http://www.imolaoggi.it/2013/12/02/chiedono-informazioni-su-denuncia-a-banca-sammarinese-silenzi-e-velate-minacce-a-cronisti/ )

    Come si fa a negare le proprie enormi responsabilità quando, in qualità di Presidente CdA e insieme al Consiglio tutto  si richiede alla stessa cliente a cui sono stati sottratti tutti gli averi il rientro di un affidamento MAI richiesto e MAI controfirmato dalla stessa (come GIA’ dimostrato agli atti ) creato appositamente perché la stessa non si accorgesse delle somme sottratte per investimenti ad altissimo rischio effettuati proprio da colui che è stato, come detto, nominato Direttore Generale di Asset con questo po’ po’ di responsabilità sulla testa?


    Del resto, dopo quanto accaduto, come si può non  presumere che, come “prassi bancaria disonesta” esige, lo si possa aver nominato per avere un capro espiatorio già conclamatamente responsabile di altro per firmare altre amenità cui pareva essere abituato. Sarei curioso di analizzare quanto firmato e autorizzato dal Direttore Droghini in Asset per vedere a che punto potreste essere arrivati.

    Come si fa a negare la propria responsabilità quando, nel caso specifico, esiste un verbale di CdA della banca acquisita in cui si dichiara testualmente:

    “La cliente non ha (più. Ndr) patrimonio ed il fido non è assistito da garanzie esterne. Complessivamente l'aspetto contrattuale appare purtroppo carente per assenza di date, moduli formati in bianco e il fido in conto corrente non è formalizzato da alcun contratto”

    E i decreti commissariali ribadiscono:

    “Si conferma che non è stata rinvenuta documentazione relativa alla richiesta e/o pratica di fido a nome della Gherardi Martiri (facilitazione di euro 400.000 inserita e convalidata sul sistema informativo in data 21/07/2015). L'affidamento erogato non risulta iscritto neppure sull'ulteriore libro fidi esaminato e denominato "libro fidi delibere nell'ambito delle deleghe conferite". Non è stato possibile risalire al nominativo dell'utente che ha modificato/azzerato le commissioni per massimo scoperto sul rapporto della cliente”

    Senza dimenticare la testimonianza del Sindaco Revisore Muccioli che in Tribunale l’8 di Giugno del 2016 dichiara sotto giuramento:

    “ricordo che vi furono relazioni che evidenziarono situazioni creditorie della banca nei confronti della clientela che era opportuno rivedere. La mia carica di sindaco è cominciata a far tempo da circa quattordici mesi prima dall'avvio del commissariamento che fu nel 2011. Durante la mia sindacatura sono state sollevate osservazioni riguardo il fatto che per talune pratiche creditorie, le pratiche mancavano di documentazione e supporto informativo. In particolare documentazione riguardo alle garanzie."


    Ex presidente Ercolani, quello di cui parlo in queste righe è solo uno dei comportamenti inaccettabili sotto ogni punto di vista, tenuti da Asset e dai suoi CdA nei confronti della clientela propria e acquisita (grazie alle manovre di Banca Centrale), comportamento che va oltre la normale difesa dei propri interessi violando ripetutamente e proditoriamente quelli della cliente  derubata oltre ogni decenza (sorte come letto tra verbali e decreti toccata anche “ad altri”).

    Mi domando quindi se anche le asserzioni di Banca Centrale (gestione “Giannini”) sulla faccenda, in risposta all’Esposto Ufficiale e ormai dimostrate conclamatamente false da quanto depositato agli atti, furono concordate direttamente con la “gestio” di ASSET che aveva appena acquisito Banca Commerciale e che immagino volesse insabbiare le porcate di entrambi?

    Lei si lamenta che hanno tolto a lei e ai soci quello che ritenete vostro?

    È esattamente quello che, nel caso specifico, avete fatto voi con la cliente di BCS. L’unica differenza è che, a differenza vostra, la cliente cui avete sottratto indebitamente dieci anni di vita oltre che più di un milione di euro, aveva ed ha LE PROVE di ogni ragione vantata nei vostri confronti.

    Concludo anche questa come la mia ultima a lei indirizzata.

    Stia zitto vivaddio! Si vergogni, umanamente e professionalmente e abbia almeno la decenza di rispettare le persone e di correntisti che la sua gestione e quelle successive hanno rovinato con comportamenti ben oltre i limiti della legge e della decenza.


    Stefano Davidson

    OdG Italia 147904



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George Soros e la democrazia a tutti i costi: cosa si nasconde dietro alla facciata buonista






È considerato uno delle icone della filantropia, tuttavia dietro questa “maschera” eroica si nasconde una figura che, neanche tanto velatamente, manovra opinione pubblica e governi.


Da molti anni ormai, un’eminenza grigia controlla la scacchiera europea e non solo: parliamo di George Soros, miliardario ormai ottuagenario che manovra la maggior parte dei movimenti rivoluzionari del pianeta e molto umanitarismo di facciata dietro al quale si nascondono spesso inconfessabili interessi economici. Acclamato dalle Ong e dai partiti progressisti d’Europa, questa figura di “adorabile nonnino” è diventata ormai uno dei simboli della filantropia, il difensore integerrimo delle minoranze e dei diritti umani.


Sotto questo substrato di “santità”, però, questo personaggio è in realtà il principale finanziatore mondiale di una sovversione contro-iniziatica che sta portando il Mondo allo sfascio. Per saperne di più occorre capire il profondo legame fra Soros ed il mondo della cooperazione. Il miliardario avrebbe recentemente investito sui titoli di alcune cooperative del Nord Italia divenendo il terzo azionista col 5% del capitale sociale di alcuni colossi che dirigono le redini della Lega delle Cooperative, presieduta da Giuliano Poletti, ministro del lavoro italiano.






L’ingresso di Soros ha reso chiara la trasformazione del mondo della cooperazione italiana da semplice modello economico solidale a modello capitalistico a tutti gli effetti. In altre parole è emerso alla luce del sole ciò che già da molto tempo era sottaciuto: il mondo della cooperazione è divenuto un potere forte capace di esercitare delle pressioni lobbistiche sui governi, come dimostra ad esempio la nomina di Poletti come ministro.


George Soros finanzia anche la cooperazione di matrice cattolica, quali la nota Compagnia delle Opere, a capo di Comunione e Liberazione. Numerose cooperative, sia rosse che bianche, con l’aumento dei flussi migratori verso l’Italia, precedentemente impegnate in settori come quelli sanitari ed educativi, hanno riconvertito le proprie attività nel sociale, in particolare nell’accoglienza e la gestione dei profughi. In questi ultimi anni sono sorti quindi dei complessi di strutture residenziali e comunità atte ad accogliere e far integrare i clandestini condotti in Italia dalle Ong che operano nell’area del Mediterraneo traendoli in salvo.





E chi c’è dietro queste ultime? Sempre il magnate ungherese, che finanzia le navi che vanno in soccorso dei barconi carichi di migranti clandestini. Secondo delle recenti indagini portate avanti dalla magistratura italiana vi sarebbe persino un tacito accordo fra scafisti ed operatori Ong. Il legame fra Soros e queste organizzazioni sarebbe così stretto che quando il governo della Libia ha fatto divieto alle navi Ong di avvicinarsi alle sue coste per venire in aiuto dei clandestini, l’imprenditore, al colmo dell’indignazione, avrebbe contattato tutte le figure più importanti della politica internazionale, Onu inclusa, per sbloccare la situazione e mitigare la decisione della Libia.


Soros è inoltre legato a doppio filo con le Ong impegnate a promuovere la difesa dei diritti umani nei Paesi in cui questi vengono negati. Tramite la Open Society Foundation, Soros è riuscito ad inglobare migliaia di organizzazioni non governative per lo più politicizzate e di ideologia radical progressista che si battono in genere contro dei governi legittimamente eletti in Paesi “non allineati”. È il caso della Siria: attraverso una subdola propaganda mediatica le Ong hanno diffuso un’immagine negativa di Bashar Hafiz al Assad, descritto come dittatore sanguinario. L’ultima creatura di Soros, atta a sensibilizzare l’opinione pubblica, è un movimento di protesta a favore dei migranti, i No Borders, pronto a manifestare in tutti i Paesi europei. La strategia adottata è sempre la stessa: manipolazione dell’opinione pubblica tramite slogan e attivismo a pagamento.






Soros, all’apparenza, si direbbe un magnate col chiodo fisso della democrazia ad ogni costo. C’è da chiedersi però cosa sia per il filantropo la vera democrazia. Il reale “potere al popolo”, come etimologia vuole, o piuttosto il potere alle élite che decidono al posto del popolo curando i propri interessi? Democrazia intesa come sostegno e difesa dei più deboli o piuttosto oligarchia del denaro? Ed ancora: rispetto dell’autodeterminazione dei popoli o imposizione di questa “democrazia” tramite campagne militari e propaganda negativa?









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